Prese il sapone e mi lavò con la stessa devozione. Le sue mani su di me erano diverse da prima. Erano carezze, non aggressioni. Mi lavò il petto, l'addome, le mie braccia. Poi si inginocchiò e mi prese il cazzo tra le mani morbide e saponate. Lo lavò con lentezza, con un'attenzione quasi religiosa. Sentii la sua lingua che mi leccava le palle, poi l'asta, un gesto di puro affetto.
Rimanemmo ancora un po', sotto l'acqua, in silenzio, abbracciati.
Poi, finalmente, la chiudemmo.
Ci asciugammo, con asciugamani grandi e morbidi. Lei mi asciugò la schiena, io i suoi capelli. Eravamo calmi, sereni. Eravamo noi.
"Ognuno in camera sua a mettersi il pigiama," disse lei, con un sorriso stanco.
Annuii.
Ma appena cinque minuti dopo, lei bussò alla mia porta. Non disse nulla, entrò e si strisciò sotto le coperte con me. Si mise di spalle, io la avvicinai a me, il mio petto contro la sua schiena, le mie braccia attorno alla sua vita, il mio cazzo morbido premuto contro il suo sedere.
Mettemmo la sveglia. Per dividerci prima dell'alba.
Da quella notte, iniziammo a scopare in ogni momento della nostra quotidianità. Era un gioco pericoloso, un segreto che ci dava un'adrenalina incredibile.
La mattina, in cucina, mentre la nostra madre era in camera sua e il compagno di lei già al lavoro, lei preparava il caffè. Io mi avvicinavo da dietro, le mie mani che le sfilavano i pantaloncini del pigiama, le mani che le stringevano le tette. Lei si appoggiava al bancone della cucina, un sospiro di piacere. "Ale, i nostri genitori..."
"Non si svegliano ancora per un'ora," rispondevo, la mia voce un sussurro caldo contro il suo orecchio. E la scopavo lì, in piedi, lentamente, il mio cazzo che la riempiva, i suoi gemiti soffocati nel braccio che usava per appoggiarsi. Venivamo quasi sempre insieme, un orgasmo rapido e furtivo che ci dava la carica per affrontare la giornata.
Oppure nel pomeriggio, sul divano del salotto, fingendo di guardare la TV. Lei si metteva la coperta addosso. Io, seduto accanto a lei, le infilavo una mano sotto il pigiama, le mie dita che le entravano nella fica bagnata. Lei si muoveva appena, cercando di sembrare normale, ma i suoi occhi mi tradivano. "Smettila, Ale," mi sibilava, ma il suo corpo mi urlava di continuare.
"E se ti faccio venire qui, sotto la coperta, davanti a tutti?" le chiedevo, un sorriso malizioso sul volto.
"Sei un bastardo," rispondeva lei, ma poi si abbandonava al mio tocco, le mie dita che la masturbavano con ritmo veloce fino a farla venire, il suo corpo che tremava sotto la coperta, un piccolo, silenzioso urlo di piacere.
E fu in quel periodo che lei lasciò finalmente Matteo. Fu una cosa tranquilla, quasi insignificante. Un giorno era lì, il giorno dopo non lo era più. E la nostra relazione diventò a tutti gli effetti una relazione, se pur aperta a una terza persona.
Perché a noi spesso si univa Federica.
Federica era la scintilla, il fuoco che trasformava il nostro amore in un'orgia. Era lei a proporlo, a volte con un messaggio, altre volte con una battuta a sproposito.
"Cari piccolini, stasera mi sento sola," ci scrisse un giorno su WhatsApp. Mi trovai a leggere il messaggio insieme a Gabriella, il telefono in mezzo a noi, sul letto.
"Se ne andrà a puttane come sempre," commentò Gabriella, con un tono finto-indifferente.
"Forse," risposi io, ma il mio cazzo disse il contrario.
Gabriella lo sentì. Mi mise una mano sopra i pantaloni. "Vuoi scoparla, vero?"
Annuii, la gola secca.
"Va' allora," mi disse lei, e nel suo occhi vidi un'emozione complessa, un misto di gelosia e di eccitazione. "Ma porta anche me."
E quella sera, andammo da Federica.
La sua casa era un mondo diverso dal nostro. Luci soffuse, musica ambientale, un profumo d'incenso e di sesso che fluttuava nell'aria. Federica ci accolse con una vestaglia di seta nera, completamente aperta sul davanti. Il suo corpo era un capolavoro di perfezione e di provocazione. Ci baciò entrambi, le sue labbra che sapevano di vino e di voglia.
"Siete venuti a consolarmi, piccoli miei?" ci disse, conducendoci in salotto.
Non c'era bisogno di parole. Ci spogliammo, i nostri corpi che si univano al suo in un ballo di carne e di desiderio.
