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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 5
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Capitolo 5 di 9 20 min di lettura

Obbligo o Verità: Culi in faccia e tette di fuori

Dopo una focosa e umida sveltina mattutina per "igienizzare" i sensi di colpa con Sofia, Giovanni finisce in trappola a casa di Maria. Un diabolico gioco alcolico degenera rapidamente tra provocazioni sfacciate, gelosie e un obbligo finale da infarto.

Giovy22
5 mesi fa · 1k letture · 2

Il mattino dopo, la luce filtrava dalla finestra del mio bagno, illuminando una scena che riassumeva perfettamente il caos grottesco in cui si era trasformata la mia vita.

Ero a casa mia, fortunatamente solo. O meglio, solo con Sofia. Le avevo appena fatto un riassunto dettagliato, senza omettere i particolari più scabrosi, della follia della sera precedente. E ora stavo pagando le conseguenze della mia eccessiva onestà.

Ero in piedi davanti al bidet, nudo dalla vita in giù, con l'acqua tiepida che scorreva. Mi stavo insaponando con una dedizione quasi religiosa. Sofia, invece, era seduta sulla tavoletta abbassata del water. Indossava solo un paio di mie vecchie mutande grigie che su di lei sembravano minuscole, e nient'altro. Niente reggiseno, niente maglietta. Stava a gambe incrociate, le braccia conserte sotto quel seno abbondante e morbido che veniva spinto verso l'alto, offrendomi una visuale da capogiro fin dalle prime ore del mattino. La sua pelle chiara e i capezzoli turgidi per il fresco della ceramica erano una distrazione letale.

Eppure, la sua espressione era quella di un giudice dell'Inquisizione.

"Strofina bene quel cazzo, Giò. Anzi, usa pure la spugna ruvida," mi rimproverò Sof, con un tono che era un mix letale di accusa, gelosia territoriale e puro sconcerto. "Io non ci posso credere. Veramente. Non solo ti sei scopato quella troia... ma te la sei pure scopata nel culo. E senza preservativo! Fai schifo!"

Alzai gli occhi al cielo, sciacquando via la schiuma con una manata d'acqua. "Sof, amore mio," ironizzai, voltandomi leggermente verso di lei con il membro ancora gocciolante, "non ti sembra un filino esagerato farmelo lavare per la centesima volta da quando mi sono svegliato? Ieri notte, appena tornato a casa, mi sono fatto una doccia bollente di mezz'ora. E ti giuro, anche dopo essermi lavato a casa di Maria, mi sentivo sporco. Ho la pelle abrasa, tra poco mi si cancella il codice a barre."

Sofia assottigliò lo sguardo, accavallando le gambe e rivelando la curva morbida della sua coscia. "Non me ne frega un cazzo, Giò," ribatté, puntandomi un dito contro. "Dentro di me, quell'affare non ce lo metti finché non sarò sicura che avrai eliminato ogni singola impurità, batterio o aura negativa che puoi aver preso da quella disgraziata. Chiaro?"

Scoppiai a ridere, afferrando un asciugamano pulito. "Tranquilla, Sof. Fino a prova contraria, la troiaggine non è contagiosa. Altrimenti a quest'ora saremmo tutti in quarantena."

Sofia non sorrise. Sospirò pesantemente, passandosi una mano tra i capelli disordinati. La rabbia iniziale stava lasciando il posto a una specie di panico morale. "Scherzaci pure," borbottò, cambiando tono. "Ma ti rendi conto del casino in cui ti sei infilato? È tutto così strano, Giò. Hai appena fatto le corna al tuo migliore amico con la sua fidanzata storica. E nel frattempo continui a sbavare dietro ad Anna, che ieri sera ha imparato a fare i pompini usando una zucchina manipolata da Maria... Sembra la trama di un film porno scritto malissimo!"

Mi appoggiai al lavandino, tamponandomi l'inguine con l'asciugamano. La verità era che aveva ragione da vendere. "Lo so," ammisi, abbassando lo sguardo e facendomi improvvisamente serio. "Mi sento una merda. Mi sento fottutamente in colpa verso Giulio, credimi. Ho passato la notte a fissare il soffitto."

Sof mi guardò, ammorbidendo un po' l'espressione.

"Però, onestamente?" continuai, stringendo i denti e alzando le spalle. "Forse, al posto mio, lui avrebbe fatto lo stesso." "Ma che dici?" "Dico la verità, Sof. Ti ricordi come stavano le cose prima che lui si mettesse con Maria? Giulio sapeva benissimo che a me piaceva Anna. Glielo avevo detto chiaro e tondo. E lui che ha fatto? Non si è fatto mezza remora. Ci ha provato con lei spudoratamente, davanti a me, per mesi, finché non ha beccato il palo e ha ripiegato su Maria. Quindi sì, sono uno stronzo e un amico infame. Ma in questa provincia di merda non ci sono santi, Sof. Ci siamo solo noi che cerchiamo di non impazzire."

La stanza piombò nel silenzio. Sofia mi fissò per qualche secondo. Le sue braccia si rilassarono, scivolando lungo i fianchi e lasciando il suo seno burroso libero di assecondare il respiro profondo che prese.

Si alzò lentamente dal water. Scalza, mezza nuda e bellissima nella sua naturalezza, fece due passi verso di me. Mi tolse l'asciugamano dalle mani, buttandolo nel cesto della roba sporca. Il suo corpo caldo e morbido si appoggiò contro di me, pelle contro pelle.

