Comunque, decido di organizzare una cena qui in casa con i nostri figli. Sarà l’occasione per conoscersi e per chiedere davanti a loro la mano di Francesca. Per farmi aiutare chiedo aiuto a Sophia.
“Sofi, mi daresti una mano? Vorrei fare una cena in casa questo sabato.” le chiedo. “Sabato no, papà. Ci sono dei problemi.” “E che problemi ci sono, scusa?” le chiedo. “Problemi. La gente non può. Facciamo domenica a pranzo.” mi risponde. “Ma la gente chi che non sai nemmeno chi voglio invitare e a che fine???” intervengo un po’ stupito ed un po’ seccato. “Uffa! Papà: quand’è che deciderai di lasciarmi fare? Scommetti che so già che devo organizzare un pranzo…” “No! Una cena!” “Un PRANZO per sei?” ribadisce calcando la voce sul pranzo. Mi tacito un attimo, raccolgo i pensieri e mi rendo conto che le cose hanno preso una strada diversa. O meglio, vanno nella giusta direzione ma io non le controllo per niente. “Sophia, ascoltami” le dico prendendole le mani tra le mie e guardandola negli occhi. “Papà, aspetta. Ti spiego. E’ tutto organizzato da almeno un mese. Noi sappiamo tutto, perché … una persona mi ha raccontato molte cose ed un’altra me ne ha dette altre. In più, una terza fonte affidabilissima conferma quel che le prime due hanno affermato categoricamente.” “Le cose vengono bene perché i tuoi tempi e quelli della nostra iniziativa convergono. Però ti devi fidare di noi. Per una volta, ci lasci fare?” mi risponde. “Tu devi solo chiamare Fra e invitarla domenica a pranzo. Ah, per inciso, le previsioni danno bel tempo, anche se fresco, per cui possiamo servire l’aperitivo in terrazzo. Al menù ci pensiamo noi. Tu pensa a quel che devi fare tu. Capito? Comprendido? Understood? Compris? Verstanden?” “Ora sciò sciò, smamma. Vai a fare quella cosa che devi fare.”
Sono basito, sorpreso, sollevato. I miei ragazzi, anzi, i nostri ragazzi hanno capito prima loro di noi i nostri sentimenti…
So cosa devo fare. Devo uscire per ritirare l’anello di fidanzamento ufficiale, quello serio. Poi devo passare dal fioraio e mandare dei fiori a Francesca con un biglietto di invito per domenica.
Quindi devo pensare ad un presente ai ragazzi. Per i miei so già cosa fare, è facile. A Luca regalerò un orologio dei miei, uno di quelli che ho fatto rimettere a posto per una occasione simile. A Sophia, un brillante della nonna, la mia mamma, che avevo deciso di regalare alla mia ex moglie, sua mamma, ma che poi era rimasto in cassetta di sicurezza per anni. Ora mi mancano Claudio e Serse. A Claudio, tifoso della Magica, avevo pensato ad un abbonamento in tribuna Monte Mario per il resto della stagione, ma so da Francesca che lui va sempre con il padre in Curva Sud e quindi nulla, idea scartata.
Potrei regalare anche a lui un orologio dei miei, ma sembrerebbe un po’ troppo personale e, soprattutto, non voglio mancare di rispetto né a lui né tantomeno a Luca. E anche l’orologio è cancellato. Devo per forza passare al personale e basarmi su quel che so di lui.
E’ uno sportivo, lavora come responsabile in una centrale operativa di soccorso auto per conto di molte assicurazioni e cura la valutazione dei danni fisici per selezionare il corretto livello di intervento dei mezzi di soccorso sanitario. E’ fidanzato e sta rimettendo a posto la loro prossima casa con l’aiuto del padre di lei. So che fanno gite in moto, anche piccoli tour.
Ecco, forse ci sono. C’è un apparecchietto che riunisce in sé le funzioni di centralino entrante per due linee cellulari e che fa da interfono con le cuffiette integrate nei caschi. Ho visto le caratteristiche e, oltre all’interfono, può sostenere due connessioni voce contemporanee facendone anche il join. Una cosa quasi fantascientifica e, secondo me, particolarmente utile. Mi devo sbrigare a farla ordinare da Karla al nostro fornitore di apparati di rete e telefonici, sperando che me la consegni entro venerdì sera.
Manca Serse. Premesso che non so nemmeno se verrà, è la persona più difficile da inquadrare. Avevo pensato qualcosa di tecnologico per la grafica, ma poi ho pensato di fargli un regalo particolare: una piccola collezione di alcuni dei miei vinili scelti tra quelli di musica progressive.
Per fortuna ho qualche doppione comprato per sbaglio o regalatomi, la maggior parte dei quali sono ancora sigillati. Mi farò aiutare da Luca a sceglierne una dozzina, confidando sul fatto che né a lui né a Sophia la musica non fa alcun effetto o quasi.