Federica ci guidò. Ci mostrò come amarci di più, come esplorare ogni centimetro dei nostri corpi. Fu lei a farmi venire in bocca mentre Gabriella mi leccava le palle. Fu lei a fare sesso orale con Gabriella, mentre io la scopavo da dietro.
"ahh, gabry..." sibilò Federica, la sua voce rauza e sensuale, mentre la sua lingua le leccava il clitoride. "è così bello farsi scopare da tuo fratello! mi sta distruggendo" disse leccandole la figa con ancora più intensità.
Io, sentendo quelle parole, sentii l'eccitazione schizzare alle stelle. Afferrai i fianchi di federica, le mie dita che vi si affondavano, e la scopai con una rabbia che avevo già provato, ma che ora era amplificata dalla presenza di Federica.
E fu solo l'inizio.
Divenne la nostra normalità. A volte era Federica a venire da noi, di notte, dopo che i nostri genitori si erano addormentati. Si intrufolava nella mia stanza, come un fantasma sexy, e si univa a noi nel letto.
"Shhh," ci sussurrava, le sue mani che ci accarezzavano sotto le coperte. "Non svegliate i vostri genitori."
E lì, nel buio della mia stanza, i tre corpi si fondevano in un'unica entità di piacere. Era un caos di membra, di lingue, di dita. Scopavo Gabriella mentre Federica mi leccava il culo. Poi invertivamo, io le leccavo la fica a lei mentre Gabriella mi succhiava il cazzo. Era un vortice di sesso senza regole, senza limiti, dove ogni desiderio, ogni fantasia, poteva diventare realtà.
Gabriella, di solito così dolce e riservata, si trasformava in quelle occasioni. Diventava audace, dominante. Mi ordinava cosa fare, come farlo.
"Leccale il culo, Ale," mi comandava una volta, mentre Federica era a quattro zampe sul letto, il suo culo perfetto offerto a me. "Leccaglielo come sai fare. Voglio sentirla gemire."
E io obbedivo, la mia lingua che le scivolava tra le chiappe, che le leccava il buco stretto, sentendola contorcersi e gemere di piacere.
Ma il nostro gioco preferito, il nostro peccato segreto, era scopare durante il giorno, quando c'era il rischio di essere scoperti.
Un giorno, Gabriella stava facendo la doccia. Fui preso da un impulso improvviso, una voglia irrefrenabile di lei. Entro in bagno senza bussare. Il vetro della doccia era appannato, ma potevo vedere la sua silhouette danzare sotto l'acqua.
"Chi è?" chiese lei, la sua voce che rimbombava sulle piastrelle.
Non risposi. Mi spogliai in fretta, aprii la porta della doccia e entrai.
Lei si voltò, un lampo di sorpresa e di paura nei suoi occhi. "Ale! Cosa ci fai? tua Mamma è in casa!"
"Non ci vedrà," le risposi, prendendola in braccio e spingendola contro il muro. "E anche se ci vedesse, non mi importa, voglio provare una cosa!"
E la scopai lì, nel culo per la prima volta, sotto l'acqua calda, con la porta del bagno aperta.
La sua protesta si trasformò presto in un gemito di piacere quando sentì la mia cappella premerle contro il buco stretto. Era una nuova frontiera, una nuova forma di dominio. La preparai con le dita, sentendola tremare sotto il mio tocco, un misto di timore e di desiderio. Poi, lentamente, entrai in lei.
Il suo corpo si tese, un gemito soffocato le uscì dalle labbra.
"fa male?" le chiesi, fermandomi.
"un po' " rispose lei, la voce rotta. "Continua. Non fermarti."
E io continuai. La scopai lentamente, con delicatezza, ma con una forza che non le dava scampo. La sentii cedere, il suo corpo che si apriva a me. I miei colpi divennero più sicuri, più profondi. Era una sensazione diversa, più stretta, più primitiva. Era un possesso totale, una conquista definitiva.
"Ehi, Gabriella, è tutto a posto? Chi c'è con te?" La voce della nostra madre, dal di fuori della porta.
Sentii Gabriella irrigidirsi, il panico negli occhi.
"nessuno, Mamma!" urlò lei, la voce che tremava. "Sto finendo!"
"Ciao tesoro, va bene," rispose mia madre, i suoi passi che si allontanavano.
Il rischio ci diede una carica pazzesca. La scopai con più forza, più rabbia. La mia mano le chiuse la bocca, per soffocare i suoi gemiti.
"Vieni, sorellona," le sussurrai. "Vieni mentre ti scopo il culo!"
E lei venne, un orgasmo così intenso che le sue gambe cedettero, se non fosse stato per le mie braccia che la sorreggevano.
Quell'atto suggellò il nostro legame. Non eravamo solo amanti, eravano complici. Eravamo un'unica entità contro il mondo.
E Federica era la nostra alta sacerdotessa.
e così si conclude la nostra strana, incestuosa e meravigliosa storia d'amore passionale, finalmente eravamo insieme e soprattutto scopavamo tutti insieme.
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giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01
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