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Erotika
Tre troie e un coglione · Cap. 5
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Capitolo 5 di 8 15 min di lettura

lezione al sapore di Marijuana

tra un risveglio incredibile e una lezione che riserva tante sospese, la giornata sembra non finire mai.

Asiadu01
1 anno fa · 481 letture · 2

“Cioè… non è che… cioè…”

“Oh mio Dio, sei un pervertito!”

E scoppiò a ridere, divertita come non mai.

“Ma dai, Joe! Reika? Quella col corsetto e le orecchie da gatta?”

“Tu come fai a sapere chi è?”

“Eh, scusa, sono giovane anch’io. E poi TikTok non perdona.”

Si mise seduta a cavalcioni, di nuovo, la canottiera scivolata ancora un po’.

Gli occhi che brillavano di malizia.

“Quindi dimmi… che tipo di contenuti guardi?”

“Alice…”

“No dai, seriamente. Sei più tipo… piedi, cosplay, o… dominazione?”

“Sei fuori.”

“Fuori come te, Joe. Solo che io non pago venti euro al mese per vedere una ragazza che si veste da coniglietta.”

Mi pizzicò la pancia.

“Ti eccitano le conigliette, eh?”

“Alice…”

“Aspetta, ne ho un’altra.

Cosa ti farebbe più effetto: vedermi vestita da maid giapponese, o da infermiera sexy?”

Mi sentivo il cervello frantumato.

Fuso, confuso, eccitato.

Lei stava giocando. Ma quanto era gioco? E quanto no?

“Sai che potrei aprirmi un profilo anche io?”

disse, passandosi la lingua sulle labbra.

“Così magari mi paghi anche tu. Con la tariffa da studente.”

Scoppiammo di nuovo a ridere, ma il suo sguardo rimase fisso su di me.

Un attimo in più.

Un secondo di troppo.

Quel secondo in cui capii che stava aspettando la mia reazione.

“E comunque, il tuo ragazzo?”

“Il mio…?”

“Sì, il tuo fidanzato. Non sarebbe geloso di questi giochini?”

Il sorriso le si spense.

Pochi secondi.

Solo uno sguardo perso nel vuoto. Poi sbottò.

“Ma che ne so se gli importa!

È sempre più assente, Joe. Sempre a pensare ai cazzi suoi.

Lui è il musicista vero, lui è il ‘genio’, lui è quello che deve fare carriera.

Io? Io sono solo la ragazzina che gli regge il microfono e lo aspetta a fine concerto.”

Fece una pausa.

Respirò a fondo, poi si alzò in ginocchio sul letto, agitata.

“Sai che non si è mai accorto nemmeno di come mi vesto?

Che mi vesto così solo per provocare, per vedere se almeno qualcuno si accorge di me?”

Io restai in silenzio, non sapevo se interromperla.

Ero spiazzato.

Poi lo fece.

Senza pensarci due volte, in un gesto teatrale e impulsivo, si tolse la canottiera.

Così, di scatto.

I suoi seni nudi, sodi e perfetti, rimbalzarono dolcemente quando si mosse.

“A lui nemmeno piace il mio seno,”

disse, guardandomi dritto negli occhi.

“Dice che è troppo… piccolo. Troppo ‘da ragazzina’.

Ma tu che dici, eh, Joe? A te piace?”

Era un misto di rabbia, insicurezza, e qualcosa di più profondo.

Come se volesse solo sentirsi vista, sentire che valeva qualcosa.

Io la guardai.

A lungo.

Il petto nudo, il respiro agitato, il rossore sulle guance, gli occhi lucidi ma fermi.

“Alice, tu sei… tu sei bellissima. E non devi cambiare nulla. Mai.”

Lei abbassò lo sguardo un istante, come se quelle parole le avessero fatto più effetto del previsto.

Poi, con un sorriso appena accennato, si avvicinò di nuovo a me, a torso nudo, il suo profumo misto a fumo e pelle, dolce e confuso.

“Lo so,” sussurrò.

“Ma volevo sentirlo da te.”

Rimase in silenzio, a torso nudo.

La pelle pallida che brillava appena sotto la luce della stanza, il respiro ancora un po’ affannato.