"Sei un disastro, Giò," sussurrò, sollevando una mano per accarezzarmi la guancia, mentre lo sguardo le cadeva inevitabilmente verso il basso. E il mio cazzo, appena lavato e igienizzato, non perse tempo a farsi sentire, gonfiandosi contro il suo ventre piatto. "Però... se mi prometti che l'hai sciacquato bene..."

Non ci fu bisogno di altre parole. L'aria nel bagno era diventata improvvisamente troppo densa. Le afferrai i fianchi nudi, sollevandola di peso dal water e facendola sedere sul marmo freddo del lavandino. Sofia sussultò appena per il contrasto termico, ma non si tirò indietro. Con un gesto rapido e deciso, agganciai i pollici all'elastico delle mie vecchie mutande grigie che indossava e gliele sfilai lungo le cosce, lasciandole cadere sul pavimento.

Ora era completamente nuda davanti a me. Un capolavoro di curve burrose e carne calda. Mi feci spazio tra le sue cosce, e le mie dita scivolarono senza esitazione verso il suo centro. Era già incredibilmente bagnata, un mix letale di provocazione e desiderio puro che mi fece pulsare il sangue nelle vene. La accarezzai, sentendola fremere e inarcare la schiena contro lo specchio.

Senza farla aspettare oltre, mi posizionai e spinsi in avanti.

Entrare in Sofia era un'esperienza che resettava i neuroni. La sua figa era una morsa strettissima, un ambiente caldo e nervoso che opponeva quella deliziosa resistenza iniziale prima di cedermi e accogliermi del tutto. Niente a che vedere con l'abisso morbido ed esperto di Maria; Sofia era pura, cruda, un guanto di muscoli tesi che mi fasciava con una perfezione disarmante.

"Ah, cazzo, Giò..." gemette, buttando la testa all'indietro. Le sue gambe scattarono in automatico, attorcigliandosi saldamente attorno alla mia vita, i talloni che premevano contro le mie natiche per tirarmi ancora più a fondo.

Iniziai a muovermi. Il suono umido dei nostri corpi che si scontravano si mescolò al fruscio del nostro respiro affannoso. Tenevo le mani salde sui suoi fianchi carnosi, guidando il ritmo, assaporando la frizione intensa di ogni singolo affondo.

Mentre la scopavo, il suo cervello sembrava ancora agganciato al gossip mattutino. Le sue unghie mi graffiarono le spalle, e tra un gemito e l'altro riprese il filo del discorso. "Però... ah... me lo chiedo davvero," riuscì a dire, ansimando. "Perché Anna... perché diavolo non ha chiesto a me per farsi spiegare quelle cose?"

Feci un sorriso bastardo, affondando con un colpo secco e profondo che le strappò un sospiro tremante. "Beh, Sof, riflettici," la presi in giro, sfoderando il mio tono più ironico e provocatorio. "Fino a prova contraria, per lei sei ancora la piccola e candida verginella del gruppo. Non ha la minima idea che noi due ci vediamo la mattina, facciamo una bella colazione nutriente e poi scopiamo come dei fottuti conigli sul lavandino di casa mia."

Sofia strinse gli occhi, le guance già accese da quel rossore bellissimo che le veniva quando godeva. "Vorrei tanto non trombarmi un troglodita come te..." iniziò a dire, ma la frase le morì in gola, spezzata da un gemito acuto e stridulo quando il mio bacino si scontrò violentemente contro il suo. "...Ah! Cazzo, Giò... però è troppo bello. Troppo bello..."

Riaprì gli occhi, fissandomi con uno sguardo liquido e spudoratamente malizioso, assecondando le mie spinte con piccoli movimenti circolari del bacino che mi stavano facendo impazzire. "E poi... oh dio, sì... mi eccita un sacco pensare al ritrovo di stasera," continuò, ansimando a ogni parola. "Povero piccolo zombi... non sai quanto dovrai farti il sangue amaro." "E sentiamo, perché?" ringhiai, mordicchiandole la clavicola. "Perché sarai in trappola... ah! Tra Ilenia, la tua nuova fiamma intellettuale... Anna, la fiamma storica che non ti vuole... e Maria, la troia che ti ha appena scopato. Sarà un fottuto massacro per il tuo cervello."

La sua sfacciataggine mi mandò fuori di testa. Decisi di alzare il livello. Afferrai saldamente le sue cosce e intensificai i movimenti in modo brutale. Iniziai a stantuffare con una violenza ritmica, veloce, inesorabile. L'impatto la faceva sobbalzare sul marmo, e la frizione continua sui suoi punti più sensibili la fece diventare letteralmente bordeaux in viso.

"E tu, scusa?" la sfottei, la voce roca e spezzata dallo sforzo, schiacciandole il petto nudo e burroso contro il mio. "Tu... ah... tu non ti conti in questo simpatico algoritmo di stasera?"

Sofia mi guardò, le labbra dischiuse, il fiato corto. Smise di fare la sarcastica. La sua espressione si ammorbidì in una vulnerabilità improvvisa e potentissima, e i suoi muscoli interni si strinsero attorno al mio cazzo come una morsa fatale. "No," sussurrò, con una dolcezza che stonava meravigliosamente con la brutalità dell'atto. "No, perché io... ah! Io per te sono speciale."

Quella frase. Detta con quel tono, in mezzo a quel delirio di carne, sudore e fiato corto, innescò il crescendo finale. L'apoteosi dei sensi mi travolse.

Prima di andare avanti…

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