Le apro dolcemente le gambe. La guardo. È il suo momento, e per quanto stiamo facendo i cretini, non voglio farle male. "Sof?" le chiedo, sfiorandole l'ingresso bagnato. Lei deglutisce, stringendomi forte le spalle. "Smettila di parlare, coglione, ed entra."
Sorrido contro le sue labbra carnose e la bacio, un bacio vero, affamato e profondo, mentre spingo lentamente in avanti. Sento la resistenza del suo corpo inviolato, la stringo a me, spingendo con una pressione decisa ma controllata. Sof rompe il bacio con un gemito di dolore misto a piacere, inarcando la schiena e piantandomi le unghie nelle spalle. Quando sono completamente dentro, mi fermo, lasciandole il tempo di abituarsi alla mia grandezza e a quella sensazione totalmente nuova.
"Cazzo..." mormora lei, il petto che si alza e si abbassa freneticamente contro il mio. "Tutto bene?" le sussurro all'orecchio. "Sì... muoviti, Giò. Ti prego."
Inizio a muovermi. Dapprima piano, assaporando la stretta calda e umida in cui sono avvolto. Poi, man mano che il dolore di Sof svanisce lasciando il posto al puro istinto, il ritmo accelera. Non c'è romanticismo smielato, ma una chimica animale, grezza, inaspettata.
Le nostre pance sbattono l'una contro l'altra, il suono della nostra pelle sudata riempie il salotto. Sof perde completamente la sua maschera da "femme fatale rilassata": ansima, mi morde la spalla, si aggrappa al mio bacino spingendo i fianchi verso l'alto per prendermi più a fondo. Le sue forme morbide assecondano ogni mia spinta in una danza frenetica. Abbandono i suoi seni solo per baciarla di nuovo, mischiando i nostri respiri affannosi.
La tensione sale vertiginosamente, un crescendo che brucia tutto l'alcol e le parole della serata. "Giò..." geme lei, stringendomi forte da dentro, le gambe intrecciate dietro la mia schiena. "Giò, io... sto..." "Vieni con me, Sof," le rispondo a denti stretti, accelerando i colpi, spingendo al massimo delle mie forze mentre l'orgasmo inizia a montarmi alla base della spina dorsale.
Sof butta la testa all'indietro contro il bracciolo del divano, emettendo un urlo strozzato mentre il suo corpo viene attraversato da spasmi violenti che mi strizzano il membro. È la miccia che mi fa esplodere. Con tre spinte decise, profonde, mi svuoto dentro di lei, accompagnando il suo climax con un grugnito roco, crollandole addosso pesante e senza fiato.
Restiamo lì, collassati l'uno sull'altra sul divano, i respiri pesanti che riempiono il silenzio del salotto. Il sudore ci fa appiccicare la pelle. Svuotato e con il cuore che ancora pompa all'impazzata, allungo un braccio verso il tavolino per recuperare il telefono.
"Cazzo, sono le quattro e mezza," biascico, con la voce completamente impastata.
Sof solleva la testa dal mio petto, i capelli scuri e arruffati che le coprono mezzo viso. "Merda. Meno male che a casa c'è solo mia sorella Ross. Se ci fosse stato mio padre e mi avesse vista tornare a quest'ora, mi avrebbe fatto la pelle." Si stropiccia un occhio, sbavando ulteriormente la linea perfetta del suo eyeliner.
"Ma sei scema a tornare a piedi adesso? Dai, dormi qua. Il letto è piccolo, ma mio padre non c'è e non voglio farti camminare mezza sbronza."
Ci trasciniamo in camera mia, nudi come vermi, portandoci dietro i vestiti appallottolati tra le braccia. Mi butto sul materasso singolo, e qui succede il disastro. L'adrenalina dell'orgasmo evapora, e la botta della tequila mista all'erba vira bruscamente verso la più classica, patetica e logorroica depressione da droga.
Guardo il soffitto, il cervello che inizia a frullare cazzate a una velocità spaventosa. "Però, Sof..." mormoro, con un tono tragico da attore teatrale cane. "Pensa se Anna lo scopre. Io la amo, Sof. Te lo giuro, la amo da morire. Non so come fare a togliermela dalla testa. Secondo te ho fatto una cazzata? Secondo te ho rovinato tutto?"
