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Erotika
Il Vecchio Torchio · Cap. 4
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Capitolo 4 di 6 11 min di lettura

Capitolo 4

Nadia attende la sua amante...

William Kasanova
1 anno fa · 342 letture · 0

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Sembra essere passata una vita da quando Sara mi ha vista dal giardino ed è scomparsa sotto la finestra al momento in cui la porta della mia stanza ha cominciato ad aprirsi lentamente. I cardini non cigolano mentre ruotano sotto la spinta delicata della rossa, ma il mio cuore batte troppo violentemente perché io possa comunque sentirli.

Stordita dalle emozioni degli ultimi minuti, non ho potuto fare altro che sedermi sul letto, stanca come se avessi passato l’intera giornata a camminare su e giù per le montagne attorno al lago di Garda, ma quando la ragazza fa il suo ingresso mi ritrovo a balzare in piedi come una molla, quasi la sua vista mi abbia ridato non solo l’energia persa ma anche altre ancora.

Lei, a quella vista, non può nascondere un sorriso, ma al tempo stesso pone un dito davanti alle sue labbra e mi indica di non fare rumore. «Fai piano, Nadia…» mi sussurra, e al suono del mio nome pronunciato da lei sento il mio cuore sciogliersi.

Accosta la porta chiudendola quasi completamente, poi si avvicina a me. Ad ogni centimetro che ci divide diminuisce, più la mia mente sembra riempirsi maggiormente di ovatta, uno stordimento che non credo di aver mai sperimentato in vita mia, il desiderio e la paura mischiarsi nelle mie viscere come fumo che danza nelle correnti d’aria.

Sento il bisogno di dire qualcosa, qualsiasi cosa, solo ed esclusivamente per non sembrare un’idiota davanti a quella splendida dea, ma sembra che non riesca nemmeno a ricordarmi come si emette un singolo gemito. La cosa, comunque, ha poca importanza: un attimo dopo le labbra di Sara sono un’altra volta a contatto con le mie, una scossa attraversa il mio stomaco che si ribalta, nella mia pancia pare vibrare una gelatina, la mia figa sembra passare dall’umido al secco al torrente in pieno, le mie gambe tremano. Chiudo gli occhi mentre le mani della rossa iniziano ad esplorare il mio corpo, muovendosi sulla mia schiena, tra i miei capelli biondi. Diversi odori diventano lampanti nella mia mente come fari nella notte: il profumo della pelle di Sara, il suo sesso eccitato, i suoi feromoni… Inspiro profondamente: in quel bouquet di note femminili, uno ben più brutale, aggressivo, profondo, mi colpisce, mi stordisce, mi possiede la mente. Il mio cuore ha un balzo quando capisco che è la sborra di Luca che cola dal corpo della sorella.

All’improvviso, il pensiero del seme colloso e caldo che gocciola dalla ragazza che mi sta limonando mi sprona e da passiva, in quel bacio, mi trovo a scivolare con la mia lingua nella bocca di Sara, le mie mani le stringono le chiappe quasi con il vigore che aveva usato Luca pochi minuti fa. I miei capezzoli diventano duri, come la punta di due frecce che sembrano volersi conficcare nelle tette morbide e generose della mia amante.

«Voglio fare l’amore con te…» mi ritrovo a sussurrare in un suo orecchio, quasi senza esserne nemmeno cosciente.

Sara non risponde ma le sue labbra si spostano sul mio collo, iniziando a baciarlo e a mordicchiarlo. Al pari delle parole che ho pronunciato, stordita dal desiderio, una mia mano si muove di sua volontà sul cavallo dei pantaloncini in jeans della rossa. Mentre lo massaggio, la sensazione di umido dell’inguine traspare attraverso il tessuto e mi è facile percepirla, aumentando ancora più la mia eccitazione.