Io non sapevo se sfiorarla o guardarla da lontano.

Poi, come per spezzare il momento, si sporse verso il comodino, prese la bustina e iniziò a rollare un’altra canna.

“Alice… stai esagerando.”

“No, sto solo rilassandomi.”

“Hai già fumato prima. E non sei abituata così tanto.”

“Ma chi se ne frega, dai. Siamo in buona compagnia… e io non ho voglia di pensare.”

C’era qualcosa nel suo sguardo che mi spaventava più del resto.

Una voglia di evadere, di dimenticare, di distrarsi… da cosa, non lo sapevo ancora.

Accese la canna con un gesto rapido, prese una boccata lunga, profonda.

Troppo.

Tossì subito, si piegò in avanti, gli occhi che lacrimavano, la pelle che andava scolorendosi.

“Alice?

Alice stai bene?”

Non rispose.

Lasciò cadere la canna sul tappeto e si alzò di scatto, barcollando.

“Mi… mi gira tutto…”

mormorò, una mano sulla fronte, l’altra sulla pancia.

Corse via, scalza, con il seno che si muoveva ancora mentre si teneva lo stomaco, e si infilò in bagno.

Un secondo dopo, sentii il suono inequivocabile: stava vomitando.

Mi alzai subito, corsi dietro di lei e la trovai lì, inginocchiata davanti al water, i capelli sudati che le cadevano sul viso, il respiro spezzato.

Mi inginocchiai accanto a lei, le tenni i capelli.

Non dissi niente per un po’.

Le accarezzai piano la schiena, cercando di calmarla.

“Scusa…”

mormorò con voce rotta.

“Che figura di merda.”

“Alice, non devi scusarti.

Va tutto bene.

Ci sono io.”

Lei si appoggiò al muro, il viso stanco, gli occhi ancora lucidi.

Mi guardò per un attimo, vulnerabile, sincera.

“Non volevo essere così…

È solo che… a volte mi sento troppo piena. Di tutto.

E non so come svuotarmi.”

Io non risposi.

Le passai un asciugamano bagnato sul viso.

E in quel momento, la sensualità lasciò spazio a qualcosa di diverso.

Qualcosa che non aveva ancora un nome, ma che stava crescendo sotto pelle.

La misi a letto con delicatezza.

Si lasciò andare sul cuscino con un piccolo sospiro, stanca, stordita e con gli occhi mezzi chiusi.

Le rimboccai la coperta e le sistemai una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

Lei, con un filo di voce, mi guardò.

“Ti sei divertito con me, Joe?”

Mi bloccai un secondo.

Poi sorrisi, sincero.

“Sì.

A volte… è bello sentirsi di nuovo dei ragazzini irresponsabili.”

Lei chiuse gli occhi, sorridendo appena.

Silenzio.

Un attimo di quiete.

Poi me ne andai.

Fuori dall’appartamento, chiusi la porta piano, mi stiracchiai e mi avviai verso casa.

La mente ancora intorpidita, i pensieri sparsi tra il vomito, il seno nudo di Alice e quel senso di strana protezione che non capivo bene da dove venisse.

Poi il telefono vibra.

Notifica di OnlyFans.

“Ah già…”

pensai, “Reika.”

Ma non era solo un contenuto.

C’era anche un messaggio.

Una nuova chat privata.

Apro, e leggo.

“Vediamoci in villa.

Stanotte.

Ti devo parlare.”

Mi fermai a metà del vialetto.

Il cuore che fece un piccolo salto.

Mi guardai intorno come un idiota, come se qualcuno potesse aver letto quel messaggio al posto mio.

“Che cazzo sta succedendo?”

Era Reika.

La Reika.

Quella che sputava sul seno dicendo il mio nome.

Quella che avevo visto tra la folla di gente, vestita da coniglietta.

Quella che adesso voleva vedermi.

Dal vivo.

Di notte.

In villa.

Sentii un brivido lungo la schiena.

Era eccitazione?

Paura?

O solo… desiderio puro?

Non lo sapevo.

Ma una cosa era certa:

non avrei dormito, quella notte.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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