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Erotika
Giochi Proibiti in Famiglia · Cap. 2
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Capitolo 2 di 9 23 min di lettura

Mentre lei dorme

Federica spinge Ale sempre più oltre, fino a farlo cedere del tutto. Con Gabriella addormentata accanto a loro, la provocazione si trasforma in un momento intenso e proibito, carico di desiderio e tensione.

Asiadu01
1 anno fa · 1.7k letture · 7

«Non dire nulla a nessuno, ok Ale? È una cosa… delicata.»

«Certo» mormorai.

Gabriella si stiracchiò, stanca e alticcia. «Andiamo di là?»

Federica annuì e si alzò. Prima però si avvicinò a me per prendere il piatto. E mentre passava dietro la mia sedia, si chinò vicino al mio orecchio e sussurrò, impercettibile:

«Quando vuoi… parliamo anche noi. Da soli.»

Mi gelai. Ma allo stesso tempo, sentii un fuoco sottopelle.

E ancora una volta, lei lo sapeva.

Mi ero rifugiato in bagno da qualche minuto. Avevo bisogno di stare un attimo da solo, di respirare. L’acqua fredda sul viso non era bastata a rimettere in ordine i pensieri. Il riflesso nello specchio era quello di uno che non capiva più cosa stesse succedendo attorno a lui. Gabriella sembrava sull’orlo di qualcosa, sempre più silenziosa, nervosa, distante. E Federica… stava diventando un’ossessione.

Mi appoggiai al bordo del lavandino, lasciando che qualche goccia scivolasse dal mento. Il petto si muoveva piano, ma dentro ero in subbuglio. Quelle provocazioni sotto il tavolo, quel modo di sorridermi come se sapesse tutto. Ogni suo sguardo sembrava scavarmi dentro.

Poi, all’improvviso, la maniglia si abbassò piano. Non feci nemmeno in tempo a voltarmi che la porta si aprì lentamente.

Federica.

Era sempre nello stesso outfit di prima, ma sembrava ancora più rilassata adesso. Gli shorts minuscoli e morbidi che lasciavano scoperte le sue cosce lisce, il top corto e senza reggiseno che si appoggiava con naturalezza sul seno, e quei piedi nudi che la facevano sembrare padrona della casa. Di tutto.

«Ops,» disse con un sorrisetto appena accennato, fermandosi sulla soglia. «Non sapevo fossi qua dentro.»

Ma non sembrava affatto dispiaciuta.

Rimase lì, a fissarmi con quella sua aria tranquilla, come se il mio imbarazzo fosse una scena già vista, qualcosa da cui sapeva esattamente come trarre divertimento.

«Ti stavi guardando da solo allo specchio, Ale?» domandò con tono ironico. «Sei messo proprio male…»

«Io… no, cioè, stavo solo…» balbettai, cercando di sembrare meno ridicolo di quanto mi sentissi.

Lei fece qualche passo dentro, senza alcuna fretta. La luce calda del bagno le disegnava il profilo delle gambe, accentuava le curve del petto sotto quel tessuto leggero.

«Hai la faccia di uno che ha visto un fantasma,» disse, avvicinandosi ancora. «O forse solo la sorellina in costume, eh?»

Il cuore mi sobbalzò nel petto. L’aveva detto con leggerezza, ma il tono era tagliente. Sapeva bene l’effetto che Gabriella aveva su di me. E non perdeva occasione per sottolinearlo.

«Tu sai cosa ha?» provai a chiedere, quasi sussurrando. «Gabriella, intendo…»

Federica mi guardò per un attimo, come se stesse decidendo quanto dirmi. Poi scrollò le spalle. «Più o meno. Ma non credo che tu sia pronto per certe conversazioni.» Si fermò proprio davanti a me, sollevando leggermente il mento. «Per ora.»

Allungò la mano, mi sistemò piano una ciocca bagnata sulla fronte. Quel gesto, così delicato, contrastava con lo sguardo che mi stava lanciando. Uno sguardo lento, insinuante, che scivolava addosso come carezza e sfida allo stesso tempo.

«Comunque,» disse piano, «più tardi passa nella stanza di Gabriella.»

Il mio sguardo si alzò su di lei, sorpreso.

«Sì, hai capito bene,» continuò con un mezzo sorriso, lasciando la mano appoggiata al mio petto un attimo più del dovuto. «Ma fai il bravo, eh. E… cerca di non comportarti da bambino.»

Si voltò con naturalezza, come se niente fosse, e mentre usciva lanciò uno sguardo veloce sopra la spalla, gli occhi brillanti di malizia.

«E magari… smettila di fissarti allo specchio. Tanto lo so io cosa ti passa per la testa.»

Poi sparì nel corridoio, lasciandomi lì. A bocca semiaperta. Il cuore impazzito.

