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L’attrazione proibita verso Zia Francesca · Cap. 5
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Capitolo 5 di 13 14 min di lettura

Guai tra le gambe della Zia

un grande cambiamento è nell’aria e non si sa se sarà positivo o negativo, questo turba il protagonista.

Asiadu01
1 anno fa · 957 letture · 4

travolto da quell’onda di passione, finì per venire nella sua dolce bocca e 

Dopo quel momento di intenso piacere, rimasi lì, ancora avvolto dall'eccitazione, mentre la guardavo ingoiare ogni goccia con una naturalezza che non mi aspettavo. Lei si passò la lingua sulle labbra, guardandomi con un sorriso malizioso, e notò il mio sogghigno.

"Ti faccio ridere?" chiese, con una voce bassa e divertita.

"No, è solo che... non pensavo fossi così sexy mentre ingoi la mia passione," le risposi, con un mezzo sorriso.

Lei rise piano, scuotendo leggermente la testa. "Ah sì? E tu cosa pensavi di me, eh? La tua zia tutta casa e chiesa?" disse, prendendomi in giro con tono scherzoso, mentre si sdraiava sul divano.

Mi misi sopra di lei, lasciando che le sue cosce mi avvolgessero, e poggiai la testa sui suoi seni, sentendo il loro calore contro la mia pelle. "Beh, diciamo che non immaginavo di vederti in vesti così... eccitanti," le dissi, accarezzandole dolcemente il fianco con le dita.

Lei mi guardò, con un sorrisetto seducente e gli occhi pieni di complicità. "Oh, tesoro, c'è molto che non sai ancora di me," disse, facendomi l'occhiolino.

"Mi stai dicendo che ci sono altre sorprese?" le chiesi, sollevando un sopracciglio con curiosità.

"Sorpresa o meno, dipende da quanto sarai bravo a meritartelo," rispose, mordendosi il labbro e stringendo leggermente le sue cosce intorno a me, come a voler amplificare il contatto tra noi.

"Sono pronto a dimostrartelo, zia. Sono pronto a tutto," le sussurrai all'orecchio, facendo scorrere le mani lungo il suo corpo, assaporando ogni centimetro della sua pelle calda.

Lei mi accarezzò i capelli, sospirando. "Sai una cosa? In tutta questa follia... mi diverto anch'io. Forse più di quanto dovrei."

"È proprio questo il bello," le risposi, sollevando leggermente la testa per guardarla negli occhi, "vivere il momento, senza pensare troppo."

Lei rise, ma il suo sguardo era pieno di desiderio e sfida. "Sì... ma ricordati, tesoro, io sono sempre quella che comanda qui."

Le sorrisi, mentre lei stringeva ancora di più le sue cosce attorno a me, il calore della sua pelle contro la mia, e in quel momento capii che non c'era posto in cui volessi essere se non lì, avvolto da lei, pronto a scoprire ogni lato nascosto della sua sensualità.

Le sue parole avevano acceso una nuova consapevolezza in me: ciò che stava nascendo tra noi non era un fuoco che si spegneva, ma una fiamma appena accesa, pronta a divampare. Mentre stuzzicavo il suo capezzolo con i denti, lasciando che i nostri corpi si fondessero sempre più vicini, le sussurrai, con tono provocante: "Ah sì, dici che comandi tu? Che ne dici se ti faccio vedere chi comanda davvero?"

Lei scoppiò in una risata calda e sensuale, uno di quei suoni che ti fanno venire i brividi lungo la schiena. Poi, senza dire altro, mi afferrò e ci tuffammo in un altro bacio travolgente, le nostre lingue che si cercavano, mentre le nostre intimità si strusciavano con una passione incontrollabile. Ogni contatto, ogni movimento, era un'esplosione di piacere, come se il mondo attorno a noi fosse scomparso, lasciandoci soli a condividere quel momento perfetto.

Le mani esploravano il suo corpo, mentre il calore cresceva e i respiri si facevano sempre più profondi e affannati. Tutto sembrava andare per il meglio, così incredibilmente intenso e sublime… fino a quando il campanello suonò, spezzando all’improvviso quell’incantesimo.

Restammo immobili per un istante, con i nostri corpi ancora incollati, incapaci di credere che quel momento magico fosse stato interrotto.

Zia Francesca si alzò di scatto, affrettandosi a rivestirsi in tutta fretta mentre io, preso dal panico, cercavo di coprirmi alla meglio. Scivolai giù dal divano e, cercando di fare meno rumore possibile, corsi verso la mia stanza. Il cuore mi batteva all’impazzata, e il pensiero di essere sorpresi in quel momento mi fece sentire una scarica di adrenalina.

Una volta al sicuro nella mia stanza, mi fermai un istante, il respiro ancora affannato. Mi vestii in fretta, cercando di ascoltare attraverso la porta chi potesse essere alla porta. Le voci erano ovattate, ma a mia grande sorpresa, riconobbi una voce familiare. Era Adriana, la figlia di zia Francesca. Il cuore mi balzò in gola.

Scoprii poco dopo, parlando con zia Francesca, che nessuno, eccetto la nonna, era a conoscenza dell'arrivo di Adriana. Doveva essere una sorpresa, una visita inaspettata e di certo non programmata. Ma in quel momento, quella sorpresa era tutt'altro che gradita.

