«Vedi, Ale? Ti ho detto che saresti stato all'altezza!» grida Federica, stesa accanto a noi, una direttrice d’orchestra malata del nostro piacere. La sua mano si posa sulla tetta libera di Gabriella, stringendola, pizzicandole il capezzolo. «Ora muoviti! Scopala! Sfondale quella figa!»
Inizio a scoparla, con una violenza che non sapevo di avere. Ogni colpo è un pugno, un affondo, un possesso. Le sue tette dondolano al ritmo delle mie spinte, il suo corpo si schianta contro il materasso. Gemiamo insieme, un coro di bestie.
«Le tette! Stringile più forte! Falle male!» comanda Federica, la sua voce che si fa più roca, più desiderosa. La sua altra mano è scesa tra le sue gambe, e vedo le sue dita che si muovono furiosamente sulla sua figa, mentre continua a tormentare Gabriella. «Vuoi essere sottomessa, eh, Gabry? Vuoi che il tuo fratellino ti tratti come la cagna che sei? Dillo!»
«SÌ! SÌ! TRATTAMI COME UNA CAGNA! SCOPAMI, ALE! SFONDAMI!» urla Gabriella, le sue parole spezzate dai gemiti, il suo corpo che trema sotto di me. È così diversa, così trasformata. La timidezza è svanita, sostituita da una fame insaziabile, una voglia di essere usata, umiliata, posseduta.
«Così! Ancora! Più forte!» continua Federica, la sua voce un sussurro carico di eccitazione. «Sentila com'è bagnata! Sentila com'è calda! È tutta per te, Ale! È tua!»
La obbedisco. Aumento il ritmo, la mia velocità, la mia violenza. Il letto scricchiola, le nostre urla riempiono la stanza, un'orgia di suoni e di carne. Mi piego, la mia bocca si trova vicino al suo orecchio.
«Sei mia, Gabry. Solo mia,» sussurro, la mia voce roca di passione. «Da stasera in poi, sei la mia cagna.»
La mano di Federica è un vortice tra le sue cosce, i suoi dita si muovono con una furia che mi contagia, la sua voce un sibilo incessante che guida le mie mosse, trasformandomi in un burattino della sua stessa lussuria.
«Sì! Così! Non fermarti! Sentila com'è vicina!» geme lei, i suoi occhi che mi fissano, bruciandomi. «Vai più a fondo! Falle sentire il cazzo in gola! Rompila, Ale! RENDILA TUA!»
E io obbedisco. Sono una macchina del sesso, un pistone senza cuore e senza cervello, mosso solo dal desiderio crudele di vederla distrutta dal piacere. Le mie mani non lasciano le sue tette, le schiaccio, le torturo, i capezzoli duri come sassi tra le mie dita. Gabriella è un relitto in tempesta, il suo corpo scosso da onde di violenza e di estasi. I suoi gemiti sono ormai un canto ininterrotto, un mantra di puro abbandono, un suono di una donna che ha perso ogni controllo, ogni dignità.
«ALE! ALE! ANCORA! PIÙ FORTE! PIÙ PROFONDO! PIÙ... PIÌÌÌ...»
La sua voce si spezza, si trasforma in un urlo straziato, un lamento di pura agonia e estasi. E il suo corpo esplode. La sua figa si contrae con una forza che mi spaventa, una morsa viscerale che sembra volermi strappare il cazzo dalle radici. Un'ondata bollente mi inonda, un'esplosione di calore che mi fa venire i brividi. Il suo corpo si irrigidisce, le sue gambe si chiudono intorno a me come pinze, le sue mani che mi graffiano la schiena.
«STO VENENDO! ALE! STO VENENDO! OH DIO! OH DIO! STO VENENDOOOOOO!»
Lei è venuta. Ed è venuta come non è mai venuta in vita sua. Ma io non mi fermo. Federica mi ha ordinato di non fermarmi, e io non mi fermo. Continuo a scoparla, con la stessa violenza, la stessa furia. Il suo corpo, ora ipersensibile, trema sotto di me, gemiti che sono quasi urla di dolore.
