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Erotika
Tre troie e un coglione · Cap. 6
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Capitolo 6 di 8 16 min di lettura

giochetti al parco

la proposta della onlyfanser reika arriva e il protagonista non sa proprio cosa fare.

Asiadu01
1 anno fa · 517 letture · 3

Poi… il silenzio.

Solo il suo respiro che tornava calmo.

Solo i suoi occhi che mi fissavano, stanchi, felici, sazi.

Solo io, con il cuore che martellava nel petto e la consapevolezza che non avrei dimenticato quella notte per il resto della mia vita.

Mi porse la mano. «Hai ripreso tutto?»

Annuii, incapace di dire una parola.

tolse la mascherina e gli occhiali che indossava ancora.

Le diedi la mano e la aiutai ad alzarsi da terra. Era ancora completamente nuda, la pelle chiarissima leggermente arrossata dall’erba, i capezzoli tesi per l’eccitazione appena vissuta, le gambe tremanti.

Si scosse la terra di dosso con le mani e si sistemò i capelli con nonchalance, poi mi guardò e sorrise con quel suo solito tono tra lo sfacciato e il complice:

«Scommetto che ora muori dalla voglia di segarti.»

Mi fece l’occhiolino.

«Resisti, Joe. Aspetta che pubblichi il video, così almeno mi fai guadagnare qualcosa.»

Risi, un po’ imbarazzato, un po’ ancora su di giri per tutto quello a cui avevo appena assistito.

«Sì, certo… tutto per supportare i piccoli business locali.»

Lei scoppiò a ridere.

La seguii mentre, ancora a piedi nudi, camminava lungo il sentiero di terra battuta per tornare verso le giostre. Ogni tanto si fermava a recuperare un capo d’abbigliamento: prima il reggiseno, poi le calze, poi il top di vinile.

Si rivestiva lentamente, quasi con gusto. Come se lo spogliarsi fosse un atto teatrale, ma il rivestirsi fosse la vera firma finale dello spettacolo.

Alla fine, davanti all’altalena, infilò le scarpe con un piccolo sospiro e tirò fuori dalla borsa il telefono. Me lo porse con disinvoltura:

«Hai fatto un ottimo lavoro. Ti meriti di farne altri, se ti va. Salva il mio numero, così ci organizziamo.»

Lo presi e digitai il mio.

Lei, prima di separarsi, mi guardò dritto negli occhi:

«Ma ricordati… nessuna illusione.»

Poi si voltò e se ne andò, lasciando solo il rumore ritmico dei suoi passi sul vialetto di ghiaia e l’odore della notte mescolato al profumo della sua pelle.

Io rimasi lì, col cuore che batteva ancora forte e il cervello in tilt.

Tornai a casa immerso nei pensieri, il cervello ancora affollato da Reika, dai suoi sussurri, dalla pelle chiara e tesa sotto le mie dita mentre la aiutavo ad alzarsi. Avevo ancora il profumo della notte addosso, e un’erezione latente che mi bruciava sotto la pelle. Ma ero esausto. Ero pieno, svuotato e carico allo stesso tempo. Mi buttai sul letto, senza neanche togliermi i jeans, e in pochi minuti caddi in un sonno profondo, il corpo ancora in tensione ma la mente che si lasciava trascinare via.

La mattina dopo suonò la sveglia alle 8:15. Solita routine: caffè amaro, doccia veloce, t-shirt e felpa gettate addosso, e poi davanti alla scrivania.

Le otto ore di lavoro da remoto filarono lisce ma lente, scandite dai soliti ticket, dallo Slack sempre acceso e da un pensiero fisso che tornava: la sera sarei andato in palestra con Giada.

Giada.

La mia ex migliore amica, l’unica che conosceva il Joe di quando avevo ancora i brufoli e mi facevo i viaggi mentali su qualsiasi ragazza mi parlasse per più di tre minuti.

Erano anni che non la vedevo, eppure, dopo quell’uscita insieme, sembrava tutto come prima. Solo che adesso… adesso era una donna. E dannatamente sexy.

