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Erotika
Tre troie e un coglione · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 16 min di lettura

nottata bollente

una nottata bollente tra raffa e joe

Asiadu01
1 anno fa · 550 letture · 1

E ogni volta che pensavo fosse troppo… lei ne voleva ancora.

La pelle bagnata di Raffaella sotto le mani mi mandava fuori di testa. Le sue gambe strette attorno al mio bacino, la schiena premuta al vetro, il respiro caldo contro la mia bocca. Le nostre lingue che si rincorrevano tra un bacio e l’altro, le mie mani che le stringevano il culo sodo con forza.

«Cazzo, quanto sei bella» mormorai tra i denti, affondando il viso nel suo collo mentre lei gemeva piano.

«E tu quanto sei duro… mi stai facendo impazzire» sussurrò, aggrappandosi ai miei capelli.

Le baciai il seno, lentamente, mentre l’acqua ci scivolava addosso. I suoi capezzoli erano tesi, perfetti, e lei si muoveva leggermente contro di me, cercando più frizione, più contatto, più tutto.

«Sai da quanto aspetto questa notte?» le chiesi, guardandola negli occhi.

«Allora fammi godere, Joe. Fammi dimenticare tutto.»

afferrai il pacco di preservativi in fretta.

«Minchia, quanti sono ancora…» dissi ridendo mentre ne prendevo uno.

«usarli tutti sta diventando sempre più impossibile» disse con un sorrisetto malizioso.

«Se riesci a starmi dietro, sì.»

Lei rise piano, mi baciò sulle labbra e mormorò: «Io ti stacco l’anima, stai attento.»

La presi di nuovo, spingendomi dentro di lei con un gemito strozzato. Il suo corpo tremava, le sue mani graffiavano la mia schiena, i suoi gemiti si mescolavano al suono dell’acqua che continuava a colarci addosso.

«Dio… sì… così…» ansimava, mentre le baciavo la bocca, il collo, i seni, senza smettere di muovermi.

«Ti sento tutta… sei così calda, Raffa… così mia» le sussurrai all’orecchio.

«Spingi… fammi urlare, ti prego…»

E io lo feci. Le mani le afferravano il seno, il bacino si muoveva deciso, animalesco. Lei gemeva forte, rideva e gemeva allo stesso tempo, in quel modo unico che aveva, con la voce roca e gli occhi socchiusi.

«Joe… cazzo, sto… sto venendo…» gridò.

«Vieni con me… vieni adesso…»

E venimmo insieme, mentre i nostri corpi si piegavano, mentre i muscoli si tendevano e poi crollavano l’uno sull’altro, esausti, storditi, sporchi, felici.

Uscimmo dalla doccia, ci asciugammo in fretta, senza nemmeno badare ai capelli o ai vestiti.

«Dove vai?» mi chiese, nuda, appoggiata al letto.

«Da te» risposi. Lei si girò e si mise a quattro zampe, il culo all’insù, guardandomi sopra la spalla.

«Allora vieni. Ma stavolta non avere pietà.»

«Zero pietà» risposi, salendo sopra di lei, baciandole la schiena, leccandole le scapole, le afferravo i fianchi e la sentivo vibrare.

E ricominciammo. Tra mani sul seno, labbra sul collo, respiri mozzati, gambe che tremavano e piacere che saliva di nuovo, sempre più forte, più deciso, più nostro. Cambiavamo posizione senza nemmeno pensarci, guidati solo dal desiderio. Le sue mani sul mio petto, le mie sul suo sedere, le bocche incollate, il cuore che batteva all’impazzata.

Fino al climax, urlato, totale, devastante.

Raffa si lasciò cadere sul letto, ancora in preda agli ultimi brividi.

«Joe… mi hai spaccata.»

Mi stesi accanto a lei, ancora dentro, il respiro lento, la pelle appiccicata alla sua.

«Siamo solo all’inizio, Raffa.»

Lei rise, poi si girò e mi baciò piano. Ci stringemmo nudi, stanchi e felici, e ci addormentammo così. Due corpi sfatti, due anime colme. E sette pacchi da finire.

Mi svegliai lentamente, ancora appiccicato al letto, sudato, spossato… felice. La pelle calda sotto il lenzuolo, il profumo di Raffaella ovunque addosso. Le lenzuola erano un groviglio di corpi e notte, e il mio cervello ancora non si era acceso del tutto.

