Riaccendo la piastra e dopo poco, butto il macinato in forma di hamburger bella spessa e ampia.
“La gradisci ben cotta o al sangue?” le chiedo.“Al sangue va benissimo” risponde. Pochi minuti di cottura, accendo la cappa aspirante che avevo fatto sovradimensionare all’architetto pur imponendo il massimo della silenziosità. Non un fumo o un odore ristagnava in cucina. Un goccio di olio a crudo, una spruzzata di sale e di pepe macinato lì per lì e impiatto assieme ad un paio di foglie di lattuga e qualche pomodoro ciliegino. Apro quindi la bottiglia di vino, avrei dovuto farlo prima per farlo respirare, ma spero che sia buono lo stesso.
Porto a tavola e la invito a sedersi.
Mentre mangiamo apprezza il cibo “ottima la carne, saporita e poi questa maionese è deliziosa!” mi dice.Le verso del vino, “accompagna bene la carne” le spiego.
Inizia a raccontarmi la sua storia appena conclusa.
“Era l’urologo che aveva in cura mio padre” mi dice. “L’ho conosciuto in ospedale. Ha preteso che io andassi a letto con lui in cambio di un trattamento di favore per mio padre. Senza il suo intervento sarebbe rimasto in lista d’attesa chissà fino a quando, e non c’era disponibilità di ricovero se non privatamente ma in una clinica troppo costosa. Lì per lì ho accettato per disperazione, poi, in un certo senso, ho avuto paura di lui. Diciamo che mi ha schiavizzato. Il sesso con lui è stato sempre più oppressivo, quasi violento. Anzi, una volta mi ha proprio violentato. Mi ha legata a pancia in sotto al letto, mi ha messo un cuscino sotto la pancia e mi ha sodomizzato a freddo. Così, senza preamboli e senza lubrificarmi nemmeno un po’. Poi, quando mi ha slegato, gli ho dato uno schiaffo e lui me lo ha restituito con violenza rompendomi un labbro. E mi ha minacciata più volte. Poi, un giorno è entrata nel suo studio sua moglie, proprio mentre mi stava prendendo da dietro a pecorina, e non ti dico il casino… Pensa che poi sono diventata amica della moglie, che sapeva come era fatto il marito. E mi ha raccontato delle cose pazzesche sul suo conto.”“Ma perché lo hai continuato a vedere, scusa? Non mi sembri così remissiva…” la interrompo.“Perché, mi chiedi? Perché… perché alla fine mi piaceva quando mi faceva male e quando mi possedeva con violenza.” risponde con un filo di voce. “Alla fine, godevo di più quando mi faceva male che quando mi scopava normalmente. Il fatto è che mi ha schiavizzata sessualmente, me ne sono resa conto e ho deciso di darci un taglio. Prima aveva qualcosa su cui basare un ricatto, ora non più.” aggiunge con un sospiro.“E poi, ora ci sei tu…” conclude con un sospiro.Ci abbracciamo e rimaniamo così, avvinghiati l’uno all’altra, per qualche minuto, senza parlare.
Questa donna mi è entrata dentro ed ha preso possesso della mia anima. Non so cosa abbia, ma mi pare di conoscerla da una vita, di aver vissuto con lei e di conoscerla così profondamente che mi sembra impossibile non averla incontrata prima.
“Rimani con me, stanotte?” le chiedo.“Mi piacerebbe, ma devo accompagnare mio figlio a scuola e parlare con la sua insegnante” mi risponde.“E poi, sono senza macchina, se dovessi rimanere qui dovrei comunque uscire alle 6, andare a casa, svegliare tutti, cambiarmi e poi andare a scuola.” aggiunge, titubante e sinceramente dispiaciuta.“Ma non mancherà occasione, no?” conclude.“No, senz’altro” le rispondo.
Poi, preso da un momento di passione, la bacio e le apro l’accappatoio, massaggiandole i seni con entrambe le mani. Ho ancora voglia di lei, e si nota subito. Slaccio anche il mio accappatoio ed il mio fratellone si mostra pronto sugli attenti.
E ricominciamo le danze.
