Sofia si alzò lentamente in piedi. Si passò una mano sul viso imbrattato, poi si mise sotto il getto d'acqua per sciacquarsi, mantenendo la sua solita, insopportabile espressione altera. "Sei un porco patetico e precoce," mi insultò, con quel suo tono cinico e ironico che nascondeva un palese compiacimento. Si passò le mani tra i capelli bagnati, aprì il box doccia e afferrò un asciugamano. "Ti do esattamente trenta secondi per asciugarti e venire sul letto. Allo scadere del tempo, la porta si chiude."
Uscì dal bagno senza voltarsi. Fanculo l'asciugatura perfetta. Afferrai un telo, mi diedi una strofinata grossolana su petto e gambe, lasciando i capelli completamente fradici, e mi precipitai in camera da letto.
Sofia era lì, sdraiata supina al centro del materasso, nuda e bellissima. Non ci pensai due volte. Mi lanciai letteralmente su di lei, afferrandole le cosce e spalancandole con un colpo secco. Il tempo dei preliminari e dei giochetti psicologici era finito. Senza chiedere permesso, affondai il bacino, entrando in lei con una spinta rude e decisa.
"Ah! Cazzo, Giò..." gemette lei a pieni polmoni, inarcando la schiena.
Le sue pareti interne erano un capolavoro di anatomia: bollenti, strettissime e così bagnate che il rumore dei nostri corpi che si scontravano riempì immediatamente la stanza. Iniziai a scoparla con una passione che rasentava la violenza, spingendo dal basso con colpi lunghi, sordi e inesorabili, sfogando tutta la tensione accumulata in quella giornata surreale.
Mi chinai su di lei, affamato, e affondai il viso nel suo décolleté. Iniziai a morderle e succhiarle i seni, prima uno e poi l'altro, con una foga animale, tirando i capezzoli turgidi tra i denti.
Lei mi afferrò i capelli, tirandoli per farmi alzare il viso verso di lei. Il suo respiro era spezzato, ma la stronza possessiva che c'era in lei non mollava la presa. "Queste... ah!... queste sono molto meglio... di quelle della tua Anna, no?!" ansimò, piantandomi le unghie nella schiena. "Dimmelo, cazzo! Dimmelo che impazzisci per me!"
"Fottiti, Sofi, sei una strega," le ringhiai contro, ma il mio bacino confermava tutto, spingendo ancora più a fondo, stordito da quel mix esplosivo di sesso grezzo e gelosia feroce.
"No. Fottimi tu," sibilò lei.
Con uno scatto addominale improvviso e una forza che non le credevo possibile, Sofia mi afferrò per le spalle e mi ribaltò, schiacciandomi la schiena sul materasso. Si mise a cavalcioni su di me, i capelli bagnati che le frustavano il viso, gli occhi scuri accesi da una lussuria folle.
Prese il controllo totale. Iniziò a muoversi su e giù come una vera pazza, dettando un ritmo forsennato. I suoi seni sobbalzavano a ogni affondo, la sua pelle si coprì rapidamente di un velo di sudore lucido. Era una cavalcata selvaggia, disperata, una guerra di bacini dove nessuno dei due voleva cedere.
"Sì... così... oddio," iniziò a balbettare, perdendo finalmente la sua lucidità cinica. Le sue spinte si fecero disordinate, frenetiche. Mi aggrappai ai suoi fianchi perfetti, spingendo verso l'alto per andarle incontro e massimizzare l'attrito.
Sentii le sue pareti contrarsi attorno a me con spasmi ritmici e letali. "Sofi... vengo!" urlai, incapace di trattenermi un secondo di più. "Insieme, cazzo... vienimi dentro!" strillò lei, buttando la testa all'indietro.
Esplodemmo nello stesso, identico fottuto istante. Il mio climax fu così intenso e violento da farmi vedere le stelle, un'ondata di calore che inondò il suo interno mentre lei crollava letteralmente sul mio petto, tremando e gemendo sommessamente, sfinita e finalmente dominata dalla sua stessa passione.
Quello sul materasso, madido di sudore e rabbia, si rivelò essere solo il fischio d’inizio. La gelosia di Sofia non si era affatto spenta con un solo orgasmo; quell'ondata di piacere le aveva semplicemente aperto lo stomaco, trasformandola in una succube insaziabile e decisa a marcare il territorio.
Passammo l'ora successiva a distruggere metodicamente la sua camera da letto, in un'intensa maratona che mise a durissima prova il mio sistema cardiovascolare.
