Vai al contenuto
Erotika
Tre troie e un coglione · Cap. 6
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 6 di 8 16 min di lettura

giochetti al parco

la proposta della onlyfanser reika arriva e il protagonista non sa proprio cosa fare.

Asiadu01
1 anno fa · 517 letture · 3

Risposi a quel messaggio su OnlyFans senza pensarci troppo.

Solo una riga:

“Ci sarò. Alle 2. In villa. Dimmi dove.”

Nemmeno cinque minuti dopo mi arrivò la risposta.

Fredda. Essenziale.

Un punto preciso sulla mappa, una panchina nel giardino superiore.

Alle 2:00 in punto.

“Strano…”

pensai.

È sempre il fan a inseguire, mai il contrario.

E ora era lei a cercare me.

Lei, che sputava sul suo seno dicendo il mio nome con la voce più porca e lenta del mondo.

Andai a casa, con il cuore che batteva più forte del normale.

Mi infilai sotto la doccia.

Poi uscii, mi misi comodo.

Guardavo l’orologio ogni cinque minuti.

01:05… 01:10…

No. Erano solo le undici.

Poi arrivò un messaggio.

Raffaella.

23:03

“Ehi tu.

Mi va di un bicchiere di vino. Al bar. Non c’è nessuno. Poi magari torniamo insieme. Ti va?”

Mi fermai.

Respirai.

Cazzo.

Mi piaceva.

Raffaella mi piaceva davvero.

Mi prendeva. Mi stuzzicava. Mi scopava col cervello prima ancora che col corpo.

Ogni volta con lei era un misto tra desiderio e casa.

E avevamo ancora quella tensione irrisolta, quel quasi-sesso interrotto, il risveglio con i  piedi, dei racconti, del divano.

Volevo andare.

Volevo lei.

Ma poi c’era Reika.

Reika, che nella vita reale non era solo una ragazza bellissima.

Era quella ragazza: misteriosa, provocante, intoccabile, che ora mi scriveva come se sapesse tutto.

Mi guardai allo specchio, ancora bagnato, ancora con i capelli arruffati.

Mi fissai.

Quasi a chiedermi da solo:

“E tu, Joe?

Chi cazzo vuoi essere stanotte?”

Mi sedetti sul letto, presi il telefono.

Scrissi a Raffaella:

“Mi tenti come il diavolo, lo sai?

Dimmi che vino hai.”

Il messaggio rimase lì, non inviato.

Ci pensai su ancora un secondo.

Poi lo cancellai.

Mi alzai.

Presi le chiavi.

E iniziai a prepararmi per andare in villa.

Scrissi a Raffaella:

“Mi ero già messo a dormire, oggi sono cotto, recuperiamo domani?”

Era una mezza bugia.

Ero steso, sì.

Ma dormire?

Impossibile.

Non potevo.

Non dopo il messaggio di Reika.

La cosplayer. La pornostar.

La mia ossessione da mesi.

E ora mi voleva incontrare. Dal vivo. In villa.

Cazzo.

Non ci voleva uno scienziato per capire che non potevo presentarmi impreparato.

Alle 1:00 in punto, mi vestii.

Jeans, felpa, giubbotto.

Troppe speranze per una semplice chiacchierata?

Sì.

Ma meglio prevenire.

Il problema?

Nel mio paesino di provincia, il distributore più vicino di preservativi era dall’altro lato rispetto alla villa.

Lato opposto.

Perfetto.

Camminai nel silenzio della notte.

La strada deserta, qualche finestra ancora accesa.

Il cielo coperto, un’umidità leggera che sembrava preannunciare qualcosa.

Arrivai al distributore automatico, il neon blu che lampeggiava come un faro solitario.

Stavo per avvicinarmi, quando lo vidi.

Mario.

Il famigerato Mario.

Il ragazzo di Giada.

Era lì, chino sul distributore, con un’espressione da ladro alle prime armi.

Scelse in fretta, infilò le monete…

E io vidi il pacchetto uscire.

Una taglia piccola.

Mi scappò un mezzo sorriso.

Un pensiero bastardo.

“Giada, dai…

Hai fatto tanto per trovarti uno con l’aria da intellettuale alternativo e poi finisci con uno che compra i ‘XS’?

No dai.

Hai fatto meglio da ragazzina, quando giocavamo con le pistole ad acqua.”

Mi nascosi dietro al muro, per non farmi vedere.

Lui raccolse il pacchetto e se ne andò di corsa, con un’aria furtiva e soddisfatta che sembrava uscita da un film comico anni ’90.

