Vengo, la bega che si prepara a sgorgare dal mio meato. Abbandono le mie fantasie, apro gli occhi. Afferro il bicchiere, il caffè che quasi straborda, lo porto accanto alle mie palle e abbasso il mio cazzo sopra il liquido nero ancora fumante. Mi lascio andare.
Uno schizzo, poi un altro e un altro ancora finiscono nel caffè, sciogliendosi. Qualche altra goccia cola nel bicchierino. Metto un dito nel liquido bollente e mescolo, controllando che la mia sborra si sia disciolta. Sollevo il bicchiere, assicurandomi che non ci siano peli o gocce biancastre. Niente, è pulito…
Appoggio la tazza sul serbatoio del cesso, accanto allo smartphone che mostra ancora la Sandra elaborata dalla IA, afferro i pantaloni che sono scesi e me li alzo. La mano destra è bagnata dalla mia sborra e la pulisco su una gamba, strisciandola un paio di volte, sperando che non resti la macchia.
Spengo lo schermo del telefonino, lo infilo in una tasca e riprendo la tazza del caffè. L’aroma del caffè è intenso, quasi sovrasta quello dei gabinetti… mi auguro che non prenda il sapore della mia sborra, ma nemmeno l’odore di piscio e cannabis che impregna questa fogna disgustosa.
Avrei dovuto spararmi una sega nel bagno dell’ambulatorio, coglione che non sono altro… Ma l’idea di tornarci lì, dopo quello che è successo ieri con Isabella, la sua sfuriata per averla coperta di bega… Un senso di disgusto mi stringe lo stomaco più di quanto possa fare l’aria viziata dei cessi.
I cardini stridono mentre apro la porta ed esco dal cesso. Tengo in mano la tazza in modo da nasconderla dietro di me, pronto a gettare il contenuto nel lavandino accanto alla porta, mi appoggio allo stipite e spingo abbastanza da aprirne solo uno spiraglio.
Niente bidelli o professori in vista.
Sguscio fuori dai gabinetti e faccio un profondo respiro: mi rendo conto che il mio cuore sta battendo come impazzito, mentre la mia mente, probabilmente snebbiata dalla calma che la sega mi ha infuso, inizia a comprendere cosa cazzo ho in mano.
Non importa, se l’è meritata. Abbasso lo sguardo sul caffè che sciaborda appena nella tazza di plastica. Controllo per l’ennesima volta che non ci siano striature bianche nel liquido nero: niente, il solito beverone nero e poco invitante. Sandra non avrebbe dovuto trattarmi in quel modo. E non avrebbe dovuto sedurmi… troia…
Arrivo in cima alle rampe di scale con il fiatone e le gambe che mi tremano come se avessi raggiunto a piedi la cima della montagna sopra Caregan. Deglutisco e mi passo la mano sopra sulla fronte, togliendo alcune gocce di sudore che stanno cominciando a prudere.
Appoggio la mano sulla maniglia della porta e sospiro, cercando di rallentare il mio cuore. Le mie interiora si mescolano. Mi sembra di puzzare di sudore e di gabinetto. E sborra… porca puttana, quanto puzzo di sborra! Un altro sospiro. Non importa, ormai: abbasso la maniglia e apro la porta.
Sandra volta il capo verso di me, le magnifiche labbra della bocca congelate in una parola che stava dicendo alla classe. Non riesco a decifrare il suo sguardo.
Questa troia mi guarda come se non sapesse se insultarmi di nuovo o cavalcarmi…
«Il suo caffè, professoressa». Appoggio la tazzina sulla cattedra. Il fiato mi si mozza quando noto una goccia bianca colare lungo il la- No, è solo un riflesso dei neon…
«Alla buon’ora, Pierobon». Sandra mi fissa in volto, prendendo la tazzina e avvicinandola alle labbra.
Stringo involontariamente le cosce, mentre sento il mio cazzo prudere a quella vista erotica… L’idea che, in più, quella troia stia per bere la mia-
La troia si ferma con la tazzina di plastica appoggiata alle labbra. Mi guarda. Sandra ha capito! Porca puttana, ha capito! Cosa…
«Sei rosso in viso, Pierobon». Allontana la tazzina, i suoi occhi si chiudono appena, come se stesse passando ai raggi x la mia anima. «Cos’hai fatto?»
Serro il buco del culo mentre le mie viscere perdono ogni controllo, il sudore sulla fronte diventa ancora più intenso, le mie ascelle puzzano. Ha sentito l’odore della mia sborra! «Sono… corso per le scale… C’era la fila alla macchinetta». Coglione! Scoprirà che non è vero che c’era gente a prendere il caffè, a quest’ora.
Sandra annuisce appena. I suoi occhi passano quasi impercettibilmente da scrutatori a sorridenti. «Bravo, Pierobon,» e appoggia la tazza alle labbra.
Deglutisco quando il primo sorso di caffè muove la sua gola, smetto di respirare quando il secondo lo segue. Sorsi lenti, come se stesse degustando quella bevanda corretta la prima volt-
Sandra allontana la tazzina ancora mezza piena dalla bocca e vi pone davanti l’altra mano. Colpi di tosse le squassano il grosso, magnifico seno. Le tette si muovono impazzite sotto il tailleur, una visione magnifica, qualcosa di incredibilmente eccitante. Non perdo un solo fremito di quelle bocce che ballavano, come se volessero ipnotizzarmi. Il mio cazzo sembra muoversi al loro ritmo…
«Scusate…» Sandra toglie la mano dalle labbra, la voce ancora strozzata, e poi svuota il caffè nella sua bocca. Fino all’ultima goccia.
Fino all’ultima goccia della mia sborra.
Appoggia la tazzina sul piano della scrivania. «Davvero ottimo», commenta, poi mi lanciò un’occhiata. Non c’era più il livore che ha sempre accompagnato ogni sua espressione nei miei confronti. «Grazie, Pierobon, ho davvero apprezzato. Adesso puoi tornare a sedere».
Sono ancora in piedi, me ne rendo conto solo in questo momento. Annuisco. «Prego… prego, signora professoressa». Torno al mio posto. Nando mi guarda incuriosito per il sorriso che ho stampato in faccia e che non riuscirò mai a togliermi.
Sandra si alza in piedi. «Bene, ragazzi. Qui finisce la mia supplenza: è stato bello conoscervi e…»
Mi appoggio allo schienale della sedia, soddisfatto. Mi gusto la soddisfazione della mia vendetta e l’erezione che sta crescendo nelle mie mutande al pensiero della mia sborra nello stomaco di Sandra, e come la stessa mi abbia ringraziato. Non è come si sarebbe aspettato Daniele, ma gliel’ho fatto bere davvero come mi aveva consigliato. Cancellerò la sua foto modificata e la dimenticherò per sempre. Tornerò a vivere il mio felice fidanzamento con Isabella.
Oggi pomeriggio me la scoperò senza immaginare al suo posto la troia.
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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