Provincia Di Troie

Capitolo 5 - Obbligo o Verità: Culi in faccia e tette di fuori

Dopo una focosa e umida sveltina mattutina per "igienizzare" i sensi di colpa con Sofia, Giovanni finisce in trappola a casa di Maria. Un diabolico gioco alcolico degenera rapidamente tra provocazioni sfacciate, gelosie e un obbligo finale da infarto.

G
Giovy22

6 ore fa

55 visualizzazioni4,556 parole

Il mattino dopo, la luce filtrava dalla finestra del mio bagno, illuminando una scena che riassumeva perfettamente il caos grottesco in cui si era trasformata la mia vita.

Ero a casa mia, fortunatamente solo. O meglio, solo con Sofia. Le avevo appena fatto un riassunto dettagliato, senza omettere i particolari più scabrosi, della follia della sera precedente. E ora stavo pagando le conseguenze della mia eccessiva onestà.

Ero in piedi davanti al bidet, nudo dalla vita in giù, con l'acqua tiepida che scorreva. Mi stavo insaponando con una dedizione quasi religiosa. Sofia, invece, era seduta sulla tavoletta abbassata del water. Indossava solo un paio di mie vecchie mutande grigie che su di lei sembravano minuscole, e nient'altro. Niente reggiseno, niente maglietta. Stava a gambe incrociate, le braccia conserte sotto quel seno abbondante e morbido che veniva spinto verso l'alto, offrendomi una visuale da capogiro fin dalle prime ore del mattino. La sua pelle chiara e i capezzoli turgidi per il fresco della ceramica erano una distrazione letale.

Eppure, la sua espressione era quella di un giudice dell'Inquisizione.

"Strofina bene quel cazzo, Giò. Anzi, usa pure la spugna ruvida," mi rimproverò Sof, con un tono che era un mix letale di accusa, gelosia territoriale e puro sconcerto. "Io non ci posso credere. Veramente. Non solo ti sei scopato quella troia... ma te la sei pure scopata nel culo. E senza preservativo! Fai schifo!"

Alzai gli occhi al cielo, sciacquando via la schiuma con una manata d'acqua. "Sof, amore mio," ironizzai, voltandomi leggermente verso di lei con il membro ancora gocciolante, "non ti sembra un filino esagerato farmelo lavare per la centesima volta da quando mi sono svegliato? Ieri notte, appena tornato a casa, mi sono fatto una doccia bollente di mezz'ora. E ti giuro, anche dopo essermi lavato a casa di Maria, mi sentivo sporco. Ho la pelle abrasa, tra poco mi si cancella il codice a barre."

Sofia assottigliò lo sguardo, accavallando le gambe e rivelando la curva morbida della sua coscia. "Non me ne frega un cazzo, Giò," ribatté, puntandomi un dito contro. "Dentro di me, quell'affare non ce lo metti finché non sarò sicura che avrai eliminato ogni singola impurità, batterio o aura negativa che puoi aver preso da quella disgraziata. Chiaro?"

Scoppiai a ridere, afferrando un asciugamano pulito. "Tranquilla, Sof. Fino a prova contraria, la troiaggine non è contagiosa. Altrimenti a quest'ora saremmo tutti in quarantena."

Sofia non sorrise. Sospirò pesantemente, passandosi una mano tra i capelli disordinati. La rabbia iniziale stava lasciando il posto a una specie di panico morale. "Scherzaci pure," borbottò, cambiando tono. "Ma ti rendi conto del casino in cui ti sei infilato? È tutto così strano, Giò. Hai appena fatto le corna al tuo migliore amico con la sua fidanzata storica. E nel frattempo continui a sbavare dietro ad Anna, che ieri sera ha imparato a fare i pompini usando una zucchina manipolata da Maria... Sembra la trama di un film porno scritto malissimo!"

Mi appoggiai al lavandino, tamponandomi l'inguine con l'asciugamano. La verità era che aveva ragione da vendere. "Lo so," ammisi, abbassando lo sguardo e facendomi improvvisamente serio. "Mi sento una merda. Mi sento fottutamente in colpa verso Giulio, credimi. Ho passato la notte a fissare il soffitto."

