Vai al contenuto
Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 9
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 9 di 9 27 min di lettura

una bollente e focosa conclusione

la fine della storia, con la chiusura del rapporto tra i tre.

Asiadu01
7 mesi fa · 947 letture · 4

Il silenzio si spezzò. Non con un grido, ma con un sussurro raschiato, come carta vetrata su legno grezzo.

"Ho provato a dimenticarti, Ale."

La sua voce era diversa. Più bassa, più roca. Stranamente vulnerabile. Si spostò, appoggiando la schiena al muro freddo, le ginocchia piegate verso di me. Il suo cappotto di pelle scricchiolò leggermente.

"Ho provato... a scopare con quell'idiota di Matteo." Il nome le uscì dalle labbra con una bava di disprezzo. "Ci ho provato sul serio. Pensavo che se mi avesse scopata bene, a lungo, se mi avesse fatta sua... che magari avrebbe funzionato."

Sospirò, un respiro profondo e tremante che le sollevò il seno, una promessa sotto i vestiti eleganti della serata.

"Ma non è lo stesso."

Si voltò, e i suoi occhi nascosti dagli occhiali mi cercarono nel buio.

"Avevi ragione tu." Il mio sangue si gelò poi tornò a ribollire, rovente. "Avevi ragione quando mi hai detto... che a lui non frega niente."

Si scostò il capotto, mostrando la stoffa sottile dell'abito, disfatto, e la pelle liscia delle cosce. "Quel cazzone non si preoccupa nemmeno di farmi venire. Non sente il mio respiro, non sa dove toccarmi. È solo... un corpo che si muove. Senza anima. Senza di me, sono solo un fine per sborrare!"

Si stese dolcemente accanto a me, ancora vestita da sera, con il cappotto ancora addosso, un'isola di freddo e profumo nel mio letto caldo. Il suo corpo era vicino, così vicino che potevo sentire il calore che emanava attraverso gli strati di stoffa. Il suo odore mi riempì i polmoni, quello stesso profumo che mi aveva fatto impazzire per anni, ora mescolato a una nota di alcol e a qualcos'altro... al desiderio.

Il suo volto era a pochi centimetri dal mio. Le sue labbra, quelle labbra che avevo sognato infinite volte, erano socchiuse, umide.

Non ce la feci più. La distanza era un tortura, le sue parole una benedizione. Mi sporsi verso di lei e le nostre labbra si toccarono.

Non fu un bacio furioso. Fu dolce. Incredibilmente dolce. Un bacio che conteneva anni di silenzi, di sguardi rubati, di desideri repressi. Le sue labbra erano morbide, calde, sapevano di lei e di quel profumo che mi faceva girare la testa. La mia lingua sfiorò la sua, con delicatezza, lei aprì la bocca, accogliendomi. Un gemito basso, un suono che mi vibrò nel petto, si liberò dalla sua gola.

Con un movimento fluido, lei si sollevò e si mise sopra di me. Le sue ginocchia ai miei fianchi, il peso del suo corpo premendo sulla mia erezione già dura. si tolse gli occhiali, li pose con cura sul comodino, poi i suoi occhi, liberi dalle lenti, mi piombarono addosso. Avevano una fame che non avevo mai visto prima, i nostri corpi caldi riempivano il minuscolo lettino.

Le mie mani scivolarono sulla schiena, affondando nel tessuto del cappotto, poi scesero, fino a raggiungere quel fondoschiena che avevo ammirato per anni. L'afferrai con forza, tese e perfette sotto i miei polpastrelli. La strinsi a me, facendola scendere ancora di più, il suo pube che si strofinava contro il mio cazzo attraverso i vestiti.

"Devi lasciarlo," sussurrai contro la sua bocca, la voce rotta dalla voglia. "Gabri... devi lasciare quel cazzo di Matteo. Non posso sopportarlo. Voglio... ti voglio tutta per me."

Un brivido mi percorse la schiena. Il solo pensiero che un altro la toccasse, ora che avevo assaggiato la sua bocca, mi faceva impazzire di gelosia.

"Lo so, Ale... lo so," rispose lei, la voce un soffio caldo sulla mia pelle. Non si mosse per allontanarsi, anzi, si abbassò, appoggiando la fronte alla mia. Le sue mani mi presero il viso, i pollici che mi accarezzavano le guance.

"dimentica matteo... adesso ci siamo solo noi." I suoi occhi mi scrutarono nell'oscurità. "Dimmi che mi vuoi... dimmi che mi desideri."

"Ti desidero," dissi, le parole che mi erano state negate per anni che finalmente uscivano libere. "Ti desidero da sempre. Sei la cosa che voglio di più al mondo."

Un sorriso le increspò le labbra, un sorriso malizioso e pieno di promesse.

"Allora... fammi impazzire."

Non fu una richiesta. Fu un ordine.

E io non ebbi più alcun dubbio.

La presi per i fianchi, la sollevai di qualche centimetro e la gettai di lato, sopra le lenzuola. Fui io a mettermi sopra di lei. Le aprii il cappotto, i bottoni che volarono via. L'abito che indossava era sottile, un nastro di seta che copriva a malapena le sue curve. glielo sfilo in pochi secondi, con fame. Il suo seno grande e pieno era libero, senza reggiseno, i capezzoli duri che mi invitavano, non potevo resistere, strinsi con forza le sue tettone, iniziando a succhiare con forza e intensità i suoi capezzoli. 

