Federica mi porse il piede con eleganza, appoggiandolo sulle mie gambe sotto l’acqua. Le dita erano curate, lo smalto scuro, e io ero completamente nel panico. Il suo piede era lì, tra le mie mani, e lei si morsicava l’angolo del labbro mentre lo muoveva appena, sfiorandomi.
“Bravo,” disse a bassa voce, solo per me. “Sei diventato il mio schiavetto ufficiale.”
Io cercai di sorridere, mentre sotto la superficie dell’acqua il mio corpo già tradiva tutta l’eccitazione che provavo. Gabriella sembrava non notare nulla. Beveva, si sistemava i capelli umidi, e ogni tanto si sporgeva un po’ troppo in avanti, regalandomi scorci irresistibili del suo seno galleggiante.
“Tocca a me,” disse poi. “Federica. Verità. Tu… sei mai andata a letto con qualcuno impegnato?”
Federica non batté ciglio. “Sì. E non me ne sono mai pentita.”
Gabriella la guardò per un secondo più a lungo del solito. Forse capiva che la risposta non era detta a caso. O forse era il vino.
Poi Gabriella si girò verso di me. “Dai, Ale. Tocca a te. Obbligo o verità?”
Presi un respiro profondo. “Obbligo.”
Federica intervenne subito. “Perfetto. Allora… tocca una di noi. Dove vuoi.”
Gabriella sgranò gli occhi. “No, oh! Fede! No, dai. Non iniziamo.”
“È un gioco,” replicò lei innocente, sollevando il bicchiere. “Se non vuole, può bere. Oppure può toccarti una spalla e siamo a posto. Io mica ho detto dove.”
Gabriella sbuffò, poi mi guardò. “Fai come vuoi. Ma se mi tocchi in modo strano ti prendi un calcio.”
Rideva. Ma io la conoscevo: rideva per mascherare l’imbarazzo.
Io ero fermo. Incerto. Il piede di Federica intanto saliva ancora.
“Beh?” disse lei. “Che fai?”
Scelsi. Lentamente allungai una mano verso Gabriella e le toccai la guancia, sfiorandola con dolcezza.
Lei si irrigidì un secondo, poi rise piano. “Scemo.”
Federica applaudì. “Ma che teneri! Ora però voglio alzare la posta…”
Federica si schiarì la voce con un’aria teatrale. «Allora… tocca alla nostra Gabriella. E io voglio un bell’obbligo.»
Gabriella sospirò, poggiando il bicchiere vuoto sul bordo della vasca. «Oddio, ma sempre con me te la prendi?»
«È il gioco, amore,» disse Federica con un sorrisetto. «E tu stasera sei troppo sexy per risparmiarti.»
Gabriella si lasciò cadere un po’ all’indietro, stendendosi lungo il bordo della vasca. I seni galleggiavano quasi a pelo d’acqua, e io, nonostante tutto, non riuscivo a staccare lo sguardo. Non ero l’unico. Federica la stava fissando con un’espressione famelica, e sembrava quasi studiare ogni centimetro della sua pelle bagnata.
«Allora?» chiese Gabriella con un mezzo sorriso, ormai rassegnata. «Fammi paura.»
Federica ridacchiò. «Ok, voglio che ti siedi sulle ginocchia di Ale. Ma proprio sopra. E ci resti almeno trenta secondi. Niente scuse.»
Gabriella si alzò di scatto. «Fede!» protestò, ma ormai stava ridendo anche lei. «No, ti prego… ma lo vuoi far morire d’imbarazzo?»
Federica si fece seria solo per un attimo. «Siamo tutti adulti, no? E poi… che sarà mai? È il tuo fratellino. Siamo tra di noi.»
Gabriella mi guardò, poi guardò Federica. «Ok. Ma se poi diventa una statua di marmo, la colpa è tua.»
E, con una grazia esitante ma stuzzicante, si mosse nell’acqua e si avvicinò. Io non sapevo dove guardare. E quando si sedette su di me , davvero su di me, con il corpo bagnato che mi sfiorava e il suo seno a pochi centimetri, il mio cuore esplose nel petto.
Gabriella posò le mani sulle mie spalle per bilanciarsi e cercò di ridere, anche se la sua voce tremava. «Contenta? Ora non dire niente.»
Federica si morse un labbro. «Molto contenta. E anche Ale, se posso dirlo.»
Io cercavo di restare immobile, ma sentivo ogni cosa. Il suo peso. Il tessuto bagnato sulla mia pelle. Il suo respiro un po’ più corto. Il suo profumo mescolato a quello del vino.
E poi sentii il piede di Federica strusciarsi di nuovo sulla mia gamba, mentre lei sussurrava con tono basso e tagliente: «Chissà se la tua sorellona sente cosa ti sta succedendo lì sotto…»
Io stavo per perdere il controllo.