Sof mi guardò, ammorbidendo un po' l'espressione.

"Però, onestamente?" continuai, stringendo i denti e alzando le spalle. "Forse, al posto mio, lui avrebbe fatto lo stesso." "Ma che dici?" "Dico la verità, Sof. Ti ricordi come stavano le cose prima che lui si mettesse con Maria? Giulio sapeva benissimo che a me piaceva Anna. Glielo avevo detto chiaro e tondo. E lui che ha fatto? Non si è fatto mezza remora. Ci ha provato con lei spudoratamente, davanti a me, per mesi, finché non ha beccato il palo e ha ripiegato su Maria. Quindi sì, sono uno stronzo e un amico infame. Ma in questa provincia di merda non ci sono santi, Sof. Ci siamo solo noi che cerchiamo di non impazzire."

La stanza piombò nel silenzio. Sofia mi fissò per qualche secondo. Le sue braccia si rilassarono, scivolando lungo i fianchi e lasciando il suo seno burroso libero di assecondare il respiro profondo che prese.

Si alzò lentamente dal water. Scalza, mezza nuda e bellissima nella sua naturalezza, fece due passi verso di me. Mi tolse l'asciugamano dalle mani, buttandolo nel cesto della roba sporca. Il suo corpo caldo e morbido si appoggiò contro di me, pelle contro pelle.

"Sei un disastro, Giò," sussurrò, sollevando una mano per accarezzarmi la guancia, mentre lo sguardo le cadeva inevitabilmente verso il basso. E il mio cazzo, appena lavato e igienizzato, non perse tempo a farsi sentire, gonfiandosi contro il suo ventre piatto. "Però... se mi prometti che l'hai sciacquato bene..."

Non ci fu bisogno di altre parole. L'aria nel bagno era diventata improvvisamente troppo densa. Le afferrai i fianchi nudi, sollevandola di peso dal water e facendola sedere sul marmo freddo del lavandino. Sofia sussultò appena per il contrasto termico, ma non si tirò indietro. Con un gesto rapido e deciso, agganciai i pollici all'elastico delle mie vecchie mutande grigie che indossava e gliele sfilai lungo le cosce, lasciandole cadere sul pavimento.

Ora era completamente nuda davanti a me. Un capolavoro di curve burrose e carne calda. Mi feci spazio tra le sue cosce, e le mie dita scivolarono senza esitazione verso il suo centro. Era già incredibilmente bagnata, un mix letale di provocazione e desiderio puro che mi fece pulsare il sangue nelle vene. La accarezzai, sentendola fremere e inarcare la schiena contro lo specchio.

Senza farla aspettare oltre, mi posizionai e spinsi in avanti.

Entrare in Sofia era un'esperienza che resettava i neuroni. La sua figa era una morsa strettissima, un ambiente caldo e nervoso che opponeva quella deliziosa resistenza iniziale prima di cedermi e accogliermi del tutto. Niente a che vedere con l'abisso morbido ed esperto di Maria; Sofia era pura, cruda, un guanto di muscoli tesi che mi fasciava con una perfezione disarmante.

"Ah, cazzo, Giò..." gemette, buttando la testa all'indietro. Le sue gambe scattarono in automatico, attorcigliandosi saldamente attorno alla mia vita, i talloni che premevano contro le mie natiche per tirarmi ancora più a fondo.

Iniziai a muovermi. Il suono umido dei nostri corpi che si scontravano si mescolò al fruscio del nostro respiro affannoso. Tenevo le mani salde sui suoi fianchi carnosi, guidando il ritmo, assaporando la frizione intensa di ogni singolo affondo.

Mentre la scopavo, il suo cervello sembrava ancora agganciato al gossip mattutino. Le sue unghie mi graffiarono le spalle, e tra un gemito e l'altro riprese il filo del discorso. "Però... ah... me lo chiedo davvero," riuscì a dire, ansimando. "Perché Anna... perché diavolo non ha chiesto a me per farsi spiegare quelle cose?"

