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Francesca e Paolo, amore e follie · Cap. 12 — Fidanzati in casa
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Fidanzati in casa

sesso italiano
2 anni fa · 6.658 parole · 29 min
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Provo a raccogliere le idee. I nostri figli si conoscono, si sono visti, si sono scambiati le opinioni su di noi e concordano che il matrimonio sia improcrastinabile. 

L’unico dubbio riguarda Serse. Quel ragazzo mi preoccupa. È un visionario come la mamma, sensibile ed intelligentissimo, ma ha dei blocchi pazzeschi. Odia la scuola, pur essendo capace di svettare nelle materie che gli piacciono. Parla un inglese ed uno spagnolo eccellenti, pari ad un madrelingua. Sa suonare batteria e tastiera, disegna meravigliosamente, ma non ha alcuna intenzione di terminare gli studi. Si pone inoltre in maniera polemica nei confronti del padre, reo di averlo semi abbandonato, salvo poi esserne affezionato al punto tale da vivere spesso con lui. 

Ho capito dai racconti di Francesca che pur essendo contento per la madre, non ha preso bene questo rapporto perché sotto sotto lui ha sempre sperato che i suoi genitori tornassero ad essere una famiglia normale, unita. Invece, la separazione un po’ traumatica, l’essere costretto a vivere con i nonni quando la madre doveva andare a lavorare e stava fuori per giorni, lo ha reso dipendente dalla mamma, senza nel contempo essere capace né di troncare né di far evolvere il rapporto con il padre. 

“E Serse?” chiedo a Sophia, visto che sa tutto. “Serse è matto.” È tranchant. “Claudio lo adora, lo protegge, ma qualche volta hanno bisticciato seriamente a causa del vostro rapporto. Dice che Serse si illudeva che madre e padre sarebbero tornati assieme, e la tua invasione di campo è come se lo avesse spiazzato.” conclude. 

Siamo arrivati a casa, porto su le valige di Sophia e mi butto sul letto a pensare. Chiamo Francesca. 

“Amore, come stai?” le chiedo. “Bene bene, un po’ stanca. Sto preparando alcuni bozzetti per il Professore che vuole altre cose per casa sua” mi risponde. La sento stanca anche dalla voce. “Sono arrivato a casa. Ho preso Sophia all’aeroporto” le dico. “Bravo, salutamela tanto. Anzi. Passamela un momento” mi dice. “Perché non mi hai mai detto che vi sentivate?” le chiedo. “Me lo hai mai chiesto? No. E poi, sono cose da donne.” chiude il discorso. 

Non ho voglia di discutere. Il pensiero di suo figlio Serse che rischia di mandare tutto a puttane mi opprime. 

“Allora quando vieni qui?” le chiedo. “Hai Sophia, devi stare un po’ con lei. Non voglio che tu rinunci a lei per me.” mi risponde. “Ma io voglio te, non Sophia, o meglio. Vabbè, mi hai capito. E poi, scusa, non potete stare tutte e due qui? Tu ed io stiamo in camera nostra – e sottolineo nostra – e Sophia sta in cameretta, o in studio. Semplice, no?” “Beh, poi vediamo. Amore, me la passi allora?” mi chiede. Non capisco, non ci sentiamo da ieri e vuole già sbolognarmi.  

“Sophia, c’è Francesca che vuole parlarti al telefono” la chiamo ad alta voce. “Dille che la chiamo subito io sul cellulare come esco dalla doccia” mi risponde “Dice che …” “…ho sentito. Dille però di chiamarmi sul fisso perché il cellulare è scarico e non carica bene. Tu come stai, amore mio? Mi manchi…” Ma come: due minuti fa sembrava che non gliene fregasse niente di me, e ora fa la gattina… Non capisco. Cosa sta succedendo? 

Sono passati un paio di giorni.  

Siamo stati tutti molto presi dalle nostre personali incombenze ed attività. Non è stato facile trovare un momento libero per tutti per consentire a Sophia, Luca e Francesca di fare reciproca conoscenza. Si, ho capito che Fra ha già avuto numerose chiamate audio video con i miei figli. Giusto l’altro ieri, il giorno dopo aver parlato con Sophia, ho avuto un franco scambio di opinioni, da uomo a uomo, con Luca. 

