«Voglio vedere godere questa puttanella!» dichiara Sara, usando ancora più vigore sul mio clitoride. Al suo confronto, tra un’ondata di piacere ed una secca di desiderio che si contendono la mia mente, mi rendo conto che l’ho sempre venerato come se si trattasse di una fragile reliquia sacra, mentre lei lo sta seviziando quasi sia un rifiuto privo di valore, massacrandolo, stringendolo, segandolo…
Cazzo, ecco cosa prova un uomo quando glielo meni…
E all’illusione di avere una nerchia grossa quanto quella del ragazzo che mi sta violentando la bocca con la propria lingua, qualcosa che non credevo di avere, al pari del muro di una diga che contiene milioni di metri cubi di piacere, crolla in minuscoli pezzi. Ogni mio muscolo si contrae per un istante, la mia schiena, i miei addominali, si serra il buco del mio culo e il mio utero è scosso da un balbettio convulso di piacere e dolore, la mia coscienza si accartoccia anch’essa su sé stessa e, quando torno ad avere una connessione con il mio corpo, questo sta sobbalzando sul letto, devastato da un terremoto di piacere. Il mio ano è serrato quanto la mia figa si è aperta, e uno spruzzo simile ad una pisciata con la pressione della conduttura forzata della diga si riversa fuori dalla mia uretra. Mi manca il fiato, il mio corpo ha smesso di essere sotto il mio controllo e mi sento come se fossi la spettatrice di una scena dell’orrore ma che vorrei rivedere per il resto della mia esistenza.
Mi ci vuole qualche lungo, eterno secondo prima di accorgermi che ho la bocca spalancata in un grido che non riesco ad emettere e la testa inclinata con forza all’indietro, oltre il bordo del letto.
Improvvisamente, mi sembra di cadere nel vuoto sorretta dal materasso, con quella troia di Sara che ride sguaiatamente per l’orgasmo meraviglioso che mi ha inflitto. Mi sento confusa a tal punto che non saprei se ridere anch’io, piangere, ringraziarla o pregare che mi cresca davvero un cazzo in mezzo alle gambe, gettare sul letto la stronza e poi spaccarle il culo per vendetta, godendomi le sue grida di dolore e paura, rivivere quell’orgasmo fantastico ma, questa volta, a spese sue.
Faccio per alzare la testa ma, all’improvviso, sento i capelli tendersi e, per non farmeli strappare, farla calare di nuovo all’indietro. «Resta lì, lurida troia!» mi impone una voce maschile ringhiante, e, quando apro gli occhi, faccio appena in tempo a vedere la punta della cappella bagnata di saliva puntata contro il mio volto, la mano di Luca che stringe il cazzo muoversi avanti e indietro, e poi uno schizzo bianco scagliarsi dal meato.
Serro gli occhi mentre la sborra copre con spruzzi caldi e collosi le mie labbra, i miei capelli e le mie palpebre: una sensazione al contempo disgustosa e gradita, accompagnata dai gemiti di piacere del ragazzo che svuota i suoi coglioni su di me. Apro la bocca, sperando in un tiro fortunato, ma il seme è finito. Nonostante questo, riesco a prenderne un po’ dalle mie labbra con la lingua e assaggiarlo: un sapore pungente, forte, eccitante. Vorrei gustarlo con calma, ma Luca non ne ha: tra le mie labbra fa di nuovo l’ingresso il glande, che scivola nella mia bocca, ma solo per un tratto dell’asta.
«Puliscimelo, put…» mi ordina, ma la mia lingua tronca la sua ultima parola scivolando sulla mucosa, portandosi via lo sperma rimasto e lasciando un brivido di piacere che si propaga fino all’anima del mio amante.
Non credo di aver mai fatto nulla con tanta devozione quando nettare la cappella fino a renderla come mai usata, assicurandomi di asportare e gustarmi ogni singola traccia del seme di Luca, mentre quella che ha sprecato sul mio viso inizia a rilasciare un intenso profumo paradisiaco, che colpisce e inonda la mia mente.
Sento Sara sdraiarsi su di me, i suoi grossi seni appiattirsi contro i miei, baciarmi il collo o, più esattamente, leccarmelo, e solo dopo un istante rendermi conto che sta, in realtà, succhiando una colata di sborra che ha avuto una pessima mira. Quando Luca, soddisfatto e, voglio ammetterlo, deliziato dal piacere che gli ho dato con la lingua, sfila il suo membro dalle mie labbra, vedo la rossa cominciare a ripulire il mio viso con una passione quasi superiore alla mia.
«Mi piace vedere due troie che si contendono la mia bega,» sogghigna Luca, divertito. «Non preoccupatevi, ce ne sarà ancora,» promette, e si accoscia accanto a noi, contemplando sua sorella leccarmi come un critico d’arte ammirerebbe un Buonarroti.
Sara finisce il suo lavoro, solleva il volto davanti a me, apre la bocca mostrandomela piena di un liquido biancastro e, con mia sorpresa e gioia, unisce le nostre labbra. Mi si mozza il fiato quando sento la sborra colare lentamente sulla mia lingua mentre quella della ragazza entra in me, un’emozione di gioia che non avrei mai creduto di provare in una situazione simile si propaga dal mio cuore. Afferro le chiappe della ragazza e spingo il mio bacino contro il mio, nemmeno si tratti di suo fratello e io voglia farmi sfondare.
E Luca, quasi abbia compreso il mio pensiero, si alza, gira attorno al tavolo e scompare dietro alla sorella. Non mi lascia il tempo di chiedermi dove stia andando che sento il materasso abbassarsi tra le mie gambe. Un attimo dopo, qualcosa di bagnato si insinua tra le labbra della mia figa e quelle di Sara. Non ho difficoltà a capire cosa sia.
La rossa, con mio dispiacere, abbandona il suo lavoro nella mia bocca e solleva la testa verso suo fratello. «Scopa me, mio padrone!» lo implora con una voce che farebbe sciogliere il cuore a chiunque.
Luca ha afferrato i fianchi della ragazza e spinge a colpi di bacino il suo pene tra le nostre passere bagnate, una sensazione ed un’esperienza nuova, dal gusto strano, quasi sbagliato ma che sta attecchendo nella parte più perversa della mia anima. «No,» dice dopo un altro paio di lunghi e lenti movimenti, «dobbiamo pensare alla nostra ospite,» spiega, e, non so spiegarmi perché, ma l’accento con cui lo dice mi sembra stia parlando di un sacrificio umano.
La preoccupazione scompare quando, ad una correzione dell’inclinazione del bacino del ragazzo, l’utero si apre sotto la spinta della cappella e scopro perché il viso di Sara si illuminava di beatitudine quando era bloccata contro l’albero da suo fratello, donandogli il suo corpo per il piacere di lui.
La ragazza discosta una ciocca di capelli dal mio orecchio sinistro e sussurra: «Questo è solo l’inizio, puttanella».
Non posso parlare, la mia bocca resta spalancata come la mia fica, e così gli occhi sotto le spinte di Luca. Nonostante ciò, il mio annuire con la testa, a giudicare dal sorriso soddisfatto e malizioso della rossa, le lascia intendere che la cosa mi va più che bene.
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