Feci un sorriso bastardo, affondando con un colpo secco e profondo che le strappò un sospiro tremante. "Beh, Sof, riflettici," la presi in giro, sfoderando il mio tono più ironico e provocatorio. "Fino a prova contraria, per lei sei ancora la piccola e candida verginella del gruppo. Non ha la minima idea che noi due ci vediamo la mattina, facciamo una bella colazione nutriente e poi scopiamo come dei fottuti conigli sul lavandino di casa mia."

Sofia strinse gli occhi, le guance già accese da quel rossore bellissimo che le veniva quando godeva. "Vorrei tanto non trombarmi un troglodita come te..." iniziò a dire, ma la frase le morì in gola, spezzata da un gemito acuto e stridulo quando il mio bacino si scontrò violentemente contro il suo. "...Ah! Cazzo, Giò... però è troppo bello. Troppo bello..."

Riaprì gli occhi, fissandomi con uno sguardo liquido e spudoratamente malizioso, assecondando le mie spinte con piccoli movimenti circolari del bacino che mi stavano facendo impazzire. "E poi... oh dio, sì... mi eccita un sacco pensare al ritrovo di stasera," continuò, ansimando a ogni parola. "Povero piccolo zombi... non sai quanto dovrai farti il sangue amaro." "E sentiamo, perché?" ringhiai, mordicchiandole la clavicola. "Perché sarai in trappola... ah! Tra Ilenia, la tua nuova fiamma intellettuale... Anna, la fiamma storica che non ti vuole... e Maria, la troia che ti ha appena scopato. Sarà un fottuto massacro per il tuo cervello."

La sua sfacciataggine mi mandò fuori di testa. Decisi di alzare il livello. Afferrai saldamente le sue cosce e intensificai i movimenti in modo brutale. Iniziai a stantuffare con una violenza ritmica, veloce, inesorabile. L'impatto la faceva sobbalzare sul marmo, e la frizione continua sui suoi punti più sensibili la fece diventare letteralmente bordeaux in viso.

"E tu, scusa?" la sfottei, la voce roca e spezzata dallo sforzo, schiacciandole il petto nudo e burroso contro il mio. "Tu... ah... tu non ti conti in questo simpatico algoritmo di stasera?"

Sofia mi guardò, le labbra dischiuse, il fiato corto. Smise di fare la sarcastica. La sua espressione si ammorbidì in una vulnerabilità improvvisa e potentissima, e i suoi muscoli interni si strinsero attorno al mio cazzo come una morsa fatale. "No," sussurrò, con una dolcezza che stonava meravigliosamente con la brutalità dell'atto. "No, perché io... ah! Io per te sono speciale."

Quella frase. Detta con quel tono, in mezzo a quel delirio di carne, sudore e fiato corto, innescò il crescendo finale. L'apoteosi dei sensi mi travolse.

"Cristo, Sof..." mormorai, azzerando la distanza tra noi per baciarla con una fame disperata. Le nostre lingue iniziarono a danzare selvaggiamente mentre i nostri bacini si scontravano senza pietà. Sentii la sua figa contrarsi violentemente attorno a me in una serie di spasmi bollenti e inarrestabili. Sofia inarcò la schiena, stringendo le braccia attorno al mio collo, e il suo urlo di piacere mi riempì la bocca. L'orgasmo mi travolse una frazione di secondo dopo di lei. Mi svuotai profondamente dentro di lei, spingendo fino a farmi male, con un grugnito roco e prolungato che si mischiava ai suoi sospiri, mentre il mondo fuori da quel bagno smetteva fottutamente di esistere.

Il caos ormonale e fisico in cui ci eravamo appena immersi lasciò gradualmente spazio alla realtà. Il respiro tornò regolare, e l'aria fresca del bagno ci fece rabbrividire.

