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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 20 min di lettura

Sveltine e Tette Burrose

Tra i bagni dei pub e i sedili di una macchina, Giovanni e Sofia inaugurano la loro bollente routine clandestina di sesso senza sentimenti. Ma la continua ricerca di adrenalina porterà a incidenti casalinghi ad altissimo tasso di imbarazzo.

Giovy22
5 mesi fa · 909 letture · 5

Eravamo a un millimetro dal baciarci. C'era un'elettricità assurda. Poi... Bam. Il telefono di Ilenia si illuminò. Mezzanotte. Lei sbatté le palpebre, come risvegliandosi da un incantesimo. "Oddio, è tardissimo," sospirò, scendendo agilmente dalla panchina. "Come tardissimo? La serata è appena iniziata," protestai, sentendo l'alcol e gli ormoni protestare in coro. "Domani mattina devo studiare, ho un esame enorme," mi sorrise, con una dolcezza che mi spaccò il petto. "È stato davvero bello conoscerti, Giò. Ci scambiamo Instagram?"

Mentre digitavo il suo nome sul telefono, il mio ego si stava accartocciando su se stesso. La salutai con un abbraccio. Fu un abbraccio lunghissimo, avvolgente. Le mie braccia strinsero la sua schiena sottile, sentii il suo seno piccolo e sodo premere contro il mio petto e il profumo dei suoi capelli ricci invadermi le narici. Una tortura bellissima e inconcludente.

Quando se ne andò, rimasi lì, sbronzo, con un principio di erezione inutile e l'umore sotto le scarpe.

Come un falena attratta dal fuoco che lo brucerà, barcollai verso l'altra contendente della sera. Anna era rimasta sola al motorino, visto che Maria era entrata al bar.

Appena mi vide arrivare, attaccò con il dramma. "Marco è uno stronzo, te lo giuro!" sbottò, incrociando le braccia sotto il seno abbondante, esaltando una scollatura che mi fece venire i sudori freddi. "Abbiamo litigato. Sai cosa mi ha detto? Che questa gonna è troppo corta per uscire! Ma stiamo scherzando?"

Io ero partito. L'alcol mi rendeva molesto, disperato e tattile. Feci un passo annullando le distanze e le passai un braccio intorno alle spalle, tirandola contro il mio fianco. "È un coglione," biascicai, affondando il viso tra i suoi capelli. "Sei perfetta così. Perfetta." "Giò..." mi riprese lei, irrigidendosi un secondo. "Puzzi di gin in un modo assurdo. E mi stai stritolando." "Ma se ti piace stare qua," sussurrai, ignorando le sue lamentele e stringendole la vita. La mia mano scivolò pericolosamente vicina al fianco nudo scoperto dal top.

Ed ecco la magia nera di Anna: a parole mi criticava. "Sei un accollo quando bevi, spostati," diceva. Ma nei fatti? Non si spostava di un millimetro. Anzi, appoggiò la testa contro la mia spalla e sospirò, lasciando che il calore dei nostri corpi si mescolasse. Una parte del suo seno premeva contro il mio braccio, ed ero sicuro che lo sentisse benissimo, così come sentiva il mio respiro pesante sul suo collo. Mi stava letteralmente torturando, tenendomi a bagnomaria.

"Perché fai così con Ilenia?" le chiesi a bruciapelo, ubriaco e senza filtri, accarezzandole il braccio. "Sei gelosa?" Anna sgranò gli occhi, ritraendosi appena per guardarmi, le guance improvvisamente rosse. "Ma sei fuori? Gelosa di cosa? Siete solo ridicoli, eravate lì appiccicati che vi mancava solo di-"

"Ehi Giò! Ma sei tu? Cazzo fratello, da quanto tempo!"

Una voce squillante mi fece sussultare. Mi girai, staccandomi da Anna. Erano tre miei vecchi compagni del liceo, appena usciti dal pub. Iniziarono a paccarmi le spalle, a urlare, a chiedere come andava. Il momento era fottutamente esploso.

Mi voltai indietro per un secondo, solo per vedere Anna che, approfittando della confusione, si stava sistemando la borsa sulla spalla, raggiunta da Antonella. "Giò, noi andiamo che siamo stanche," mi gridò Anna per sovrastare le voci dei miei amici. Fece un cenno con la mano, il viso indecifrabile. "Ci sentiamo domani. Cerca di non finire in coma etilico!"

E così se ne andò. Lasciandomi lì, in mezzo alla strada, in ostaggio di vecchi amici, devastato dall'alcol, senza Ilenia, senza Anna e, per colpa della Sardegna, tragicamente e disperatamente senza Sof. La serata peggiore dell'estate.

Liquidati i vecchi compagni di liceo con scuse biascicate e sorrisi di plastica, mi ritrovai solo in mezzo alla strada. Avevo già fatto due buchi nell'acqua colossali in una sola sera: Ilenia era andata via e Anna mi teneva al guinzaglio. L'idea di provare a fare tris mi sembrava patetica perfino per i miei standard alcolici. Ero stanco, frustrato e il gin tonic mi pulsava nelle tempie.

Stavo per incamminarmi a piedi verso casa, barcollando, quando una voce mi bloccò. "Giò? Ma stai uno schifo."