Mio figlio ed io non abbiamo mai avuto un rapporto empatico come quello che lega Sophia e me. La separazione dalla madre, la perdita del punto di riferimento comune, l’uscita di casa per andare all’estero, sono tutti fattori che ci hanno allontanato ulteriormente, oltre alla vulgata della conflittualità padre-figlio, ovvero del contrasto tra i due maschi alfa. Ovviamente, io amo mio figlio così come sono certo che egli ama me. Solo che il rapporto non è così intimo come vorrei. Parliamo poco tra di noi e di noi, preferendo discutere di tecnologia o di lavoro. E naturalmente, lui conclude sempre con un “Papà, sei vecchio!”. In occasione della mia decisione di fare outing della mia situazione affettiva, abbiamo discusso un po’. 

“Luca, da uomo a uomo, e non da padre a figlio. Cosa pensi di me, della mia relazione con Francesca, delle nuove situazioni che si verranno a creare… insomma, secondo te, sto facendo una cazzata?” gli chiedo a brutto muso. “Papà, ma che cazzo dici? Ma ti sei visto allo specchio? Quanti anni hai, eh? Vuoi che te lo ricordi? Sessantacinque anni, ripeto: SE-SSA-NTA-CIN-QUE!” scandendo in modo scorretto le sillabe ma fedele alla pronuncia romana.  “E secondo te, un uomo solo, a sessantacinque anni, che deve fa’, eh? Me lo dici?”, un po’ duro, ma con lo sguardo dolce. “Ho capito Luca, mi stai dicendo che sto sbagliando, che sto commettendo un errore. Però io amo Francesca!” rispondo con voce rotta dall’emozione. Mi sta salendo un groppo alla gola, sento gli occhi che si stanno inumidendo. “Papà! Ma che ti sei rincoglionito? Oh… guardati allo specchio oggi, e guarda le foto di tre anni fa. Guarda! LOOK!” e mi sposta di fronte allo specchio, mentre prende una delle ultime foto che mi ritraggono in barca con i ragazzi, l’anno della mia separazione. Sinceramente, io non mi vedo peggiorato o particolarmente invecchiato, tutt’altro. Direi che sembro ringiovanito. Si, forse un po’ di capelli grigi in più, ma non ho più la pancia ed il viso mi sembra molto più rilassato. “Ma veramente, Luca, a me sembra di star meglio…” gli dico. “Oh, adesso si che inizi a capire.” mi sorride. “Papà, tu devi baciare la terra sotto i piedi di Francesca. Tu non hai idea del culo che hai avuto a trovare una come lei. Ti rendi conto? Bella, gentile, espansiva il giusto, profondamente empatica ed altruista. Pensa che io e Claudio l’abbiamo soprannominata la gattara delle anime, perché si fa carico dei problemi degli altri come una… gattara, Diventano tutti problemi suoi.” “E poi, quanto pensi di poter stare da solo? Dieci anni? E dopo? Ti rinchiudiamo in un ospizio e ti veniamo a trovare la domenica? È questo che vuoi? Dimmelo!” “Ma che sei matto?” gli rispondo. “No caro, io non sono matto. Sei tu il matto se non ti sposi Francesca. E guarda che lei non sa niente di quel che abbiamo combinato Claudio, Sophia ed io. Siamo noi che vi vogliamo assieme.” “E ti dirò un’altra cosa. Scommetto centomila euro miei contro mille tuoi che a ottant’anni, ancora ti tirerà per lei!” e mi fa un occhiolino mentre mi dà una pacca sulla spalla. “Non avevo capito. Credevo che tu fossi contrario” ribatto. “Contrario io? Ma quando mai!” ribadisce. “Guarda Luca che io volevo parlarti proprio del fatto che vorrei sposare Francesca. Volevo sapere se tu eri d’accordo o no.”, gli dico. “Prima di tutto, anzi, in primis, come dici tu, sei tu che ti devi sposare, non io. E quindi decidi tu quel cazzo che ti pare. In secundis, noi figli appoggiamo tutti la tua decisione. Beh, quasi tutti… Ed infine, tertium non datur. Hai solo questa opzione. Poi hai chiuso. Closed, Fermè, Geschlossen. Lo capisci meglio?” 

Capito. Mio figlio è con me. Non solo, ho capito anche che loro si sono mossi in autonomia, senza farci sapere niente. E inizio a considerare che la loro presenza contemporanea non sia casuale ma frutto di un’accorta pianificazione. 

Se Sophia e Luca non conoscono Francesca di persona, altrettanto per me Claudio è solo una voce, simpatica e gentile, ma solo una voce a cui associo il volto di una delle foto che Francesca porta sempre con sé e del carattere che la stessa mi ha dipinto dal suo punto di vista. Un fantastico ragazzo.  Serse invece rimane un oggetto misterioso, confuso sullo sfondo della scena, ma possibile deus ex machina pronto a modificare le cose se non a stravolgerle. Vedremo. 

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