Mentre ci staccavamo, con le gambe ancora molli, Sofia recuperò le mie vecchie mutande grigie dal pavimento e se le infilò con una lentezza che sapeva di sadismo. Mi lanciò un'occhiata di sbieco, un sorrisetto bastardo sulle labbra. "Un consiglio da amica, Giò," esordì, raccogliendo i capelli in una coda disordinata. "Stasera vestiti comodo. Mettiti dei pantaloni larghi, roba elastica." "Perché, scusa? Si va in guerra?" "Peggio," ridacchiò lei, dandomi una pacca sul petto nudo mentre mi passava accanto per uscire dal bagno. "Stasera il tuo culo sarà violato metaforicamente in così tanti modi che domani non riuscirai a sederti. Sarai carne da macello."

La seguii in camera da letto, infilandomi un paio di boxer puliti. Sof era già davanti all'armadio, intenta a rivestirsi. Guardarla mentre si agganciava il reggiseno, raccogliendo i suoi seni morbidi nelle coppe, era uno spettacolo che non mi stancava mai. Si infilò i jeans, saltellando su un piede per farli salire sui fianchi carnosi, con quella sua praticità disarmante che amavo alla follia.

"Senti, facciamo così," disse, chiudendo la zip e girandosi verso di me. "Se stasera nessuna delle tue tre amanti segrete, palesi o platoniche ti sequestra, vieni a dormire da me. Non possiamo scopare in macchina prima che mi accompagni, perché verrà anche Ross e non mi va di farla aspettare al freddo mentre noi facciamo i contorsionisti sui sedili." "Mi sembra un'analisi logistica ineccepibile," annuii, incrociando le braccia. "Esatto. Quindi stanotte vieni da me. Ci guardiamo due puntate di Suits, ci fumiamo una bella canna sul balcone e poi..." abbassò la voce, leccandosi le labbra con un'espressione improvvisamente languida "...e poi ti infili sotto le coperte e mi fai quella cosa con la lingua che mi piace tanto."

Era così schietta e diretta che quasi mi fece mancare il fiato. Ma non potevo lasciargliela vinta così facilmente. Mi avvicinai, sfiorandole i fianchi con le mani, e sfoderai la mia faccia da schiaffi migliore. "Quella cosa con la lingua?" mormorai, fingendo di pensarci su. "Non so, Sof. Sicura di meritartela? Pensavo che per stasera avessi in programma di farti dare ripetizioni teoriche da Maria su come si usano gli ortaggi. O magari Ilenia vorrà disquisire di filosofia fino all'alba... il mio tempo è prezioso, sai com'è."

Gli occhi di Sofia si strinsero in due fessure. La vena sul collo le pulsò. Odiava quando facevo lo sbruffone usando le altre ragazze. Afferrò la sua borsa dal letto e me la sbatte contro il petto, spingendomi indietro. "Sei un coglione, Giò," sibilò, anche se l'angolo della bocca le tremava per non ridere. Si diresse verso la porta della camera con passo pesante. "Alle sette esatte vienici a prendere, testa di cazzo. E vedi di non fare tardi."

Le sette e mezza di quella sera arrivarono con la stessa inesorabile ineluttabilità di un'esecuzione pubblica.

Come da appuntamento, il ritrovo era a casa di Maria. Quando io, Sofia e Ross suonammo al campanello e varcammo la soglia del suo appartamento, mi resi subito conto di due cose: primo, il salotto era stato trasformato in una distilleria clandestina. C'erano bottiglie di vodka, gin, rum scuro e litri di tonica sparsi su tutto il tavolo basso di cristallo. Secondo, c'erano tutte. Al completo.

Antonella era sprofondata nel divano, con il telefono in mano e la sua solita aria scialla. Ilenia era in piedi vicino alla finestra, bellissima e misteriosa, e mi sorrise in modo indecifrabile non appena incrociò il mio sguardo, mandandomi subito il cervello in fiamme. E poi c'erano loro due. Anna e Maria.

