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Erotika
L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 12
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Capitolo 12 di 13 18 min di lettura

tenuto per le palle da una cicciona

la conclusione è vicina, la nuova inquilina crea problemi e questa volta niente di piacevole.

Asiadu01
1 anno fa · 618 letture · 1

Inspirai piano. «Che cazzo vuoi, Lara…» mormorai.

Sentii il suo sorriso senza nemmeno guardarla. «Oh, niente di che. Solo ricordarti che ti tengo per le palle. E che sarebbe un peccato se la nonna scoprisse di Francesca… di Adriana… e di tutto il resto.»

Stringevo il tavolo a tal punto da sentire le nocche dolere. Avrei voluto urlarle in faccia, sbatterla fuori da casa mia. Ma non potevo.Lo sapeva. Lo sapevo.

«Perciò, amore mio,» sussurrò, chinandosi vicino al mio orecchio, «o cominci a comportarti come voglio io… o rovino ogni cosa.»

Deglutii a fatica. La odiavo. La odiavo con ogni fibra di me stesso. Eppure ero lì, inchiodato da quelle parole.

Lei si scostò appena, e prima di allontanarsi ribadì, con quel tono beffardo che mi faceva salire il sangue agli occhi:«Comunque… era solo una domanda di cortesia. Tanto sapevo già che avresti fatto il bravo.»

E se ne andò, lasciando dietro di sé solo il rumore dei suoi passi e un vuoto enorme nel petto.

Dopo aver sputato veleno, Lara si voltò a metà scala.«Ti aspetto in camera. E non farmi aspettare troppo.»Mi lanciò uno di quei sorrisi viscidi che avrei voluto strapparle di dosso con uno schiaffo.

Rimasi lì qualche secondo, fissando il corridoio vuoto. Dentro avevo un groviglio di rabbia, disgusto e impotenza. Avrei voluto andare in camera mia, abbracciare Adriana, e dimenticare tutto. Ma non potevo.Non adesso.

Presi fiato, salii le scale e mi fermai davanti alla porta socchiusa della stanza di Lara. Una luce tenue filtrava dalla fessura. Spinsi la porta.

Lei era lì, seduta sul bordo del letto, solo in intimo. Il corpo abbondante, le curve evidenti che oscillavano a ogni minimo movimento, quella pelle chiara e piena che non mi aveva mai fatto sangue.Aveva scelto di indossare un completino nero in pizzo, decisamente troppo piccolo per lei. Il reggiseno tentava invano di contenere il seno enorme, il tessuto teso e le cuciture che sembravano implorare pietà. Le cosce grosse divaricate, i fianchi morbidi che si riversavano ai lati. Il suo sguardo era quello di una stronza che sapeva di aver vinto.

«Finalmente,» disse con tono impaziente. «Chiudi la porta.»

Obbedii, a denti stretti.Feci due passi nella stanza, già disgustato dal modo in cui mi guardava.

«Non fare quella faccia da martire.» Si alzò in piedi, il corpo massiccio che ondeggiava leggermente. Mi si avvicinò, afferrandomi per il mento. «Sei solo un pezzo di carne ora. E il pezzo di carne fa quel che gli si dice.»

Provai ad allontanare la testa, ma fu inutile.«Mmm… già ti lamenti troppo.»Si sfilò le mutandine lente sulle cosce piene, le lasciò cadere a terra e poi le raccolse con due dita. Mi fissò negli occhi mentre, senza preavviso, me le premette contro la bocca.

«Tieni queste in bocca, amore. E guai a sputarle.»

Il tessuto umido mi strusciò sulle labbra, sentii il sapore acre e il disgusto mi ribollì nello stomaco. Volevo solo strapparmele via e mandarla al diavolo.

Lei rise.«Bravo. Così ti voglio.»

Poi si voltò, le natiche enormi che si muovevano pesanti a ogni passo mentre si sdraiava sul letto, spalancando le gambe.«Ora vieni qui e fammi vedere di cosa sei capace.»

Chiusi gli occhi un attimo.Era l’inferno. Ma non avevo scelta.

Il suo corpo abbondante si muoveva sinuoso davanti a me, il completino nero che l’abbracciava a stento, il seno pesante che premeva contro il pizzo e il fondoschiena generoso che oscillava a ogni passo. Era prosperosa, provocante, eppure io non riuscivo a desiderarla davvero. Ma il gioco era quello, e ormai ci eravamo spinti troppo oltre per tirarmi indietro.

Lara si sedette sul letto con lentezza studiata, spalancando le cosce e fissandomi con quello sguardo da predatrice.«Vieni qui, Ale. Dimostrami quanto sai essere bravo.»

