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La mano sinistra di Isabella stringe il mio cazzo, un suo dito scivola sulla cappella, spandendo la sborra che vi è rimasta sopra. Chiudo gli occhi, il mio fiato si mozza ogni volta che passa sopra il mio meato; i suoi soffici seni sono appoggiati contro il mio fianco, il calore dei nostri corpi si unisce ormai da tempo. Il suo capo è appoggiato sulla mia spalla, i suoi capelli lunghi mi solleticano il petto. Li accarezzo, amo il loro essere rossi scuro. Fulvi, come dice lei.
Isabella ha gli occhi chiusi, sonnecchia come fa di solito dopo che l’ho fatta godere. Ancora posso vedere il mio cazzo che sprofonda nella sua figa, le sue gambe tremare, lei ululare sconvolta dal secondo orgasmo di quel pomeriggio. Ha un corpo bellissimo, mi sento orgoglioso e fortunato ad essere quello che se la scopa.
La mia mano scivola tra le sue chiappe sode, la punta del mio medio si muove sulle pieghette del buco del suo culo ancora umido del mio seme. Lo voglio di nuovo, il mio cazzo s’irrigidisce al desiderio che cresce nel mio inguine come un fastidio. Il profumo della scopata riempie l’aria della stanza, ogni respiro è come rivivere la penetrazione e il piacere di venirle dentro.
Inspiro a pieni polmoni. Voglio ancora possedere la mia puttanella, mi mordo un labbro immaginandola sdraiata sulla pancia, bloccata dal mio peso, afferrarla per i capelli, il calore del suo retto che avvolge il mio cazzo, io che sprofondo in lei, le molle del letto che gemono quasi quanto lei ad ogni mio colpo. “Chi è la mia puttana? Chi è la mia puttana?”, le griderei, e lei…
Lei non accetterebbe una cosa simile, lo so. Non l’ha mai voluto. La stanza sa di chiuso, quell’odore che riempie le stanze degli ospizi. Tanto varrebbe scostare la sua mano che sta giocando con il mio cazzo e alzarmi e aprire la finestra della mia camera. O, magari…
Le appoggio un bacio sulla fronte. Un sorriso che parte dalle sue labbra si concentra nelle rughette attorno agli occhi azzurri. Il suo bel viso sembra illuminarsi. Forse - forse - è la volta buona.
«Cucciola…» sussurro.
Isabella si mette più comoda, la sua mano scende ancora di più lungo l’asta, la sega si fa meravigliosa. Sì, è la volta buona, questa.
Mi restituisce il bacio sulla bocca. Quello, oltre il rossetto alla ciliegia dev’essere il sapore della mia sborra. Sulle sue labbra è qualcosa di divino. «Dimmi, Lele…»
«Stavo pensando che… beh… potremmo fare… voglio dire, del sesso un po’ più… movimentato».
La soddisfazione scompare dal viso di Isabella, i lineamenti che assumono quello che, secondo lei, è un’espressione di offesa, ma a me fa venire ancora più voglia di baciarla. La mano molla il cazzo e i suoi seni si staccano dal mio corpo: sono una punizione ben peggiore del suo sguardo offeso. Le sue braccia si stringono sul suo petto, nascondendo i suoi piccoli capezzoli. Il dolore stringe il mio cuore. «No. Lo sai che non voglio», volge lo sguardo contro il muro, «mi mancheresti di rispetto».
L’abbraccio, baciandola sulla spalla. Ci sono un paio di segni bluastri: per quanto sia intelligente, è molto distratta e sbatte spesso contro gli oggetti. Per quanto scoparla rudemente mi farebbe impazzire, limitarmi a venire dentro il suo corpo in un modo più tranquillo è comunque meglio del segarmi pensando a lei. «Non era mia intenzione maltrattarti, gioia, lo sai che ti amo».
Non so quante volte ho fallito nel convincerla al sesso violento, abbastanza comunque per sapere come farmi perdonare.
Volta il suo capo verso di me, e l’acredine sul suo volto si tramuta in soddisfazione.
Sciolgo l’abbraccio e mi scosto per uscire dal letto. Sposto le coperte e sospiro. «Adesso sarà meglio cominciare davvero a studiare, o…»
Isabella appoggia una mano sul mio petto e mi spinge di nuovo contro il materasso. «Dove pensi di andare, ragazzo? Io non ho ancora finito con te».
Funziona sempre, è come se si sentisse in colpa per non consentirmi di divertirmi come voglio io e mi dà un contentino. Un ottimo contentino.
La mia giovane amante scivola fino alle mie gambe, che apre senza fatica così da poter stare più comoda e afferra saldamente il mio cazzo scivoloso... Avvicina il viso alla cappella, con delicatezza la fa fuoriuscire dalla pelle e inala l’intenso odore di sesso che sprigiona; il gemito di piacere che emette quando espira lentamente mi arrapa ancora più di quanto lo sia stato fino a quel momento.
«Mi fa sempre bagnare l’afrore di maschio del tuo uccello eccitato, Gabriele…» sussurra, soddisfatta. Passa la lingua lungo l’asta del mio cazzo, la sua saliva sostituisce i nostri liquidi sessuali.