Anna indossava una maglietta attillata e dei jeans che le stavano d’incanto, i capelli sciolti sulle spalle. Ma fu Maria a rubare la scena e a farmi letteralmente sudare freddo. Era vestita da vera, inequivocabile troia. Indossava un mini-abito a sottoveste di seta rosso sangue, talmente corto e aderente da sembrare illegale. Le spalline sottilissime minacciavano di cedere a ogni suo respiro, e l'assenza totale di reggiseno faceva intravedere la forma prepotente dei capezzoli attraverso la stoffa tesa sui seni pieni. Le gambe abbronzate sembravano infinite sopra un paio di tacchi neri, e il suo sorriso, quando mi vide entrare, era quello di un lupo che ha appena avvistato una pecora grassa e succulenta.

"Eccoli qua! I ritardatari!" esclamò Maria, venendoci incontro. Baciò sulle guance Ross e Sof, e poi passò a me. Si avvicinò un po' troppo, sfiorando il mio petto con i suoi seni e lasciandomi un bacio umido all'angolo della bocca. "Ciao, Giò. Vestito comodo, vedo. Fatto bene." Deglutii un sasso. Sofia, accanto a me, si irrigidì come una statua di sale.

"Allora," intervenne Anna, affiancando Maria. Le due sembravano inseparabili. Evidentemente, tra confidenze bollenti, scambi di saliva e zucchine succhiate, si era creato un legame oscuro e pericolosissimo. Anna aveva persino un luccichio malizioso negli occhi che non le avevo mai visto. "Avete portato la sete? Perché qui abbiamo svaligiato il supermercato."

"Vedo," commentò Ross, posando il giubbotto. "Dobbiamo festeggiare qualcosa in particolare o vogliamo solo distruggerci il fegato in compagnia?"

"La seconda, assolutamente la seconda," rispose Maria, battendo le mani. Andò dietro il tavolo e prese una bottiglia di tequila, brandendola come un'arma. "Ragazze, stasera non si fanno prigionieri. Giulio non c'è, siamo (quasi) tutte donne, e ho deciso che si gioca pesante. Abbiamo preparato una lista di giochi alcolici che ci faranno sputare fuori tutti i nostri segreti più sporchi."

Anna ridacchiò, annuendo con un entusiasmo che mi fece gelare il sangue. "Esatto. Preparatevi psicologicamente, perché stasera ci si diverte sul serio."

Io me ne stavo lì, in piedi in mezzo al salotto, incrociando prima lo sguardo glaciale e territoriale di Sofia, poi quello indagatore di Ilenia, poi gli occhi azzurri della mia dea ingenua e, infine, le pupille da psicopatica arrapata di Maria. Il mio culo era ufficialmente sotto assedio.

L'atmosfera nel salotto di Maria era già carica di un mix letale di vapore alcolico, profumi femminili mescolati tra loro e bassi pompati da una cassa bluetooth infilata tra le bottiglie di superalcolici. Come consiglia il nostro manuale per scrittori amatoriali, l'approccio ideale per far salire la tensione è partire in modo apparentemente innocuo, con preliminari arguti e un'attrazione sottile, per poi innescare un vero e proprio crescendo inarrestabile. E quella sera, il palcoscenico per il disastro era apparecchiato alla perfezione.

Me ne stavo sprofondato nel divano di pelle bianca, con una birra gelata in mano, affiancato da Ilenia. Era bellissima, avvolta in una camicetta di seta verde smeraldo che le scivolava addosso con un'eleganza innata. Stavo cercando di giocarmi la carta dell'intellettuale cinico per fare breccia nella sua corazza snob.

"Quello che non capisco di te, Ilenia," le stavo dicendo, avvicinandomi abbastanza da sentire il suo profumo di vaniglia e tabacco, "è come faccia una con la tua palese intelligenza emotiva a sopravvivere in questo branco di lupi disagiati. Sembri un cigno in un recinto di anatre." Lei fece tintinnare i cubetti di ghiaccio nel suo bicchiere di gin tonic, regalandomi un mezzo sorriso indecifrabile. "Forse, Giovanni, mi diverte osservare le anatre che cercano di comportarsi da predatori. O forse mi piace il caos. Tu, per esempio, che animale saresti?" "Io sono palesemente il cane da pastore che cerca di non far finire tutti nel burrone," scherzai, sfiorandole "per caso" il ginocchio con il mio.

