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Erotika
Il Vecchio Torchio · Cap. 5
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Capitolo 5 di 6 17 min di lettura

Capitolo 5

Nadia ora ha quanto sognava di avere...

William Kasanova
1 anno fa · 343 letture · 0

«Luca, mio maestoso padrone,» dice Sara con una voce calda, «facciamo come quella volta con Fabiana… Ti ricordi?»

Il nome di quella ragazza mi passa attorno come se non esistesse nessun’altro a parte noi tre, come un suono privo di senso emesso al pari di un gemito.

Il ragazzo, però, sembra avere un’opinione ben diversa dalla mia: sorride a qualche pensiero sorto dalle parole della sorella e annuisce convinto. «Ottima idea, amore,» conviene.

Mi domando cosa intendano quei due, ma non faccio in tempo a chiedere delucidazioni che sento Sara, sotto di me, muoversi come a sgusciare via. Mi prende per le spalle e, aiutata dal fratello, mi spinge, facendomi finire sulla schiena al pari di una tartaruga ribaltata e, un attimo dopo, la rossa è seduta sopra di me. Mi rendo conto che ci siamo letteralmente cambiate di posizione e ruolo.

«Adesso sei anche la mia, di troia,» dice Sara, soddisfatta. Mi alza la gamba sinistra, se la appoggia su una spalla e si siede sulla mia coscia destra. Con una spinta si sposta un po’ più avanti e, come avevo fatto io prima, inizia a strusciare il suo inguine contro il mio, spingendo le labbra del suo sesso bagnato contro il mio, in fiamme. «Toglile la maglietta, mio padrone…»

Luca non risponde: mi ritrovo il suo cazzo in faccia, bagnato di saliva sopra un mio occhio chiuso, mentre lui si protende su di me, afferra il fondo della mia maglietta e la tira verso la mia testa senza troppa finezza. Mi trovo costretta a sollevare prima i lombi e poi le spalle per lasciar passare il vestito senza correre il rischio che si strappi. I miei capelli sembrano crepitare mentre il tessuto scivola attorno alla mia testa, poi finisce afflosciandosi sul pavimento.

«A questo ci penso io,» annuncia Sara, sospendendo un attimo il suo lavoro di inguine e mettendo le mani dietro la mia schiena. «Tu me le stracci quando me lo togli, padrone,» aggiunge senza riuscire a celare un sorriso di soddisfazione, probabilmente al pensiero dell’irruenza con cui suo fratello cerca di arrivare a quelle splendide tette.

La ragazza ha quella manualità che solo una donna è in grado di applicare ai gancetti di chiusura di un reggiseno e il mio perde la sua blanda resistenza in un attimo e quello successivo scivola via al pari della maglietta, sebbene abbia la fortuna di finire in un angolo del letto.

«La troietta ha un bel paio di bocce,» ammette Luca con una nota di ammirazione nella voce, mentre una mano si appoggia su quella destra e stringendo ma con meno forza di quanto mi sarei aspettata. Io, invece, non posso fare a meno di mettere a confronto il mio seno con quello ben più maestoso di Sara. Una sensazione di inadeguatezza sorge nella mia anima…

Luca, però, sembra non dare troppo peso alla differenza tra me e sua sorella. «Apri quella bocca, troietta,» mi ordina, mentre il suo cazzo è puntato contro il mio volto, la cappella a nascondere totalmente la lunga asta che la sostiene. Io apro appena le labbra perché voglio sentirlo entrare dentro di me per ogni centimetro, e lui non si fa pregare: un istante dopo si adattano al grosso membro, avvolgendolo al pari di un caloroso abbraccio.

Lo sento farsi strada tra la mia lingua e il palato, appiattendo la prima e strisciando contro il secondo, sprofondare fino alle tonsille e raggiungere la gola. Ogni mia espirazione riempie il mio olfatto dell’odore pungente e sconvolgente del rapporto sessuale tra fratello e sorella, ogni mia inspirazione lo sostituisce con quello dell’inguine di Luca, facendomi piombare in uno stato quasi catatonico di bisogno di essere scopata fino allo sfinimento.