Lascio cadere la mia testa nel cuscino, emettendo a mia volta un sospiro di piacere, pregustando quanto mi farà entro breve la ragazza. É una delle sue qualità che più apprezzo, e più volte mi sono chiesto come faccia una diciottenne a dimostrare una tale maestria con i pompini: è una risposta che non sono certo di voler conoscere, e ignorare l’un l’altra il numero di partner che abbiamo avuto rispettivamente è una specie di patto silenzioso.
Il pensiero passa in secondo piano quando la mano libera della ragazza si appoggia sui miei coglioni e inizia ad accarezzarmeli: diventano più duri, quasi si ritraggono dentro di me. Le labbra di Isabella abbandonano l’asta e si adagiano in un bacio sulla cappella ormai viola; i suoi occhi si fissano nei miei, e sorridono: Isabella è pronta a fare quello che adoro. Devo impedire alla mia mano di appoggiarsi sul capo fulvo della mia amante e spingerla verso il basso. La sua bocca si apre appena per scivolare lungo il mio cazzo, fino a inghiottirlo quasi tutto. Sento i suoi denti perfetti accarezzare il velluto del mio glande, la sua lingua comprimersi nel cavo orale, le sue tonsille accogliere la punta della mia nerchia.
Isabella resta qualche istante così, quasi in apnea, lasciando che la saliva, come se stesse gustando una pietanza prelibata, inizi a muoversi verso la cappella, sale lentamente, la pelle libera, appena scivolata fuori dalle sue labbra, che incontra un’aria più fredda e secca della sua bocca meravigliosa.
Stringo le lenzuola, un respiro inonda i miei polmoni di odore di sesso. «Porca puttana… non so se preferisco la tua figa o la tua bocca…»
Percepisco a malapena la mano che coccola le mie palle scivolare lungo il mio perineo, tra le mie cosce, infilarsi tra le mie chiappe e la punta del suo medio fare ingresso nel mio buco del culo. Cazzo… sì…
La prima volta che me l’aveva proposto ero inorridito all’idea di qualcosa di simile, e l’avevo infine accettato solo nella convinzione che poi, anche lei, avrebbe seguito il mio esempio e acconsentito al sesso grezzo; ma da allora non ho più potuto smettere, e da mesi il pompino che conclude pressoché ogni nostra scopata è accompagnato dal suo frugare nel mio retto alla ricerca e al solleticare la prostata.
Un capogiro ed un senso di straniamento iniziano ad occupare la mia coscienza. Mi sembra di cadere, come quando ci si sta addormentando. Stringo le palpebre. «Non fermarti, cucciola!».
Il suo dito ruota nel mio culo, ad ogni suo movimento il mio cazzo si ingrossa e divampa il mio bisogno di godere. Succhia più forte, muove con maggiore veemenza la testa, aumenta il suono – gluc gluc gluc - che emette spompinandomi.
Non l’avverto quando vengo: l’avevo fatto le prime volte e non aveva smesso di fare ciò di cui è maestra. Mi trattengo appena dal bloccarle la testa contro il mio inguine, serro i denti e mi godo la sborra che lascia i miei coglioni, fluisce nel mio corpo e viene spinta lungo il mio cazzo con la pressione di una lancia antincendio. Mi sento mancare quando piscio secchiate di sborra in bocca a Isabella, talmente tanto liquido che mi sembra che anche una parte della mia anima venga spruzzata dal mio meato nello stomaco della mia amante.
Lei estrae con delicatezza il dito dal buco del mio culo, afferra con entrambe le sue mani il mio cazzo e lo netta con la punta della lingua, passando prima lungo il bordo della pelle, strappandomi gemiti di piacere, e poi appoggiando di nuovo le labbra sul meato e aspirando come la cannuccia di una bibita.
Il cuore batte all’impazzata e un senso di stanchezza si appoggia sulle mie membra, nemmeno abbia fatto attività fisica per tutto il giorno invece di passare un’ora a letto con un pezzo di figa. Nessun’attività fisica può dare la soddisfazione di cui è capace la bocca di Isabella.
Lei si solleva dal mio inguine, quasi più soddisfatta di me, passandosi la lingua sulle labbra a prendere le gocce di sperma che vi sono rimaste. Nella magnificenza del suo corpo nudo di diciottenne, si siede accanto a me. «Piaciuto?»
La scoperei a sangue, la possederei con tutta la forza di cui sarei capace, se non fosse che mi sento come un settantenne. Il mio cazzo luccica della sua saliva, tirato a lucido come se l’avessi appena lavato. «I tuoi pompini sono fenomenali, cucciola».
Lei sorride, fingendosi imbarazzata, ma non può nascondere di esserne orgogliosa. Si avvicina al mio orecchio sinistro, il suo fiato che sa di cazzo e sborra accarezza il mio volto. «Mi piace il gusto del tuo succo».
La guardo stupito, mentre il suo viso diventa rosso nel confessare quel segreto. Bianca com’è di carnagione, appare ancora più evidente. Ha sempre inghiottito, ma ho sempre creduto lo facesse per farmi un piacere: scoprire che ama il sapore della mia sborra è qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Nemmeno a me dispiace il liquido che cola dalla sua fica quando gliela lecco, ma proprio arrivare ad amare il sapore della sborra…
