Poi tornai su di lei. Federica mi guardava senza pietà, aspettando la mia risposta con un sorriso che mi perforava.
«Sì…» mormorai, quasi impercettibile.
Lei sorrise, e scosse la testa con finta incredulità. «Che porcellino…»
Si abbassò con lentezza, il seno che sfiorava appena la mia maglietta.
«Hai davvero una cotta per la sorellona, eh? Ma lo sai che non si fa…»
Una mano scivolò sotto il mio pantaloncino. «O forse… è proprio questo che ti piace? Che non si può fare.»
Mi stava torturando. Ogni tocco era un brivido, ogni parola una condanna.
E io non riuscivo nemmeno a pensare, né a distogliere lo sguardo dalla sua bocca.
«Ti piacerebbe farle tutto quello che ti sei immaginato, eh?» sussurrò, premendo appena con la mano mentre il mio corpo reagiva senza controllo.
«Te la immagini che geme sotto di te? Che ti chiama per nome?»
Mi misi una mano sul viso, imbarazzato. Ma lei lo adorava.
«Dai, non nasconderti adesso… Ti eccita sapere che potrebbe svegliarsi, vero? Che è qui… a pochi centimetri…»
Chiusi gli occhi.
«Federica…» sussurrai. «Posso… posso baciarti?»
Il suo sorriso cambiò per un secondo.
Qualcosa nei miei occhi l’aveva colpita. Forse la mia timidezza, o la sincerità.
«Aw…» fece piano, quasi intenerita. «Il verginello vuole un bacio?»
Poi si abbassò piano, fino a sfiorarmi la bocca con le labbra.
Un tocco. Un sospiro.
Poi si spostò sulla guancia, sulle tempie, sul mento…
«Così? O vuoi questo?»
E finalmente premette le sue labbra sulle mie.
Un bacio pieno, lento, profondo.
La sua lingua cercò la mia con una dolcezza inaspettata. Ma bastarono pochi secondi perché tutto esplodesse.
Mi baciava con fame, mi prendeva, mi dominava.
E io mi lasciavo fare, perso, tremante, in balia di ogni cosa.
Nel silenzio della stanza, con Gabriella che dormiva ignara accanto a noi, Federica si prese tutto.
E io capii che ero già suo da tempo.
Federica rise piano, una risatina roca e bassa, mentre lo guardava con quel sorriso malizioso che gli faceva girare la testa. Gli accarezzò il viso con la punta delle dita, giocando con la sua timidezza.
«Non male davvero, con quella lingua…» mormorò, mordendosi il labbro. «Ma adesso voglio che mi dimostri quanto sei bravo per davvero.»
Ale la guardava senza riuscire a parlare, gli occhi incollati ai suoi movimenti. Lei si tirò su lentamente, ancora sopra di lui, e con calma sfregò le mani sui fianchi, poi agganciò con le dita l’elastico sottile dei suoi slip e li fece scivolare giù dalle gambe.
«Se fai bene il tuo lavoro… potresti ricevere una bella ricompensa,» sussurrò, passandogli una mano tra i capelli.
Poi, senza più esitazione, si inginocchiò sopra di lui, a cavalcioni, e si sedette delicatamente sul suo viso, nuda, calda e bagnata.
Ale trattenne il fiato, il cuore in gola, mentre lei lo prendeva con entrambe le mani e lo guidava.
«Apri bene la bocca, baby… e usa quella lingua come prima. Fammi vedere quanto sei affamato.»
Gli muoveva il bacino con un ritmo lento e controllato, i suoi sospiri appena percettibili, quasi impercettibili nella stanza illuminata solo dalla luce soffusa del comodino. E a pochi centimetri da loro, Gabriella dormiva ignara, stesa sull’altro lato del letto.
«Attento… se fai troppo rumore la svegliamo,» sussurrò Federica, mordendosi un’unghia, divertita e già ansimante. «E non vorremmo farle sapere quanto ti piace darle piacere, vero?»
Il respiro di Federica si fece più caldo, più pesante. La sentii spostarsi leggermente sopra di me, finché non mi si abbassò sul viso. Le sue cosce mi strinsero appena e la sua voce, roca, mi accarezzò l’orecchio come una promessa.
«Ora ti guido io… vediamo se sei bravo davvero.»
Mi afferrò per i capelli, decisa ma senza farmi male, e mi fece inclinare il viso verso l’alto. Mi sentivo tremare, eccitato e spaesato, ma completamente in suo potere. Era una sensazione sconvolgente… e bellissima.
