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Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 4
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Capitolo 4 di 9 24 min di lettura

Il barbecue in terrazzo

finalmente la serata in cui ale riponeva tante speranze e che federica aveva promesso di rendere speciale era arrivata, cosa riservava?

Asiadu01
1 anno fa · 1.2k letture · 5

Mi strizzò l’occhio e bevve.

Era brillo quanto bastava per essere affettuosa, per dimenticare ogni distanza.

Federica rise, lanciando un’occhiata al mio imbarazzo. “Sì, dai. Però io ho un problema…”

“Non dirmi che non hai portato il costume,” disse Gabriella, sospettosa.

Fede fece una smorfia da bambina colta in flagrante. “Non l’ho portato.”

“Federica…” Gabriella la guardò con aria seria, ma ridendo. “Ale è con noi. Non puoi stare nuda.”

Fede si voltò verso di me. “A me non dà fastidio. A te dà fastidio, Ale?”

Deglutii a vuoto, più impacciato che mai. Gabriella lo notò subito.

“Va a mettertelo,” ordinò ridendo. “E che non ti venga in mente di spogliarti lì davanti, eh.”

Federica sbuffò. “Ma se mi ha già visto tutta…”

“Fede!”

“Okay, okay! Vado, dai. Ma lo metto solo perché lo dici tu, grande capo .”

Gabriella scosse la testa e scomparve a lavare i piatti. Io invece scesi giù, diretto verso camera mia per cambiarmi. Ma non ero solo.

Federica mi seguì fino in stanza e chiuse la porta alle sue spalle con un colpetto secco. Si mise davanti a me, con quel sorrisetto malizioso che conoscevo ormai fin troppo bene.

“Dai, fammi un po’ vedere come ti prepari per un idromassaggio proibito,” disse a bassa voce, mentre già sollevava con calma il vestitino estivo.

Non aveva nulla sotto. E quando dico nulla, intendo proprio niente. Nuda, sensuale, sfacciata.

Rimasi immobile a guardarla. Il suo corpo brillava appena sotto la luce soffusa: pelle calda, morbida, un profumo familiare di doccia e desiderio. I suoi seni pieni e tondi sembravano quasi voler esplodere verso di me, e il ventre piatto guidava lo sguardo fino a quella parte di lei che già conoscevo… e che in quel momento era lì, completamente esposta davanti a me.

Fece un passo avanti.

Poi un altro.

Fino a che il nostro corpo fu incollato.

Il mio cuore martellava nel petto.

E fu allora che lo fece.

Si avvicinò ancora di più, fino a quando la sua intimità nuda strisciò lentamente contro la mia, ancora coperta dai pantaloncini. Fu un gesto preciso, calcolato, feroce nel suo effetto. Si mosse piano, da un fianco all’altro, con pressione lenta, e io sentii tutto. La seta calda e bagnata della sua eccitazione sfregare contro di me.

“Così… senti meglio il messaggio?” sussurrò.

Aveva le labbra vicinissime al mio orecchio.

Poi si strusciò ancora, un secondo, uno soltanto, e sorrise compiaciuta.

Mi afferrò una mano e se la passò sul seno, poi giù, sulla pancia, e ancora più giù. La tenne lì, sulla sua pelle calda e liscia, mentre si mordeva il labbro.

“Stasera niente mutandine, te lo giuro. E vedrai che giochino ho pensato. Ora muoviti e cambiati.”

Poi, come se niente fosse, si allontanò, prese il costume, e lo indossò con la lentezza di chi vuole farsi guardare: prima il pezzo sopra, poi quello sotto, tirando con lentezza l’elastico tra le cosce.

Si voltò verso di me una volta pronta.

“Non svenire, fratellino. Gabri ci aspetta…”

E uscì, lasciandomi con la fronte calda, il respiro spezzato e un pensiero fisso in testa:

Stanotte sarà un inferno… e io voglio bruciarci dentro.

Quando tornammo sul terrazzo, il cielo oramai era illuminato solo dalle stelle, e le luci soffuse che avevo sistemato qua e là illuminavano dolcemente l’ambiente. L’idromassaggio era acceso, il vapore si alzava pigro, e lì dentro, già immersa, c’era Gabriella.

Galleggiava con le braccia distese lungo i bordi, un bicchiere di vino in mano e l’aria di chi aveva già lasciato da parte la tensione. I suoi capelli umidi si attaccavano alle spalle e alla scollatura, mentre il costume faticava a contenere il seno che, morbido e abbondante, ondeggiava con l’acqua calda. Ogni movimento generava una piccola onda che faceva fluttuare quelle curve con una sensualità involontaria, e io, come sempre mi persi a guardarla.

Federica mi lanciò uno sguardo complice, si sfilò il copricostume con un gesto lento e teatrale, poi entrò nell’acqua con una smorfia di piacere. Si sistemò proprio accanto a Gabriella.

“Allora, come ti senti, regina del terrazzo?” le chiese ironica, avvicinandosi con quel tono esageratamente affettuoso che usava solo quando voleva provocare.