Appena sparì, uscii allo scoperto, risi da solo come un idiota e mi avvicinai al distributore.

Presi i miei, taglia giusta.

Nessuna fretta.

Io sapevo aspettare.

Guardai l’orologio.

1:20.

Tempo perfetto per raggiungere la villa.

Il cuore mi batteva come un tamburo.

Non sapevo se stavo andando incontro a un sogno o a un disastro.

Ma in fondo, che importa?

Certe occasioni non si possono lasciare scappare.

Arrivai con un po’ d’anticipo.

La villa, di notte, era silenziosa come un vecchio fantasma addormentato.

Il giardino era immerso nell’ombra, le luci dei lampioni disegnavano sagome tremolanti tra i rami.

Il mio respiro si mischiava al fresco dell’aria.

Mi sedetti su quella panchina che lei aveva indicato.

Le mani in tasca.

Il cuore a mille.

Lo sguardo fisso nel vuoto, ma i pensieri…

Erano tutti su di lei.

Poi la vidi.

In lontananza.

Una figura scura che avanzava lentamente.

Tacchi.

Una camminata decisa.

Reika.

Quando si avvicinò, mi bastò un secondo per riconoscerla.

Era vestita in modo provocante ma elegante, con un trench nero lucido che rifletteva la luce dei lampioni e sotto, quel top a corsetto stretto che le esaltava il seno come nei suoi video.

La gonna era corta, aderente, e i collant neri lasciavano trasparire quel tono lattiginoso e perfetto della pelle.

Gli stivali, alti e stretti, facevano il resto.

Il viso?

Trucco scuro, eyeliner affilato, rossetto profondo.

Fredda. Sensuale. Irraggiungibile.

Una visione.

Si sedette accanto a me sulla panchina, senza dire una parola.

L’aria aveva un odore di erba e foglie bagnate.

Io cercai di mascherare l’agitazione, ma la voce mi uscì un po’ più bassa del solito.

«Volevi vedermi, Reika?»

Lei mi fissò con uno sguardo che sembrava trapassarmi.

Incrociò le gambe, lentamente.

Appoggiò un gomito sullo schienale della panchina.

«Sì.

Dovevo chiederti un favore.»

La sua voce era calma, bassa, quasi intonata come una nota jazz.

Ogni parola sembrava un morso.

Mi voltai verso di lei, incuriosito.

Le luci notturne giocavano con le ombre del suo viso.

«Che tipo di favore?»

chiesi.

Anche se dentro di me… sapevo già che quella notte non sarebbe stata normale.

Non ce la facevo.

Me la ritrovavo lì accanto, vestita come una tentazione gotica, e cercavo di rimanere serio, composto, razionale.

Ma la mente viaggiava.

E quando il silenzio si allungò troppo, iniziai a parlare. Troppo.

«Sai, io…

Mi ero immaginato un sacco di cose.

Che magari volevi vedermi perché, che ne so… ti ero piaciuto?

Che magari… tra noi ci poteva essere qualcosa? Tipo, boh, uno di quei film assurdi dove il fan incontra la diva e…»

Lei mi fermò.

Con un gesto secco della mano.

«Joe.

Non farti illusioni.»

Mi guardò negli occhi, seria.

«Non mi scoperai.»

Boom.

Diretta.

Fredda.

Tagliente.

Come una stilettata nello stomaco.

Ci rimasi di sasso.

Poi feci un mezzo sorriso, più ironico che altro.

«Touché.

Non hai tutti i torti, in effetti… mi sa che mi sono segato su ogni centimetro del tuo corpo.»

Lei rise.

Un suono basso, tagliente.

Mi fissò, inclinando la testa.

«Lo so.

È per questo che ho pensato a te.»

Fece una pausa.

Incrociò di nuovo le gambe, lentamente.

Mi guardò con quell’aria a metà tra la sfida e il divertimento.

«Vedi, tu sai il mio segreto.

Sei l’unico.

E quindi… volevo chiederti un favore.»

Rimasi in silenzio, aspettando.

Il cuore già martellava.

Ma le sue parole mi spiazzarono.

«Mi serve qualcuno che mi aiuti con i contenuti.

Voglio variare un po’.

Contenuti notturni, all’aperto… robe più strane.

E mi serve qualcuno che riprenda.

Che tenga la luce. Che dia una mano.»

Mi fissava seria.

«Ovviamente non fraintendere.

Non ti lascerò mai scoparmi.

Mai.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 7

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista