Non avevo mai visto Gabriella così.
C’era silenzio dopo quella frase di Federica, un silenzio carico, denso, che sembrava quasi appannare il vetro delle luci soffuse attorno alla vasca.
Gabriella era rimasta ferma, con il bicchiere a mezz’aria, lo sguardo altrove. Poi sbuffò, fece una risatina nervosa e disse:
“Dai… è solo un gioco, no?”
Ma non era convinta. Lo capii dal tono.
Sembrava più che altro lo stesse dicendo a se stessa, come se dovesse superare un confine che conosceva fin troppo bene.
Gabri si alzò lentamente dall’acqua, facendola scorrere sul suo corpo.
le sue mani tremarono appena mentre si portarono dietro al collo e poi alla schiena, per sciogliere il nodo del pezzo di sopra.
Lo fece in silenzio. Con lentezza.
Il tessuto bagnato aderiva alla pelle e poi scivolò giù, lasciando che i suoi seni rimbalzassero leggermente per effetto del movimento.
Li avevo già visti, sì, di notte.
Lei dormiva.
E ora, invece, erano lì. Nudi, vivi.
E lei era sveglia. Presente.
E, in qualche modo, consenziente.
Li coprì con le braccia quasi d’istinto, ma troppo tardi per impedirmi di imprimere quella visione nel profondo della mia memoria.
Poi si chinò un po’ e sfilò anche lo slip sotto la superficie.
Un gesto unico, deciso. Quasi liberatorio.
E si risistemò a sedere, immersa di nuovo nell’acqua calda, con l’acqua che tremava ancora attorno a lei.
Cercò di sorridere, ma lo sguardo era basso, sulle sue ginocchia.
Io ero teso.
In tutti i sensi.
Il cuore martellava nel petto e altrove.
Mi girai di scatto per non fissarla, per non farmi beccare.
Ma Federica, accanto a me, rise piano.
Il suo piede nudo trovò il mio sotto l’acqua.
E risalì un po’ più in su.
“Che spettacolo, eh fratellino?” sussurrò, con un tono che sembrava una carezza.
Poi aggiunse, a voce più bassa ancora:
“Pensa se sapesse cosa hai fatto guardandola…”
Deglutii, senza riuscire a parlare.
Avevo la pelle in fiamme.
E la serata… non era neanche iniziata davvero.
Il vino era finito ormai da un po’, ma Federica, come sempre, aveva pensato a tutto.
«Ok, bambini miei…» disse, sollevando una bottiglia che non avevo mai visto. L’etichetta recitava “ron dominicano” e aveva un colore ambrato che prometteva disastri. «Adesso si fa sul serio. Niente più mezze misure. Se rifiuti l’obbligo, bevi un bicchiere intero. E intendo intero.»
Gabriella scoppiò a ridere, con quell’aria da “non ci credo che sto facendo questa cosa”, ma non si tirò indietro. Anzi, si appoggiò al bordo della vasca, con i capelli bagnati attaccati al viso e le braccia che, nonostante tutto, cercavano ancora di coprirle il seno. Invano, a dire il vero.
Io cercavo di non fissarla troppo, ma non era facile. Il suo corpo immerso, le curve che l’acqua sembrava accarezzare, e quegli sguardi sfuggenti che ogni tanto si incrociavano coi miei… Dio.
Federica si girò verso di me con un sorriso complice. «Comincio io. Gabri, massaggia un po’ le spalle al nostro Ale. È teso. Glielo leggo in faccia.»
Gabriella sbuffò, sorridendo con imbarazzo. «Ma dai, davvero?»
«Regole del gioco. E guarda che se non vuoi…» le mostrò il bicchiere.
«No, no… ok.»
Gabriella si avvicinò lentamente, scivolando accanto a me. Si mise alle mie spalle, e con le sue mani ancora un po’ tremanti, forse per l’alcol, forse per l’imbarazzo, iniziò a toccarmi le spalle nude. La sua pelle era calda, morbida. Le dita esitavano, ma ogni tanto premevano un po’ di più, e il suo respiro mi sfiorava il collo.
Il mio cuore batteva troppo forte.
Federica sorrideva, ma non disse nulla. Stava osservando tutto con l’aria di chi si sta godendo uno spettacolo privato.
