La porta si aprì quasi subito. Sofia era lì. Indossava solo una vestaglia di seta nera mezza slacciata che lasciava intravedere un completino intimo di pizzo rosso che avrebbe resuscitato un morto. Aveva le braccia incrociate sotto il seno esplosivo e un’espressione che poteva sciogliere l'acciaio.
"Sei in ritardo di quattordici minuti," esordì, glaciale.
"Sofi, ti prego, ho una giustificazione epica," ansimai, infilandomi in casa e chiudendomi la porta alle spalle per evitare denunce condominiali. Senza aspettare il suo permesso, iniziai a spogliarmi lì nell'ingresso. Dopotutto, tra noi non c'erano segreti, né tantomeno pudore. Mi tolsi le scarpe calciandole via, sfilai la maglietta bagnata di sudore e slacciai la cintura. "Sono letteralmente fuggito da un film dell'orrore a luci rosse."
Lei inarcò un sopracciglio perfetto, squadrandomi dall'alto in basso mentre rimanevo in boxer. "Fammi indovinare: ti sei fatto incastrare di nuovo da qualche psicopatica. Sei un fottuto disastro ambulante, Giò."
"Peggio. Marica," le confessai tutto d'un fiato, tirandomi giù i pantaloni. Le raccontai del caffè, della trappola casalinga, del suo topless spudorato e di come mi avesse letteralmente usato come dildo umano per sfogare la sua smania di vendetta contro mio fratello.
Sofia scoppiò in una risata secca e spietata, scuotendo la testa con finto rammarico. "Non ci credo. Ti sei fatto scopare per ripicca dalla pazza logorroica. E scommetto che le hai pure detto grazie mentre ti usava! Sei un uomo senza spina dorsale. Voi due siete l'emblema del degrado umano."
"Lo so, lo so, faccio schifo," ammisi, abbassando lo sguardo. "Senti, posso farmi una doccia velocissima? Sono sudatissimo per la maratona e... beh, onestamente ho bisogno di lavarmi via il senso di colpa e il resto."
L'espressione divertita di Sofia si trasformò in una smorfia di puro e viscerale disgusto. "Vai. Immediatamente. Mi fa venire il voltastomaco l'idea che ci siano ancora i fluidi di quella maniaca rancorosa attaccati al tuo cazzo. Scrostati bene con la spugna, perché se sento odore di vaniglia o di troia, ti taglio le palle nel sonno."
Non me lo feci ripetere due volte. Corsi nel suo bagno, accesi l'acqua bollente ed entrai nel box doccia. Sofia mi seguì poco dopo, appoggiandosi allo stipite della porta a braccia conserte, guardandomi attraverso il vetro trasparente mentre mi insaponavo il petto con foga.
"Ma la parte peggiore non è stata Marica," le gridai da sotto il getto scrosciante. "Dopo sono dovuto correre al parco perché mi ha chiamato Anna. Era disperata. Aveva sentito tutto attraverso il muro."
Sofia si raddrizzò leggermente, gli occhi scuri che si stringevano in due fessure. "Anna? La dea ingenua? E tu che hai fatto?"
"L'ho consolata," risposi, chiudendo gli occhi per sciacquarmi la schiena. "Ha pianto per via di quel coglione del suo fidanzato. E Sofi... cazzo, c'è mancato pochissimo. Le è caduto del gelato sulla scollatura, io senza pensarci gliel'ho pulito con un tovagliolo... ho toccato quelle zizzone assurde che ha. Mi guardava in un modo che... insomma, c'era una tensione pazzesca. Se non avessi chiamato tu minacciando di castrarmi, forse avrei fatto la stronzata romantica del secolo."
Aprii gli occhi e mi tolsi la schiuma dal viso. Attraverso il vetro appannato, vidi che Sofia non stava più facendo battute ciniche. La sua espressione era cambiata, indurita da un'ombra scura e possessiva. Era palesemente gelosa. Un conto era sfottermi per le mie squallide disavventure con la cognata, un conto era sentirmi confessare l'attrazione emotiva e palpabile per la ragazza "perfetta".
Senza dire una parola, Sofia sfilò il nodo della vestaglia. La seta nera scivolò sul pavimento del bagno. Si sganciò il reggiseno di pizzo in una frazione di secondo, liberando i suoi seni caldi, pesanti e provocanti, per poi sfilarsi gli slip in un unico gesto fluido.
Aprì l'anta di cristallo della cabina doccia e, senza curarsi dell'acqua che le bagnava all'istante i capelli e le curve perfette, entrò prepotentemente nel mio spazio.
"Sofi... che fai?" balbettai, con il fiato mozzato da quella visione nuda e spietata a dieci centimetri dal mio naso.