La sua presenza rischiava di rovinare tutto, di spezzare l’intimità e la complicità che stavamo costruendo io e zia. Sentivo già l’amaro della situazione prendere forma dentro di me. Adriana avrebbe sicuramente messo i bastoni tra le ruote, e con lei intorno, sarebbe stato impossibile continuare quel gioco proibito che ci stava consumando.

E mentre cercavo di pensare a come aggirare quella nuova, scomoda dinamica, la frustrazione cresceva.

Misi da parte per un attimo tutta la frustrazione che mi attanagliava e, dopo essermi sistemato per bene, andai in salone per salutarla. Appena varcai la soglia, i miei occhi non poterono fare a meno di brillare. Adriana era cresciuta in modo sorprendente, ereditando tutta la bellezza della madre, ma con un fascino unico che la rendeva ancora più attraente.

Era stupenda, e non riuscivo a credere a quanto fosse cambiata. Non la vedevo da così tanti anni, eppure, vedendola lì, mi resi conto che quel leggero batticuore che avevo sempre provato per lei non era mai del tutto scomparso. Da bambini, era solo una cotta innocente, una di quelle infatuazioni che si pensa di dimenticare col tempo. Ma ora, davanti a me, Adriana non era più la ragazzina che ricordavo, ma una donna seducente e affascinante, capace di far riaffiorare vecchie sensazioni con una sola occhiata.

I suoi occhi incontrarono i miei, e per un attimo mi sentii come ipnotizzato. Ogni pensiero su zia Francesca e su quello che era successo si dissolveva, lasciando spazio a un nuovo desiderio che cresceva dentro di me.

Adriana era una visione di bellezza

seducente e delicata, un’eleganza che si rivelava in ogni suo movimento. Il suo fisico atletico, scolpito dalla danza, era snodato e slanciato, con curve appena accennate ma irresistibili. Le sue gambe lunghe e affusolate erano un vero spettacolo, ma era il suo fondoschiena sodo e perfettamente definito che catturava ogni sguardo. Ondeggiava leggermente ad ogni passo, accentuando una sensualità naturale che sembrava quasi inconsapevole, ma assolutamente magnetica.

La pelle di Adriana era chiara, quasi luminosa, punteggiata da guance sempre rosee che esaltavano il dolce contrasto tra la sua innocenza apparente e la sensualità del suo corpo. I capelli castano chiaro, lunghi e lisci, scivolavano sulle sue spalle con grazia, incorniciando un viso che era un incanto di dolcezza. I suoi occhi castano chiaro brillavano sotto la luce, pieni di calore e innocenza, con uno sguardo tenero che sembrava voler penetrare l’anima di chiunque incontrasse.

Le sue labbra lunghe e leggermente carnose invitavano a baci, mentre un piccolo sorriso spesso rivelava la macchinetta ai denti che indossava, un dettaglio che rendeva il suo aspetto ancora più affascinante e malizioso. Il suo seno, piccolo ma sodo, aggiungeva un tocco di eccitante perfezione al suo corpo. Ogni volta che si muoveva, il suo petto si sollevava leggermente, creando un contrasto seducente tra la sua dolcezza innocente e l’irresistibile carica erotica del suo corpo. Adriana era la perfetta fusione di innocenza e provocazione, capace di stregare chiunque con la sua semplice presenza. 

Scambiammo qualche chiacchiera in cucina: io, la nonna, zia Francesca e Adriana. L'atmosfera era leggera, ma quando la nonna fece presente che avremmo dovuto dividere la camera, il mio cuore affondò. Non solo la presenza di Adriana complicava tutto, ma dover dormire nella stessa stanza significava che le mie possibilità di stare con zia Francesca si riducevano a zero.

La mia mente si affollò di pensieri. Immaginavo come sarebbe stato stare lì, a pochi passi da Adriana, mentre la mia mente tornava ai momenti passati con zia Francesca. La frustrazione cresceva, mescolata a un'eccitazione mal celata. Non riuscivo a scrollarmi di dosso l'idea che avrei dovuto mantenere la calma, mentre le mie emozioni si scontravano l'una con l'altra, in un groviglio di desideri e rimpianti.

Mi ritirai nella mia stanza, seguito da Adriana, che doveva disfare la valigia. Provai a rompere il ghiaccio con qualche domanda, chiedendole come stesse andando e cosa stesse facendo in quel periodo. Non ci sentivamo da una vita, e tra noi non c'era mai stata una grande affinità.

La conversazione scorreva piuttosto normalmente, finché, senza preavviso, Adriana fece una domanda che mi colpì come un fulmine a ciel sereno: “E tu, invece, dimmi un po', com’è stato scoparti mia madre?”

Il mio cuore si fermò per un attimo, colto di sorpresa e confusione. Un misto di imbarazzo e adrenalina mi attraversò. Cosa avrei potuto dire? La tensione nell'aria era palpabile, e in quel momento, sapevo che le cose tra noi erano destinate a cambiare.

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Scritto da
Asiadu01

giovane ragazza che da poco si sta approcciando alla scrittura di racconti erotici. se volete scrivermi: [email protected] blog tumblr: https://www.tumblr.com/asiadu01

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