Mi spinse contro la cassettiera di legno massiccio, costringendomi a prenderla da dietro. La pelle dorata della sua schiena brillava per il sudore, mentre io affondavo in lei con colpi secchi e decisi. "Spingi più forte, cazzo," mi ordinava a denti stretti, i palmi premuti contro il mobile. "Fammi sentire che sei qui, Giò. Voglio che la tua testa sia vuota. Niente paranoie, niente Anna." "Non sto... pensando a nessun'altra, Sofi... cazzo se sei stretta," ansimavo, stringendole i fianchi con forza, lasciandole i segni rossi delle mie dita sulla pelle, mentre il rumore umido dei nostri corpi rimbombava nella stanza.
Non le bastò. Mi tirò sul bordo del letto, facendomi sedere, per poi mettersi a cavalcioni su di me dandovi le spalle. Si appoggiò con le mani alle mie ginocchia e iniziò a cavalcarmi con una foga disumana. I suoi glutei perfetti sbattevano contro le mie cosce a ogni affondo. "Sei un disastro ambulante, Giò," gemeva, buttando la testa all'indietro, i capelli umidi che mi solleticavano il viso. "Un fottuto, stupido disastro." "Ma sono... il tuo disastro," le risposi con un filo di voce, affondando le mani nelle sue natiche per aiutarla a dettare il ritmo, spingendo dal basso fino a farle perdere il controllo e la lucidità.
Al quarto, o forse al quinto round – avevo sinceramente perso il conto e la sensibilità dal bacino in giù – crollammo.
Finiamo sdraiati a stella sul materasso sfatto, che ormai sembrava aver attraversato un monsone tropicale. Eravamo esausti, i muscoli tremanti, i petti che si alzavano e si abbassavano in modo asincrono per cercare di incamerare ossigeno. Eravamo fin troppo sudati, i corpi incollati l'uno all'altro per l'inerzia. Fissavo il soffitto bianco della stanza, sentendomi svuotato di ogni singola goccia di energia vitale e di stress.
"Se mi chiedi un'altra botta, giuro che chiamo il 118," bofonchiai, gli occhi socchiusi. Sofia emise una risata roca, debole, tenendo una gamba morbidamente intrecciata alla mia. "Tranquillo, supereroe. Anche le macchine da guerra come me hanno bisogno di una pausa."
Il silenzio della stanza, rotto solo dai nostri respiri affannosi, venne interrotto dal trillo acuto del mio telefono, abbandonato da qualche parte tra i vestiti sparsi sul pavimento.
Con uno sforzo immane, mi sporsi oltre il bordo del letto, allungai il braccio e recuperai il cellulare. Lo schermo si accese, proiettando una luce fastidiosa sui nostri volti stanchi. Era una notifica del gruppo WhatsApp "I Disagiati".
"Chi è a rompere i coglioni a quest'ora?" mormorò Sofi, strisciando verso di me e appoggiando il mento sudato sulla mia spalla per sbirciare lo schermo.
Aprii la chat. Era un messaggio di Maria, un papiro minaccioso ed entusiasta al tempo stesso.
Maria: “Regaz, miracolo estivo. Ho convinto i miei e ho le chiavi della villa al mare in Salento per l'intera settimana prossima. Niente scuse, niente impegni. Voglio tutti lì: io, Giulio, Giò, Sof e Anna. Preparate i fegati e i costumi da bagno. Non accetto defezioni, inizio a organizzare la spesa.”
Rimasi a fissare le parole illuminate sul display per cinque secondi netti. Il mio cervello, già in pappa per via del sesso e dello sfinimento, cercò di processare l'informazione. La mia spietata scopamica, la stronza manipolatrice e la Dea Ingenua per cui perdevo la testa. Tutti sotto lo stesso tetto, h24, per sette lunghissimi giorni.
Sofia sbuffò una risata cinica dritta contro il mio collo, facendomi venire i brividi. Fece scorrere un'unghia laccata lungo il mio petto nudo, sfoderando il suo tipico sorrisetto diabolico. "Oh, fantastico," commentò, la voce carica di sadica ironia. "Sette giorni chiusi nella stessa casa con te, quell'arpia di Maria e la tua adorata verginella complessata. Non vedo l'ora."
"Sarà un bagno di sangue," sussurrai, lasciando cadere il telefono sul materasso e coprendomi il viso con entrambe le mani, già pregustando l'apocalisse imminente.
"Un bagno di sangue dove tu sarai la mia personalissima mascotte da sfogo, tesoro," mi corresse Sofi, mordicchiandomi crudelmente il lobo dell'orecchio. "Preparati, Giò. Perché sarà una vacanza fottutamente indimenticabile."
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