"Regola numero uno," annunciò Anna, alzando il telefono al centro del gruppo. "Se qualcuno si rifiuta di fare un obbligo o di rispondere a una verità, deve bersi uno shot intero di tequila. Liscia. Senza limone."
Il gioco iniziò con una serie di provocazioni soft. L'app chiese ad Antonella quale fosse la sua più grande fantasia sessuale. Lei arrossì leggermente, ma dopo un sorso di vino confessò: "Farlo in un museo. Di notte. Magari bendata, appoggiata a una statua di marmo." Tutti applaudirono la sua vena artistica, ma la temperatura cominciò a salire in fretta.
Toccò a un obbligo di gruppo: Ogni giocatore deve togliersi un indumento. Volarono calzini, cinture e sciarpe. Maria, con un gesto teatrale, si sfilò i tacchi neri vertiginosi. Anna si tolse il cardigan, rimanendo solo con la sua maglietta attillata che evidenziava in modo quasi prepotente i seni generosi. Io mi sfilai la camicia di flanella, rimanendo in t-shirt.
Poi, il telefono passò a Sofia. L'app sentenziò: Verità. Qual è la tua posizione sessuale preferita? Nella stanza calò un silenzio carico di ilarità trattenuta. Tutti sapevano (o credevano di sapere) che Sofia fosse la "verginella" del gruppo. "Il missionario col cuscino dietro la schiena, immagino," la punzecchiò Anna, ridacchiando. "O la posizione del loto per pregare meglio?" Sofia incassò il colpo. La vidi stringere i pugni sulle ginocchia, visibilmente irritata per non potergli sbattere in faccia che quella stessa mattina, sul marmo del mio bagno, aveva sperimentato ben altre posizioni. Mi lanciò un'occhiata fugace, poi sollevò il mento con fierezza. "Mi piace stare sopra," disse, con una freddezza che zittì tutti. "Così decido io il ritmo e chi sta sotto deve solo subire." Io mi morsi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare per non scoppiare a ridere, sentendo un brivido scendermi all'inguine al ricordo di lei che in realtà è sempre troppo pigra per cavalcare.
I giri di alcol si fecero più fitti, e l'app iniziò a non fare più sconti, portandoci dritti verso l'apoteosi dei sensi. Toccò a me. Obbligo. Slaccia tre bottoni della camicia della persona alla tua destra usando solo i denti. Alla mia destra c'era Ilenia. "Beh," mormorò lei, appoggiandosi allo schienale del divano e sollevando leggermente il mento. "Prego. Cerca di non sbavarmi sulla seta, costa una fortuna." Mi avvicinai. Il salotto ammutolì. Il profumo di Ilenia mi invase le narici mentre mi chinavo sul suo décolleté. Afferrai il primo bottone tra gli incisivi, sentendo il calore della sua pelle attraverso la stoffa. Con un piccolo strattone, lo feci scivolare fuori dall'asola. Passai al secondo, sfiorandole involontariamente lo sterno con la punta del naso; il suo respiro si fece di colpo più profondo, irregolare. Quando slacciai il terzo, la scollatura della camicetta verde si aprì in una "V" pericolosissima, svelando l'inizio di un reggiseno in pizzo nero su un seno piccolo, ma perfetto. Mi ritrassi, passandomi la lingua sulle labbra. Ilenia aveva le guance in fiamme, ma mantenne il suo sguardo fiero.
Il turno passò proprio a lei. Verità. Qual è la cosa più imbarazzante che ti è capitata durante il sesso? Ilenia sistemò i bordi della camicetta aperta con nonchalance. "Una volta, ero con un ragazzo con cui mi frequentavo, stavamo scopando e post sesso mi venne da fare uno spettacolino sexy e caddi come una demente, lui dopo questa cosa mi prese per scema e iniziò a prendermi in giro, io per riprendermi dall’imbarazzo mi misi a correggerlo per ogni piccolo errore grammaticale che faceva parlando, non ci siamo mai più visti.” Quella sua mania di sbattere in faccia alle persone il fatto che lei sia più intelligente ci fece piegare in due dalle risate. Era inavvicinabile, ma proprio per questo fottutamente eccitante.
Poi arrivò la bomba. Il telefono finì nelle mani di Anna. Verità. Quanto tempo è passato dall'ultima volta che sei stata sola con le tue mani? Anna divenne cremisi. Si contorse sul posto, guardò la sua amica Maria e poi fissò il fondo del suo bicchiere. "Ieri pomeriggio," sussurrò, con un sorriso colpevole che le incurvò le labbra carnose. "Diciamo che... dopo una certa lezione di cucina in camera, mi era venuta una voglia incredibile di fare pratica." Maria le fece l'occhiolino, ridendo sguaiatamente, mentre io rischiai di strozzarmi con la birra. Aveva usato le mani ripensando alla lezione con la zucchina. Pensare ad Anna che si toccava il clitoride per colpa di quello che avevo indirettamente provocato mi fece gonfiare i jeans in un istante.
