“Vieni?” le dico scendendo dalla macchina. “Aspetta che metto la passerella, apro e ti faccio salire a bordo”.
Avvicino la barca al molo, serro un po’ gli ormeggi a poppa, salto a bordo e abbasso per prima cosa la passerella, dopodiché apro il portello del tambucio, scendo sottocoperta e apro il boccaporto di prua per arieggiare un po’. Risalgo a poppa e la vado a prendere.
“Ce la fai o vuoi una mano?” le chiedo. La vedo un po’ impacciata, forse non è mai salita su una barca a vela e percorrere una passerella stretta trenta centimetri non è proprio agevole. “Togliti le scarpe per favore prima di salire a bordo” le chiedo con gentilezza. Si avvinghia con una mano al paterazzo mentre con l’altra si sfila elegantemente le ballerine, mostrando un filo di coscia. Le vado incontro e la sorreggo per farle scendere il gradino che porta al pozzetto, poi decido di prenderla per la vita, sollevarla e poi adagiarla nel pozzetto stesso. Nel prenderla la serro all’altezza dei glutei, e la gonna leggera le sale scoprendole completamente le gambe. La poggio delicatamente e le dico, sorridendo “Benvenuta a bordo!”.
La guido per la scaletta che porta in cabina, le mostro un po’ l’ambiente e, mentre le spiego un po’, apro i gavoni e gli stipetti per vedere se ci fosse qualcosa per bere o fare un caffè. Trovo una busta di capsule Nespresso, accendo la macchinetta e inizio a preparare.
Francesca si è fermata nella cabina di prua ad osservare qualche foto appesa alla parete accanto alla toilette. “Posso andare un momento in bagno oppure???” immaginando che in porto non si possa andare in bagno. Accendo le pompe dell’acqua e del WC chimico, sperando che ci sia acqua a sufficienza per lo sciacquone e per lavarsi. Controllo al volo l’indicatore e verifico il tutto. Ok, ci sono 400 litri d’acqua, ci possiamo fare cinque docce.
Preparo il vassoietto con le due tazzine, le metto accanto zucchero e dolcificante: non so come lo prenda.
Sento la pompa che si attiva, ha tirato l’acqua e aperto il lavabo. Mi aspetto a momenti di vederla uscire. Scatta il chiavistello e si apre la porta. Dio che bella che è… una lama di luce che filtra dal boccaporto di prua rimbalza sul pavimento tirato a lucido e si riflette tra i suoi capelli e evidenzia in trasparenza le sue gambe. È uno spettacolo. Inizio a sentire un certo movimento in mezzo alle gambe e mi rendo conto solo ora che diventa evidente visto che non porto biancheria e che i pantaloni della tuta sono abbastanza fascianti.
Le porgo il caffè e la invito a mettersi comoda alla dinette. Per entrare dietro al tavolino, deve scorrere il divanetto e facendo questo movimento solleva la gonna scoprendo di nuovo le gambe fino quasi al fianco.
Un’altra morsa mi stringe l’inguine che inizia a crescere evidente in volume. Fortuna che sono in penombra e non può vedere bene… almeno spero.Mi chiede di mettermi vicino a lei, battendo la mano sul divanetto della dinette.
“Mi è piaciuto molto stare con te. Anzi, mi piace molto. Mi piaci molto” mi dice con voce roca.“Anche a me. Mi piaci molto, Francesca, sei una donna molto bella oltre che intelligente. Sei veramente una piacevolissima conoscenza, anche se io vorrei di più…”.
Mi avvicino alle sue labbra ed inizio a baciarle delicatamente, stringendole tra le mie. Poi le passo un dito sulla bocca, lo appoggio in mezzo alle labbra e lei lo prende in bocca, succhiandolo con voluttà.
La porto a me ed inizio a baciarla con passione, sfiorandole il corpo con la mano che si sofferma sul lato del seno e poi scende verso la coscia. Ma è solo un attimo. La prendo per mano e la conduco in cabina a prua. Sono molto eccitato, il mio pene vuole bucare i pantaloni della tuta, sembra una tenda canadese.
“Ti va di far l’amore?” le chiedo, mentre la accarezzo i glutei attraverso la gonna ed infilo la mano sotto al pull sulla schiena, accarezzandola mentre continuiamo a baciarci con la passione di due adolescenti.
“C’è nessuno a bordo? Dottò, so’ er meccanico. Ero ito a pijà i pezzi pe’r motore”. Stramaledetto lui, il motore e chi ce lo ha chiamato.“Ah, va bene… che le devo dire? Faccia quel che deve fare” mentre cerco disperatamente di far sgonfiare l’attrezzo e Francesca si rassetta il pull e si alliscia la gonna. Le basta un attimo ed è già perfetta.
