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Erotika
Provincia Di Troie - Vol.1 · Cap. 4
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Capitolo 4 di 9 26 min di lettura

Gola bagnata, culo sfondato

Nascosto nell'ombra, Giovanni spia Anna mentre impara a fare i pompini, per poi sfogare tutta la sua eccitazione sfondando senza pietà la sua nuova amante da dietro.

Giovy22
5 mesi fa · 1.1k letture · 4

Lei si bloccò. Sgranò gli occhi chiari, realizzando esattamente cosa le stavo chiedendo. Poi scoppiò a ridere, una risata diabolica e incredibilmente arrapata. "Allora hai davvero le palle, Giò," mormorò, mordendosi il labbro con una lussuria che le illuminò il viso. "Mannaggia ad Anna. Devo dare il mio culo a te, e non a quel deficiente del mio ragazzo, solo per colpa sua."

Raccolsi la provocazione con un sorriso. "Prendilo."

Maria non se lo fece ripetere due volte. Scattò in piedi, nuda e bellissima, aprì l'anta dell'armadio e tirò fuori una bottiglietta di lubrificante ancora sigillata dal cellophane. La lanciò sul materasso, per poi mettersi immediatamente a pecora, dandomi le spalle. Era uno spettacolo illegale. La schiena inarcata, i glutei rotondi e perfetti offerti alla mia visuale, e una mano che scivolava sfacciatamente in mezzo alle sue stesse gambe, accarezzandosi la figa per mantenere alta l'eccitazione mentre mi aspettava.

Mi sedetti sui talloni e presi la bottiglietta. E qui, il mio momento di gloria epica subì una tragica battuta d'arresto. Le mie mani erano scivolose di sudore e umori, e quella fottuta pellicola di plastica attorno al tappo si rifiutava di cedere. Tirai, graffiai, imprecai a mezza voce.

Maria, girando la testa all'indietro e vedendo la mia lotta patetica con il lubrificante, scoppiò a ridere di gusto. "Ma sei impedito?" mi sfotté, la voce carica di scherno. "Cazzo, Giò, riesci ad aprire me e non una fottuta confezione di plastica? Sei l'esatto contrario di Giulio. Lui i pacchi li sa aprire benissimo, ma per il resto... zero assoluto. Ci credo che perdi tempo con la teoria."

La stoccata mi irritò. L'idea che mi stesse paragonando a lui proprio in quel momento, sminuendomi, accese una rabbia carnale che mi diede la forza necessaria. Ci piantai i denti, strappai la plastica e svitai il tappo con un colpo secco.

Mi avvicinai al suo fondoschiena. Le versai una dose generosa di gel denso e freddo direttamente tra le natiche, poi ne spalmai un po' sul mio membro. "Ehi," le ringhiai contro l'orecchio, afferrandola saldamente per i fianchi. "Non provocarmi, Maria. Potrei farti male."

"Meno chiacchiere e più fatti, zombi," ribatté lei, sfacciata.

Ma quando posizionai la punta esattamente contro la sua fessura posteriore e feci la prima, inesorabile spinta, il suo sarcasmo evaporò. Maria lanciò un urlo acuto, aggrappandosi con le mani alle lenzuola stropicciate. Entrare in quel nuovo ambiente fu una sensazione trascendentale. Era una morsa strettissima, bollente, che opponeva resistenza a ogni millimetro. Sentivo la pressione avvolgermi in modo quasi doloroso, ma fottutamente perfetto. Mi fermai un secondo, lasciandola abituare, sentendo i suoi muscoli contrarsi e rilassarsi attorno a me.

"Cazzo... Giò..." ansimò, la voce improvvisamente tremante. "Te l'avevo detto," le risposi, e con una spinta decisa affondai fino alla base.

Maria gridò. Un urlo a metà tra il dolore iniziale e un'eccitazione viscerale, totalmente non contenuta e volutamente esagerata, roba da far tremare i muri del palazzo. Iniziai a muovermi. Ritmi lenti, poi sempre più veloci, sperimentando la densità pazzesca di quel suo angolo proibito.

A ogni mio colpo, i suoi seni pesanti sbattevano contro il materasso, e la sua bocca non smetteva di vomitare oscenità e provocazioni, come se il dolore la eccitasse in modo malsano. "Sì... oh, sì! Spingi, cazzo!" gridava, le guance rosse e schiacciate contro il cuscino. "Giulio... Giulio si metterebbe a piangere! Ha troppa paura... Ah! Non ha le palle per sfondarmi così!" "Zitta," le ordinai, dandole uno sculaccione sonoro sulla natica viscida di gel, che la fece strillare di nuovo. "Lui non sa farlo! È una noia... Ah, cazzo, Giò! Scopami il culo come lui non sa fare!"

Le sue parole, la sua voce rotta, il modo umiliante in cui sminuiva il mio amico mentre io la prendevo nel modo più intimo possibile... era benzina sul fuoco. L'apoteosi dei sensi. Il senso di colpa era morto e sepolto, sostituito da una lussuria deviata.