Ancora una volta, non avevo idea di cosa mi aspettasse. Ma avevo la netta sensazione che fosse solo l’inizio.

Tornai in camera mia con le gambe molli e la testa completamente in subbuglio.

Avevo addosso una tensione difficile da spiegare, una fame che non era fame e che non mi lasciava respirare.

Federica mi stava facendo impazzire. Ogni gesto, ogni parola, ogni tocco… sembrava cucito su misura per distruggere quel minimo di autocontrollo che cercavo di mantenere.

E la verità? Mi piaceva. Mi piaceva da morire.

Mi buttai sul letto, cercando di distrarmi, ma ogni volta che chiudevo gli occhi, mi tornava in mente quella scena a tavola, i suoi piedi nudi che salivano lungo la mia gamba, quel sorriso da stronza irresistibile, la sua voce bassa che mi sussurrava “vedrai”.

E io… non riuscivo più ad aspettare.

Aspettai ancora qualche minuto. Forse cinque. Forse dieci. Non ne avevo idea.

Poi, con il cuore in gola, uscii dalla stanza.

Il corridoio era silenzioso, quasi irreale. Le luci erano basse, e dalla finestra arrivava appena il chiarore morbido dei lampioni. Mi mossi a passi lenti verso la stanza di Gabriella, cercando di non fare rumore.

Spinsi piano la porta.

La prima cosa che vidi fu Gabriella, addormentata sul lato del letto.

Aveva una maglietta lunga e larga, che a ogni minimo movimento lasciava scoprire brandelli di pelle chiara e morbida. Una gamba nuda era fuori dalle lenzuola, il viso rilassato e i capelli umidi sparsi sul cuscino.

Era bellissima. Ma fragile, stravolta. Un’ombra scura sembrava pesarle sulle palpebre anche nel sonno.

Ma poi… vidi l’altra metà del letto.

E lì, il cuore perse un battito.

Federica era sveglia.

Adagiata di lato, con un cuscino sotto la testa e la coperta tirata solo fino alla pancia.

Aveva una gamba piegata, l’altra distesa, e sotto… niente. il suo pantaloncino scomparso.

Solo uno slip nero sottile che lasciava ben poco all’immaginazione.

La luce fioca disegnava i contorni perfetti del suo bacino, delle sue cosce morbide, della sua pelle liscia.

E i suoi occhi. I suoi occhi ridevano di me.

«Meno male che sei arrivato,» sussurrò, piano, senza mai distogliere lo sguardo. «Stavo per iniziare senza di te.»

Deglutii a vuoto. Rimasi sulla soglia, paralizzato.

«Come… cosa?» balbettai, la voce a malapena udibile.

Lei sorrise. Lenta, serena. Poi infilò una mano sotto il cuscino e la fece scivolare sul ventre, fino a fermarsi proprio sopra lo slip.

«Non dormivo,» continuò con tono roco, malizioso. «Mi stavo solo chiedendo… se un ragazzino come te ha davvero il coraggio di entrare in una stanza dove c’è una donna che ti desidera.»

Mi sentii sprofondare. Il cuore mi martellava in petto.

Ero un fottuto esplosione di paura e voglia.

Mi misi piano ai piedi del letto, cercando di non guardare troppo, ma incapace di staccare gli occhi da lei.

«Dai,» mormorò. «Vieni qui. Gabriella dorme. Nessuno saprà niente. E poi…»

Si leccò lentamente il labbro inferiore.

«Non ti sei forse già fatto vedere abbastanza?»

Mi sentivo completamente in suo potere.

E la cosa peggiore… è che non volevo oppormi.

Mi avvicinai al bordo del letto come ipnotizzato, il cuore a mille.

Federica mi osservava da sotto, con quegli occhi pieni di malizia, e senza dire nulla allungò una mano, afferrando la mia e tirandomi piano verso di sé.

Mi ritrovai sdraiato sul letto, a pochi centimetri da Gabriella, col corpo rigido e la mente in fiamme.

Lei era sopra di me in un attimo, le gambe piegate ai lati del mio bacino, le mani appoggiate al mio petto.

«Tranquillo, il tuo battito mi fa vibrare le cosce,» sussurrò, ridacchiando piano.

Poi chinò il viso e si avvicinò al mio orecchio. «Dimmi una cosa, Ale…»

Deglutii a vuoto, bloccato sotto il suo corpo morbido e sensuale.

«Prima… quando ti sei toccato…»

La sua voce era bassa, un sussurro graffiante.

«stavi immaginando di scopare la tua sorellona?»

Sgranai gli occhi. La gola secca.

Tentai di girare la testa verso Gabriella, che dormiva serena accanto a noi. Così vicina da sentire il suo respiro.

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7 Cap. 3

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