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Erotika
Tre troie e un coglione · Cap. 8
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Capitolo 8 di 8 16 min di lettura

nottata bollente

una nottata bollente tra raffa e joe

Asiadu01
1 anno fa · 550 letture · 1

Aprii il primo pacco con le mani tremanti, ancora bagnate, mentre l’acqua continuava a scorrere calda e incessante su di noi.

«Cavolo…» mormorai vedendo che dentro ce n’erano almeno una decina. «Forse sette pacchi erano troppi…»

Lei rise piano, il viso arrossato, i capelli zuppi che le si appiccicavano alle guance.

«Hai paura di stancarti?» mi stuzzicò, sollevando di nuovo la gamba per poggiarla al vetro. «Perché io no.»

Sfilai il primo, lo aprii con i denti e lo srotolai in fretta, senza riuscire a toglierle gli occhi di dosso. La tensione era così alta che quasi non respiravo.

«Hai idea di quanto ti desidero?» le dissi, guidando la punta contro di lei.

«Dimostralo.»

Entrai piano, mentre l’acqua scendeva su di noi come una pioggia bollente. Lei si aggrappò alle mie spalle, il corpo che tremava appena, e un gemito basso le sfuggì dalle labbra non appena fui completamente dentro. Era calda, stretta, accogliente. Un paradiso umido e bollente in cui mi perdevo a ogni spinta.

Il rumore dell’acqua si mescolava ai nostri sospiri, ai respiri rotti, al suono sordo del vetro che vibrava a ogni affondo. Muovevo i fianchi con ritmo costante, sentendo il suo corpo rispondere perfettamente al mio.

«Oh Dio, così…» sussurrava lei, lasciandosi andare del tutto, mentre le mie mani la tenevano forte e la mia bocca le baciava il collo, la mandibola, le labbra socchiuse.

Il piacere cresceva ad ogni movimento, come un’onda che non voleva arrestarsi. E in mezzo al vapore, ai corpi bagnati, e a quei gemiti leggeri ma continui… il mondo si ridusse a quell’istante: io, lei, e il fuoco sotto l’acqua.

Le mie mani scorrevano su di lei come se volessero imparare ogni curva a memoria, accarezzandole il ventre, poi risalendo piano a stringerle il seno, pieno e teso sotto le dita. Lei gemette appena, muovendosi contro di me con lentezza, ma sempre più fame.

«Non smettere…» sussurrò ansimando, con le labbra socchiuse e gli occhi socchiusi dal piacere.

La mia bocca tornò sulla sua, ci baciammo con foga, con dolcezza e bisogno insieme, mentre continuavo a spingere dentro di lei, in profondità, sentendo ogni singolo battito dei nostri corpi fondersi.

Il vetro della cabina tremava sotto la spinta delle sue scapole, le sue mani si serravano sulle mie spalle e poi nei miei capelli. Le baciai il collo, scendendo sul seno, lasciando che l’acqua scivolasse su di noi mentre la mia lingua lo accarezzava, provocandole un fremito.

Lei avvolse le gambe attorno ai miei fianchi, spalancandosi completamente alla mia penetrazione, e ogni mio movimento la faceva gemere, piccole vibrazioni che le sfuggivano tra i denti e si confondevano col rumore dell’acqua.

La sentivo tremare, contrarsi intorno a me, pronta a lasciarsi andare, e la guardai negli occhi, il viso arrossato, bagnato, meravigliosamente perso.

«Sto… sto per venire…» mormorò con voce rotta, le unghie leggere sulla mia schiena.

«Vieni con me» le sussurrai piano, rallentando appena, poi di nuovo dentro con forza. Lei si lasciò andare, la testa reclinata all’indietro, un gemito più forte che le sfuggì senza filtri. E io la seguii subito dopo, stringendola forte contro di me, la fronte sulla sua, la pelle che bruciava sotto il getto d’acqua.

Restammo così, abbracciati, ansimanti, i corpi incollati e le gambe che tremavano, con l’acqua calda che ci lavava via tutto il resto.

Non ne avevamo abbastanza.