Gabriella gemette, un suono alto, acuto, che mi diede la spinta finale. La mia bocca scese lungo il suo corpo, le mie dita che la strizzavano e la massaggiavano. La mia lingua che leccava e mordicchiava i suoi seni.

"Ah... Ale... sì... così..." mi supplicava, la voce rotta, le mani che mi afferravano i capelli, spingendo la mia testa contro di sé.

Scesi ancora. La pancia morbida, l'ombelico. Poi raggiunsi il centro della sua femminilità. sfilai gli slip color carne e scopri la sua intimità, Era completamente bagnata. La sua fica, rasata rispetto all'altra sera, era un fiore che sbocciava solo per me, le labbra carnose che pulsavano di desiderio. La leccai, con decisione, assaggiando il suo sapore dolce e salato.

Gemette ancora più forte, le gambe che si aprirono completamente per me, i fianchi che si muovevano a ritmo con la mia lingua. La scopai con la bocca, la lingua che le entrava dentro, il naso che si strofinava contro il suo clitoride.

La sua fica si inarcò verso di me, incontro la mia bocca, un invito silenzioso che non avrei mai potuto rifiutare. Affondai, perdendomi in lei. La mia lingua era un esploratrice in un territorio strepitoso. Leccai la sua fessura con lunghe e lente passate, dal basso verso l'alto, assaporando ogni millimetro della sua pelle bagnata. Sentii le sue dita che mi afferravano i capelli, non con forza, ma con una necessità disperata, mentre le sue gambe si chiudevano attorno alle mie orecchie, intrappolandomi nel suo paradiso. Il suo respiro diventò un rantolo, il mio nome un sussurro spezzato sul suo labbro. La sua fica pulsatava sotto la mia lingua, e io potevo sentire che era vicina.

Ma poi, proprio quando sentii le sue cosce iniziare a tremolare, lei mi fermò.

"Ale... aspetta," ansimò, spingendomi via delicatamente con le mani.

Confuso e con il cuore che martellava nel petto, la guardai. C'era una nuova luce nei suoi occhi, una fame ancora più profonda.

In un movimento agile e deciso, giro la situazione, si mise sopra di me, si poso tra le mie cosce. Mi spinse all'indietro, costringendomi a sdraiarmi sul materasso. Ora era lei ad avere il controllo.

"Dai," sussurrò, la voce carica di un'impazienza che mi scosse fino alle ossa. "La volta scorsa... me l'hai leccata solo tu." Una pausa, i suoi occhi che mi scrutavano, avidi. "E sai una cosa? Io amo succhiare i cazzi."

Le sue parole mi colpirono come una scossa elettrica. Con un gesto rapido, la sua mano si abbassò, afferrò l'orlo del mio pigiama e lo sfilò via in un solo movimento fluido. Il mio cazzo si scagliò fuori, duro, teso, la cappella già lucida di desiderio.

Gabriella lo guardò, un piccolo sorriso malizioso che le increspò le labbra. Poi si chinò. Sentii il calore del suo respiro sulla mia pelle prima di vedere un rivolo di saliva che le cadeva lentamente dalla bocca, atterrando esattamente sulla punta del mio cazzo. Fu caldo e incredibilmente eccitante.

La sua mano si chiuse attorno a me, la presa forte, decisa. Iniziò a segarmi, con movimenti lunghi e potenti, dal basso verso l'alto, stringendo alla base per poi scivolare sulla cappella, usando la sua saliva per rendere ogni scivolata più bagnata e veloce della precedente. Io ero già in estasi. Ma non era niente.

Poi si chinò e me lo prese in bocca.

Non fu un gesto delicato. Fu un possesso. Le sue labbra carnose si chiusero attorno alla mia asta, calde e avvolgenti. Iniziò a succhiare con una tale intensità che il mio respiro si spezzò in un gemito. La sua lingua era un demone, che danzava intorno alla cappella, che leccava il frenello, che mi spingeva sull'orlo del baratro in pochi secondi.

Usava tutto. La saliva, che la faceva sembrare bagnata e sporca nel modo più eccitante possibile. Le labbra, che la stringevano e la succhiavano come se volesse succhiarmi l'anima attraverso il cazzo. E la lingua, quella lingua bendata che sapeva esattamente dove toccarmi per farmi impazzire.

Alzò lo sguardo verso di me, i suoi occhi che mi fissavano, pieni di malizia e di una fame che mi spaventava e mi eccitava allo stesso tempo. Si tolse il cazzo dalla bocca per un istante, un filo di saliva che ci collegava ancora.

"Ti piace, eh? Ti piace come lo succhio, fratellino?" mi disse con la voce rauca.

Poi tornò a ingoiarmelo, più a fondo di prima. Sentii la mia cappella premere contro la sua gola, e lei non si tirò indietro. Anzi, inghiottì, e la contrazione dei suoi muscoli intorno alla mia testa fu quasi la mia fine.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista