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Il sole è alto e la luce entra dalla finestra con un’inclinazione piuttosto accentuata quando mi sveglio. Le persiane sono rimaste aperte da ieri sera, e forse proprio questo mi ha strappata dal sogno in cui Luca possedeva il mio corpo con sua sorella.
Un’ottima continuazione di quanto accaduto la notte appena trascorsa, e non sono solo io quella che si è stancata più che a sufficienza per perdere buona parte della mattina a letto, giudicando dal ragazzo e dalla sorella accanto a me, nudi e addormentati, sporchi di fluidi corporei. Mai quanto me, comunque, come posso giudicare quando abbasso lo sguardo sul mio stesso corpo.
Abbiamo dormito sopra le coperte, rese ormai rigide dalle macchie biancastre, segni della notte di sesso appena passata. Un dildo giallo, un vibratore azzurro e il mio sono naufraghi nelle pieghe del copriletto lordo, sporchi anch’essi degli orgasmi di più di una persona. Adesso che ci penso, non riesco nemmeno a ricordare quando è comparso, ma soprattutto in chi è scomparso, il vibratore azzurro…
Sara, alla mia sinistra, dorme su un fianco, appoggiata sui suoi grossi seni, le gambe accavallate come a proteggere il suo sesso, nonostante ciò che gli è successo, più o meno attivamente, nelle scorse ore. Odo appena il suo respiro quando l’aria passa nel naso, muovendo una ciocca di capelli rossi che le cade davanti al viso.
Luca, invece, è alla mia destra, e russa leggermente nonostante sia sdraiato supino; un braccio è sul proprio torace muscoloso e le gambe sono leggermente aperte, il cazzo che mostra alla perfezione cosa si intenda con “alzabandiera”. A quella vista, sento il desiderio rinascere in me, nonostante abbia occupato, e riempito, ogni mia cavità con un’irruenza che, prima della notte passata, avevo unicamente teorizzato.
Mi è impossibile non allungare una mano mentre mi mordo il labbro inferiore e accarezzare la pelle sulla punta sporca di sborra e rugiada secche a scaglie.
Forse il mio movimento è stato troppo deciso nel toccarlo, o è stato il cigolio emesso dalla rete del letto, ormai stremata dopo essere stata quasi sfondata dal figlio e dalla figlia della proprietaria del bed & breakfast, ma Luca si sveglia, sbattendo gli occhi, confuso. Gli ci vuole un momento prima di comprendere cosa ci faccia nudo nel letto di una delle stanze, anche se credo che, considerando il dolore che gli deve fare il cazzo per l’utilizzo recente, non deve fare uno sforzo per capire cos’è accaduto.
Volta il capo nella mia direzione e, per la prima volta da quando ha saputo che sono la travel influencer che avrebbe soggiornato qui gratis, mi sorride.
«Buongiorno, Nadia,» mi saluta, e per la prima volta non mi chiama “troietta” o “puttanella”. Mi accorgo che la cosa mi spiace un po’.
Anche Sara si sveglia, ma invece di usare le parole mi augura il buongiorno appoggiandosi alla mia schiena con il suo grosso seno e abbracciandomi stretta. Sento un suo bacio posarsi sul mio collo e una sua mano accarezzarmi la figa, incrostata di orgasmi.
«Che ora si è fatta?» domanda il ragazzo notando che il sole è già alto.
«Mi sa che abbiamo fatto tardi,» sussurra Sara, anche se la sua voce non lascia trasparire la preoccupazione del fratello, poi aggiunge un paio di mugolii mentre mi palpa un po’ una tetta.
«Sarà meglio darsi da fare,» dice Luca, nonostante sembri palese non abbia voglia di alzarsi.
«Beh, sì,» ribatte la sorella, «è un bed & breakfast, e per quello che ricordo di inglese, in un bed ci siamo già ma dobbiamo ancora una breakfast alla nostra cliente».
Luca si lascia sfuggire un sospiro di disapprovazione, ma si muove per sollevare il busto dal bed, quando allungo una mano e lo blocco.
Sotto lo sguardo incuriosito del ragazzo, mi sciolgo dall’abbraccio della rossa e mi metto in ginocchio tra le gambe di Luca. «Mi servo da sola, grazie,» gli dico, afferrandogli il cazzo, mettendolo in posizione e adagiandovi sulla punta l’imbocco della mia figa. Non sono abbastanza bagnata, ma non importa: la cappella scivola con un po’ di fatica tra la mucosa, ma dopo pochi sobbalzi la cosa si fa più facile e piacevole, il grosso cazzo che mi riempie sia il sesso che la mente e l’anima. Mi appoggio con le mani sui suoi grossi pettorali e inizio a scoparlo, la rete che riprende a lamentarsi, i miei seni che si muovono seguiti dallo sguardo di Luca.
Sara prende il mio posto sul letto, si protende verso il fratello e lo bacia sulla bocca. «Adesso sei tu la sua troia,» sostiene, divertita. «Magari, potresti essere anche la mia, di tanto in tanto, Luca. Magari anche subito,» aggiunge dopo un istante, sorridendo, quindi si siede sulla faccia del fratello. «Leccamela, puttanella…»
Vedo le mani di Luca afferrare le chiappe di sua sorella e affondare le dita nei glutei. Un attimo dopo, la ragazza solleva la testa e una serie di gemiti lascia intendere che Luca si sta dando da fare con la lingua.
Cerco di non distrarmi dalla sensazione che mi sta dando il cazzo che scivola dentro di me, ma non posso pensare che, dopotutto, non dispiacerebbe avere un fratello anche a me…
«Goditi quella puttana, stronzo,» dice Sara, con una dolcezza che stride con le parole che pronuncia, mentre afferra i capelli del fratello che ha iniziato ad ansimare e a irrigidirsi, un attimo prima di venire dentro di me, «ma ricordati che la tua schiava sono solo io».
Finiamo di massacrare quel povero ragazzo verso mezzogiorno, a stento capace di alzarsi dal letto ormai sporco di sborra e desiderio a tal punto che Sara propone di bruciare le lenzuola per non rischiare di ingolfare la lavatrice con tutta la sborra e lo squirto che vi abbiamo spruzzato sopra.
«Dovrò andare a riprenderla tra qualche ora,» sospira Luca, sollevandosi a sedere sul letto. «Sarà meglio farmi una doccia…» aggiunge, constatando che è cosparso di scaglie di liquidi corporei di tre persone e puzza di sesso come non avrei mai immaginato. Mi vorrei proporre per lavargli la schiena e altro, ma ritengo sia più corretto aiutare Sara a mettere a posto la camera.
La stanza sembra tirata a lucido quando Sara e io abbiamo finito, molto dopo che Luca ha terminato di lavarsi ed è partito con l’auto per recuperare la madre. Senza arrivare alla soluzione estrema della rossa, riusciamo ad occultare le prove della notte di sesso che abbiamo passato con un po’ di olio di gomito e un giro di lavatrice per tutto quello che c’era nel letto. In effetti, era così lercio di liquidi corporei secchi che il lenzuolo era diventato rigido in diversi punti e abbiamo preferito lavarlo da solo, senza altri panni per non sporcare anche quelli di sborra e desiderio. Nonostante questo, sono convinta che se si usasse quel liquido che viene spesso nominato nei telefilm polizieschi per i residui corporei sulle scene del crimine insieme a qualche fonte di raggi ultravioletti, la stanza si illuminerebbe allo stesso modo di un’insegna al neon.
