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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 20 min di lettura

Sveltine e Tette Burrose

Tra i bagni dei pub e i sedili di una macchina, Giovanni e Sofia inaugurano la loro bollente routine clandestina di sesso senza sentimenti. Ma la continua ricerca di adrenalina porterà a incidenti casalinghi ad altissimo tasso di imbarazzo.

Giovy22
5 mesi fa · 909 letture · 5

Per tre, lunghissimi secondi, nessuno osò respirare.

Sof divenne di un colore tendente al violaceo. Con un gemito strozzato a metà tra la disperazione e la vergogna, si tuffò di lato, afferrando il primo cuscino disponibile per coprirsi il viso e il seno, raggomitolandosi nell'angolo del divano pregando che un meteorite colpisse la casa. "Voglio morire, voglio morire, voglio morire," iniziò a sussurrare freneticamente da sotto il cuscino.

Io, d'altro canto, sono geneticamente programmato per affrontare il panico nel peggiore dei modi: sparando cazzate. Invece di coprirmi in fretta e furia, mi tirai su a sedere con una lentezza disarmante, tirai giù l'orlo della mia maglietta nel vano tentativo di nascondere il disastro e feci il mio miglior sorriso di circostanza a sua sorella.

"Ehm... ciao Ross," dissi, con il tono di uno che l'ha appena incontrata alle poste. "Tutto a posto? Giuro che non è come sembra. A Sof faceva malissimo la gola e le stavo solo controllando le tonsille. Ho un metodo tutto mio."

Ross mi fissò per un altro secondo, aprì la bocca per dire qualcosa, poi la richiuse. Girò sui tacchi e tornò di sopra in rigoroso silenzio.

"Sei un fottuto idiota!" sibilò Sof, tirandomi un cazzotto sulla spalla senza nemmeno togliere la faccia dal cuscino. "Ehi, ho provato a salvare la situazione!" risposi ridendo nervosamente.

Come ne siamo usciti con Ross? Semplice, con la verità cruda e pura.

Recuperata un po' di dignità (e i miei pantaloni), le spiegammo che eravamo due disperati, annoiati a morte dalla provincia e stufi di sbavare dietro a persone sbagliate. Ross ci guardò, bevve un sorso d'acqua e, da brava lesbica moderna, ultra-progressista e rispettosa di ogni genere di devianza o necessità sessuale, invece di inorridire ci diede letteralmente la sua benedizione per quella nostra scopata di noia. "Basta che usate le precauzioni e non mi sporcate il divano. E fate piano," sentenziò, prima di tornare di sopra. Quella notte dormii lì, incastrato con Sof nel suo letto. E, piccolo spoiler: dormimmo pochissimo. Ci rassicurammo a vicenda a colpi di bacino fino all'alba.

Ma il karma, si sa, ha un pessimo senso dell'umorismo. Proprio quando avevamo ingranato la marcia e il nostro patto segreto stava dando i suoi frutti più succosi, la settimana successiva le due gemelle fecero le valigie per passare sette giorni in Sardegna dai genitori.

Il vuoto cosmico.

Ero distrutto. Fui costretto a uscire un paio di volte, affrontando la cruda realtà: dovevo sorbirmi le stronzate di Anna da solo, senza la rassicurante prospettiva di poter poi affondare il viso tra le tettone burrose di Sof per resettare il cervello a fine serata. Il culmine del disagio psicologico lo toccammo di giovedì. Anna, sorseggiando placidamente la sua birra, mi guardò con quegli occhioni enormi e innocenti e mi chiese: "Giò... ma secondo te, se lo si fa da dietro... c'è il rischio di restare incinta?"

Cristo santo. Mi caddero le braccia, la speranza nell'umanità e qualsiasi altra cosa potesse cadere. A volte mi chiedevo seriamente perché mi piacesse così tanto una che faceva certe domande, ma visto che era sempre più presa dal troglodita dell'agenzia, incassai il colpo. Per sette, lunghissimi giorni, mi segai come un maniaco seriale, chiuso in camera mia. Ma non era per niente la stessa cosa. Mi mancava l'odore di Sof, mi mancavano i suoi fianchi morbidi, il suo modo sfacciato di prendermi in giro prima di mettermelo in bocca. Ero messo talmente male che per un attimo, in un momento di buio totale, accarezzai persino l'idea di pagare una professionista disonesta.

Poi, finalmente, arrivò domenica. Solita serata, solito bar. Ma con una novità.

La mia ancora di salvezza aveva le sembianze di Antonella, una mia vecchia amica. Anto era l'equilibrio perfetto della natura: 100% simpatia, 0% chiavabilità. Era un po' il pagliaccio del gruppo, ma aveva un superpotere inestimabile: mi presentava sempre amiche stupende. E quella sera aveva una missione precisa. "Giò, stasera ti presento Ilenia," mi aveva anticipato al telefono. "È l'ora che dimentichi Anna e le sue paranoie. Lei è perfetta per te."

Quando Ilenia arrivò al nostro tavolo, il mio cervello fece un piccolo tilt. Non aveva le zizzone strabordanti di Sof, né la presenza fisica di Anna, ma mi prese all'istante.

Aveva una bellezza molto delicata e cinematografica, sembrava quasi la protagonista romantica di un film indie. Si avvicinò sorridendo. Il viso era fine, con lineamenti morbidi ma estremamente espressivi. Dietro un paio di occhiali tondi e sottili, i suoi occhi grandi e chiari mi studiarono con uno sguardo a metà tra il curioso e l'ironico, nascondendo quasi un velo di malinconia. Le sue labbra erano piene ma leggere, piegate in un sorriso appena accennato che le dava un’aria timida e affascinante insieme.