«BASTA! ALE! BASTA! NON... NON POSSO PIÙ! PIÙ... PIÙ...»
«NON FERMARTI!» urla Federica, la sua voce un tuono. «CONTINUA! SFONDALA! FALE SENTIRE IL DOLORE!»
E io continuo. La sua figa è una morsa pulsante, così stretta, così bagnata, così calda. Le pareti mi strozzano, quasi soffocano il mio cazzo, ma io non cedo. La spingo oltre ogni limite, godendomi i suoi spasmi, i suoi tremiti, le sue grida disperate. Le sue tette, le mie mani, i nostri corpi, tutto è un'unica, enorme macchina del sesso. Il piacere sale di nuovo, un'onda più forte della prima, un'onda che non può più essere contenuta.
«STO PER VENIRE, GABRY!» urlo, la mia voce roca di passione. «STO PER SBORRARE DENTRO DI TE!»
E lei, in un lampo di lucidità, di paura, di panico, urla.
«NO! ALE! NO! NON DENTRO! CAZZO! NON Facciamo CAZZATE!»
«SBORRA DENTRO!» grida Federica, la sua voce un comando assoluto. «RIEMPILA! È TUA! È UNA TROIA! MERITA IL TUO SEME!»
E io non posso resistere. Non voglio resistere. Con un urlo che squarcia il silenzio, esplodo. Un getto bollente, violento, che le inonda l'interno. Un secondo getto, più forte del primo. Poi un terzo. Vengo, e ancora vengo, svuotandomi completamente, riempiendola, inondandola con il mio sperma, il mio sperma che si mescola con il suo, che la segna, la possiede, la rende mia per sempre.
Mi crollo addosso, il mio peso che la schiaccia, il mio respiro che si fa piano, un piccolo sibilo di stanchezza. Gabriella singhiozza sotto di me, il suo corpo che trema ancora.
le crollai addosso, il mio peso un'ancora che la teneva fermamente agganciata alla realtà, alla nostra realtà nuova e distorta. Il mio respiro era un rantolo roco, il mio cuore un tamburo selvaggio che batteva contro le sue costole. Fui preso da un'impulso primordiale, un bisogno di concludere quel gesto con un bacio. Di sigillare quel patto di sangue e sperma con le mie labbra sulle sue.
Sollevai la testa, il mio viso a pochi centimetri dal suo, e mi chinai.
Ma Gabriella si scansò.
La sua testa si girò di lato con un movimento brusco, quasi convulso, la sua guancia che si schiantò contro il cuscino. Fu un rifiuto silenzioso, più forte di qualsiasi urla. Un muro improvviso e gelido che si ergeva tra di noi, nonostante fossimo ancora fisicamente uniti, nonostante il mio sperma stillasse ancora da dentro di lei, caldo e vivo.
Un nodo si strinse nella mia gola. Il trionfo si dissolse, lasciando solo un amaro vuoto.
Accanto a noi, un gemito soffocato attirò la mia attenzione. Era Federica. Con gli occhi semichiusi, la bocca spalancata in un'espressione di beatitudine crudele, era arrivata al suo secondo climax, tutta da sola. Le sue dita, ancora incastrate nella sua figa, si mossero un'ultima volta, lentamente, prima di fermarsi. Era venuta guardandoci, godendo del nostro dramma, nutrendosi della nostra disgregazione. Un sorriso soddisfatto le increspò le labbra prima che anche lei crollasse, esausta, sul letto.
Siamo rimasti così, per un tempo che parve infinito. Un ammasso di corpi sudati, un groviglio di membra esauste, silenziose. L'aria era densa dell'odore del sesso, del sudore, della nostra stanchezza. Le provocazioni erano terminate. Il gioco era finito.
E il silenzio che ne seguì fu la confessione più schiacciante di tutte.
Il sonno mi prese come un'onda nera e pesante, travolgendomi senza preavviso. La notte più folle della mia vita si chiudeva, non con un bacio, ma con tre corpi che crollavano in un sonno profondo e irrimediabile, ciascuno prigioniero di un proprio inferno, e ognuno di quegli inferni aveva le mie sembianze.
Com'è finora?
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giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01
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