Mentre Ilenia ridacchiava, sentii uno sguardo bruciarmi la tempia. Alzai gli occhi. Anna, seduta sul tappeto dall'altra parte del tavolino, mi stava fissando con un'espressione da serial killer. Aveva gli occhi socchiusi e stringeva il suo bicchiere di vodka alla pesca come se volesse frantumarlo. Era una situazione assurda: faceva la gelosa, mi fulminava se solo respiravo l'aria di un'altra, nonostante non mi avesse mai calcolato sentimentalmente e, soprattutto, considerando che si faceva tranquillamente sfondare nel culo sul sedile di una macchina da quel troglodita del suo ragazzo. La psicologia femminile della provincia era un fottuto mistero.

Ad un tratto, Anna sbatté il bicchiere sul tavolo con un tonfo secco, interrompendo le chiacchiere di tutti. "Basta, mi sto annoiando!" esclamò, gli occhi azzurri accesi da una scintilla pericolosissima. "È ora di alzare il livello. Giochiamo a un classico. Obbligo o Verità. E prima che diciate che è un gioco da quindicenni, vi avviso: ho scaricato un'app diabolica, versione estrema."

Un coro di approvazione si alzò nella stanza. Maria batté le mani, già su di giri, Ilenia fece un sorriso incuriosito, e perfino Sofia e Antonella annuirono. Io, invece, sentii una goccia di sudore freddo scivolarmi lungo la spina dorsale. Conoscendo i segreti incrociati presenti in quella stanza, quel gioco equivaleva a lanciare una granata in una fabbrica di fuochi d'artificio. Ma, fedeli alla regola d'oro del racconto erotico, sapevo che la spontaneità dell'azione e l'imprevisto avrebbero fatto decollare la situazione.

"Regola numero uno," annunciò Anna, alzando il telefono al centro del gruppo. "Se qualcuno si rifiuta di fare un obbligo o di rispondere a una verità, deve bersi uno shot intero di tequila. Liscia. Senza limone."

Il gioco iniziò con una serie di provocazioni soft. L'app chiese ad Antonella quale fosse la sua più grande fantasia sessuale. Lei arrossì leggermente, ma dopo un sorso di vino confessò: "Farlo in un museo. Di notte. Magari bendata, appoggiata a una statua di marmo." Tutti applaudirono la sua vena artistica, ma la temperatura cominciò a salire in fretta.

Toccò a un obbligo di gruppo: Ogni giocatore deve togliersi un indumento. Volarono calzini, cinture e sciarpe. Maria, con un gesto teatrale, si sfilò i tacchi neri vertiginosi. Anna si tolse il cardigan, rimanendo solo con la sua maglietta attillata che evidenziava in modo quasi prepotente i seni generosi. Io mi sfilai la camicia di flanella, rimanendo in t-shirt.

Poi, il telefono passò a Sofia. L'app sentenziò: Verità. Qual è la tua posizione sessuale preferita? Nella stanza calò un silenzio carico di ilarità trattenuta. Tutti sapevano (o credevano di sapere) che Sofia fosse la "verginella" del gruppo. "Il missionario col cuscino dietro la schiena, immagino," la punzecchiò Anna, ridacchiando. "O la posizione del loto per pregare meglio?" Sofia incassò il colpo. La vidi stringere i pugni sulle ginocchia, visibilmente irritata per non potergli sbattere in faccia che quella stessa mattina, sul marmo del mio bagno, aveva sperimentato ben altre posizioni. Mi lanciò un'occhiata fugace, poi sollevò il mento con fierezza. "Mi piace stare sopra," disse, con una freddezza che zittì tutti. "Così decido io il ritmo e chi sta sotto deve solo subire." Io mi morsi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare per non scoppiare a ridere, sentendo un brivido scendermi all'inguine al ricordo di lei che in realtà è sempre troppo pigra per cavalcare.