«Fammi leccare la sborra di tuo fratello…»

Sara smette di baciarmi e toccarmi, alzandosi dal mio collo e fissandomi. Il timore di essermi spinta troppo oltre con quella richiesta si dissipa in un istante quando, nella semioscurità della stanza, riesco a scorgere l’espressione di complicità della mia amante.

«Pensavo di essere porca io…» dice, incapace di impedire alla propria voce di lascia trasparire il divertimento che la mia proposta ha instillato in lei, mentre si sbottona i jeans e li lascia cadere sul pavimento, per la seconda volta quella sera. Si siede sul letto e poi si sdraia in diagonale.

Io non posso trattenermi, come un uomo che non vede una figa da anni, di fiondarmi tra le sue gambe, inginocchiandomi. Afferro le sue mutandine, bagnate per la scopata di pochi minuti fa, e le abbasso: un profumo di sesso femminile e maschile, che fino ad un istante prima era appena accennato, adesso sembra colpirmi con una forza simile a quella di un pugno, insinuandosi nelle mie narici e invadendo la mia mente, obnubilando ogni mia facoltà cognitiva. Mi fiondo letteralmente sulla figa di Sara, la mia lingua che si infila tra le sue labbra ancora bollenti e umide, il sapore della sua femminilità che sembra quello del gelato più buono che abbia mai assaggiato. Un ciuffo di pelo rosso fa da cuscinetto alla mia fronte.

La mano di Sara, che ha già cominciato ad ansimare sotto il primo cunnilingus della mia vita, appoggia una mano sulla mia nuca. «Fammi godere, troietta…» sussurra tra i singulti e i sospiri, al ritmo della mia lingua impazzita, «…e potrei gratificarti della bega di Luca».

Il mio assalto al bocciolo di Sara mi ricompensa dopo pochi minuti: mentre la rossa si contorce, una mano che si stringe una grossa tetta, la sua figa sembra scaldarsi e, al contempo, bagnarsi come mai avevo immaginato, il sapore e il profumo di donna che sconvolge i miei sensi. L’imboccatura del suo utero si dilata ed emette continuamente delle grosse gocce di rugiada che mi precipito a suggere prima che scivolino oltre le labbra e si sperdano nel perineo.

Sono sconvolta dal desiderio, devastata dal bisogno di godere anch’io, di essere scopata, posseduta, montata fino a esserne disgustata, avere Luca che fotte ogni mio singolo buco, violentemente, il suo cazzo che sprofonda dentro di me, la sua grossa cappella che divarica i muscoli della mia fica fino a farmi male, riempire il mio culo come se mi impalasse con un braccio, usi il mio corpo per il suo piacere… Voglio la sua sborra dentro e sopra di me, il suo seme che sazi il mio desiderio, la mia fame di godere.

La figa di Sara inizia ad esprimere un profumo diverso, meno fruttato e più deciso, forte. Ormai, sotto l’azione della mia lingua che esplora ogni singolo punto del suo sesso, è bagnata al punto tale che fuoriesce un fiume di liquido che ha cominciato ad essere striato di bianco. Un sospetto infetta la mia mente, e quell’idea sembra avere su di me lo stesso effetto che il mio cunnilingus sta producendo sulla rossa; quando lo suggo, il trasudo ha un sapore ben più maschio di quello che ho gustato fino a quel momento: Sara sta spurgando la sborra di suo fratello, tutto quello che lui ha spruzzato nella sorella ora sta colando fuori.

Provo a leccare, ma un senso di urgenza, come se ne andasse della mia vita, come se sia l’unico modo per calmare quel fuoco che si è acceso nelle mie viscere possa essere spento prima che divampi impazzito, penetro la ragazza con un paio di dita con ben poca grazia. Sara inarca la schiena, lanciando un grido di piacere e sorpresa, e arcuando le falangi dopo aver conficcato il medio e l’indice della mano sinistra per tutta la lunghezza, inizio ad asportare dall’utero della mia amante tutto il seme che riesco a prendere, ruotando continuamente la mano.

Prima di andare avanti…

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