Mi avvicinai, sentendo il cuore martellarmi in petto, più per la tensione e il disgusto che per eccitazione. Lei mi prese per i fianchi e mi guidò tra le sue gambe, il calore del suo corpo che mi avvolse appena mi sfiorò.Tolse lei stessa la mia cintura, abbassò i pantaloni e le mani si chiusero sul mio sesso con una sicurezza sfrontata.

«Non pensare alle altre… stanotte sei mio», mormorò, spingendomi contro di sé e facendomi sentire il calore della sua pelle nuda. Mi costrinse a guardarla mentre si mordeva il labbro e si abbassava leggermente, avvolgendomi lentamente, centimetro dopo centimetro.

Un gemito le sfuggì dalle labbra mentre mi stringeva dentro di sé. Io strinsi i denti sulle mutandine nella mia bocca, costretto a seguirla nei movimenti. Si muoveva lenta all’inizio, ondeggiando i fianchi pesanti, il seno abbondante che ballava a ogni colpo mentre le sue mani mi graffiavano il petto e la schiena.

Mi abbassai d’istinto a baciare il suo seno, più per istinto che per desiderio, ma lei affondò una mano nei miei capelli, spingendomi contro di sé.«Leccalo bene, cagnolino», mi ordinò con voce roca, e io obbedii, sentendo il sapore della sua pelle e il peso del suo corpo che mi schiacciava.

I movimenti si fecero più rapidi, più scomposti. Le molle del letto iniziarono a cigolare piano, poi sempre più forte man mano che il ritmo aumentava. Lara rideva sommessamente, godendosi ogni singolo secondo di quel potere. Si sollevò su di me, per poi calare con forza, il fondoschiena morbido che sbatteva sulle mie cosce con uno schiocco sordo.

«Mi piaci così, sottomesso. Vedi che puoi essere utile se vuoi.»

Quando sentì che mi lamentavo contro il tessuto in bocca, allungò una mano, mi prese per il mento e me lo strinse forte.«Non osare sputarle. Se vuoi che finisca prima, muoviti meglio.»

C’era qualcosa di perversamente elettrico nell’aria, un misto di disgusto, rabbia e tensione che rendeva quella scena ancora più carica. Lara cambiò posizione, mi spinse all’indietro sul letto e si mise sopra di me a cavalcioni, i capelli rossi scomposti, il seno pesante che rimbalzava e le cosce abbondanti che mi stringevano come in una morsa.

Il letto scricchiolava sotto il peso dei movimenti sempre più animaleschi, le molle che sembravano protestare a ogni colpo. Lara si lasciò andare completamente, senza freni, graffiandomi il petto, mordendosi le labbra, ansimando senza più pudore.

Quando raggiunse il culmine si piegò su di me, il respiro caldo sul mio collo, e mi morsicò piano il lobo dell’orecchio.«Vedi che sei bravo, Ale. Ricordati che questo è solo l’inizio.»

Si alzò lentamente, soddisfatta, le guance arrossate e il corpo ancora scosso da qualche fremito. Io rimasi lì a riprendere fiato, il sapore delle sue mutandine ancora in bocca, il corpo indolenzito e la mente in subbuglio.

questo supplizio purtroppo, sembrava non avere fine. 

il giorno dopo.

Il pomeriggio era lento, il silenzio in casa quasi irreale senza le risate di Adriana e Francesca a riempire le stanze. Ero rimasto lì, con quella sensazione di vuoto addosso e la consapevolezza di quello che mi sarebbe toccato di nuovo.

Lara era sul divano, le gambe incrociate, il corpo morbido avvolto in un completo di seta scura che sembrava esaltare le sue forme abbondanti. La luce tenue del soggiorno le disegnava addosso riflessi caldi e sensuali mentre lo schermo della tv illuminava il suo viso con bagliori intermittenti.

Mi indicò con un cenno del mento e io, senza poter opporre nulla, mi avvicinai. Lo sguardo fisso sulla tv, le labbra che si piegavano in un sorriso appena accennato a ogni scena divertente del suo programma preferito.

«Dai, sai cosa devi fare», sussurrò senza nemmeno voltarsi, lo sguardo fisso sulla serie che seguiva distrattamente.

Mi avvicinai, le mani che sfioravano le sue cosce tornite e calde. Le mutandine di pizzo le scostai lentamente, abbassandole appena, e un profumo intenso mi avvolse. Senza aggiungere una parola, mi chinai tra le sue gambe, iniziando a muovermi con la bocca come sapevo che voleva.

Lara gemeva piano, i suoi respiri più pesanti a ogni mio tocco, mentre le dita si intrecciavano nei miei capelli e guidavano i miei movimenti. Non smise mai di guardare la tv, nemmeno quando i suoi gemiti si fecero più decisi e il suo corpo tremò appena.

Prima di andare avanti…

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