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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 5
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Capitolo 5 di 9 20 min di lettura

Obbligo o Verità: Culi in faccia e tette di fuori

Dopo una focosa e umida sveltina mattutina per "igienizzare" i sensi di colpa con Sofia, Giovanni finisce in trappola a casa di Maria. Un diabolico gioco alcolico degenera rapidamente tra provocazioni sfacciate, gelosie e un obbligo finale da infarto.

Giovy22
5 mesi fa · 1k letture · 2

"Cristo, Sof..." mormorai, azzerando la distanza tra noi per baciarla con una fame disperata. Le nostre lingue iniziarono a danzare selvaggiamente mentre i nostri bacini si scontravano senza pietà. Sentii la sua figa contrarsi violentemente attorno a me in una serie di spasmi bollenti e inarrestabili. Sofia inarcò la schiena, stringendo le braccia attorno al mio collo, e il suo urlo di piacere mi riempì la bocca. L'orgasmo mi travolse una frazione di secondo dopo di lei. Mi svuotai profondamente dentro di lei, spingendo fino a farmi male, con un grugnito roco e prolungato che si mischiava ai suoi sospiri, mentre il mondo fuori da quel bagno smetteva fottutamente di esistere.

Il caos ormonale e fisico in cui ci eravamo appena immersi lasciò gradualmente spazio alla realtà. Il respiro tornò regolare, e l'aria fresca del bagno ci fece rabbrividire.

Mentre ci staccavamo, con le gambe ancora molli, Sofia recuperò le mie vecchie mutande grigie dal pavimento e se le infilò con una lentezza che sapeva di sadismo. Mi lanciò un'occhiata di sbieco, un sorrisetto bastardo sulle labbra. "Un consiglio da amica, Giò," esordì, raccogliendo i capelli in una coda disordinata. "Stasera vestiti comodo. Mettiti dei pantaloni larghi, roba elastica." "Perché, scusa? Si va in guerra?" "Peggio," ridacchiò lei, dandomi una pacca sul petto nudo mentre mi passava accanto per uscire dal bagno. "Stasera il tuo culo sarà violato metaforicamente in così tanti modi che domani non riuscirai a sederti. Sarai carne da macello."

La seguii in camera da letto, infilandomi un paio di boxer puliti. Sof era già davanti all'armadio, intenta a rivestirsi. Guardarla mentre si agganciava il reggiseno, raccogliendo i suoi seni morbidi nelle coppe, era uno spettacolo che non mi stancava mai. Si infilò i jeans, saltellando su un piede per farli salire sui fianchi carnosi, con quella sua praticità disarmante che amavo alla follia.

"Senti, facciamo così," disse, chiudendo la zip e girandosi verso di me. "Se stasera nessuna delle tue tre amanti segrete, palesi o platoniche ti sequestra, vieni a dormire da me. Non possiamo scopare in macchina prima che mi accompagni, perché verrà anche Ross e non mi va di farla aspettare al freddo mentre noi facciamo i contorsionisti sui sedili." "Mi sembra un'analisi logistica ineccepibile," annuii, incrociando le braccia. "Esatto. Quindi stanotte vieni da me. Ci guardiamo due puntate di Suits, ci fumiamo una bella canna sul balcone e poi..." abbassò la voce, leccandosi le labbra con un'espressione improvvisamente languida "...e poi ti infili sotto le coperte e mi fai quella cosa con la lingua che mi piace tanto."

Era così schietta e diretta che quasi mi fece mancare il fiato. Ma non potevo lasciargliela vinta così facilmente. Mi avvicinai, sfiorandole i fianchi con le mani, e sfoderai la mia faccia da schiaffi migliore. "Quella cosa con la lingua?" mormorai, fingendo di pensarci su. "Non so, Sof. Sicura di meritartela? Pensavo che per stasera avessi in programma di farti dare ripetizioni teoriche da Maria su come si usano gli ortaggi. O magari Ilenia vorrà disquisire di filosofia fino all'alba... il mio tempo è prezioso, sai com'è."

Gli occhi di Sofia si strinsero in due fessure. La vena sul collo le pulsò. Odiava quando facevo lo sbruffone usando le altre ragazze. Afferrò la sua borsa dal letto e me la sbatte contro il petto, spingendomi indietro. "Sei un coglione, Giò," sibilò, anche se l'angolo della bocca le tremava per non ridere. Si diresse verso la porta della camera con passo pesante. "Alle sette esatte vienici a prendere, testa di cazzo. E vedi di non fare tardi."

Le sette e mezza di quella sera arrivarono con la stessa inesorabile ineluttabilità di un'esecuzione pubblica.

Come da appuntamento, il ritrovo era a casa di Maria. Quando io, Sofia e Ross suonammo al campanello e varcammo la soglia del suo appartamento, mi resi subito conto di due cose: primo, il salotto era stato trasformato in una distilleria clandestina. C'erano bottiglie di vodka, gin, rum scuro e litri di tonica sparsi su tutto il tavolo basso di cristallo. Secondo, c'erano tutte. Al completo.

Antonella era sprofondata nel divano, con il telefono in mano e la sua solita aria scialla. Ilenia era in piedi vicino alla finestra, bellissima e misteriosa, e mi sorrise in modo indecifrabile non appena incrociò il mio sguardo, mandandomi subito il cervello in fiamme. E poi c'erano loro due. Anna e Maria.

