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Sara non sembra, però, della mia stessa opinione: prima che io riesca anche solo ad immaginare qualcosa da dire a mia discolpa, interviene lei, la sua voce calda e sensuale e proteggermi.
«Nadia è una ragazza così dolce, e sexy,» spiega, guardando suo fratello dietro di me, «è innamorata di te e…» aggiunge un occhiolino, come a sottintendere che, quanto sta per aggiungere, è un segreto, «ci ha visti fare sesso nel giardino ieri e oggi».
Quelle parole hanno lo stesso effetto su di me di qualcuno che urli che c’è un predatore affamato nella stanza. Era proprio quello che Luca non doveva scoprire, qualcosa che lo farà infuriare ancora più. Mi irrigidisco, mentre nella mia mente sento già la mia pelle bruciare dove il ragazzo, in un nuovo attacco di ira, mi colpirà.
La mano di Luca si abbassa su di me, sul mio gluteo destro, ma invece di picchiarmi mi dà una pacca e poi lo stringe, palpandolo. Sento la punta di un suo dito sfiorare il bocciolo del mio culo, dandomi, allo stesso tempo, una sensazione di disagio e solletico.
«Quindi, conosci il nostro piccolo segreto,» dice con una traccia di rabbia sciolta nella voce che aveva cominciato a diventare più profonda.
Vorrei dire qualcosa, non sembrare una stupida che, impaurita, non riesce a spiccare una parola, ma sono troppo confusa, eccitata e spaventata per riuscire anche solo a ricordare come si fa a emettere qualcosa di più intellegibile di un gemito.
Sara, invece, dimostra di essere ben più spigliata anche se nuda e bagnata di umori vaginali davanti al proprio fratello. «Si eccita a vederci scopare, la zoccoletta,» spiega, come se ce ne fosse bisogno, aggiungendo un altro occhiolino. Non so per quale motivo, forse perché sono stordita dalle emozioni contrastanti che stanno vorticando nel mio cuore, nella mia mente e, non posso negarlo, nella mia pancia, ma sembra lo scambio di frasi più fasullo che abbia mai sentito.
La punta di un dito che scivola tra le labbra della mia figa grondante e penetra dentro di me per una nocchia fa scomparire ogni mio pensiero appena lucido. Trattengo il fiato mentre Luca entra nel mio corpo, sebbene non con cosa vorrei io.
«E si nota bene che la zoccoletta è eccitata,» ribatte lui, sogghignando.
«Io sono dell’idea che dovremmo scoparcela,» propone la rossa, dando voce all’idea che, sono sicura, condividiamo tutti e tre, sebbene io non avrei mai ammesso per non dare l’impressione di essere una puttana completa, e, suppongo, Luca per non sembrare uno che approfitta di una ragazza travolta dal desiderio.
«Dovremmo chiederlo a lei,» asserisce lui, anche se l’accento con cui pronuncia quelle parole lascia intendere che mi sta prendendo in giro, ben conscio che io lo voglio più di ogni cosa. Si avvicina con il suo capo al mio, sussurrandomi in un orecchio: «Allora, zoccoletta, vuoi essere scopata da noi due?»
Quel “sì” che pronuncio sembra salga direttamente dalle mie viscere che sembrano spaghetti stracotti, mentre sento le mie gambe tremare nonostante sia sdraiata su un letto.
«Ma sappi che non ci sarà nessuna tenerezza con te, da parte di nessuno di noi due,» mi avvisa, o, meglio, mi assicura il ragazzo, con fermezza. «Passerai questa notte a ripagare a me e a Sara quanto ci devi per i due giorni che hai passato qui a sbafo. Nessuna cortesia per te, anche se sei una cliente. Poi, cosa vorrai scrivere, bene o male, sul tuo blog o su Instagram, non ce ne fotterà un cazzo».
Nemmeno mi ricordavo di avere un sito, o per quale motivo sono in questo edificio. Non mi sembra nemmeno possibile che il mondo possa essere esistito da più di mezz’ora, da quando ho iniziato a fare sesso con la rossa su cui sto colando, che l’universo si estenda oltre i muri della stanza. Mi sento come se il centro del creato sia la mia figa in fiamme e nulla vada oltre lo stordimento che riempie di nebbia la mia mente, al punto tale che non so nemmeno cosa rispondere.
Sara mi toglie dall’imbarazzo appoggiando una mano dietro la mia nuca e abbassando le mie labbra contro le sue, la sua lingua che comincia a leccarmele, scatenando una scarica di piacere che si propaga fino al mio sesso, bagnandolo ancora di più.
«Non farmi venire di nuovo, sorellina…» le chiede con ironia Luca. Si è spostato davanti a me e, sollevando lo sguardo dal volto della rossa, scopro che è nudo, il suo grosso scettro già in tiro.
Il pensiero che, se avessi rifiutato un rapporto con lui, già pronto a scoparmi, mi avrebbe presa con la forza, sopra sua sorella, che mi avrebbe tenuta ferma, per qualche motivo mi eccita più di quanto vorrei ammettere anche con me stessa. Quello splendido cazzo, magari piantato per tutta la sua lunghezza nel mio culo, posseduto con violenza, mi mozza il fiato ancora più del bacio di Sara.
Una mano del ragazzo mi afferra per i capelli e solleva la mia testa dalle labbra della sorella: dovrei dire qualcosa, chiedergli di smetterla di farmi male, di lasciarmi andare, ma la mia bocca si apre solo per un motivo, e non è quello di parlare. Lui non aspetta altro, e senza aggiungere una parola, spinge la cappella tra le mie labbra.
La punta scivola sulla mia lingua, il suo sapore deciso che si imprime nelle mie papille gustative mentre l’odore più forte di un inguine che ha da poco baciato quello di una donna eccitata assale il mio olfatto, riempiendo la mia mente di desiderio e la mia fica di ulteriore umore che inizia a colare proprio su quel bacino che ha impreziosito il profumo che mi sta eccitando. L’asta sprofonda nella mia bocca lentamente, e sembra non avere fine: se il cazzo di Luca mi sembrava lungo a vederlo, a provarlo sembra ancora più maestoso.
La cappella raggiunge le mie tonsille e ci sono ancora almeno quattro dita di cazzo oltre le mie labbra prima che il ragazzo si fermi. Sollevo lo sguardo verso il volto del mio amante e posso vedere un’espressione che sembra derisione e dominio mischiati a soddisfazione, qualcosa che avrei rifuggito in un’altra occasione ma che, in questo momento, mi sembra quanto più potrei sperare nella vita.
«Prendilo bene in bocca, troietta,» mi impone lui con una voce bassa.
Sotto di me, noto Sara allungare il collo, prendere in bocca una palla depilata e succhiarla con piacere, come un frutto dolce. Mi sento improvvisamente perduta tra due persone ben più potenti di me, una schiava destinata ad essere il giocattolo di un uomo poco propenso al rispetto di una donna e la sua sorella perversa, e forse peggiore di lui. Potrebbero picchiarmi, costringermi ad accettarli nel mio corpo o impormi di dare loro piacere, o a me comporterebbe solo dolore… e questo pensiero, questo terrore appena accennato che scivola sulla mia pelle sollevando i peli come un soffio di aria gelida, inspiegabilmente, mi spinge ancora più a donarmi a loro.
Dopo qualche lungo, interminabile secondo, finalmente Luca inizia a uscire da me, fino a quando le mie labbra si chiudono sulla cappella, la punta della mia lingua che indugia un attimo sul taglio che ha un forte sapore di sborra. Un po’ di saliva cola dalle mie labbra, restando attaccato per un’estremità al cazzo che luccica davanti a me.