Mi girai a fatica. Era Maria. La fidanzata di Giulio. Stava andando verso il suo motorino parcheggiato poco più in là. Non l'avevo guardata bene per tutta la sera, ma ora, sotto la luce arancione del lampione, notai che aveva addosso un vestitino a fascia talmente corto e aderente che sembrava un tubino dipinto sul corpo. Lasciava scoperte le spalle, gran parte della schiena e due cosce che non finivano più.

Il mio cervello ubriaco, invece di suggerirmi la via della fuga, prese la peggiore decisione possibile: cercare conforto. Mi avvicinai e, senza alcun preavviso, le buttai le braccia al collo. Mi aggrappai a lei in un abbraccio che doveva essere platonico, ma che, complice la sbronza e l'astinenza, finì per essere estremamente intimo, sensuale e decisamente troppo stretto.

"Maria..." piagnucolai, affondando il viso nell'incavo del suo collo, inebriato dal suo profumo dolce e invasivo. "Perché le ragazze mi odiano? Sono un bravo ragazzo, cazzo. Non trovo l'amore. Nessuno mi vuole."

Lei, colta alla sprovvista, vacillò sui tacchi ma non mi respinse. Ricambiò goffamente l'abbraccio, accarezzandomi la schiena con una mano. "Ma dai, Giò, che cavolate dici," sussurrò, un po' imbarazzata. "Sei solo tanto, tanto sbronzo."

Il problema logistico era che, abbracciandola in quel modo disperato, il mio bacino aderiva perfettamente al suo. E la mia erezione, frustrata, ignorata e pompata da ore di frizioni visive, si fece sentire in modo prepotente contro la stoffa sottile del suo vestitino. Maria si irrigidì per una frazione di secondo. Ma invece di darmi uno spintone e tirarmi uno schiaffo come avrebbe fatto chiunque, si limitò a sospirare.

"Giò, mi stai stritolando," rise nervosamente. Per calmarmi, mi diede un bacio sulla guancia. Un bacio umido, schoccante, vicinissimo all'angolo della bocca. "Dai, su. Troverai qualcuna. Sei un bel ragazzo."

Quel bacio fu la mia condanna a morte. Invece di calmarmi, diventai più molesto. Le accarezzai la schiena nuda, facendo scivolare le dita pericolosamente vicino all'inizio del suo fondoschiena, e strusciai il bacino contro il suo in un movimento lento e disperato. "Sei così buona, Maria," biascicai, annusandole i capelli. "Giulio è fortunato... non come me."

"Okay, basta lamentele Romeo," tagliò corto lei. Si staccò dall'abbraccio con una lentezza calcolata, sfoggiando un sorriso indecifrabile. "Sei fuso. Ti accompagno a casa io col motorino, prima che ti investano o che ti metti a piangere su un marciapiede."

Salii dietro di lei sul piccolo scooter. E quel viaggio fu una tortura erotica indescrivibile, il perfetto esempio di quel crescendo fisico dove l'attrazione sottile si fa improvvisamente diretta. Per non cadere, fui costretto a stringerle le braccia intorno alla vita nuda. A ogni buca, a ogni minima frenata, il mio corpo scivolava in avanti, spalmando il mio cazzo duro come la roccia direttamente contro i suoi glutei.

Maria non disse una parola. Guidava. Ma a un semaforo rosso si girò leggermente, mi guardò con la coda dell'occhio attraverso la visiera del casco e, invece di dirmi di spostarmi, si sistemò meglio sul sellino, spingendo il sedere volutamente all'indietro, schiacciandosi contro di me. Cazzo, Sof aveva fottutamente ragione, pensai in balia del caos. Che troia.

Il saluto sotto casa mia fu surreale. Scesi dal motorino faticando a stare in piedi. Lei mi guardò, si passò la lingua sulle labbra lucide e mi fece l'occhiolino, ignorando totalmente la mia tenda nei pantaloni. "Buonanotte, Giò. Vai a dormire."

Entrai in casa barcollando e crollai sul letto senza nemmeno togliermi le scarpe. Prima di svenire, con un occhio chiuso e l'altro mezzo aperto, aprii la chat di Sof e registrai un audio disperato: "Sof... l'universo mi schifa. Sono triste. Mandami le tette della buonanotte, ti prego. Mi mancano..." Poi, il buio.

Il risveglio, la mattina dopo, fu un girone dantesco. La bocca sapeva di posacenere e le tempie sembravano esplodere. Cercai il telefono a tentoni sul comodino.

La prima notifica mi strappò un mezzo sorriso: Ilenia_ ha iniziato a seguirti. Ricambiai subito il follow, sentendo un briciolo di speranza riaccendersi per quella ragazza così diversa e affascinante.

Ma fu la notifica successiva di WhatsApp a gelarmi il sangue nelle vene. Era Maria. E il suo testo era l'esatta incarnazione della promessa di un disastro totale.

"Buongiorno disastro! 😉 Ieri sera eri proprio in vena di 'coccole', eh? Spero che la prossima volta che ti do un passaggio tu sia un po' più sobrio... così magari il giro in motorino lo facciamo durare un po' di più. “

Fissai lo schermo per un minuto buono, sentendo il mal di testa raddoppiare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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