Rimane il regalo più impegnativo: l’anello di fidanzamento per Francesca.
Le avevo già donato l’anno prima un anello di “quasi” fidanzamento, una vera di brillanti con un piccolo rubino, ma ora devo donarle un vero anello, quello con il brillante serio.
Per fortuna mi sono mosso per tempo. Ho contattato il mio gioielliere di fiducia, apprezzato artigiano, e gli ho chiesto di restaurare l’anello di fidanzamento di mia mamma, ricevuto assieme alle altre sue cose alla sua morte. La pietra si è sporcata, un po’ opacizzata, ed i castoni sono scuri e graffiati così come parte del giro. Sono andato a portarglielo venti giorni fa in previsione di darlo a Francesca, e lo ho appena ritirato. Lo ricordo ancora al dito di mia mamma che lo infilava ogni tanto per ricordare mio padre morto abbastanza giovane.
Ho deciso di donarlo a Francesca. Ma prima devo avere una sorta di autorizzazione da Sophia. In fin dei conti, se non mi sposassi quell’anello toccherebbe a lei. “Sofi, cucciola, ascolta. Ti devo parlare.” le dico in un momento in cui sta chattando con qualcuno al telefono, seduta sul divano con le gambe rannicchiate sotto. “Uff… che vuoi?” risponde svogliata. “Guarda qui un momento” e le mostro il cofanetto dell’anello. “Uh, ma questo è l’anello di nonna, giusto? Quello di fidanzamento!” mi dice. Sa tutto… “Si tesoro, è quello, l’ho fatto restaurare dal gioielliere. Ascolta, ho deciso di donarlo a Francesca come anello di fidanzamento. Però vorrei che tu mi autorizzassi a farlo,” “E perché, papà? È roba tua, mica mia” risponde con lapalissiana semplicità. “Si, ma se non lo regalassi a Francesca sarebbe tuo.” le rispondo. “A parte che non lo dai ad un’estranea ma è il tuo anello di fidanzamento con Francesca. E poi, secondo te, Francesca a chi lo darà, un giorno? Al gatto?” “No, che c’entra,…”. Non ho risposte, la sua logica è ferrea. “Va bene così.” le dico. “Eh no, me lo fai vedere un momento? Fammi vedere come è venuto, apre la scatola, prende l’anello e l’indossa. “Certo che il nonno aveva un gran buon gusto, Questo anello è un classico, bellissimo, non passerà mai di moda. Ed è pure un bel brillocco…” mentre ammira rigirandolo l’anello infilato al suo anulare sinistro. “Chissà quando toccherà a me!” sospira.
“Ciao Fra, amore mio. Come stai?” “Amore, bene. Un po’ stanca. Troppi lavori, lo sai. Devo decidere per il mio benessere di rinunciare a qualcosa. O smetto di fare i mosaici, o smetto con la casa-famiglia. Da quando c’è la nuova cooperativa, i servizi sono peggiorati da morire ed io sto litigando tutti i giorni tutto il giorno perché mancano le cose, perché il vitto fa schifo, perché gli utenti sono sporchi, le stanze puzzano, eccetera.” si sfoga. “Ma perché non denunci alla Regione la cosa?” le chiedo. “Perché la regione sa benissimo come stanno le cose. La cooperativa l’hanno cambiata loro, l’hanno scelta loro perché risparmiavano. Si, su’ nonno. Fanno un terzo dei servizi rispetto a prima, con qualità infinitamente peggiore, a pochi spicci di meno. E la gente si lamenta con chi? Con me. Ed io mi sono rotta.” sbotta. “E allora molla, licenziati. Tanto, di lavoro ne hai talmente tanto con i mosaici che secondo me se ti ci dedicassi a tempo pieno non avresti tempo di fare altro.” “Si, ora è così. Ma tra tre anni? O cinque? Io devo pensare anche al mio futuro, a quello dei miei figli. Il loro padre è stato sfortunato, non sta nemmeno molto bene e a loro lascerà solo un locale magazzino fatiscente in un quartiere di merda accanto ai posti dello spaccio quotidiano.” “Ho bisogno di lavorare e di versare contributi ancora per sette/otto anni. E se faccio la libera professione, i contributi versati saranno persi se non raggiungo un minimo di 15 anni. È un casino. A meno che non faccia dei versamenti volontari per arrivare al minimo, ma sono talmente tanti soldi che non ne vale la pena. Se gli stessi soldi li mettessi in un fondo pensionistico integrativo, ne ricaverei molto di più di quel che potrebbe darmi l’INPS.” prosegue. “Ed in più, come dipendente della casa famiglia ho anche la malattia pagata, le ferie, i permessi, tutte cose che da autonoma non avrei e che dovrei pagarmi da sola” conclude.