Ma la cosa che mi colpì di più furono i capelli: una cascata di ricci scuri, lunghi e voluminosi, disordinati nel modo giusto. Le incorniciavano il viso dando vita a un look molto naturale e artistico. In combinazione con gli occhiali e la pelle chiara, creavano quell’estetica da “ragazza intelligente e dolce” che però, a guardarla bene, nascondeva una sensualità sottilissima e letale.

Fisicamente era snella ma incredibilmente femminile. Nessuna forma aggressiva o prorompente; il suo fascino stava tutto nell’equilibrio. Spalle strette, vita delicata, un petto piccolo ma armonioso e gambe sottili. Indossava un vestitino blu di un tessuto leggero che seguiva il corpo senza stringerlo troppo, lasciando intravedere una silhouette elegante. La sua sensualità veniva dall'insieme: il collo scoperto, le clavicole in evidenza che sembravano chiedere solo di essere baciate, il modo in cui si muoveva in modo del tutto spontaneo e rilassato. Non ci provava nemmeno a fare la femme fatale, ed era proprio quel tipo di fascino "soft", intimo e caldo, che ti cattura la mente prima ancora degli ormoni. Mi fece subito impazzire.

Eppure, quella sera si prospettava tutt'altro che semplice. Mi sedetti al tavolo, ordinai da bere e mi guardai intorno.

La compagnia era, a dir poco, un fottuto campo minato. C'ero io (un vulcano in eruzione per l'astinenza di Sof). C'era Antonella. C'era questa Ilenia bellissima e nerd che mi intrigava da morire. C'era Anna, che probabilmente stava ancora riflettendo sulla biologia riproduttiva anale. E c'era Maria, la famosa e odiatissima (da Sof) fidanzata del mio amico Giulio, che stasera era uscita miracolosamente senza di lui.

Un maschio, quattro donne. E una serata estiva che prometteva dinamiche assolutamente disastrose.

Io e Ilenia avevamo trovato il nostro ecosistema perfetto. Ci eravamo staccati dal gruppo principale e ci eravamo piazzati sulla nostra solita panchina sgangherata. Lei si era seduta sulla parte alta, lo schienale, lasciando penzolare le gambe sottili e scoperte dal vestitino blu. Io mi ero piazzato esattamente in piedi in mezzo alle sue cosce, con la schiena mezza appoggiata alla seduta della panchina. Era una posizione intima, confidenziale. Le mie braccia sfioravano le sue ginocchia e, ogni volta che rideva a una mia battuta, finiva per stringermi leggermente i fianchi con le caviglie.

C'era un feeling pazzesco. Parlavamo di film indie, di libri, di cazzate assolute, e lei ribatteva a ogni mia provocazione con un'ironia sottile e pungente. La guardavo dietro quegli occhiali tondi e pensavo: Cazzo, passare da "tante tette e poco cervello" a "tanto cervello e tette piccole" non è poi così male. Ok, a dirla tutta le zizzone burrose di Sof mi mancavano da morire, ma il modo in cui Ilenia mi guardava, con quel sorriso timido ma malizioso, mi stava facendo salire un'eccitazione diversa, più cerebrale ma altrettanto prepotente.

Eppure, a pochi metri da noi, c'era qualcuno a cui questo quadretto idilliaco non andava giù.

Anna. Era appoggiata al motorino di Maria, a chiacchierare con lei e Antonella, ma il suo sguardo continuava a saettare verso di noi come un raggio laser. Improvvisamente, la ragazza che mi considerava solo "l'amico del cuore" si era trasformata in una iena gelosa del suo territorio.

Non passavano dieci minuti senza che trovasse una scusa per intromettersi. "Giò!" trillò a un certo punto, piazzandosi esattamente tra me e la panchina, costringendomi a fare un passo indietro e allontanarmi dalle gambe di Ilenia. "Mi tieni un attimo la borsa che devo legarmi i capelli?" "Anna, c'è letteralmente il sellino del motorino libero," le feci notare, stringendo i denti. Lei ignorò il commento, alzò le braccia per farsi una coda, sbandierandomi le sue forme in faccia in modo totalmente strategico. "Uff, fa un caldo stasera. Ciao Ilenia, tutto bene lì sopra?" le chiese con un sorriso finto come i soldi del Monopoli. "Benissimo, grazie," rispose Ilenia, che aveva già capito tutto, sistemandosi gli occhiali con un mezzo sorriso divertito.

Alla terza interruzione ("Giò, hai da accendere?", "Giò, guarda che meme mi ha mandato Sof"), la frustrazione iniziò a logorarmi. Mi sentivo schiacciato. Decisi che la soluzione migliore era la peggiore possibile: bere.

Iniziai a buttare giù gin tonic come se fossero acqua fresca. L'alcol allentò rapidamente i freni e, tornato tra le cosce di Ilenia, il mio approccio si fece molto più diretto e, onestamente, appiccicoso. "Sai che hai dei ricci bellissimi?" le sussurrai, sporgendomi verso di lei, le mani appoggiate audacemente sulle sue cosce nude. Sentivo il calore della sua pelle sotto i palmi. Ilenia non si tirò indietro. Anzi, si sporse a sua volta, il suo respiro che mi sfiorava il collo. "Sai che sei molto meno timido di quello che sembri, Giovanni?" Le accarezzai appena l'interno coscia col pollice, guardandole le labbra. "Dipende da chi ho davanti."

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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