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Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 3
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Capitolo 3 di 9 24 min di lettura

Montare mobili e la vicina

mentre gabri non c’è, un evento sensuale e nell’aria e le fantasie non fanno in tempo a scorrere che ale viene interrotto dalla vicina.

Asiadu01
1 anno fa · 1.3k letture · 4

Mi alzai tardi, con la mente ancora annebbiata dalla notte. I rumori provenienti dal corridoio mi dissero che Gabriella era già sveglia. Uscii dalla stanza in silenzio, cercando di sembrare naturale.

La trovai in cucina, avvolta nell’accappatoio, con i capelli bagnati raccolti in un asciugamano e una tazza fumante tra le mani. Si girò appena sentendomi entrare.

«Oh, buongiorno!» disse con un tono sorprendentemente allegro. «Pensavo dormissi ancora per ore.»

«Buongiorno…» risposi a bassa voce, passandomi una mano tra i capelli. Evitavo il suo sguardo, quasi per istinto.

«Federica è andata via presto, non ho neanche fatto in tempo a salutarla,» disse mentre sorseggiava il caffè. «almeno non ha fatto rumore. comunque ti lascio un po’ di caffè?»

Sorrisi appena, facendo finta di nulla. «si, grazie.»

«Comunque mi ha fatto piacere vederti un po’ più… presente. Di solito ti chiudi in camera e sparisci. Almeno così ti fai vedere e passi del tempo con qualcuno.»

«Ci sto provando,» dissi, accennando un sorriso.

Lei si avvicinò con la tazza ancora in mano e mi guardò dall’alto al basso con aria divertita. «Mi fa sempre un po’ effetto vederti così cresciuto… anche se per me resti sempre il mio piccolo fratellino nerd.»

Scossi la testa, imbarazzato. «Grazie… credo.»

Gabriella ridacchiò, poi si voltò per tornare verso il bagno. «Io adesso mi vesto e poi vado da Matteo. Starò fuori tutta la notte, probabilmente. Domani mattina torno.»

«Tutto ok tra voi?» chiesi, facendo finta di non sapere quanto fosse evidente che non andasse affatto tutto bene.

«Sì… insomma, dobbiamo parlare un po’. Ma nulla di grave, credo.» Lo disse senza troppa convinzione, poi si strinse nelle spalle e tornò a sorridere. «Comunque tranquillo, cerca solo di non bruciare casa.»

«Farò del mio meglio.»

«Bravo.» Si voltò e con passo leggero tornò in bagno, richiudendosi la porta alle spalle.

La casa tornò silenziosa.

E io restai lì, con mille pensieri addosso… e una giornata davanti tutta da scrivere.

Mentre mi versavo il caffè, la casa era un continuo via vai di passi leggeri. Gabriella usciva e rientrava dal bagno, la sua voce si sentiva ogni tanto mentre si preparava, il profumo del suo shampoo riempiva l’aria.

Mi sedetti a tavola con il mio toast, cercando di concentrarmi sulla colazione, ma i miei pensieri correvano altrove.

Dopo un po’, lei entrò in cucina, ormai pronta. Indossava un vestito estivo, semplice ma elegante, che le stava benissimo.

«Sai,» disse mentre sistemava una ciocca di capelli dietro l’orecchio, «domani sera, pensavo di organizzare una braciata sul terrazzo con Federica. Magari potremmo sfruttare anche un po’ l’idromassaggio, visto che finalmente c’è bel tempo.»

Si voltò verso di me, con un sorriso che sembrava quasi una sfida dolce. «Mi farebbe piacere se ti unissi a noi… se non ti senti troppo timido, ovvio.»

Arrossii un po’, colto alla sprovvista. «Sì, certo. Mi fa piacere.»

Dentro di me, però, i pensieri iniziarono a correre veloci, immaginavo il terrazzo illuminato dalle luci soffuse, il calore del fuoco, il vapore dell’idromassaggio che si mescolava all’aria fresca della sera. Pensavo a Federica, al suo sorriso sfacciato, a Gabriella rilassata, e a me… a come sarebbe stato stare lì con loro, magari più sicuro, meno impacciato.

Lei si avvicinò, mi diede una leggera pacca sulla spalla e poi si preparò ad uscire.

«Allora, a domani,» disse con un sorriso sincero, salutandomi con la mano.

La porta si chiuse dolcemente alle sue spalle e io rimasi seduto lì, perso tra desideri e timori, chiedendomi quali sorprese mi avrebbe riservato quella sera.

La giornata scivolava lenta. La mattina la passai a studiare, o almeno a provarci. Ogni tanto i pensieri si staccavano dalle pagine del libro e correvano altrove, alla notte prima, a Gabriella, a Federica, a tutto quello che stava cambiando dentro di me.