La faccio salire davanti a me per la scaletta e approfitto per sollevarle un po’ la gonna da dietro. Cazzo, non porta gli slip! Niente, non è giornata. Non me ne va bene una che fosse una.
Oramai è tardi, dobbiamo iniziare a rientrare a Roma. Rimontiamo in macchina e ripartiamo.Approfitto dopo un po’ di chilometri per metterle una mano in grembo ed accarezzarle il pube. Francesca mi facilita un po’ le cose allargando le cosce ed io ne approfitto per sollevarle la veste e sfiorarla dal vivo. Sotto è tutta liscia, e si capisce che è visibilmente eccitata dall’umido tra le sue pliche. Provo ad infilare un dito ma lei con fare deciso mi allontana la mano. “Pensa a guidare!” mi dice.
Ci riprovo dopo Cerveteri, stesso approccio, stesso obiettivo e, ahimè, stesso finale.Niente da fare, non è cosa. Volevo fare l’amore, volevo stare con lei ma non è stato possibile.
“Ti riaccompagno, dove devo lasciarti?” le chiedo quando siamo sul Raccordo all’altezza della Roma-L’Aquila.“Verso la Tuscolana, se non ti dispiace” mi risponde.“Ma come, non stai al Quarticciolo?” le domando con aria indagatrice.“Devo andare a casa da una persona che abita lì a Cinecittà, devo vederla per mia madre. È un medico”.“Ah, scusa, non sapevo. Ma come fai per tornare? Vuoi che ti aspetto?”.“No no, non ti preoccupare, con il 451 sono a casa in 20 minuti.”.“Dai, non ti preoccupare. Ti aspetto e ti riporto a casa io”.“Ti ho detto di no, non mi serve, grazie.” un po’ seccamente. Da quel momento non le ho più parlato per almeno dieci minuti, fino a che non ho imboccato la Tuscolana dal Raccordo.“Scusami Paolo, ma è una situazione un po’ complicata e non mi va di parlarne. Ti prego, non insistere.”“Hai un altro, vero?” le chiedo, già immaginando la risposta.“No, si, non in quel senso. Insomma, No.” Ecco, un po’ meno sicura. Combattuta tra il dire ed il non dire, tra affermare e negare. L’eterna alternanza tra bene e male, tra buono e cattivo.“Non andare, resta con me stasera” le dico.“Non posso. Scusa.” Siamo arrivati, scende dall’auto, prende la borsa e la sacca. Ecco perché aveva già i cambi pronti.
Ero rimasto in macchina, molto seccato della situazione, già pensando con fastidio alle cazzate che mi aveva propinato. Si avvicina alla mia parte, si china e mentre mi prende con delicatezza la nuca mi avvicina alla sua bocca e mi bacia con molta dolcezza. Un bacio profondo ed appassionato, che mi ha fatto sentire la scossa fin alla cima dei capelli.
“Ci sentiamo domani” mi dice con voce mielata mentre mi guarda negli occhi. “Buona notte e grazie di tutto” aggiunge.“Ciao” è stata la mia risposta, più simile ad una “Si, buonanotte a ‘sto cazzo…’sta stronza”.Ingrano la prima e me ne vado senza guardare né dove fosse né dove andasse.
Mentre tornavo a casa mi davo del cretino per essermi esposto così, per esserci cascato, lamentando la mia cattiva sorte che continuava a perseguitarmi.
Prendo il telefono e provo a chiamarla: “l’utente da lei selezionato non è al momento raggiungibile: si prega di richiamare più tardi” è la risposta impietosa.
Va bene. È il momento di metterci una pietra sopra. Chiamo allora un’amica della mia ex, che sapevo aveva litigato con lei ai tempi del divorzio e che mi aveva sempre offerto supporto morale e materiale: ovvero, un pasto completo ed una bella scopata. “Giovanna, sono Paolo, che fai stasera? Ah, sei impegnata? Ah, ok… Domani? Beh, perché no… anche domani, si… nel pomeriggio dici? Va bene. Ti chiamo io dopo pranzo domani…”. Fatto. L’indomani sarei andato a trovare Giovanna nel pomeriggio, sapendo già come sarebbe andata a finire.
Passo la sera col telefono in mano, in attesa di ricevere un messaggio, una chiamata, un SMS. Niente. Muto. Avrei voglia di sbatterlo al muro dalla rabbia.
Vado a letto, sperando che la notte porti consiglio.


Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.