Il livello degenerò. A Ross uscì l'obbligo di baciare con la lingua un ragazzo della stanza. "Col cazzo!" urlò, afferrando il bicchiere di tequila. "Piuttosto mi bevo la bottiglia di svelto per i piatti!" Buttò giù lo shot senza battere ciglio, sputacchiando per il bruciore.
Toccò a Maria. Obbligo. Scegli un ragazzo della stanza che dovrà far vedere il sedere a tutti i presenti. Essendo l'unico ragazzo, il bersaglio ero palesemente io. Maria si alzò in piedi, il suo mini-abito rosso che le copriva a stento l'inguine. "Alzati, Giò. È il momento di valutare la merce." Sbuffando e ridendo, mi alzaiRingraziando mentalmente Sofia per avermi fatto mettere i pantaloni della tuta, sciolsi il laccio e me li calai insieme ai boxer, girandomi di schiena. "Niente male, compatto," commentò Ilenia, sorseggiando il gin. "Che schifo," bofonchiò Ross coprendosi gli occhi. Sofia si morse il labbro, gelosa della condivisione, mentre Anna sbarrò gli occhi, fissando le mie natiche con un'intensità che mi fece bruciare la pelle.
"Ottimo lavoro, zombi," rise Maria, facendomi cenno di rivestirmi. Ma la sua gloria durò poco, perché il turno dopo, l'app le si rivoltò contro tramite Anna. Obbligo (per Anna). Chiedi a Maria se puoi toccarle il culo. Se acconsente, devi farlo per dieci secondi. Anna lesse la schermata, paonazza. "Mari... posso?" Maria non esitò mezza frazione di secondo. "Tesoro, non aspettavo altro." Si alzò in piedi proprio davanti ad Anna, dandole le spalle. Con una mossa da vera predatrice disinibita, si afferrò l'orlo del vestitino rosso di seta e se lo tirò su fino alla vita. Sotto, indossava solo un perizoma nero ridottissimo che si perdeva letteralmente in mezzo alle natiche abbronzate, sode e perfette. Lo piazzò esattamente a venti centimetri dalla faccia di Anna. Anna, deglutendo rumorosamente, allungò le mani tremanti e le posò su quel capolavoro di carne. Iniziò a palparlo, stringendo la pelle compatta, mentre Maria chiudeva gli occhi e cacciava indietro la testa, gemendo debolmente per spettacolo. Ilenia, seduta accanto a me, si chinò verso il mio orecchio. "Ma scusa," sussurrò, con una nota di puro veleno e confusione. "Questa non era fidanzatissima con il tuo caro amico Giulio? Sembra pronta per fare un provino per Brazzers." Io annuii in silenzio, sudando freddo, pregando che nessuno leggesse la mia colpevolezza in faccia.
La penultima sfida fu un capolavoro visivo: Anna e Ilenia, scambiatevi il capo d'abbigliamento superiore. Tra risatine isteriche provocate dall'alcol, le due si alzarono. Anna si sfilò la maglietta, rimanendo in un reggiseno a balconcino rosa che faticava a contenere la sua taglia abbondante. Ilenia le passò la camicetta verde smeraldo, di cui le avevo già aperto i bottoni. Quando Anna la indossò e cercò di abbottonarla, i bottoni si tesero allo spasimo sul suo seno enorme, creando una scollatura esplosiva che minacciava di far saltare le cuciture. Ilenia, di contro, indossò la t-shirt attillata di Anna; su di lei cadeva morbida e un po' vuota sul petto, ma le dava un'aria da modella trasandata fottutamente chic.
Eravamo ormai tutti mezzi ubriachi, l'aria era rovente, gli ormoni saturavano la stanza. Il telefono fece l'ultimo, fatidico "ding". Il timer era scaduto e l'obbligo finale, quello decisivo, spettava a me.
Obbligo Supremo. Dichiara pubblicamente chi tra le presenti ha il seno più bello. Chi verrà nominata dovrà accompagnarti in una stanza privata e mostrartelo.
Il silenzio piombò nel salotto. Si sentiva solo il rumore della mia deglutizione. Maria incrociò le braccia, sfidandomi con un sorrisetto arrogante, come a dire "nomina me, sai che lo vuoi". Sofia mi guardò con una furia territoriale che prometteva evirazione se non avessi scelto lei. Ilenia inarcò un sopracciglio, in attesa della mia mossa su quella scacchiera psicologica in cui ogni pezzo aveva la sua funzione. Ma i miei occhi andarono verso il divano di fronte. Anna era lì, stretta in quella camicetta verde smeraldo che le stringeva i seni in modo osceno, il viso arrossato dall'alcol e dalle carezze a Maria. Il suo respiro era corto. Volevo scoprire se quella gelosia che mi aveva riservato per tutta la sera aveva un fondamento.
Non ci pensai due volte. L'istinto prese il sopravvento. "Anna," dissi, con voce ferma, guardandola dritta negli occhi azzurri.
Nel prossimo capitolo l’atmosfera della festa prenderà fuoco.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
0 racconti, 4 libri.
Altri racconti di Giovy22
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.