Feci un pranzo leggero, qualcosa al volo, poi mi buttai un po’ sul divano. Il caldo cominciava a farsi sentire e la casa era silenziosa come non mai. Stavo quasi per addormentarmi, quando sentii bussare alla porta.

Mi alzai, curioso. Quando aprii, il cuore fece un piccolo salto.

Federica.

Vestita con un completino leggerissimo da casa, top corto e shorts di lino chiari, piedi nudi e occhiali da sole spinti tra i capelli. Entrò con la naturalezza di chi quella casa la conosce come la propria.

«Ehi nerdino, com’è che sei solo?» disse subito con il suo solito sorriso sfrontato.

Chiusi la porta alle sue spalle. «Gabriella è uscita stamattina… penso sia da Matteo.»

«Ah, interessante.» Si guardò intorno, poi si lasciò cadere sul divano senza farsi problemi. «In realtà sono passata a chiederti un favore… avrei bisogno di una mano con dei lavoretti a casa. Sai, robe noiose da montare, scatole da spostare. E visto che sei l’uomo di casa…»

Mi lanciò uno sguardo complice, incrociando le gambe lentamente. Gli shorts si sollevarono quel tanto che bastava per farmi distogliere lo sguardo con un mezzo colpo di tosse.

«Posso aiutarti, sì…»

«Sapevo che avresti detto di sì,» rispose soddisfatta, mentre si sistemava meglio sul divano, facendomi notare ogni singolo movimento.

«Ma con calma eh, tanto oggi non ho fretta. E tu? Hai già pensato alla nostra braciata di domani?»

Scossi la testa cercando di sembrare tranquillo. Lei invece era già perfettamente a suo agio. E io… già sapevo che quella domenica non sarebbe stata come le altre.

poi si alzò e tornò a casa sua, guardandomi e dicendo “ti aspetto Ale”, con il suo fare sensuale.

Appena Federica mi disse che aveva bisogno di una mano, capii subito che qualcosa bolliva in pentola. Non era da lei chiedere un favore senza un secondo fine. E mentre attraversavo il pianerottolo per bussare alla porta di fronte, già mi sentivo il sangue correre più veloce.

La porta si aprì subito.

Federica mi accolse con il solito sorriso da gatta che sapeva benissimo di avere il topo in trappola. Indossava una canottierina estiva sottile e larga, niente reggiseno sotto, e degli shorts cortissimi da casa, quasi tagliati a mano, piedi nudi come al solito.

«Dai, entra,» mi fece cenno. «Oggi sei il mio eroe.»

La casa, di solito viva e piena di rumore per colpa della sua numerosa famiglia, era stranamente silenziosa. Un silenzio quasi surreale.

«Sono tutti fuori oggi,» disse Federica, chiudendo la porta dietro di me. «Gita da parenti. Io passo volentieri. Ma ora… seguimi, ho un lavoraccio per te.»

Mi portò nella sua stanza, che sembrava un campo di battaglia: scatole aperte, istruzioni per il montaggio, viti, pannelli. C’era una scrivania ancora smontata, una libreria e un mare di documenti da sistemare.

«Avevo bisogno di braccia forti e di un po’ di cervello. Quindi ho pensato a te… anche se sul cervello ho dei dubbi,» rise.

Sgranai gli occhi. Non me l’aspettavo davvero. Mi aveva chiamato… per farmi lavorare?

«Cosa c’è? Pensavi fosse una scusa per saltarti addosso?» disse, leggendo perfettamente la mia espressione. «Tranquillo, se fai il bravo, magari più tardi un premio lo trovi comunque…»

Sorrise, si chinò per prendere una vite da terra — e io dovetti letteralmente guardare da un’altra parte per non fissarle il fondoschiena scoperto quasi per intero.

«Forza, fratellino finto adottato. Mettiti al lavoro. O dobbiamo chiamare un falegname vero?»

Io sospirai… ma sotto sotto, già pregustavo dove sarebbe potuto andare a finire tutto quel montaggio.

Avevo appena aperto la prima scatola e cercavo di capire da dove iniziare, quando Federica si sedette per terra accanto a me, le gambe incrociate, sbocconcellando un ghiacciolo alla frutta. Era praticamente mezza nuda in quei suoi shorts sdruciti e la canottiera sottile che sembrava fatta apposta per far intravedere più di quanto coprisse.

«Allora,» disse con un tono finto innocente. «Ti sei mai messo con qualcuna, o sei ancora nella fase “mi innamoro delle sorellastre”?»

La vite che stavo stringendo mi scivolò dalle dita. Mi voltai verso di lei, ma lei aveva già quel sorrisetto sulle labbra, uno sguardo sornione e consapevole.

«Che c’entra…?» provai a sviare.

Lei fece spallucce. «Oh niente. È solo che quando guardi Gabriella sembri un cartone animato con gli occhi a cuoricino. Ti manca solo la bavetta.»

Indice dei capitoli
4 Cap. 4

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