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Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 4
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Capitolo 4 di 9 24 min di lettura

Il barbecue in terrazzo

finalmente la serata in cui ale riponeva tante speranze e che federica aveva promesso di rendere speciale era arrivata, cosa riservava?

Asiadu01
1 anno fa · 1.2k letture · 5

Mi limitai ad abbozzare un sorriso.

Non potevo parlare. Non con quello che mi stava facendo passare solo con gli occhi. Era un continuo rimando tra sguardi maliziosi e battutine dette con la voce più dolce del mondo.

Gabriella si voltò verso di me, indicando la camicetta macchiata.

«Mi sono sporcata col vino… tanto vale che mi cambi direttamente. Metto già il costume, così siamo pronte dopo.»

«Ottima idea,» disse Federica, battendo le mani. «Io invece mi tengo il vestitino… per ora. A meno che qualcuno non voglia togliermelo.»

Lo disse guardando me, naturalmente. E io abbassai lo sguardo, fingendo di controllare il tavolo.

Gabriella sparì in stanza.

Federica mi si avvicinò senza farsi sentire. Mi porse una ciotola di patatine e sussurrò:

«Da bravo, porta su anche queste…»

Poi, abbassando la voce in un sibilo:

«E quando torna tua sorella, cerca di non sbavare troppo, o mi toccherà metterti un bavaglino.»

La guardai di sbieco. Lei ridacchiò e si voltò a guardare verso il corridoio, giusto in tempo per vedere Gabriella uscire dalla stanza.

E quando Gabriella comparve… fu il colpo di grazia.

Il costume che aveva scelto era un due pezzi color bordeaux, molto scollato sopra e tagliato alto sotto, con sopra solo una camicetta bianca leggera, trasparente e aperta. I capelli erano raccolti in una pinza e il viso ancora segnato dal trucco sbavato del pomeriggio, ma c’era una bellezza autentica e ruvida in quel disordine.

Il seno… era lì. Sostenuto a fatica dal costume. Morbido, pieno, in movimento.

Lo sapevo che c’era, lo avevo sognato.

Ma vederlo così, in carne e curve… era una tortura.

Mi voltai di scatto, feci finta di prendere il vassoio.

Alle mie spalle, Federica sussurrò:

«Hai visto com’è bella, oggi? Se fossi in te, starei attento… perché io, una così, me la mangerei viva.»

Il sole era ormai basso, il terrazzo impregnato dell’odore di carne sulla brace, il vino fresco in frigo. Io sistemavo l’ultimo tavolo mentre Gabriella si aggirava in cucina, distratta, intenta a sistemare qualche cosa. Federica, invece, era già lì da un po’, vestita con quel suo abituale vestitino leggero che lasciava poco all’immaginazione.

“Ale, guarda che stasera sei proprio un fior di ragazzo,” disse lei mentre passava vicino a me, toccandomi con leggerezza il braccio. Il contatto fece salire un brivido.

Io feci finta di concentrarmi sul coperchio del barbecue, ma sentivo i suoi occhi addosso.

Poi, senza preavviso, Federica si piegò a sistemare qualcosa a terra, e il vestitino si sollevò un po’ troppo, lasciando intravedere una coscia nuda e il piede, elegantemente dipinto di rosso. Mi fulminò con uno sguardo malizioso, come a dire: “Ti ho visto, che fai?”

Gabriella, che era lì vicino, rise e scrollò la testa, ma con tono di rimprovero scherzoso:

“Fede, non farti trasportare troppo stasera, eh. Ricordati che non si leccano fighe a caso, soprattutto quando ci sono occhi indiscreti.”

Federica rise, facendo un passo verso Gabriella, sfiorandole il braccio:

“Oh, Gabri, non essere così sicura di quello che succede… Questa sera potrebbe riservare qualche sorpresa.”

Io osservavo le due, cercando di non arrossire, mentre sentivo il cuore battere più forte. Federica continuava a lanciare frecciatine con lo sguardo e gesti appena accennati, e Gabriella, nonostante la sua aria dura, sembrava leggermente infastidita da quei giochi.

Mentre tornavo a sistemare le posate sul tavolo, sapevo che quella sera sarebbe stata diversa. Forse anche molto più pericolosa di quanto volessi ammettere.

Gabriella era sparita di nuovo in casa, intenta a cercare, stavolta delle tovagliette per non rovinare il tavolo del terrazzo. Si sentivano solo i suoi passi sul parquet e le sue lamentele ovattate da dietro la porta.

Io sistemavo le posate cercando di rimanere calmo, ma Federica non mi dava tregua.

La sentii avvicinarsi, il profumo che indossava, dolce, agrumato, mi investì come una carezza sul collo.

“Allora?” sussurrò con voce appena percettibile, ma così vicina che sembrava dentro il mio orecchio.