Anna indossava una maglietta attillata e dei jeans che le stavano d’incanto, i capelli sciolti sulle spalle. Ma fu Maria a rubare la scena e a farmi letteralmente sudare freddo. Era vestita da vera, inequivocabile troia. Indossava un mini-abito a sottoveste di seta rosso sangue, talmente corto e aderente da sembrare illegale. Le spalline sottilissime minacciavano di cedere a ogni suo respiro, e l'assenza totale di reggiseno faceva intravedere la forma prepotente dei capezzoli attraverso la stoffa tesa sui seni pieni. Le gambe abbronzate sembravano infinite sopra un paio di tacchi neri, e il suo sorriso, quando mi vide entrare, era quello di un lupo che ha appena avvistato una pecora grassa e succulenta.

"Eccoli qua! I ritardatari!" esclamò Maria, venendoci incontro. Baciò sulle guance Ross e Sof, e poi passò a me. Si avvicinò un po' troppo, sfiorando il mio petto con i suoi seni e lasciandomi un bacio umido all'angolo della bocca. "Ciao, Giò. Vestito comodo, vedo. Fatto bene." Deglutii un sasso. Sofia, accanto a me, si irrigidì come una statua di sale.

"Allora," intervenne Anna, affiancando Maria. Le due sembravano inseparabili. Evidentemente, tra confidenze bollenti, scambi di saliva e zucchine succhiate, si era creato un legame oscuro e pericolosissimo. Anna aveva persino un luccichio malizioso negli occhi che non le avevo mai visto. "Avete portato la sete? Perché qui abbiamo svaligiato il supermercato."

"Vedo," commentò Ross, posando il giubbotto. "Dobbiamo festeggiare qualcosa in particolare o vogliamo solo distruggerci il fegato in compagnia?"

"La seconda, assolutamente la seconda," rispose Maria, battendo le mani. Andò dietro il tavolo e prese una bottiglia di tequila, brandendola come un'arma. "Ragazze, stasera non si fanno prigionieri. Giulio non c'è, siamo (quasi) tutte donne, e ho deciso che si gioca pesante. Abbiamo preparato una lista di giochi alcolici che ci faranno sputare fuori tutti i nostri segreti più sporchi."

Anna ridacchiò, annuendo con un entusiasmo che mi fece gelare il sangue. "Esatto. Preparatevi psicologicamente, perché stasera ci si diverte sul serio."

Io me ne stavo lì, in piedi in mezzo al salotto, incrociando prima lo sguardo glaciale e territoriale di Sofia, poi quello indagatore di Ilenia, poi gli occhi azzurri della mia dea ingenua e, infine, le pupille da psicopatica arrapata di Maria. Il mio culo era ufficialmente sotto assedio.

L'atmosfera nel salotto di Maria era già carica di un mix letale di vapore alcolico, profumi femminili mescolati tra loro e bassi pompati da una cassa bluetooth infilata tra le bottiglie di superalcolici. Come consiglia il nostro manuale per scrittori amatoriali, l'approccio ideale per far salire la tensione è partire in modo apparentemente innocuo, con preliminari arguti e un'attrazione sottile, per poi innescare un vero e proprio crescendo inarrestabile. E quella sera, il palcoscenico per il disastro era apparecchiato alla perfezione.

Me ne stavo sprofondato nel divano di pelle bianca, con una birra gelata in mano, affiancato da Ilenia. Era bellissima, avvolta in una camicetta di seta verde smeraldo che le scivolava addosso con un'eleganza innata. Stavo cercando di giocarmi la carta dell'intellettuale cinico per fare breccia nella sua corazza snob.

"Quello che non capisco di te, Ilenia," le stavo dicendo, avvicinandomi abbastanza da sentire il suo profumo di vaniglia e tabacco, "è come faccia una con la tua palese intelligenza emotiva a sopravvivere in questo branco di lupi disagiati. Sembri un cigno in un recinto di anatre." Lei fece tintinnare i cubetti di ghiaccio nel suo bicchiere di gin tonic, regalandomi un mezzo sorriso indecifrabile. "Forse, Giovanni, mi diverte osservare le anatre che cercano di comportarsi da predatori. O forse mi piace il caos. Tu, per esempio, che animale saresti?" "Io sono palesemente il cane da pastore che cerca di non far finire tutti nel burrone," scherzai, sfiorandole "per caso" il ginocchio con il mio.

Mentre Ilenia ridacchiava, sentii uno sguardo bruciarmi la tempia. Alzai gli occhi. Anna, seduta sul tappeto dall'altra parte del tavolino, mi stava fissando con un'espressione da serial killer. Aveva gli occhi socchiusi e stringeva il suo bicchiere di vodka alla pesca come se volesse frantumarlo. Era una situazione assurda: faceva la gelosa, mi fulminava se solo respiravo l'aria di un'altra, nonostante non mi avesse mai calcolato sentimentalmente e, soprattutto, considerando che si faceva tranquillamente sfondare nel culo sul sedile di una macchina da quel troglodita del suo ragazzo. La psicologia femminile della provincia era un fottuto mistero.

Ad un tratto, Anna sbatté il bicchiere sul tavolo con un tonfo secco, interrompendo le chiacchiere di tutti. "Basta, mi sto annoiando!" esclamò, gli occhi azzurri accesi da una scintilla pericolosissima. "È ora di alzare il livello. Giochiamo a un classico. Obbligo o Verità. E prima che diciate che è un gioco da quindicenni, vi avviso: ho scaricato un'app diabolica, versione estrema."

Un coro di approvazione si alzò nella stanza. Maria batté le mani, già su di giri, Ilenia fece un sorriso incuriosito, e perfino Sofia e Antonella annuirono. Io, invece, sentii una goccia di sudore freddo scivolarmi lungo la spina dorsale. Conoscendo i segreti incrociati presenti in quella stanza, quel gioco equivaleva a lanciare una granata in una fabbrica di fuochi d'artificio. Ma, fedeli alla regola d'oro del racconto erotico, sapevo che la spontaneità dell'azione e l'imprevisto avrebbero fatto decollare la situazione.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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