Gabriella rise appena, stropicciandosi gli occhi. “Brilla e stanca. Ma almeno non penso.”

“Eh no, dobbiamo farti pensare a tutt’altro stasera…” Federica sollevò una mano, allungandola con nonchalance verso il seno di Gabriella, sfiorandolo con una carezza troppo esplicita per passare inosservata. Le dita si posarono leggere su una delle sue curve galleggianti.

Gabriella si irrigidì subito, e con una smorfia le allontanò la mano con un colpetto.

“Fede! Dai, non fare ste stronzate davanti a lui…”

Io arrossii istantaneamente, abbassando lo sguardo nel bicchiere.

Federica fece una risatina sorniona e alzò le mani in segno di resa. “Ma che? È solo affetto tra amiche… e poi tuo fratellino ormai avrà di peggio, no?”

Gabriella la guardò con la coda dell’occhio, socchiudendo le palpebre, ma poi scosse la testa e tornò a bere, lasciandosi sprofondare nell’acqua.

Io mi sistemai dall’altro lato, cercando di respirare normalmente, anche se il cuore mi batteva ancora forte. Tra il vino, il vapore e il corpo di Gabriella a pochi centimetri, era impossibile restare calmi.

Federica, ovviamente, si stava divertendo un mondo.

“Bene…” disse con una voce fin troppo allegra. “Direi che siamo al completo. È il momento perfetto per un bel gioco.”

Gabriella la guardò scettica. “Che gioco?”

Federica sollevò il bicchiere e si leccò appena le labbra. “Obbligo o verità. Ma versione seria, eh. Se non rispondi, bevi. E non puoi passare.”

Gabriella sbuffò, affondando un po’ di più nell’acqua. “Ma Fede, ancora con ‘ste cazzate? Siamo grandi, dai. E poi… c’è Ale.”

“Appunto.” rise Federica. “Serve educazione sentimentale anche per lui. Non puoi tenerlo chiuso nella sua cameretta a guardare hentai tutta la vita.”

Io tossicchiai. “Ehi.”

Gabriella mi lanciò uno sguardo a metà tra il divertito e il protettivo. “È il mio fratellino, non voglio che lo traumatizzi.”

“Ma se ha diciott’anni compiuti…” ribatté Federica con un sorriso tagliente. “E comunque, sembri più tu quella da proteggere ultimamente. Dai, rilassiamoci. Ci farà bene a tutti.”

Gabriella tentennò, poi alzò il bicchiere. “Se esageri ti affogo.”

“Mi fido,” disse Federica ridendo. “Comincio io.”

Mi fissò. “Ale. Verità. Hai mai spiato Gabriella mentre si cambiava?”

Gabriella spalancò gli occhi. “Federica!”

Io impallidii. “Io… magari… una volta… capita, no? In casa…”

Gabriella mi tirò un calcio sotto l’acqua, non forte, ma quanto bastava a farmi arrossire. “Idiota.”

Federica rideva come una bambina. “Vedi che ho fatto bene a iniziare io?”

Gabriella scosse la testa, ma non sembrava davvero arrabbiata. Prese un altro sorso di vino e si voltò verso Federica. “Ok, tocca a me. Verità: hai mai fatto sesso in un posto dove potevano beccarti?”

Federica finse di riflettere. “Conta il bagno di un ristorante? No? Allora dico spiaggia. Di notte. Ma con gente vicina.”

Gabriella rise piano. “Sei sempre la solita.”

Intanto il piede nudo di Federica mi cercò sotto l’acqua. Lo sentii salire piano lungo la mia gamba, accarezzarmi con dolcezza, poi premere un po’ più in alto, con lentezza calcolata.

Aveva iniziato il gioco. Ma non quello che Gabriella pensava.

E io, come un cretino, ero già completamente nelle sue mani.

Il vino scorreva, e con lui anche l’atmosfera. L’acqua calda, le risate, la luce morbida delle lampade sul terrazzo: tutto contribuiva a creare quel senso di intimità sospesa. E poi c’erano loro due, così diverse eppure così complementari. Gabriella con il suo fascino inconsapevole, che cercava di restare composta anche se aveva le guance ormai rosa e gli occhi lucidi. Federica invece… era uno spettacolo a parte. Con il sorriso sempre pronto e quel piede che continuava a torturarmi sotto l’acqua.

“Va bene,” dissi a un certo punto, cercando di sembrare disinvolto. “Federica, obbligo.”

Lei mi guardò compiaciuta. “Finalmente. Allora ti obbligo a… massaggiarmi i piedi. Adesso.”

Gabriella rise. “Ma sei seria?”

“Sì, perché?” rispose lei con assoluta naturalezza, sollevando la gamba fuori dall’acqua. “Mi fanno male. O vuoi farlo tu, Gabri?”

Gabriella sbuffò. “No, grazie. Ma se lo fai davvero, Ale, poi tocca a me.”

Indice dei capitoli
5 Cap. 5

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