La pressione sulle labbra della mia fica sembra amplificarsi, la sensazione tattile diventare intensa come quella di una ferita. «La stai arrapando parecchio, la puttanella,» sogghigna Sara, mentre si fotte le mie labbra in fiamme. «Guarda come sta sbavando. E come le sono diventate dure le tette,» aggiunge, afferrando quella libera e stringendo ben più forte del fratello

«Adesso la faccio sbavare per davvero,» promette Luca, iniziando a lavorare di bacino, il cazzo che fuoriesce dalla mia bocca fino alla cappella e poi rientrando per quasi tutta la lunghezza. Sento la pelle che copre la punta scivolare ad ogni spinta e la mia lingua lotta con il suo movimento per riuscire a leccare il meato e il filetto sottostante, che scorre sulle mie pupille gustative, eccitandole con il suo sapore virile. Dalla mia bocca inizia ad uscire la saliva che il cazzo mi sta facendo colmare le fauci, accompagnata da un suono viscido che, scopro, essere incredibilmente erotico.

La mano libera di Luca mi afferra la gola, chiudendola quanto basta per abbozzare uno strangolamento, e inizia a gemere ad ogni colpo inflitto. Ha smesso di usare termini volgari per appellarmi, sono solo rochi gemiti di piacere che la mia bocca gli dona.

È Sara, inizio a sospettare, quella davvero masochista della coppia. Ogni due o tre scivolamenti tra le labbra della mia fica non può evitare di chiamare suo fratello con l’appellativo di “padrone” usando una voce più adatta ad una persona che sta avendo un capogiro o impiegare qualche epiteto per insultarmi. Ad un tratto, la mano che mi azzannava il seno si sposta sul mio clitoride e, con il medesimo vigore, comincia a maneggiare il mio clitoride.

Non è piccolo, come se volesse compensare il mio seno in presenza di due superdotati come Luca e Sara, e la cosa mi ha sempre lasciato un po’ imbarazzata. La rossa, però, non mostra rimostranze nei suoi confronti: anzi, sembra si trovi a suo agio con esso. Stringe tra i polpastrelli di due dita, lo solleva un po’, lo ruota finché non le scivola via, lo riafferra e inizi a praticarmi quella che potrei definire una minuscola sega.

«Voglio vedere come godi, puttanella,» dice, e dal tono di voce sembra quasi un anatema.

«Sì, falla godere come fai godere me!» le fa eco il ragazzo, e sembra davvero che io stia per assistere allo spettacolo di sua sorella prossima a prendermi a scudisciate nelle parti intime.

Non ho mai preso una scudisciata nelle parti intime, ma quella devastante sensazione che parte proprio da lì e si propaga in tutto il mio corpo con la potenza delle fiamme che corrono su un lago di benzina e si schianta nella mia testa mi fa sobbalzare sul letto, lasciando dietro di sé una devastazione di acido lattico e sopito, disperato piacere. Forse, solo il fatto che ho involontariamente aperto la bocca mi ha impedito di azzannare il cazzo di Luca.

«Va come si scuote, la puttanella! Glielo faccio fare di nuovo, padrone?» esclama divertita la mia torturatrice. E, su approvazione del fratello, di nuovo fa quella mossa.

Questa volta Luca toglie il suo uccello dalla mia bocca, inseguito un attimo dopo da un mio grido di piacere tanto forte che sembra di dolore.

«Fantastico!» ride il ragazzo, «Questa troia mi fa impazzire!» Poi si inginocchia accanto a me e, un attimo dopo, presa la mia testa tra le sue mani, la sua lingua mi fa scoprire che il suo cazzo non è la parte del suo corpo che preferisco tra le mie labbra.

Una sensazione di calore comincia a formarsi nel mio petto, un capogiro ad annebbiare la mia mente mentre fratello e sorella adoperano il mio corpo per il loro piacere. Le labbra della figa di Sara scivolano tra le mie, insinuandosi al loro interno con forza, sfregando contro la seta che la ricopre, ma mai con la voga e la violenza della lingua di Luca, che si muove come se volesse strappare la mia e prenderne il posto.

Prima di andare avanti…

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