«Buongiorno, marmellatino.»

La sua voce mi arrivò come un sussurro peccaminoso. Aprii un occhio e la vidi lì, nuda, seduta accanto a me, con le gambe piegate e una mano che già accarezzava la mia pancia con fare malizioso.

«Mmm… che ore sono?» biascicai, ancora immerso nel torpore.

«Non ti preoccupare delle ore» disse, baciandomi piano il petto. «Preoccupati di me… e del fatto che ho ancora le gambe che mi tremano da ieri sera.»

«Stai cercando di sedurmi alle sette del mattino?»

Lei rise, poi si sporse e mi sussurrò all’orecchio: «Non è colpa mia se ti svegli così sexy… e così duro.»

Solo allora mi resi conto che sì, avevo un’erezione che avrebbe potuto abbattere una porta.

«Dio mio… Raffa…» mormorai, mentre lei scivolava con la lingua lungo il collo. «Sei un incubo erotico a cielo aperto.»

«Già. E tu dormi nel mio letto, quindi sei fottuto.»

«Letteralmente.»

Lei scoppiò a ridere e si strusciò contro di me, calda, morbida, sfacciata.

Fu in quel momento che guardai l’orologio sul comodino.

Silenzio.

Poi: «CAZZO!»

Mi alzai di scatto come un pazzo.

«Sono le 9:27! Dovevo essere connesso alle 9 per lavorare!»

Raffaella scoppiò a ridere mentre cercavo freneticamente di recuperare i pantaloni.

«Ma come, prima il sesso maratoneta e ora mi abbandoni così?»

«Sei pericolosa per la mia produttività, Raffa. Sei tipo un virus informatico in forma di gnocca.»

«Bella questa, la userò!» gridò mentre rideva, appoggiandosi allo stipite nuda, con quel sorriso irresistibile.

Mi allacciai le scarpe senza calzini, presi la maglietta al volo e la baciai sulle labbra, di fretta ma con trasporto.

«Ci sentiamo, ok? E… grazie per la notte più incredibile della mia vita.»

«Ne abbiamo ancora sei pacchi, Joe. Torna quando vuoi.»

Mi voltai di scatto e uscii, mentre lei rideva, nuda sulla soglia, e io con l’erezione nascosta male dai pantaloni, correvo verso casa.

Dove mia madre mi aspettava con domande. E il mio capo con una chiamata. Fantastico.

Mi lanciai sulla sedia davanti al computer ancora in canottiera e con i capelli bagnati, mi connessi appena in tempo. Nessuna mail di fuoco, nessuna chiamata dal capo, nessun inferno informatico. Miracolosamente salvo.

Sospirai e mi lasciai cadere contro lo schienale. Il mio corpo era un misto di stanchezza, piacere e postumi da maratona sessuale. Mi sentivo come se avessi fatto tre giorni di palestra, eppure sorridevo.

Poco dopo, bussò mia madre.

«Joe, senti un po’…» iniziò, con la solita voce polemica del lunedì. «Io vorrei lamentarmi con quella ragazza nuova che vive sopra. Quella che urla la notte. Sembra che stiano girando un porno in diretta alle tre. Si sente tutto!»

Sgranai gli occhi e tossii per nascondere un sorriso colpevole.

«E tu? Dove cavolo eri ieri notte?»

«Ho dormito da un amico.»

«Che amico?»

«Uno… nuovo.»

Lei strinse gli occhi, sospettosa, ma non disse altro. Mi salvò una chiamata in entrata sul telefono. Grazie, mondo.

Mi voltai verso lo schermo per iniziare finalmente la mia giornata lavorativa. Tastiera sotto le dita, mente annebbiata, ma pronto a rimettermi in riga.

O almeno ci stavo provando, quando…

Bling.

Una notifica.

OnlyFans. Reika.

“Video in anteprima per te. Ma ho bisogno di parlarti di nuovo. Ti va di vederci stanotte?”

E quasi in contemporanea:

Whatsapp. Alice.

“Sei ancora vivo? Mi sento uno schifo per l’altra sera… però ho pensato a una canzone che potremmo suonare insieme. Ti va?”

Mi appoggiai allo schienale e guardai il soffitto.

Due messaggi, due ragazze, due universi completamente diversi. E io lì, in mezzo, ancora sudato… e in ritardo su tutto.

Ma ehi, almeno la settimana prometteva bene.

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Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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