La porto sul letto, la stendo sulla schiena e incomincio a leccarla con passione e con la massima dedizione alternando colpetti al clitoride con profonde inserzioni tra le piccole labbra e nella sua vagina, arrivando al rimming del suo stretto buchetto. È tutto talmente liscio, setoso, umido. Francesca si bagna molto, è partecipe e mi spinge sempre più la testa verso di lei. Tasto con le dita i suoi orifizi, prima davanti e poi dietro, e poi ancora davanti. Prima un dito, poi due, poi ancora tre dita fino in fondo, a cercare con la punta la rugosità del suo punto G. Lo trovo, ed inizio a scoparla con le dita, prima lentamente, poi sempre più velocemente, fino a quando l’orgasmo più potente che abbia mai visto la sconquassa facendola squirtare abbondantemente e lasciandola esausta, tremante con una mano serrata in mezzo alle cosce in mezzo al lago dei suoi umori.
“Scusami… io non volevo… io non sapevo… è la prima volta che mi succede…” mi dice con voce flebile e quasi strozzata. Il suo viso è distrutto, i capelli appiccicati alla fronte. Sembra che abbia passato gli ultimi minuti in una sauna…
Il letto è un disastro. Anche per me è la prima volta che una donna viene in maniera così copiosa e intensa e soprattutto, così…bagnata. Inizio a disfarlo dopo che Francesca si è alzata per andare in bagno. La macchia è evidente, speriamo che non rimanga; la signora delle pulizie, domattina, potrebbe porsi qualche domanda di troppo e in questa casa, non c’è mai stata traccia di presenze femminili se non la sua o quella di mia figlia.
Francesca esce dal bagno in accappatoio, si è lavata, ha fatto anche lo shampoo ed i suoi capelli sono vaporosi come appena uscita dal coiffeur.
Vede il letto disfatto e subito si preoccupa “Mi spiace! Sono mortificata! Scusa!” visibilmente preoccupata.“Ma lascia stare! Ma di che? Ora mi dai una mano a girarlo in verticale in modo che si asciughi prima. Poi lo metto io a posto.” le rispondo con la massima dolcezza.“Ma la macchia? E se la vede qualcuno?”“Tranquilla, ho rovesciato un bicchiere di vino sul letto…” e le faccio l’occhiolino.“Sai, non mi era mai capitato prima d’ora di avere un orgasmo così … bagnato. Ad un certo momento credevo di aver perso la pipì, ma invece avevo questa spinta, questo desiderio di liberarmi, e più usciva e più ne veniva!” disse con aria tra il sorpreso ed il contrito.“Sinceramente, nemmeno a me era mai capitato di assistere ad un orgasmo così. Si, forse ne ho visti su PornHub, ma pensavo fossero un trucco da porno. Invece, è tutto vero!”“Intenderesti dire per caso che sono un attrice porno?” a metà tra lo scherzoso e lo scandalizzato.“Assolutamente no. Tu sei meglio di tutte le attrici che ho visto!” le dico ridendo. Lei prende il cuscino che teneva tra le gambe e me lo sbatte in testa, ricambiando la risata.
Dio, inizio a provare qualcosa di grosso per questa donna. Un sentimento che non provavo da tempo.
“Asciughiamoci, ci beviamo un goccio e poi ti porto a casa”.“Ok, grazie Paolo. Non vorrei fare troppo tardi, anche se non ti nascondo che mi piacerebbe dormire con te, stanotte.”“Fallo!”“No, impossibile. Non posso lasciare Serse da solo. E Claudio stasera si ferma a dormire dalla ragazza. Ma non mancherà occasione, tranquillo. Sempre che tu lo voglia ancora…”“Io lo voglio già ora, figurati domani o dopo…”
La accompagnai a casa, vincendo la sua resistenza. Non voleva mostrarmi dove abitava “ma non perché non mi fidi, è perché mi vergogno un po’ della zona. E poi, sinceramente, c’è talmente tanta gente che mi conosce in giro per il quartiere fino a tardi, che mi scoccia farmi vedere con qualche forestiero. Il Quarticciolo è come un piccolo paese: si conoscono tutti, sanno tutto di tutti, parlano e sparlano di tutti. E non ti auguro di essere sulla bocca di certe commari che passano il tempo sedute fuori del portone a capare la cicoria o i fagiolini!” concluse.
La lasciai ad un centinaio di metri da casa, seguendola da lontano con lo sguardo, ma rimanendo in macchina con il motore acceso.
Squilla il telefono: è lei. “Sono arrivata al cancello, ora sono tranquilla. Ci sentiamo domattina. Buona notte e grazie di tutto. Anzi, grazie di esserci…” e chiude la chiamata.
Non ricordo che strada ho fatto per tornare a casa. So solo che mi sono risvegliato la mattina dopo sul divano, con il collo disastrato per la postura sbagliata, un piacevole senso di appagamento sessuale ed un calore in petto che mi fece sorridere.


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