Snella, tonica, col fondoschiena che sembrava scolpito apposta per mandarti in sbattimento e quel modo ironico di parlarti che ti faceva sentire scoperto anche quando avevi ancora la maglietta addosso.

Alle 18:30 mi mandò un messaggio:

“Tra mezz’ora sotto casa tua, vestiti da guerra 💪”

Sorrisi. Risposi con un pollice in su e corsi a mettermi i pantaloni da palestra, anche se lo sapevo: quel pomeriggio non sarei riuscito a concentrarmi solo sugli addominali.

Scesi giù e la vidi subito, seduta sul cofano della sua macchina con una bottiglietta d’acqua in mano e l’aria da “non me ne frega niente eppure sono una bomba”.

Aveva addosso una felpa grigia larga, di quelle che sembrano rubate all’ex o a un fratello maggiore, e sotto… dei leggings neri, aderentissimi.

Trasandata, come solo certe ragazze sanno essere: senza trucco, capelli legati di corsa, ma con quel fondoschiena che sembrava disegnato da un artista in cerca di ispirazione. Un’opera d’arte in movimento, incorniciata nel tessuto che si tendeva perfettamente.

«Oh, ma sei pronto a fare la figura del morto in sala pesi?» mi disse con un sorriso, tirando giù gli occhiali da sole per guardarmi meglio.

«Io sì. Tu sembri più pronta per una sfilata che per la panca piana.»

«Taci scemo, ho dormito tre ore, mi reggo in piedi solo grazie al caffè e all’ansia.»

Ridiamo. E saliamo in macchina.

Durante il tragitto parliamo del solito: serie TV, ex stronzi, sogni lasciati a metà, progetti da rincorrere.

La voce di Giada era quella di sempre: familiare, ironica, a tratti pungente, ma con quell’empatia leggera che mi era mancata tanto. Non era cambiata, solo diventata più donna. Più forte. E, cazzo, più sexy. Anche se cercavo di non pensarci troppo.

«E tu invece, mister sviluppatore? Niente storie serie, cuori spezzati o stalker romantiche?» mi chiese a un certo punto, mentre fermava l’auto davanti alla palestra.

«No, solo tanto lavoro e… qualche situazione strana.»

«Strana tipo?»

«Tipo… complicata da spiegare. Ma prometto che prima o poi te la racconto.»

Mi guardò con un mezzo sorriso curioso.

«Non vedo l’ora.»

Scendemmo dall’auto.

Entrammo in palestra fianco a fianco. E per un attimo, pensai che forse quel giorno mi sarei allenato con più voglia del previsto.

Entrammo in palestra con quell’aria pigra da fine giornata. Io andai a cambiarmi nello spogliatoio, lasciandomi alle spalle il solito brusio di attrezzi, sbuffi e musica troppo alta. Dieci minuti dopo ero già in sala pesi, con l’asciugamano sulla spalla e poca voglia di faticare.

E poi eccola.

Giada.

In piedi vicino agli specchi, intenta ad allacciare le scarpe con l’elasticità di chi si è sempre presa cura del suo corpo.

Portava un top nero corto, che lasciava scoperti i fianchi snelli e una striscia sottile del suo ventre tonico. Ma fu quando si girò che dovetti deglutire due volte.

Quei pantaloncini aderenti… Cristo. Seguivano ogni centimetro del suo fondoschiena sodo come se fossero stati creati per esaltarlo. E quel fondoschiena… Dio, era come scolpito da qualcuno che conosce troppo bene le fantasie di un uomo.

Le gambe snelle e forti, la pelle leggermente ambrata e luminosa sotto le luci bianche della sala, la coda alta e spettinata che ondeggiava mentre camminava… era tutto un insieme che ti faceva dimenticare come si respira.

Lei mi vide, mi fece un cenno con il mento e un mezzo sorriso.

«Dai, non vorrai lasciarmi sola proprio oggi?»

La raggiunsi senza fiatare.

E per tutto il resto dell’allenamento non riuscii a distogliere lo sguardo da lei.

Non era solo una bella ragazza.

Era una dea.

E per quanto cercassi di restare lucido, il mio corpo aveva già deciso da che parte stare.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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