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Scorgo Isabella qualche capannello di studenti davanti a me, nella colonna che si muove verso la scuola. Non penso nemmeno a come dovrei comportarmi: non chiedo perdono ai due amici con cui sto parlando e corro da lei.
Sta chiacchierando con quattro sue amiche, con cui la vedo spesso in compagnia. «Ehi, Isa... Isabella…»
Lei si volta, notandomi. Lo fanno anche le sue amiche. Rallento, aspettandomi una scenata, lei che si mette a urlare che sono un bastardo, un pezzo di merda per come mi sono comportato il giorno prima nel gabinetto, con le altre quattro che le danno manforte nell’insultarmi. Mi domando se ha raccontato loro cos’è successo ieri nei bagni dell’infermeria…
Invece, si ferma, domandando alle amiche di procedere senza di lei. Un paio di loro mi sorridono, fissandomi un po’ troppo. A Simona, mi pare si chiami la moretta con un bel paio di bocce, guizza la punta della lingua sulle labbra e fa un occhiolino.
«Eh…», faccio, staccando a fatica il mio sguardo dalla ragazza e concentro la mia attenzione su quella che spero sia ancora la mia fidanzata. Mi fermo davanti a lei, mentre la colonna di condannati alle cinque ore del sabato chiuse in una scuola ci passa accanto.
«Isa…» Improvvisamente mi mancano le parole. «Io, ehm… Mi…»
Lei abbassa gli occhi, sembra più imbarazzata di me. «Lele… scusa per ieri, per come ho reagito. Ma sei il ragazzo che amo, e ti amo perché mi porti rispetto e… beh… mi è sembrato una cosa spiacevole».
Faccio per aprire bocca, ma lei mi precede. «Ho… ho pensato, ieri pomeriggio, e ho capito che sei un uomo e che… quando vedi una bella donna perdi la testa».
Le accarezzo le efelidi sulla guancia sinistra. «Tu sei la più bella donna che abbia mai conosciuto». Mi chiedo se, oltre al mio stato emotivo, dal mio odore sappia riconoscere anche quando le mento.
Isabella sorride. «Grazie, Lele. Ma non mi dovrò preoccupare più: mia madre, che è nel consiglio d’istituto, mi ha confidato che la Mancuso torna la settimana prossima e…»
Sobbalzo a quelle parole. «Cosa? E la Nobili se ne va?»
Lo sguardo della ragazza diventa affilato come una lama. Come quella che avrebbe usato, ne sono sicuro, contro la sua rivale tettona. «Sì. Poi non ne sentiremo più parlare di quella… quella puttana».
Porca puttana… Dovrei essere felice che la donna che più ha scombussolato la mia vita si levi dai coglioni, ma… non riesco a capire nemmeno io: un senso di urgenza è comparso nel mio petto, il mio cuore batte ben più forte all’idea che quella mattina avrò l’ultima lezione con Sandra che al timore di qualche istante prima che Isabella si mettesse ad urlare.
Sulle labbra della mia ragazza compare un sorriso. «Così tutto tornerà come prima, e il nostro rapporto potrà continuare senza tutto questo dramma». Chiude la distanza che ci separa, si avvicina al mio orecchio destro e sussurra: «Faremo l’amore per festeggiare la nostra liberazione da quella zoccola… Ti consumerò il salsicciotto con il migliore pompino della tua vita».
La promessa di fare sesso con la mia fidanzata scivola attorno al pensiero che è comparso nella mia mente: e se Daniele avesse davvero ragione e Sandra restasse per sempre nella mia mente perché non le ho fatto bere la mia sborra? Potrei fare mai più l’amore con Isabella senza avere la supplente di matematica che prende il suo posto, facendomi infuriare e rovinando la nostra storia?
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«Vuoi farla finita?»
Le parole che Nando sussurra mi fanno tornare alla realtà. Sbatto gli occhi, distogliendoli dal corpo della Nobili che, ormai, è diventato l’unico soggetto della mia mente. L’unico, oltre a trovare un modo per scoparmela. Guardo il mio compagno di banco, il quale mi fissa a sua volta, decisamente scocciato. «Cosa... cosa c’è?»
Lui indica la mia mano destra sul banco. Mi rendo conto che ho le dita semi-arcuate e che ho passato gli ultimi minuti tamburellando per la tensione.
«Scusami…»
Nando torna a concentrarsi sulla lezione. «Nemmeno fossimo agli esami. Certo che, con una simile, ci vorrei fare l’orale più che lo scritto». Sogghigna. «Magari poi l’orale lo fa pure lei a me».
Sandra, in piedi alla lavagna, intenta a tracciare triangoli e lettere incomprensibili, si volta verso di noi. «Avete finito di fare baccano, voi due?»
Sento una tensione tendere i miei muscoli, un senso di pericolo inondare le mie vene. Quella splendida donna, con la quale vorrei rotolare in un letto, il mio cazzo infilato in profondità in ogni suo buco, il mio sogno erotico, è al contempo la mia causa di malessere. Mi vengono in mente le scene dei film e dei videogiochi in cui il protagonista deve nascondersi da qualche nemico o mostro troppo potente per lui, e sono sicuro che anche lui provi lo stesso senso di terrore che sto sperimentando io.
Sento mozzarmi il fiato quando la Nobili lascia cadere il gessetto sulla cattedra e si avvicina a noi. Riempie l’aria del profumo di bouquet di fiori che in altri momenti troverei piacevole o anche stucchevole, ma in quel momento aggredisce la mia mente come il fetore che la ributtante creatura aliena deve lasciare dietro di sé mentre passa accanto ad Alex Sterling che si nasconde in un livello di Shadows of Andromeda.
Inghiotto qualcosa che ha la consistenza della gomma da masticare, la mia mente che sembra svuotarsi e il petto farsi di piombo.
Sandra si ferma davanti a noi, degnando Nando di appena uno sguardo e fissando me. Scuote la testa. «È la tua ultima occasione, Pierobon, e ancora non hai capito cosa devi fare? Sono molto delusa… Sono molto delusa da tutti e due», aggiunge, ma continua a tenere gli occhi fissi su di me.
«Io…», prova a dire Nando, imbarazzato quasi quanto me.
Lo sguardo della Nobili lo ammutolisce meglio di uno schiaffo.
Torna su di me. Se fossi in piedi, le gambe mi cederebbero.
«Pierobon, sono certo che avrai inteso che sono una donna», e un accenno di sorriso solleva un angolo della sua bocca voluttuosa, «e se non sei stupido avrai capito che cosa voglio…»
Farti sbattere fino a perdere la coscienza, urla qualche parte della mia mente, con il mio cazzo che sembra risvegliarsi improvvisamente dopo essersi nascosto come una tartaruga quando la donna si è voltata e avvicinata a noi. Dalla mia gola esce solo un filo di voce. «Rispetto».
La Nobili dischiude le labbra appena, come a voler controbattere, ma pare cambiare idea. Scuote la testa. «Credevo potessimo arrivare a qualcosa… e invece…»
