Cosa sta succedendo? C’è… quello che dice e fa la donna non ha senso, io… cosa? Vorrei alzarmi in piedi e fiondarmi fuori dall’aula, per non farmi più vedere. É la situazione più imbarazzante…
…un’idea. Mi alzo in piedi. Deglutisco di nuovo qualcosa che sembra del cotone, la testa che mi gira come se soffrissi di vertigini. «Mi spiace, signora professoressa…»
Sentir uscire dalla mia stessa bocca quel titolo rivolto alla donna davanti a me, quando ho sempre usato termini che non ripeterei davanti a mia madre, mi suona strano. La Nobili pare a sua volta stupita.
«…per… per il mio comportamento irrispettoso. Mi… mi permetta di prenderle una tazza di caffè, come scusa».
La consapevolezza di essere in piedi nella classe, come un coglione, a fare il leccaculo di un insegnante, mi piomba addosso come un uccello da preda. Se la Nobili mi ha fatto fare figuracce, io sto raggiungendo un livello superiore da solo.
La donna sorride sorniona. «Cosa vuoi fare, Pierobon, lisciarmi il pelo?»
A quelle parole, l’immagine della mia lingua che le lecca la figa e una mia mano che le accarezza il ciuffo di peli appena sopra invade la mia mente. Mi è necessario uno sforzo per scacciarlo.
«Non… no». Anche perché, tanto ormai, per lei, devo passare per l’equivalente di Pierino nei film di Vitali…
La Nobili sembra contraria alla mia proposta, ma solo per un istante: la sua espressione di scherno si scioglie in un sorriso. «Va bene…»
Senza perdere un istante, afferro una manciata di monete che ho nella tasca della giacca e mi fiondo fuori dall’aula, sbattendo la porta.
Attraverso il corridoio e scendo le scale a due a due, una bidella mi fissa ma senza dire nulla. Quando la troia ci ha rimproverati, un pensiero è nato nella mia mente, la proposta di andarle a prendere il caffè è solo la metà. La metà che considero attuabile. “Legale” è la parola che più si adatta a quella metà. Soprattutto considerando com’è l’altro cinquanta percento.
L’atrio della N. Sandrini è vuoto, come al solito, e non c’è nessuno davanti alla macchinetta. Prendo dalla tasca le monete, sperando siano sufficienti. Che cazzo di figura di merda farei, se non bastassero per un caffè… Le conto: non riesco a raggiungere il prezzo esatto, ma non mi importa buttare via una decina di centesimi.
La macchinetta comincia a pisciare la miscela preferita dalla puttana nel bicchierino. Rifletto ancora sulla mia idea… è fattibile? Una parte della mia mente dice che è una cazzata, che devo essermi rincoglionito per fare qualcosa di simile: sarebbe come dare fuoco alla scuola o rubare una macchina e investire i passanti. Ma…
Un cinguettio elettronico esce dalla macchinetta, riportandomi con i piedi per terra. Sollevo lo sportello e afferro la tazzina bollente. Il liquido nero ha un paio di bollicine addossate alla plastica bianca, e mi fa tornare in mente la mia intenzione, di qualche giorno prima, di sputarci dentro.
Serro le labbra, come ad impedirmi di farlo davvero. Nonostante questo, il mio cuore prende a battere più forte, e il mio respiro a farsi più profondo. Provo ciò che quelli bravi a parlare definiscono “le viscere di gomma”.
Mi avvio per tornare all’aula, convinto di non portare a termine la mia idea. É una follia, è una vera cazzata. É…
E se poi, davvero, come sostiene Daniele, la Nobili rimarrà per sempre infissa nella mia memoria, se davvero non potrò più dimenticarla? No, è una stronzata, come può… Ma la Tadini io non riesco a togliermela dalla mente. Quante volte ho scopato Isabella e fatto l’amore con Francesca? Quante volte ho posseduto il corpo della mia ragazza diciottenne, bella e tutto, ma immaginando di fottere quello da dea strafiga della Tadini?
Inspiro a fondo, l’afrore della mia eccitazione che sovrasta l’aroma del caffè.
Fanculo, voglio fare l’amore con Isabella, non sognare quella troia di una Nobili!
A pochi metri dalle scale, mi guardo attorno, uno studente fuori dalla classe durante le ore di lezione con una tazzina di plastica con del caffè. Continua a non esserci nessuno. Le mie gambe, di loro volontà, mi spingono a sinistra, nel corridoio accanto alle scale: in pochi attimi divento uno studente fuori dalla classe durante le ore di lezione con una tazzina di plastica con del caffè che entra nei gabinetti.
La puzza di piscio, merda ed erba mi soffocano. Entro in uno dei gabinetti e chiudo la porta. Trattengo il fiato, ascoltando: sono solo, non ci sono rumori di qualcuno che usi i gabinetti o di videogiochi per il telefonino.
Seriamente, cosa porca puttana sto facendo?
Appoggio il bicchiere sul coperchio della tazza del cesso e mi sbottono i jeans. L’eccitazione mi sta opprimendo, ma con in mano il cazzo mi rendo che ha le dimensioni di un mignolo.
«Anche tu ti metti contro?»
Mi coglie un attacco di ansia, rendendomi conto che ho poco tempo. Davvero poco tempo. La troia deve aver capito quanto ci vuole a prendere un caffè e riportarglielo, con tutte le volte che l’ho fatto…
Tasto la tasca dei pantaloni e, con un sospiro di sollievo, trovo il cellulare. Lo prendo, accedo alla cartella delle immagini del mio cloud e trovo quella che mi serve: la foto di Francesca Tadini, nuda, modificata dall’intelligenza con la faccia della Nobili. La metto a pieno schermo e appoggio lo smartphone a destra della tazzina di caffè.
Sandra ammicca nella mia direzione seduta al tavolino di un bar, completamente nuda. I due grossi seni calamitano all’istante il mio sguardo, ma subito scivola in basso, lungo la pancia piatta, fino al basso ventre, dove, dalle gambe incrociate, compare un ciuffo castano…
“Cosa vuoi fare, Pierobon, lisciarmi il pelo?”
Il mio cazzo si ingrossa, pronto ad entrare in azione e soddisfare il profondo bisogno di scopare quel corpo stupendo e la vendetta. La mia mano inizia a muoversi lungo l’asta, il rumore della mia sega come l’unico nei gabinetti. Stringo i denti, ammirando quello spettacolo e immaginando la zoccola seduta davanti a me. Allungo la mano libera davanti al mio cazzo, come se stessi davvero tenendo ferma la testa della Nobili, le mie dita tra le sue ciocche castane.
Succhiamelo, puttana…
Il mio cazzo sprofonda tra le labbra di Sandra, la mia cappella che scivola sulla sua lingua; lei mugola qualcosa, scuotendo le spalle, le mani legate dietro la sua schiena.
Stai ferma, troia, e succhia!
Aumento la velocità con cui le scopo la bocca, il plop-plop-plop che risuona nei gabinetti. Chiudo gli occhi, alzo la testa, inspirando profondamente la puzza dei cessi che riempie le mie narici.
Ecco lo stimolo, le palle che si ritraggono. È qualcosa di squallido rispetto al piacere delle pompe che mi fa Isabella, o le seghe che mi sparo sulle foto della Tadini: sembra più quello che provo alla quarta sborrata quando scopo con la mia ragazza, ma senza il calore del suo corpo sudato e il suo ansimare.