Cominciai a muovermi come mi aveva detto prima, timido, ma attento ai suoi respiri, ai piccoli gemiti che le sfuggivano a ogni mio tocco con la lingua. Lei prese subito il controllo, guidandomi con movimenti leggeri della mano e parole sussurrate.
«Così… bravo… continua…»
Il suo corpo reagiva a ogni mia esitazione, a ogni esplorazione più sicura. Non riuscivo a credere di essere lì, con lei… così sopra di me, che si lasciava andare mentre io cercavo di farla impazzire.
Le sue dita si strinsero un po’ più forte tra i miei capelli.
«Sì… proprio lì…» sussurrò, mordendosi le labbra, poi lasciando andare un gemito più alto, volutamente più sonoro.
Mi fermai per un secondo, preoccupato. Gabriella era a pochi centimetri da noi, addormentata. Ma Federica rise piano.
«Ti piace rischiare, eh? Forse vuoi che ci scopra…»
Poi si mosse ancora, senza darmi tempo di rispondere, e gemette di nuovo, più forte, sopra di me.
Era un delirio di piacere e follia. E io, sotto di lei, perso completamente, non riuscivo più a pensare ad altro.
Federica si muoveva sopra di me con una sicurezza disarmante. Mi teneva stretto tra le cosce e mi guidava con le dita tra i capelli, mentre io continuavo a usare la lingua come mi aveva insegnato, cercando ogni suono, ogni respiro, ogni tremito del suo corpo per capire se stessi facendo bene.
Le sue parole, i gemiti, i movimenti… tutto mi mandava in estasi.
«Sì… proprio così, non fermarti…» sussurrava, sempre più accaldata.
Ogni volta che gemeva più forte, io sobbalzavo. Gabriella era lì, a pochi passi da noi, addormentata nel letto. Ogni suono rischiava di svegliarla, eppure era come se Federica lo facesse apposta. Voleva farmi tremare, voleva spingermi al limite.
«Mmmh… bravo… continua così…» ansimò, stringendomi ancora. «Non ti fermare adesso, Ale… ci sei quasi…»
Sentivo il suo corpo agitarsi sopra il mio viso, i respiri sempre più spezzati, sempre più profondi. Le sue gambe tremavano, e la presa nei miei capelli si fece più forte, quasi disperata.
«Sì… sì… ci sono…» gemette.
Poi tutto il suo corpo si irrigidì, e per un attimo restò immobile, la bocca socchiusa, gli occhi chiusi, il volto in estasi. Sentii il calore, l’umidità, i piccoli spasmi che la percorrevano mentre gemeva il mio nome piano, come se non potesse più trattenersi.
«A-Ale…»
Rimase così per qualche secondo, con il respiro affannato, prima di rilassarsi e lasciarsi andare lentamente, ancora sopra di me, mentre io la osservavo, stordito, eccitato, incredulo.
Quando riaprì gli occhi, mi guardò con un sorriso soddisfatto.
«Forse non sei poi così inesperto come credevo.»
E io non riuscivo neanche a parlare. Avevo ancora il cuore che martellava nel petto e il sapore della sua pelle sulle labbra.
Federica restò sopra di me, il corpo ancora caldo e il respiro irregolare che mi solleticava il petto. Mi guardava con quel suo sorriso beffardo, gli occhi lucidi e accesi dal piacere.
«Sei stato bravo…» sussurrò, facendo scorrere un dito sulle mie labbra. «E adesso ti meriti un bel premio.»
Io la guardavo senza fiato, ancora incredulo di ciò che era appena successo. Il cuore mi martellava in petto, e il mio corpo era in tensione, ogni muscolo contratto dalla voglia che lei continuasse.
Ma poi accadde qualcosa.
Gabriella si mosse. Un piccolo respiro più profondo, un leggero sospiro. Si rigirò lentamente nel letto, voltandosi a pancia in su. Ora era rivolta verso di noi, le labbra socchiuse, le guance arrossate dal vino, i capelli umidi che le incorniciavano il viso. Dormiva ancora, profondamente, ma era lì. Così vicina da poterle sentire il respiro.
Federica la guardò. Un sorriso le piegò le labbra.
«Guarda com’è carina, tutta indifesa…» sussurrò piano, quasi come se parlasse tra sé e sé. Poi mi guardò con quegli occhi maliziosi e disse, con voce bassa e lenta:
