Vai al contenuto
Erotika
La supplente di matematica · Cap. 4
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 4 di 10 16 min di lettura

AI-powered sex

"Arriva, lo capisco da quel senso di crampi nei polpacci e il rilassamento di qualcosa appena dietro i coglioni: porca puttana, perché così presto! Voglio ancora essere dentro di lei! “Sei troppo figa, troia!”, è colpa sua che mi eccita troppo. Stringo i denti, il primo schizzo di sborra esce dal meato, seguito subito dagli altri, come colpi di cannone di puro piacere."

William Kasanova
1 anno fa · 373 letture · 0

Per contattarmi, critiche, lasciarmi un saluto o richiedere il racconto in PDF, scrivete a [email protected] - Il mio profilo Telegram è @williamkasanova

Leggo per la terza volta il testo dell’esercizio di fisica, ma di nuovo, arrivato alla fine del paragrafo, ho scordato l’inizio dello stesso. Quella dannata auto che procede a 73,4 km/h e di cui devo calcolare la forza necessaria a muoversi, per quando riuscirò a schiarirmi le idee sarà arrivata a metà strada per il Giappone.

Non posso nemmeno fingere di non sapere quale sia il motivo di quel senso di stordimento e abbattimento che sta assediando la mia mente ed il mio petto: Sandra. O, per essere esatti, la completa divergenza delle opinioni che abbiamo l’uno nei confronti dell’altra. Al suo pensiero, un senso di desiderio riempie la mia anima e soprattutto le mie mutande ma, un istante dopo, qualcosa di simile alla paura, come se la donna fosse qualcosa che ho toccato e provocato dolore fisico, mi spinge a scacciare quel pensiero.

Lei, invece, più semplicemente, è disgustata da me, come mai nessun insegnate, o persona, prima di lei.

Chiudo con rabbia il libro. «Puttana… Sei quasi figa quanto stronza, troia!» Sbatto le mani sui libri e i quaderni e li scaglio lungo il tavolo: un paio scivolano oltre il bordo e cadono sul pavimento, insieme ad una penna che rotola fin sotto un mobile. «Fanculo ai compiti».

Afferro il portatile, lo sposto davanti a me e apro una nuova scheda in Brave. Clicco sulla scorciatoia di Instagram: una sega su qualcuna di quelle zoccole che pubblicano su quella fogna di social mi calmerà un po’.

Magari sul profilo della mia dea Francesca Tadini. Un senso di benessere si diffonde nei miei muscoli contratti a quel pensiero, anche solo al ricordo di quanto piacere ho spruzzato nel segarmi sulle foto scattate sul set del calendario sexy. Sì, ce ne sono un paio che mi hanno dato particolare soddisfazione in passato.

La freccina si posa sulla lente d’ingrandimento e sullo schermo appare la lista delle ultime ragazze cercate: Francesca è lì sot- Le mie labbra si stirano mentre un’idea si affaccia alla mia mente. Il senso di benessere si infiamma.

«E se invece andassi a cercare le foto di quella troia? Una sega sulle sue tette sarebbe la vendetta perfetta». Sandra non può evitare di mostrare il suo corpo perfetto, è una che deve postare continuamente le sue foto esplicite, dove mostra le sue tette e il suo culo per raccogliere la bava di chi la vede sotto forma di mi piace e commenti.

La barretta di selezione pulsante si muove, lasciando dietro di sé le lettere che formano il nome “Sandra”. Le mie mani si fermano pochi millimetri sopra la tastiera, la barretta che sembra ridere di me. Porca puttana, come fa di cognome… «Medici… no, eh… Ducati…» Stringo le mani un paio di volte. «Come cazzo si chiama quella… Nobili!» Schiocco le dita e mi rimetto a picchiettare sulla testiera.

Una lista di profili si dispiega sullo schermo. Avvicino il viso allo schermo, mi sembra di essere un vecchio mezzo orbo. «Mmh… non potevano fare più piccole le immagini di profilo…» Stringo gli occhi. «Ecco… è questa?»