Poi toccò a me.
«Obbligo o verità?» chiese Gabriella, ancora con le mani sulle mie spalle.
«Obbligo», dissi subito. Non avrei mai scelto altro.
Lei guardò Federica, indecisa.
«Dai Gabri, fallo tu. Qualcosa di tranquillo per cominciare», la incalzò lei.
Gabriella sembrò pensarci un attimo, poi prese un sorso di rum e mi guardò.
«Allora dimmi… chi preferisci vedere nuda tra me e Federica?»
Quella domanda mi colpì come un pugno. Eppure fu lei a farla.
«Eh…» cercai di ridere. «Non si può dire.»
«No no no. O lo dici, o bevi tutto», disse Federica, porgendomi il bicchiere. Aveva gli occhi che brillavano.
«Gabri…» mormorai. Lei mi fissava, in attesa. E sembrava un po’ rossa in viso. O era il rum?
«Va bene…» deglutii. «Gabriella.»
Ci fu un attimo di silenzio. Poi Gabri rise, nascondendosi il volto con le mani.
Federica però alzò le sopracciglia. «Molto interessante. E molto coraggioso.»
Il gioco proseguì così, con sfide sempre più spudorate, ma che riuscivano ancora a restare nel sottile equilibrio tra provocazione e risata. A un certo punto Federica si sedette sul bordo della vasca, con l’acqua che le scivolava addosso e il vestito trasparente che si incollava alla pelle.
«Ale, vieni ad asciugarmi. Ma piano, eh. Come se fossi preziosa.»
Presi l’asciugamano e mi avvicinai. Gabriella alzò gli occhi al cielo, ma ridacchiava.
Passai il tessuto lentamente sul collo di Federica, poi sulle braccia, sulla schiena. Lei gemeva appena, apposta, trattenendo il respiro ogni tanto per farmi sbandare. Ma non si poteva dire che non lo stesse facendo per gioco… almeno in apparenza.
«Gabri, tocca a te», disse poi Fede, tornando in acqua. «Obbligo.»
Gabriella sospirò, già arrossita. «Ok… vai.»
Federica la fissò con un lampo negli occhi. «Bacia il collo del tuo fratellino. Ma proprio bene, con passione.»
«Sei matta!»
«Gioco o bicchiere. Scegli tu.»
Gabriella sbuffò. Poi Si avvicinò con passo esitante nell’acqua, il liquore le dava un coraggio che non era suo, ma il rossore sulle guance parlava chiaro. Gabriella si chinò verso di me, lentamente, mentre io sentivo il cuore martellarmi nel petto. Le sue labbra sfiorarono la mia pelle, umide e calde, e il suo respiro mi accarezzò l’orecchio mentre lasciava un bacio, poi un altro, e ancora uno sul lato del collo.
Non so quanto durò. Un secondo, forse dieci. Abbastanza da sentire il mio corpo reagire di nuovo, in modo evidente.
Quando si scostò appena, con quel mezzo sorriso nervoso, i suoi occhi si posarono per caso, forse, lì sotto. Lì dove non avrebbe dovuto guardare.
Fu un attimo. La bocca si socchiuse, gli occhi si allargarono. Si raddrizzò subito, voltandosi di lato e portando una mano davanti al volto come se fosse improvvisamente colpita da un’ondata di calore.
«Oh…» fece solo quello. Un sospiro trattenuto.
Federica, che non si perdeva nulla, scoppiò a ridere.
«Beh, sorellona, direi che l’effetto è stato notevole.» Poi mi guardò, divertita. «Così timido, e poi eccitato come un ragazzino davanti al primo porno.»
«Fede!» sbottò Gabriella, coprendosi istintivamente il viso con le mani. «Ma smettila…»
«Che c’è?» rise ancora lei, passandosi l’acqua tra i capelli con lentezza. «Dai, Ale non è un bambino. E tu non puoi far finta di niente dopo che gli hai baciato il collo nuda. Certe reazioni… sono inevitabili.»
Io non dissi nulla. Avevo l’acqua fino al petto, ma non abbastanza per nascondere l’evidenza. E sentivo il sangue in ogni centimetro della pelle.