Sento il materasso muoversi. Sof si gira su un fianco, mi appoggia una mano caldissima sul petto e mi fissa come se fossi un alieno. "Ma sei fottutamente serio, Giò?" sbotta, con una faccia a metà tra lo schifato e il divertito. "Ti sei letteralmente appena svuotato le palle dentro di me, stiamo dormendo nudi nel tuo letto, e tu mi fai la lagna romantica su Anna? Sei un caso clinico!" Scoppia a ridere, una risata sfiancata e roca. "Sei il peggior scopatore disperato della storia."
"E tu sei insensibile," le rispondo, ma scoppio a ridere anche io. Ci accoccoliamo nel mio lettino, pelle contro pelle, incastrando le gambe per non cadere di sotto, e crolliamo in un sonno profondo.
La luce del sole mi trafigge le palpebre come una lama. Apro gli occhi, e la prima cosa che metto a fuoco è un seno abbondante e burroso premuto contro il mio braccio. Poi arriva la fitta lancinante. "Cristo santo, il mio cranio," mugugno, portandomi una mano alla fronte.
Sof si muove pigramente, stiracchiandosi. "Non urlare," sussurra, la voce resa ancora più profonda dal mattino. "Che disastro che siamo." Ci guardiamo. Nudi, sfatti, con il respiro che sa di posacenere e decisioni discutibili.
"Senti," inizio io, schiarendomi la voce. "Riguardo a stanotte..." "Giò, risparmiami il discorso," mi interrompe lei, mettendomi un dito sulle labbra. Mi guarda con il suo solito mezzo sorriso ironico, quello che la fa sembrare una femme fatale anche quando ha un'aria distrutta. "Non ha significato un cazzo. Non siamo anime gemelle, non ci sposeremo e tu sei ancora pateticamente innamorato della mia migliore amica." "Perfetto," le sorrido, sollevato e stranamente felice. "Ma siamo d'accordo che... è stato molto, molto divertente?" Sof si morde il labbro inferiore. "Decisamente. La tua teoria della fisica sulle mie tette ha funzionato." "Sai che c'è?" le propongo, iniziando ad accarezzarle il fianco morbido. "Visto che le nostre vite amorose sono una barzelletta e facciamo schifo al cazzo... potremmo continuare a consolarci. Nessun dramma, zero sentimenti. Solo divertimento tra due sfigati incompresi."
Sof ci pensa su per un secondo, passandosi una mano tra i capelli lisci. Poi fa spallucce, facendo sussultare il petto generoso in modo ipnotico. "Affare fatto."
E siccome ogni patto va sigillato come si deve, non dico un'altra parola e scivolo sotto le lenzuola. Sof fa un piccolo salto di sorpresa quando le mie mani le afferrano le cosce carnose, aprendogliele dolcemente. Mi infilo in mezzo, inebriandomi del suo odore caldo.
"Ehi... ma che fai?" mormora, e la sento trattenere il fiato. "Sancisco l'accordo," dico in un soffio.
Appoggio le labbra proprio lì, sul suo centro già gonfio, schiudendo i suoi petali umidi. La mia lingua scivola sulla sua figa, assaggiandola, mentre inizio a leccarla con movimenti lenti, ampi e profondi. Sof inarca immediatamente la schiena, sollevando il bacino contro il mio viso. Affonda le dita nei miei capelli, strozzando un gemito di puro piacere mentre inizio a succhiare il suo clitoride.
Mentre mi perdo tra le sue gambe e assaporo i suoi fremiti, la mia mente elabora un pensiero chiarissimo. Stanotte credevo di essermi solo tolto uno sfizio. Credevo di aver trovato un passatempo simpatico. Non potevo minimamente sapere che questo accordo segreto, stipulato tra i fumi dell'hangover, non sarebbe rimasto confinato tra queste quattro mura. Era solo la prima, inarrestabile tessera di un effetto domino che avrebbe finito per radere al suolo le nostre vite. E questa pazza estate di provincia era appena iniziata.
Com'è finora?
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Scrittore vero