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Erotika
Il Vecchio Torchio · Cap. 2
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Capitolo 2 di 6 26 min di lettura

Capitolo 2

Nadia non riesce a togliersi dalla mente quanto successo la notte precedente e non può attendere quella successiva.

William Kasanova
1 anno fa · 422 letture · 0

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Mi sono addormentata, immagino, verso le quattro di mattina, sebbene il termine “svenuta” potrebbe essere più appropriato. Dopo che Sara ha scoperto che ho visto lei e suo fratello consumare un rapporto sessuale animalesco, sono stata assalita dal terrore; ero convinta che sarebbe accaduta una tragedia, con i due ragazzi che avrebbero fatto irruzione nella mia camera e, nascosta letteralmente sotto le coperte del letto, preda di un rimestio di emozioni contrastanti quanto possono essere la paura e l’eccitazione, il dubbio e la speranza, ero certa che subire lo stesso trattamento della ragazza contro l’albero del giardino sarebbe stato il migliore destino che potessi aspettarmi.

E invece, alle sette, quando l’indifferente sveglia del mio cellulare ha iniziato a trillare, ero ancora distesa sul materasso, illesa, ma stremata dalle emozioni che hanno continuato a flagellarmi anche nelle tre ore di incoscienza. Non posso nascondere che ho lasciato suonare il telefonino per diversi secondi, spaventata come una bambina, convinta che ci fosse qualcuno lì fuori, oltre la protezione delle lenzuola, pronto a ghermirmi. Invece, come scoprii quando presi coraggio e sbirciai oltre il mio nascondiglio di tessuto, non c’era nessuno, e allungai una mano per zittire la suoneria che aveva iniziato a recitare gli impegni di quel giorno: la visita al mulino Cazzaniga, pranzo in una paninoteca, pomeriggio a fare fotografie per le storie di Instagram in riva al lago di Garda.

Se fino al giorno prima ricoprivano, soprattutto un mulino abbandonato in una valle, ben poco interesse, in quel momento mi apparivano come un luogo dove potermi nascondere dalla vendetta dei miei ospiti, o per lo meno dei due figli.

Vorrei non presentarmi a colazione, uscire di qui senza farmi vedere, ma fa parte dell’accordo che ho stretto verbalmente via telefono con la padrona del Vecchio Torchio e… diamine, cosa mi impedisce di fuggire? Forse, solo la paura, che io stessa riconosco insensata, che qualcuno scopra che sono scappata e lo faccia sapere ai miei follower su Instagram e sul mio sito internet. Poi sarebbero loro a fuggire da una travel influencer che non sa fare il suo lavoro.

Alla fine, dopo essermi lavata e vestita, scendo nel salotto dove avevo incontrato il giorno prima la padrona di casa, Sandra, come mi aveva poi rivelato chiamarsi. Sussulto quando la trovo lì, ad aspettarmi, accanto al tavolo. Sorride, ma non è quel sorriso aperto e sincero di una persona felice; mi colpisce il cuore, come se su quelle labbra gravi un dolore che ne impedisce la completa distensione e brucia dietro le iridi azzurre. Improvvisamente, ho la certezza che sia a conoscenza del vizio dei suoi figli e Sara le ha rivelato che li ho scoperti: adesso, ne sono sicura, mi implorerà di non dire nulla a nessuno del loro segreto e forse cercherà di comprare il mio silenzio. Mi sento stringere il petto nell’angoscia per quella povera donna, a cos’è costretta a subire per i suoi due ragazzi…

E invece non ne accenna nemmeno quando la saluto con un entusiasmo smorzato dalle emozioni che stanno turbinando nella mia anima.

«Buongiorno, Nadia. Hai dormito bene?» domanda, forse notando le occhiaie che non sono riuscita a nascondere al meglio con il trucco, o dalla mia espressione sconvolta.

La rassicuro che il letto è comodissimo e che ho dormito come una bambina, sperando che la mia bugia non sia troppo evidente. La donna, invece, sorride, ma ancora sembra che la sua anima sia adombrata da qualcosa, da qualche pensiero che la sconvolge.

«Sono contenta che ti stia piacendo…» commenta, poi aggiunge, con la voce ancora più bassa, quasi a scusarsi: «Io sarò costretta ad assentarmi per qualche giorno da qui. Ti lascio alle cure di Sara…»

Ho l’impressione che sia stata sul punto di aggiungere qualcos’altro ma si sia trattenuta all’ultimo istante. Forse, immagino, voleva dire anche “…e di Luca”, ma dopo la litigata della sera precedente, che probabilmente ignora io abbia udito, ha preferito non includerlo tra i miei ospiti. Nonostante ciò io stia pensando, annuisco come se non me ne sia resa conto: la ringrazio e mi permetto di chiederle cosa la porti ad allontanarsi.