Clicco sulla quarta persona: sul monitor appare proprio lei, la breve bio che accenna al fatto che è un’insegnante di matematica. Corruccio le labbra studiando le foto che passano sul monitor: nessuna immagine è anche solo lontanamente erotica, anche senza il bisogno di mostrarle a pieno schermo. Sandra indossa vestiti che lasciano intuire la perfezione del suo corpo, la meraviglia delle sue curve, che attirino lo sguardo di un uomo e lascino un senso di vuoto quando si abbandona quella schiera di foto quadrate è evidente sia lo scopo, ma nulla che faccia gridare allo scandalo qualcuno, nemmeno a sforzarsi. Una foto in bikini è stata scattata con una tale maestria da lasciar intuire il seno prosperoso, ma al contempo si potrebbe portare come esempio di arte e non di erotismo.

Un senso di sconfitta inizia a nascere nella mia mente, aggiungendosi allo stato di depressione che mi porto addosso dalla mattina. Quella stronza non mi dà nemmeno la soddisfazione di spararmi una…

Il rumore della serratura della porta d’ingresso che scatta mi distrae dal mio pensiero. Lancio un’occhiata all’angolo del monitor: le diciassette, troppo presto perché i miei tornino dal lavoro.

Sulla porta compare Daniele, come mi aspettavo.

«Sei in anticipo,» dico, il ricordo di nostra madre che sbuffava la sera precedente quando si era accorta che il suo figlio maggiore aveva ancora assaltato il frigorifero. Papà fu ancora più infastidito nel momento in cui scopriva che le sue birre erano scomparse.

Daniele mi raggiunge al tavolo. Indossa ancora la tuta blu, macchiata di grasso all’altezza del petto e impolverata sulle braccia. «Sono uscito prima dal lavoro. Noemi mi ha chiesto di tenerle Kevin e poi magari ci scappa una scopata; sono passato a prendere una bottiglia di vino per quando torna dal bar, così brindiamo prima di…». Chiude la mano a pugno e ci fa un movimento a stantuffo.

Annuisco, sicuro che anche questa sera Noemi tornerà dal lavoro con il mal di testa e butterà fuori di casa Daniele dopo averlo ripagato con una veloce sega. Perché perde tempo con lei, quando l’altra… Viola o come si chiama, si farebbe sbattere come un tappeto per una bottiglia di liquore.

«Cos’hai, nanetto? Mi sembri poco felice di vedere il tuo fratellone».

Una smorfia mi muove il viso. «Problemi a scuola».

Mio fratello si accoscia davanti allo stipetto dei liquori e apre le antine. «Un altro stronzo da suonare? Ti ho detto di fare karate».

Sospiro. L’idea di riempire di botte qualche bullo non mi piace affatto, soprattutto perché hanno il vizio di ripresentarsi più incazzati e con altri per restituire il favore con gli interessi. «Mica posso picchiare la prof di matematica».

Daniele mi guarda sghignazzando. «Chi? La Mancuso? Non è ancora tornata nella palude, quel mostro? Cazzo, ancora me la sogno di notte, quella carogna».

«Macché! La Mancuso è in ospedale, a farsi operare. Quella che ho adesso, la supplente, io me la sogno ad occhi aperti».

Mio fratello solleva lo sguardo da una bottiglia di grappa al mirtillo. «Figa?»

«Ah! Che razza se è figa! E, indovina? Non solo è di qua, di Caregan, ma ha avuto la Mancuso anche lei».

Daniele si mette a ridere a quelle parole mentre rimette al suo posto la bottiglia.

«E non solo: mi ha chiesto se fossi tuo fratello».

«Stai iniziando a farmi un po’ troppo curioso. Come si chiama la gnagna?»

«Sandra. Sandra Nobili».

«Mai sentita nessuna Sandra Nobi…» Daniele solleva il capo di scatto, gira la testa verso di me. I suoi occhi sono sgranati. «Oh, cazzo! Sandra? Quella Sandra? Quel grandissimo pezzo di figa di Sandra?»

Sono allibito. Ma conosce tutte le fighe di questo paese? Giro il portatile verso di lui, sullo schermo ancora l’album di foto di Instagram. Mio fratello si alza in piedi, mi raggiunge con un paio di falcate e fissa la donna sul monitor.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 5

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista