Vai al contenuto
Erotika
L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 13
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 13 di 13 13 min di lettura

La soluzione

Zia francesca trova la soluzione allo scomodo problema del nipote.

Asiadu01
1 anno fa · 666 letture · 3

Le lanciai uno sguardo carico di disprezzo, senza fermarmi. Il piano richiedeva tempo e pazienza. Ma sapevo che ogni parola la indeboliva. Che ogni piccolo cedimento, ogni sguardo furioso, la avvicinava al momento in cui avrebbe commesso l’errore.

Restai lì, sotto di lei, lasciando che si illudesse ancora un po’, ma dentro di me, sentivo che la fine era vicina.

ritmo era diventato frenetico, il suo corpo pesante che premeva contro il mio, il respiro che le usciva a scatti, tra un gemito e un ordine sussurrato. Io continuavo a muovermi, ma ormai con la mente altrove. Sapevo che il momento stava arrivando, che il piano doveva compiersi entro quella notte… eppure non mi aspettavo quello che accadde.

Sentii le sue mani stringermi i fianchi, le sue unghie affondare nella mia pelle, e mentre il piacere forzato saliva, mentre il mio respiro diventava irregolare, lei si chinò su di me e con voce roca e febbrile sibilò:

«Che ne dici di stare zitto… e darmi quello che tuo padre non riesce più a darmi? Un figlio.»

Il gelo. Un lampo che mi attraversò la spina dorsale. Tutta la nausea, il ribrezzo, la rabbia repressa in quei giorni esplosero in un secondo.

Senza pensarci, la scostai di colpo, il mio corpo che la spingeva via con uno strattone secco. Venni fuori da lei e rimasi seduto, il petto che si sollevava di colpi furiosi.

«Questo no. Questo è troppo, cazzo!» ringhiai, guardandola con un disprezzo che nemmeno cercai di nascondere.

Lei mi fissò, sorpresa, poi fece un sorrisetto storto, come se non le importasse. Come se pensasse che, alla fine, mi avrebbe ripreso tra le sue mani. Ma questa volta aveva passato il limite.

Era il momento di finirla. E sapevo che la notte sarebbe stata lunga.

Il sorriso di Lara svanì di colpo. I suoi occhi si fecero duri, taglienti come lame di vetro. Si scostò dal mio corpo con uno scatto secco, rimanendo nuda davanti a me senza il minimo pudore, ma con una ferocia nello sguardo che non le avevo mai visto.

«Tu non hai capito un cazzo, vero?» ringhiò, la voce roca e stravolta dalla rabbia. «Pensavi di poterti ribellare? Di fare il brillante? Sei solo un giocattolo, Ale. E a me i giocattoli rotti non servono.»

Si chinò verso di me, gli occhi che bruciavano di cattiveria pura.«Pensi davvero che qualcuno crederebbe mai a una tua parola? Che Francesca o quella smorfiosa di Adriana prenderebbero le difese di uno che si fa trattare così? Ti vedono per quello che sei… uno sfigato patetico che si lascia usare. E lo sanno. Lo hanno sempre saputo.»

Sentii il sangue salirmi alla testa. Ogni sua parola era veleno, ogni sguardo una lama che cercava di scavarmi dentro. Ma rimasi immobile, stringendo i denti, mentre lei continuava.

«E sai qual è la cosa divertente?» sibilò. «Che ti ho già distrutto senza nemmeno impegnarmi. Perché tu, Ale, sei nato per essere calpestato. Da me… e da chiunque altro abbia voglia di farlo.»

Mi scoccò un’ultima occhiata, velenosa e sprezzante, poi si avvicinò lentamente al tavolino, afferrò il suo bicchiere mezzo vuoto e bevve un sorso, come se nulla fosse, come se quella scena fosse una serata qualsiasi per lei.

«Ora, muoviti. Ho ancora voglia. E se non torni a fare il bravo… ti giuro che ti rovino la vita.»

La guardai, e per la prima volta non sentii più paura. Solo una rabbia fredda e lucidissima. Sapevo che quella notte sarebbe finita diversamente.

Proprio mentre lei mi lanciava quell’ennesima occhiata velenosa, la porta si aprì con decisione. Francesca entrò nel salone con passo lento e sicuro, in ciabatte, i capelli spettinati e il telefono in mano. Un sorrisetto ironico le increspava le labbra.

«Beh, beh… guarda un po’ che spettacolo patetico mi stavo perdendo.» disse, posando lo sguardo su Lara, ancora nuda, e poi su di me. «Stai tranquillo Ale, ora puoi pure smettere di recitare.»

Il cuore mi prese a martellare. Lara si voltò di scatto, sorpresa per un istante, poi subito irritata.«Ma che cazzo vuoi tu, vecchia befana?»

Francesca rise piano, scuotendo il capo. Poi alzò il telefono, facendo scorrere le schermate con calma.«Vedi, cara… ho appena scoperto che, mentre facevi la santarellina di famiglia e recitavi la parte della premurosa aiutante della nonna, ti divertivi a fregarle soldi. E non spiccioli… parliamo di bollette non pagate, spese mai fatte e transazioni da un conto all’altro. Tutto qui… nero su bianco.»

Si voltò verso di me, strizzandomi l’occhio.«Abbiamo fatto un bel giro tra le sue cose mentre tu eri troppo occupata a tentare di stuprarti il figliastro. Complimenti, Lara. Veramente fine.»