Gabriella si stava ancora asciugando le gocce d’acqua dalle guance, mentre ridacchiava un po’, con quella voce impastata dal vino. Si appoggiò al bordo dell’idromassaggio e ci guardò con un sorrisetto stanco.
«Ok… tocca a me lanciare, giusto?» disse, guardando Federica con mezzo occhio.
«Giustissimo,» replicò lei, spostandosi un po’ nell’acqua, con un’espressione da diavoletta sotto la pelle lucida e bagnata.
Gabriella guardò per qualche secondo in silenzio, poi allungò il dito verso Federica.
«Obbligo.»
Federica fece una smorfia finta-offesa. «Sempre io…»
Gabriella rise. «Dai, voglio vederti ballare. Qui. Ora. Una roba tipo lap dance contro il bordo della vasca.»
Federica sbuffò, ma con un sorriso pieno di malizia. «Ah quindi siamo ufficialmente entrati nella zona hot…»
Gabriella alzò le mani. «L’hai voluta tu questa serata…»
E così Federica, senza fare troppe storie, si alzò leggermente in ginocchio nell’acqua. Le sue curve bagnate si muovevano con una lentezza calcolata, una sensualità naturale che toglieva il fiato. Cominciò a muovere il bacino contro il bordo della vasca, ondeggiando appena, tenendo le mani dietro la nuca come in una scena da film. Io non riuscivo a distogliere lo sguardo.
Lo sapeva. Lo faceva apposta.
«Va bene,» disse alla fine Gabriella, un po’ arrossita. «Hai vinto, mi fai sempre ridere.»
Federica si stiracchiò nell’idromassaggio, l’acqua che le accarezzava la pelle nuda sotto il costume invisibile e le labbra piegate in un sorrisetto di chi aveva un piano preciso.
«Obbligo per Ale,» disse, con tono allegro e malizioso.
Gabriella sospirò. «Fede, per favore… non esagerare.»
Federica la ignorò del tutto. Si voltò verso di me, con quello sguardo che avevo imparato a temere e desiderare allo stesso tempo.
«Spogliati.»
Ci fu un silenzio improvviso. Gabriella si girò di scatto. «Cosa?!»
Federica ridacchiò, alzando le mani. «Oh, dai, solo il costume. Niente che non si veda in spiaggia. Giusto per vedere se hai il coraggio. E se no, bevi tutto il bicchiere di vino. Ma voglio scegliere io cosa preferisco.»
«Fede, smettila!» sbottò Gabriella, arrossendo fino alle orecchie. «Ti sembra normale chiedere a mio…fratello di spogliarsi davanti a me?!»
«E perché no?» ribatté Federica con innocenza teatrale. «È grande, vaccinato, e ha un bel corpo. O vuoi dire che non l’hai mai notato?»
Io ero paralizzato. L’acqua bollente sembrava nulla in confronto al calore che mi salì alla testa. Gabriella era rossa, contrariata, e a disagio… ma non si stava alzando. Non se ne andava. Non mi diceva di uscire.
Federica sorrise. «Forza Ale. Se ti vergogni puoi sempre scegliere il bicchiere.»
Mi guardò. Poi mi fece l’occhiolino. Sotto l’acqua, il suo piede si era di nuovo appoggiato sul mio.
E io… ero davvero a un passo dal dire sì.
Gabriella si girò di scatto verso di me, occhi spalancati e pieni di quel misto di sorpresa e disagio che solo lei riusciva a mascherare a metà.
«Ale, non farlo, dai… non serve, è solo Federica che fa la scema come sempre…»
Ma Federica, già pronta alla scena, la ignorò. «Scema? Ma se siamo tra adulti…» si tolse lentamente le spalline del costume, e in un attimo lo fece scivolare via sotto la superficie. «Guarda, se ti vergogni, Ale, ti faccio compagnia. Così non sei l’unico nudo.»
Gabriella sgranò gli occhi. «Federica, sei impazzita?!»
Ma io… io non ce la facevo più. Il vino, il vapore, i pensieri, i giochi della sera prima, il piede di Federica che ancora mi sfiorava sotto l’acqua… e quel seno perfetto che intuivo muoversi appena sotto la superficie.
Mi tolsi il costume. L’acqua bollente sembrava accogliere anche la mia pelle nuda in un abbraccio proibito. Non guardai Gabriella. Non ce la facevo. Ma la sentivo trattenere il fiato.
Federica rise piano. «E tu, Gabri? Che fai, mica vuoi essere l’unica vestita? Dai… tocca a te.»
Gabriella non rispose subito. Si strinse nella sua camicetta, ancora addosso. Guardò me. Poi guardò Federica. Poi, nervosa, si voltò.
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