I giri di alcol si fecero più fitti, e l'app iniziò a non fare più sconti, portandoci dritti verso l'apoteosi dei sensi. Toccò a me. Obbligo. Slaccia tre bottoni della camicia della persona alla tua destra usando solo i denti. Alla mia destra c'era Ilenia. "Beh," mormorò lei, appoggiandosi allo schienale del divano e sollevando leggermente il mento. "Prego. Cerca di non sbavarmi sulla seta, costa una fortuna." Mi avvicinai. Il salotto ammutolì. Il profumo di Ilenia mi invase le narici mentre mi chinavo sul suo décolleté. Afferrai il primo bottone tra gli incisivi, sentendo il calore della sua pelle attraverso la stoffa. Con un piccolo strattone, lo feci scivolare fuori dall'asola. Passai al secondo, sfiorandole involontariamente lo sterno con la punta del naso; il suo respiro si fece di colpo più profondo, irregolare. Quando slacciai il terzo, la scollatura della camicetta verde si aprì in una "V" pericolosissima, svelando l'inizio di un reggiseno in pizzo nero su un seno piccolo, ma perfetto. Mi ritrassi, passandomi la lingua sulle labbra. Ilenia aveva le guance in fiamme, ma mantenne il suo sguardo fiero.

Il turno passò proprio a lei. Verità. Qual è la cosa più imbarazzante che ti è capitata durante il sesso? Ilenia sistemò i bordi della camicetta aperta con nonchalance. "Una volta, ero con un ragazzo con cui mi frequentavo, stavamo scopando e post sesso mi venne da fare uno spettacolino sexy e caddi come una demente, lui dopo questa cosa mi prese per scema e iniziò a prendermi in giro, io per riprendermi dall’imbarazzo mi misi a correggerlo per ogni piccolo errore grammaticale che faceva parlando, non ci siamo mai più visti.” Quella sua mania di sbattere in faccia alle persone il fatto che lei sia più intelligente ci fece piegare in due dalle risate. Era inavvicinabile, ma proprio per questo fottutamente eccitante.

Poi arrivò la bomba. Il telefono finì nelle mani di Anna. Verità. Quanto tempo è passato dall'ultima volta che sei stata sola con le tue mani? Anna divenne cremisi. Si contorse sul posto, guardò la sua amica Maria e poi fissò il fondo del suo bicchiere. "Ieri pomeriggio," sussurrò, con un sorriso colpevole che le incurvò le labbra carnose. "Diciamo che... dopo una certa lezione di cucina in camera, mi era venuta una voglia incredibile di fare pratica." Maria le fece l'occhiolino, ridendo sguaiatamente, mentre io rischiai di strozzarmi con la birra. Aveva usato le mani ripensando alla lezione con la zucchina. Pensare ad Anna che si toccava il clitoride per colpa di quello che avevo indirettamente provocato mi fece gonfiare i jeans in un istante.

Il livello degenerò. A Ross uscì l'obbligo di baciare con la lingua un ragazzo della stanza. "Col cazzo!" urlò, afferrando il bicchiere di tequila. "Piuttosto mi bevo la bottiglia di svelto per i piatti!" Buttò giù lo shot senza battere ciglio, sputacchiando per il bruciore.

Toccò a Maria. Obbligo. Scegli un ragazzo della stanza che dovrà far vedere il sedere a tutti i presenti. Essendo l'unico ragazzo, il bersaglio ero palesemente io. Maria si alzò in piedi, il suo mini-abito rosso che le copriva a stento l'inguine. "Alzati, Giò. È il momento di valutare la merce." Sbuffando e ridendo, mi alzaiRingraziando mentalmente Sofia per avermi fatto mettere i pantaloni della tuta, sciolsi il laccio e me li calai insieme ai boxer, girandomi di schiena. "Niente male, compatto," commentò Ilenia, sorseggiando il gin. "Che schifo," bofonchiò Ross coprendosi gli occhi. Sofia si morse il labbro, gelosa della condivisione, mentre Anna sbarrò gli occhi, fissando le mie natiche con un'intensità che mi fece bruciare la pelle.