Il volto di Lara cambiò colore. Prima pallida, poi paonazza di rabbia. Fece un passo verso Francesca, ma la zia alzò la mano con il telefono puntato.«Un altro passo e questo finisce a nonna… e a tuo marito. Così, per gioco.»

Adriana comparve sulla soglia subito dopo, vestita da notte, ma con uno sguardo che non avevo mai visto. Freddo, determinato. Si avvicinò a me, mi prese la mano e sussurrò:«È finita, Ale.»

Lara rimase immobile, il respiro pesante, mentre il silenzio nella stanza si fece assordante. Nessuna via d’uscita. Nessuna scusa possibile. Le prove erano lì, nelle mani di Francesca, pronte a essere mandate a chiunque.

Ed era soltanto l’inizio.

Mi alzai, ancora con il respiro pesante e il cuore in tumulto, ma stavolta non per colpa sua. L’avevo sopportata fin troppo. La guardai fisso, poi mi avvicinai a Francesca, posandole una mano decisa sulla vita.

«Sai qual è la differenza tra te e lei?» sibilai guardando Lara dritto negli occhi. «Che anche se Francesca ha quindici anni più di te, è dieci volte più sexy, più donna… e più vera di quanto tu riuscirai mai a essere.»

Francesca si voltò a guardarmi, sorpresa e quasi divertita, mentre Lara irrigidì le spalle, il viso contratto in una smorfia di disprezzo.

«Attento a come parli, ragazzino…» provò a ribattere lei, ma la voce non aveva più il veleno di prima. Era rabbia mista a fastidio, e sapevo di averle punto l’orgoglio.

«No, stavolta ascolti tu,» replicai, avanzando di un passo. «Hai giocato abbastanza, hai fatto schifo abbastanza. Ma qui dentro, tra noi, tu non vali niente. Puoi provarci quanto vuoi, ma non sarai mai il centro di questa casa. E di certo non sarai mai all’altezza di Francesca. Nemmeno se campassi altre due vite.»

Lara strinse le mani a pugno, le nocche bianche. Cercò di replicare, ma le parole le morivano in gola.

«La verità ti fa male, eh?» aggiunsi con un sorriso beffardo. «Non ti regge il confronto. Sai perché? Perché puoi pure metterti in posa, fare la voce languida e recitare le tue commedie da quattro soldi… ma qui non ti crede più nessuno. Francesca vale, Adriana vale. Tu sei solo un’ospite di troppo.»

Francesca mi strinse appena il fianco, il suo sguardo divertito che diceva più di mille parole.

Lara si girò, furiosa e umiliata, abbandonando la stanza senza replicare. I suoi passi rabbiosi risuonarono nel corridoio.

Rimasi in piedi, il petto che si sollevava e si abbassava, poi incrociai lo sguardo di Francesca e scoppiammo a ridere insieme, quella risata liberatoria che sa di vittoria dopo una battaglia troppo lunga.

«Era ora,» disse lei con un mezzo sorriso.

«Gliel’ho detto,» replicai, e il nodo alla gola, per la prima volta dopo giorni, si allentò.

Ci guardammo. Francesca con quegli occhi che sapevano leggerti dentro, Adriana con quel mezzo sorriso sporco e dolcissimo insieme.

Nessuno parlò, ma in quell’istante capimmo tutti e tre la stessa cosa: era finita. E adesso iniziava il vero gioco.

Restavano pochi giorni in quella casa. Pochi giorni di libertà assoluta, senza pressioni, senza freni, senza più segreti.

La voglia di recuperare tutto il tempo sprecato, di consumare fino all’ultimo respiro quella complicità, era lì, viva, pronta a esplodere.

E sapevo che prima di tornare a casa, avremmo fatto in modo che quelle notti diventassero leggenda.

Solo il pensiero di quello che ci aspettava mi fece salire un brivido lungo la schiena.

L’estate stava finendo… ma il nostro peccato più bello doveva ancora accadere.

il prossimo sarà l’ultimo capitolo.

Ti è piaciuto?

Dai il tuo voto
Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

Altri racconti di Asiadu01

Commenti 0

Accedi per scrivere un commento…

    Nessun commento ancora. Scrivi il primo.

    Dello stesso autore

    Tutti
    Libro9 capitoli · completo

    Giochi Proibiti in Famiglia

    Ale vive con la madre, il compagno e Gabriella, la figlia di lui, che per tutti è “sua sorella”, ma in realtà non lo è. Da sempre attratto da lei in segreto, la sua estate cambia quando Federica, migliore amica di Gabriella, scopre il suo…

    7 mesi fa 196 min 44 mi piace
    Libro11 capitoli · in corso

    Campo Estivo - Vol.1

    Sette settimane. Un campo estivo isolato dal mondo. Sei ragazze bellissime, disinibite e cariche di segreti, e un solo ragazzo rinchiuso con loro. Ale pensava che fare l'animatore sarebbe stata una passeggiata, ma non aveva fatto i conti…

    3 mesi fa 260 min 29 mi piace
    Libro8 capitoli · in corso

    Tre troie e un coglione

    “Cosa succede quando, dopo la laurea, torni nella tua città natale per rimettere insieme i pezzi… e ti ritrovi tra le gambe della tua vicina, le provocazioni della tua allieva di chitarra e i video bollenti della tua cosplayer…

    1 anno fa 125 min 24 mi piace
    Indice dei capitoli
    3

    Commenti

    CallMeHot
    Salva in una lista