Aumentai il ritmo, martellando i suoi glutei sudati col mio bacino. Maria gemeva in modo sguaiato, fuori controllo, la tigre indomabile finalmente messa in ginocchio. La stretta del suo ano, i suoi insulti a Giulio, il calore della stanza: tutto convergette in un unico punto alla base della mia spina dorsale.

"Vengo... Maria, vengo!" ruggii, afferrandole i capelli e tirandole la testa all'indietro. Mi svuotai dentro il suo culo con una forza devastante, i muscoli contratti allo spasimo, riempiendola di spinte profonde mentre lei urlava il mio nome, perdendosi totalmente nell'estasi della sua stessa perversione.

Quando mi sfilai finalmente da lei, il contrasto termico fu brutale. L'aria condizionata della stanza colpì i nostri corpi madidi di sudore come una frustata.

Mi lasciai cadere a peso morto di schiena sul materasso, fissando il soffitto bianco. I miei polmoni cercavano aria disperatamente, e il cuore mi batteva così forte che pensavo potesse incrinare le costole.

Di fianco a me, Maria era un disastro bellissimo. Era rimasta a pancia in giù, la faccia sprofondata nel cuscino, le braccia larghe. I suoi riccioli erano un groviglio selvaggio e la pelle abbronzata della schiena era coperta da un velo lucido di sudore e lubrificante. Le sue gambe erano ancora leggermente divaricate, i muscoli delle cosce percorsi da leggeri spasimi involontari.

Per un minuto buono, l'unico rumore nella stanza fu il nostro respiro affannoso.

Poi, Maria mosse la testa di lato. Aprì un occhio solo, guardandomi da sotto in su, col trucco leggermente sbavato e un'espressione a metà tra il trionfo e la devastazione fisica.

"Giò..." gracchiò, la voce roca e impastata. "Eh," risposi io, senza nemmeno la forza di girare la testa. "Te lo dico col cuore in mano," sospirò, chiudendo l'occhio e affondando di nuovo la faccia nel cuscino. "Mi brucia il culo in una maniera che non puoi nemmeno immaginare. Penso di aver visto San Pietro che mi faceva l'occhiolino."

Nonostante la stanchezza, scoppiai a ridere. Una risata genuina, liberatoria, che mi fece contrarre gli addominali indolenziti. "Te l'avevo detto di non provocarmi," la presi in giro, allungando una mano per accarezzarle distrattamente la curva del fianco morbido. "Hai voluto fare l'esperta, hai voluto la lezione pratica... e il professore ha dovuto punirti."

Maria sbuffò una mezza risata contro la federa. Fece per tirarsi su puntellandosi sui gomiti, ma appena fece forza sul bacino lanciò un gemito acuto e si bloccò, stringendo i denti. "Porca troia, fa malissimo sul serio," sibilò, massaggiandosi la natica. Poi mi guardò, e il suo solito sorriso sfacciato tornò a illuminarle il viso. "Però... cazzo, se ne è valsa la pena. Se l'avessimo fatto con Giulio, a quest'ora sarebbe al pronto soccorso per un attacco di panico da sensi di colpa."

"Giulio," ripetei, sentendo quella parola cadere come un macigno nella stanza. "Vogliamo parlare del fatto che abbiamo appena commesso il tradimento perfetto? Siamo letteralmente delle persone orribili."

"Parla per te," ribatté lei, riuscendo finalmente a mettersi seduta sul bordo del letto. I suoi seni perfetti si mossero pesantemente, catturando ancora una volta la mia attenzione nonostante fossi svuotato. "Io mi sento rinata. E tu hai appena scaricato una settimana di frustrazione per Anna. Direi che è una situazione win-win."

Si alzò in piedi. Sembrava una novantenne con l'artrite. Camminò a gambe leggermente larghe, raccogliendo i miei boxer dal pavimento e lanciandomeli dritto in faccia.

"Forza, zombi. Alzati," mi ordinò. "Devo assolutamente farmi una doccia prima che tutto questo gel al silicone si solidifichi e io diventi un pezzo di plastica dell'IKEA. E tu vieni con me, perché non ho nessuna intenzione di lavarmi la schiena da sola."

Mi tirai su a fatica, nudo e ancora stordito dall'odore di sesso, sudore e silicone che impregnava l'aria. La seguii verso il bagno, guardando il modo in cui i suoi fianchi morbidi ondeggiavano. Avevamo appena aperto un vaso di Pandora che non si sarebbe più richiuso.

Mentre lei apriva l'acqua calda del box doccia, il fumo iniziò a riempire il bagno, appannando lo specchio. Maria si girò verso di me, entrando sotto il getto d'acqua, e mi lanciò quell'occhiata maliziosa che ormai avevo imparato a temere. "A proposito, Giò," disse, mentre l'acqua le scivolava addosso, creando la promessa perfetta per il disastro imminente. "Domani sera visto che sono sola pensavo di invitare anna, sofia e gli altri da me, ci saranno anche Antonella e Ilenia…con chi ci proverai domani? ”

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Giovy22

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  1. OPHELIO

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