"Ottimo lavoro, zombi," rise Maria, facendomi cenno di rivestirmi. Ma la sua gloria durò poco, perché il turno dopo, l'app le si rivoltò contro tramite Anna. Obbligo (per Anna). Chiedi a Maria se puoi toccarle il culo. Se acconsente, devi farlo per dieci secondi. Anna lesse la schermata, paonazza. "Mari... posso?" Maria non esitò mezza frazione di secondo. "Tesoro, non aspettavo altro." Si alzò in piedi proprio davanti ad Anna, dandole le spalle. Con una mossa da vera predatrice disinibita, si afferrò l'orlo del vestitino rosso di seta e se lo tirò su fino alla vita. Sotto, indossava solo un perizoma nero ridottissimo che si perdeva letteralmente in mezzo alle natiche abbronzate, sode e perfette. Lo piazzò esattamente a venti centimetri dalla faccia di Anna. Anna, deglutendo rumorosamente, allungò le mani tremanti e le posò su quel capolavoro di carne. Iniziò a palparlo, stringendo la pelle compatta, mentre Maria chiudeva gli occhi e cacciava indietro la testa, gemendo debolmente per spettacolo. Ilenia, seduta accanto a me, si chinò verso il mio orecchio. "Ma scusa," sussurrò, con una nota di puro veleno e confusione. "Questa non era fidanzatissima con il tuo caro amico Giulio? Sembra pronta per fare un provino per Brazzers." Io annuii in silenzio, sudando freddo, pregando che nessuno leggesse la mia colpevolezza in faccia.

La penultima sfida fu un capolavoro visivo: Anna e Ilenia, scambiatevi il capo d'abbigliamento superiore. Tra risatine isteriche provocate dall'alcol, le due si alzarono. Anna si sfilò la maglietta, rimanendo in un reggiseno a balconcino rosa che faticava a contenere la sua taglia abbondante. Ilenia le passò la camicetta verde smeraldo, di cui le avevo già aperto i bottoni. Quando Anna la indossò e cercò di abbottonarla, i bottoni si tesero allo spasimo sul suo seno enorme, creando una scollatura esplosiva che minacciava di far saltare le cuciture. Ilenia, di contro, indossò la t-shirt attillata di Anna; su di lei cadeva morbida e un po' vuota sul petto, ma le dava un'aria da modella trasandata fottutamente chic.

Eravamo ormai tutti mezzi ubriachi, l'aria era rovente, gli ormoni saturavano la stanza. Il telefono fece l'ultimo, fatidico "ding". Il timer era scaduto e l'obbligo finale, quello decisivo, spettava a me.

Obbligo Supremo. Dichiara pubblicamente chi tra le presenti ha il seno più bello. Chi verrà nominata dovrà accompagnarti in una stanza privata e mostrartelo.

Il silenzio piombò nel salotto. Si sentiva solo il rumore della mia deglutizione. Maria incrociò le braccia, sfidandomi con un sorrisetto arrogante, come a dire "nomina me, sai che lo vuoi". Sofia mi guardò con una furia territoriale che prometteva evirazione se non avessi scelto lei. Ilenia inarcò un sopracciglio, in attesa della mia mossa su quella scacchiera psicologica in cui ogni pezzo aveva la sua funzione. Ma i miei occhi andarono verso il divano di fronte. Anna era lì, stretta in quella camicetta verde smeraldo che le stringeva i seni in modo osceno, il viso arrossato dall'alcol e dalle carezze a Maria. Il suo respiro era corto. Volevo scoprire se quella gelosia che mi aveva riservato per tutta la sera aveva un fondamento.

Non ci pensai due volte. L'istinto prese il sopravvento. "Anna," dissi, con voce ferma, guardandola dritta negli occhi azzurri.

Nel prossimo capitolo l’atmosfera della festa prenderà fuoco.

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!