Mi pento vedendo il suo umore sfumare maggiormente nel dolore. Sandra mi assicura che non è nulla, ma mi sembra evidente che non lo è affatto.

«Adesso devo andare,» mi annuncia con un accento di ansia.

Dopo averla salutata e augurato un “in bocca al lupo”, ignara di cosa stia andando a fare, la vedo uscire dal salotto torturandosi le mani e con lo sguardo pieno di apprensione. Prende una borsetta nera da un mobiletto che non avevo notato, come non avevo notato il fatto che è vestita troppo elegantemente per il lavoro di gestrice di un bed & breakfast. Esce dalla porta da cui sono entrata io il giorno precedente; quando il battente si chiude dietro di lei, vinta dalla curiosità, mi avvicino alla finestra e sbircio fuori, spero meglio di come abbia fatto ieri, e la osservo mentre raggiunge una Mini Cooper rossa con delle strisce bianche sul cofano. Alla guida scorgo Luca, che aspetta che la madre salga a bordo e, mentre questa si sta allacciando la cintura, parte.

Non posso staccare gli occhi dalla carrozzeria tirata a lucido, con delle macchie di luce che scivolano sulle cromature mentre imbocca la curva a qualche decina di metri e scompare oltre un edificio, e solo il rumore prodotto da qualcuno alle mie spalle mi riporta alla realtà. Quando mi volto, per la seconda volta in meno di dodici ore, Sara mi scova mentre sono intenta a spiare da una finestra.

L’imbarazzo mi assale a quel pensiero e al fatto che sa che l’ho vista fare sesso con suo fratello in giardino, ma lei sembra più divertita che altro: indossa un completo da cameriera grigio con il suo tipico grembiule bianco con ricami e regge tra le mani un vassoio in legno su cui sono posti una tazza, una teiera, delle fette di limone e altre tazze che, non mi è difficile immaginare, contengono il resto della mia colazione come l’avevo richiesta il giorno prima.

«Buongiorno, Nadia,» mi saluta, gratificandomi con un sorriso che non ha nulla di artefatto. Anzi, i suoi occhi mi sembrano lanciare lampi di desiderio. Già, adesso ricordo che ieri, pochi secondi dopo che ci siamo conosciute, mi ha baciata, e bacia piuttosto bene… Il gelo della preoccupazione che mi ha invaso sembra perdere parte della morsa a causa dell’eccitazione che sta cominciando a scaldare il mio ventre.

Nonostante questo, continuo ad essere imbarazzata per quanto è successo ieri sera e stento a sostenere il suo sguardo, cercando di guardare invece il cibo che sta portando. «Buongiorno a te, Sara,» rispondo a bassa voce.

Mi aspetto che la ragazza mi dica qualcosa per la mia attività di guardona, ma non ne fa parola. Appoggia il vassoio sul tavolo e comincia a distribuire le ceramiche fumanti e meno sul piano.

«Posso chiederti… se non è troppo maleducato… cos’ha tua madre?» le chiedo, senza muovermi da dove mi trovo con i piattini e le posate che tintinnano mentre Sara li colloca con movimenti aggraziati sulla tovaglia.

Il sorriso della ragazza non cambia di una virgola. Ha finito di distribuire la colazione: si rimette eretta e stringe al grosso seno il vassoio. «Oh, nulla di che, in realtà. Zia Iva, la sorella maggiore di nostra madre, è stata ricoverata in ospedale d’urgenza per una appendicectomia questa notte. Cose che ormai ti mandano a casa dopo due o tre giorni con un paio di cicatrici appena visibili, ma Sandra ne è terrorizzata perché quando ne hanno fatta una a lei ci sono stati un paio di problemi e adesso teme che anche Iva possa averne,» Sara sollevò le spalle come a ridurre tutto ad una sciocchezza. «Adesso nostra madre resterà in ospedale ad accudire la zia fino a quando non la manderanno a casa, e toccherà a me e a mio fratello mandare avanti il bed & breakfast».

Il pensiero che non avrebbero dovuto dannarsi la vita per questo, visto che sembra che io sia l’unica che abbia varcato l’ingresso negli ultimi mesi, mi attraversa la mente ma, quasi a tradimento, Sara salta all’argomento che avrei voluto evitare più di ogni altra cosa al mondo. E se fino ad un istante prima il suo volto mostrava una svagata spensieratezza, ora è raggiante.

«Ieri sera hai visto mio fratello possedermi in giardino, vero?» mi chiede. Sento il mio cuore perdere un colpo e il mio corpo venire assalito dall’adrenalina, pronta a fuggire o a combattere, come dicono gli psicologi quando parlano di risposte automatiche al pericolo. Ma Sara non sta urlando, non mi sta accusando… anzi, sorride, gli occhi le brillano persi nel rivivere con la mente quel momento di passione. «Adoro farmi scopare da lui, essere la sua puttana, lasciare che usi il mio corpo per il suo piacere…»

Prima di andare avanti…

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