Appena usciti dalla doccia ci asciugammo in fretta, senza badare troppo ai capelli ancora gocciolanti o ai vestiti lasciati lì, in un angolo. Le nostre mani si cercavano di continuo, come se stessero ancora rincorrendo il tempo perduto, e rivestirsi non aveva davvero senso.

Entrammo nella sua camera, ancora col respiro spezzato, e lei salì sul letto con uno sguardo che era una provocazione dolcissima e spietata insieme. Si mise a quattro zampe, voltandosi a guardarmi da sopra la spalla, le labbra dischiuse, i capelli bagnati che le scendevano sulle scapole nude, e quel suo fondoschiena che sembrava chiamarmi, lentamente ondeggiando. Lo fece apposta. Per mostrarsi. Per accendermi.

«Che aspetti?» sussurrò, con voce roca e impaziente.

La vista di lei così, con l’intimità appena accennata tra le cosce e la schiena arcuata, mi fece tremare le mani mentre prendevo un altro preservativo. Lo aprii con foga, ma cercando di mantenere il controllo, e poi mi avvicinai a lei, poggiando le mani sui suoi fianchi. La sua pelle era ancora calda d’acqua e desiderio. Mi guidò dentro di lei con un piccolo movimento del bacino, decisa, e in un attimo ci trovammo uniti di nuovo.

Il ritmo fu lento all’inizio, come se volessimo goderci ogni millimetro, ogni respiro. Le mani le scivolarono lungo le lenzuola, e io mi chinai su di lei per baciarle le spalle, carezzarle il seno da sotto, sentire il cuore batterle in petto. I suoi gemiti, dolci e bassi, si mescolavano ai miei sospiri, alle parole spezzate che ci scambiavamo.

Ogni spinta, ogni carezza, ogni bacio era carico di quella fame che ci teneva incollati da ore. Il piacere saliva, in un crescendo di sensazioni sempre più forti. I nostri corpi si muovevano in perfetta armonia, avvolti dal buio e dal respiro caldo dell’estate.

E in quel momento, con le sue mani strette al cuscino e la mia fronte appoggiata alla sua schiena, capii che non era solo sesso.

Il ritmo si fece via via più deciso. I nostri corpi si rincorrevano con crescente urgenza, mentre le mie mani scivolavano sui suoi fianchi per guidarla, per tenerla stretta a me, come se potessi affondare più a fondo solo abbracciandola con più forza.

Raffaella gemeva piano, con quel suono sincero e roco che mi faceva impazzire, il viso affondato nel cuscino e le gambe che iniziavano a tremare sotto di me, cedendo a poco a poco.

«Non ce la faccio…» sussurrò, senza fiato, tra un singhiozzo di piacere e l’altro.

La sentivo cedere davvero, le ginocchia molli e i muscoli delle cosce che si contraevano senza controllo. La presi sotto le braccia e la tirai a me, stringendola mentre lei si lasciava andare contro il mio petto. Le sue mani cercavano le mie, le intrecciò mentre io continuavo a muovermi dentro di lei, più forte, più profondo.

Poi la voltai con delicatezza, facendola stendere supina sotto di me. I suoi occhi mi guardavano lucidi, il petto che saliva e scendeva rapido, la bocca socchiusa in attesa. La presi tra le mani e la baciai lentamente, mentre entravo di nuovo, stavolta guardandola negli occhi. Le sue gambe si sollevarono attorno alla mia vita, incastrandosi perfettamente, come se fossero fatte per tenermi lì.

«Così…» ansimò lei, graffiandomi la schiena con unghie leggere.

Cominciammo a muoverci di nuovo, più intensamente, senza più freni. I gemiti si fecero più forti, la stanza piena di respiro e desiderio. La baciavo ovunque, sulle labbra, sul collo, sul petto che si muoveva a ritmo con il mio bacino. Le sue mani mi tiravano a sé, mi accoglievano, mi chiedevano di non fermarmi.

Ogni cambio di posizione era istinto, bisogno, fame. La sollevai, la strinsi sulle mie ginocchia mentre la sentivo affondare e stringersi, poi di nuovo sdraiata con le caviglie sulle mie spalle, mentre la sua voce si faceva più acuta e tremante. Si avvinghiava a me, si lasciava attraversare, e io sentivo tutto: il suo calore, il suo piacere, la sua resa completa.

Prima di andare avanti…

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