Non mi rispose a parole. Seguendo alla lettera la regola per cui la tensione deve trasformarsi in un approccio sempre più diretto, alzò la mano sinistra e mi afferrò i capelli bagnati sulla nuca. Strinse le ciocche con una forza inaudita, tanto da tirarmi la testa all'indietro e obbligarmi a guardarla dall'alto. Contemporaneamente, la sua mano destra scattò verso il basso. Mi afferrò il cazzo, già marmoreo e reattivo, e strinse la presa. Non fu una carezza. Fu una morsa territoriale e fottutamente eccitante. Iniziò a strofinarlo su e giù con movimenti feroci e decisi, usando l'acqua e il bagnoschiuma come lubrificante perfetto.
"Sofi... ah, cazzo..." gemetti a denti stretti, sopraffatto dal contrasto tra il dolore sordo alla nuca e il piacere devastante all'inguine che si espandeva per tutto il corpo.
Lei si avvicinò al mio viso, schiacciando i suoi seni insaponati contro il mio petto, sfregando i capezzoli turgidi sulla mia pelle bagnata.
"Lo sai qual è il tuo problema, Giò?" mi sussurrò, la voce roca e carica di una gelosia aggressiva che mi azzerò la lucidità. "Che parli decisamente troppo."
Aumentò il ritmo della mano sotto l'acqua, stringendo ancora di più i miei capelli. "Sentirti parlare di come sbavavi dietro alla tua santarellina mi fa salire un nervoso che non hai idea," mi confessò, mordendomi violentemente il lobo dell'orecchio per poi succhiarlo con prepotenza. "Mi fa sentire fottutamente arrabbiata. E la cosa peggiore... è che mi fa eccitare da morire. Quindi ora chiudi la bocca e fammi vedere a cosa è servito farti correre fin qui."
Con una spinta improvvisa, Sofia mi sbatté con la schiena contro le piastrelle fredde della doccia. L'impatto mi fece sussultare, ma non feci in tempo a protestare: l'acqua bollente ci scrosciava addosso, creando una nuvola di vapore che rendeva l'atmosfera densa e quasi asfissiante.
Non l'avevo mai vista così. C'era un'avidità quasi predatrice nei suoi occhi scuri, una rabbia furiosa mescolata a un'eccitazione che la rendeva magnetica.
Versò una dose abbondante di bagnoschiuma sul palmo della mano e tornò ad afferrarmi l'erezione con una presa ferrea, spietata. Iniziò a masturbarmi con un ritmo serrato, spingendo dal basso verso l'alto, la schiuma profumata che rendeva il movimento un attrito perfetto, fluido e letale.
"Dimmi un po', Giò," sibilò a un palmo dal mio viso, gli occhi ridotti a due fessure lucide mentre accelerava il ritmo della mano. "Pensi che la tua preziosa, intoccabile Anna saprebbe mai farti questo? Pensi che si sporcherebbe le mani per farti godere così?"
"Sofi... cazzo," ansimai, gettando la testa all'indietro contro il muro umido, totalmente in balia della sua gelosia.
"Rispondimi," mi ordinò, stringendo la presa proprio sulla base, facendomi impazzire. "La tua dea ingenua ti tratterebbe mai come la puttana che sei? O si metterebbe a piangere se le chiedi di stringere un po' di più?"
La sua gelosia era un fottuto afrodisiaco. Era arrogante, possessiva e incredibilmente eccitante. Ma a Sofia non bastava umiliarmi a parole. Stanca di usare la mano, lasciò improvvisamente la presa. Si abbassò in un movimento fluido, inginocchiandosi sul piatto doccia. L'acqua le sferzava la schiena e i capelli scuri, ma lei non ci fece caso.
Guardò verso l'alto, fissandomi dritto negli occhi con un'espressione di puro possesso, e prese la mia erezione in bocca. Fu una sensazione devastante. L'interno della sua bocca era un inferno di calore, in netto contrasto con l'acqua tiepida che ci cadeva addosso. Non c'era traccia di delicatezza: Sofia era ingorda. Inghiottì tutta la mia lunghezza spingendosi fino in fondo alla gola, sfidando i suoi stessi limiti.
Iniziò a muovere la testa avanti e indietro con una foga inaudita. La sua lingua si arrotolava sotto la cappella, le labbra stringevano e tiravano, mischiando la saliva all'acqua della doccia in una danza estenuante e rumorosa. Mi aggrappai alle sue spalle nude, le gambe che mi tremavano sotto quel ritmo implacabile. Ogni sua succhiata era una punizione e una rivendicazione di proprietà: mi stava marchiando a fuoco.
"Sofi... vengo... Sofi, attenta!" grugnii, i muscoli del ventre che si contraevano dolorosamente.
Non si fermò. Non si spostò di un millimetro. Il climax mi investì con una violenza inaudita. Ruggii il suo nome mentre le prime, intense scosse calde le esplodevano letteralmente in faccia e sul collo. Mi svuotai ansimando, il petto che si alzava e si abbassava freneticamente, mentre le ginocchia quasi mi cedevano.