Prima che potessi rispondere, prese entrambe le mie mani con decisione. Non avevo nemmeno il tempo di chiedere “cosa fai?” che già me le stava guidando addosso al suo corpo, scivolando sopra il tessuto leggero del vestitino estivo.

Le portò prima sul suo seno, pieno e morbido, e poi più giù, tra le sue gambe, sotto la stoffa.

Non portava nulla.

“Ecco,” disse con un sorrisetto sfacciato, mantenendo le mie mani lì. “Te l’ho detto che stasera non si gioca.”

Rimasi immobile, il respiro mozzato. Sentivo il battito nelle orecchie, nel petto, ovunque.

Lei appoggiò la fronte alla mia, con quel tono beffardo che le era tipico:

“Stasera, fratellino, voglio vederti impazzire.”

Poi, come se niente fosse, mi lasciò. Mi sistemò la maglietta con un gesto civettuolo e fece qualche passo verso il tavolo, appena in tempo per sentire Gabriella rientrare sul terrazzo con un “Finalmente!” e le tovagliette tra le mani.

“Vi siete paralizzati nel frattempo?” chiese Gabri, un sopracciglio alzato.

Federica, già sorridente, rispose senza esitazioni:

“No, stavamo solo… mettendo le cose al loro posto.”

Io annuii in silenzio, ancora col cuore a mille.

Sì, pensai. Le cose stavano andando molto, molto fuori posto.

poi finalmente, la carne era pronta e la cena ebbe inizio.

La sera era calata dolce e calda, e il terrazzo si era riempito del profumo della carne sulla griglia e delle note leggere di una playlist chill che Gabriella aveva messo in sottofondo. Le lucine appese lungo la ringhiera tremolavano piano, come se sapessero che qualcosa stava per succedere.

Eravamo seduti attorno al tavolo in legno, piatti pieni e calici in mano. Il vino bianco, fresco e profumato, era già alla seconda bottiglia.

Gabriella sorrideva appena, distratta, con lo sguardo perso a tratti tra le luci della città e il bicchiere tra le dita. Era bellissima, con la pelle chiara illuminata dal tramonto, le cosce nude sotto il copricostume che si era ormai aperto, e quel suo solito modo scomposto ma magnetico di sedersi, con una naturalezza che mi lasciava sempre senza parole.

Ogni tanto cercavo di parlarle, di chiederle se andava tutto bene, ma lei rispondeva con frasi brevi, seguite da un altro sorso di vino.

“Mh… sto pensando,” disse a un certo punto, guardando il cielo. “Ma non è niente.”

Federica, invece, era un vortice. Con quel suo vestitino estivo e i piedi nudi raccolti sulla sedia, faceva roteare il bicchiere tra le dita come fosse nata per farlo. Sorrideva, parlava, dominava la scena.

E ogni tanto, mi torturava.

Iniziò innocente: uno sfioramento leggero del suo piede sul mio, sotto il tavolo.

Poi una carezza più decisa sulla caviglia.

Infine, quel piede che salì. Lento. Maledettamente lento.

Fino al ginocchio. E poi più su.

Io cercavo di non dare nell’occhio, ma le mani tremavano sulla forchetta. Il cuore tamburellava.

Gabriella, ignara, stava raccontando,tra un sorso e l’altro, qualcosa su una collega insopportabile.

Federica si avvicinò al mio orecchio mentre ridacchiava, fingendo una battuta qualunque.

“Scommetto che sei duro adesso…” sussurrò, il piede proprio lì, sopra la mia erezione, che cercava disperatamente di non esistere.

Trattenni il respiro. Lei ridacchiò piano.

Gabriella rise, come se avesse sentito qualcosa di divertente.

“Che vi sussurrate? Complotto contro di me?”

Federica la guardò, con un sorriso così perfetto da sembrare innocente.

“Stavamo solo dicendo che il tuo barbecue è una bomba,” disse alzando il calice.

Io annuii muto, cercando di non morire sul posto.

Gabriella brindò distratta, poi si voltò di nuovo verso il cielo.

“Domenica sera da dieci,” disse. “Mi ci voleva.”

Federica mi guardò sotto le ciglia, quel piede ancora lì, a far battere ogni muscolo del mio corpo.

E capii che la vera brace stava tutta sotto quel tavolo.

Dopo cena, mentre sparecchiavamo tra risate e bicchieri vuoti, fu Federica a lanciare la proposta, con lo sguardo acceso e quel sorrisetto che ormai conoscevo fin troppo bene.

“Che dite… si fa un giretto in idromassaggio?”

Gabriella si voltò subito con entusiasmo, il viso arrossato dal vino. “Sì! Ottima idea! C’ho proprio voglia di rilassarmi un po’.”

Io, invece, come sempre, mi irrigidii.

“Eh… io non so se—”

“Dai,” mi interruppe Gabriella, versandosi l’ultimo dito di vino. “Stasera ti concediamo di partecipare.”

Indice dei capitoli
5 Cap. 5

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