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«Buongiorno, sono Nadia».
Saluto la donna che è venuta ad aprire la porta quando ho suonato il campanello su cui un’etichetta annuncia essere l’ingresso del Vecchio Torchio, bed & breakfast con vista sul Lago di Garda.
La donna mi squadra per un istante, il mio sorriso che cerca di smorzare l’espressione di incomprensione che compare per qualche istante sul suo volto. Le ci vuole un attimo per ricordarsi di me, o per lo meno della mia prenotazione. «Oh, sì,» risponde infine, il suo viso che si illumina. «Sei la…» prova a dire, ma è facile notare l’imbarazzo nel non riuscire a pronunciare la mia professione.
Ormai ci ho fatto l’abitudine e la cosa ha smesso di infastidirmi quanto piuttosto sollazzarmi. «…travel blogger che l’ha contattata una settimana fa».
«Oh, sì,» ripete. Avrà forse cinquant’anni, ma, per qualche motivo, qualcosa in lei mi ricorda la Miss Marple che avevo visto tempo prima in un vecchio film. Si sposta dall’uscio e mi invita ad entrare in casa.
Mi accompagna nel salotto del B&B, un ambiente luminoso e pieno di mobili di legno di buona fattura e di un colore che mi ricorda il miele. Ci accomodiamo su un divano bianco davanti a delle larghe finestre da cui posso ammirare il lago a poche centinaia di metri di distanza.
«Nadia,» dice la donna, tornando dalla cucina con una teiera in terracotta marrone con cui riempie due tazze. Me ne porge una. «potresti spiegarmi come funziona, esattamente».
Bevo un sorso di the, come a permettermi di riordinare le idee, ma ho ripetuto il concetto tante di quelle volte che, ormai, potrei recitarlo come fosse una preghiera. Ormai, so anche regolare l’intonazione della voce e il movimento delle mani per sottolineare i concetti e bloccare le recriminazioni ancora prima che vengano espresse. Dopotutto, non mi va di far capire alla donna davanti a me che, in realtà, potrebbe non essere stata una grande idea per lei aver accettato: se avesse voluto della pubblicità davvero sicura e incisiva, avrebbe fatto meglio a chiamare, e pagare, un’agenzia apposita.
Le spiego come si svolgerà la cosa: io pernotterò nel suo bed & breakfast per tre notti, mentre durante il giorno visiterò le attrazioni nella zona per scattare foto e raccogliere informazioni, e soprattutto emozioni, per articoli per il mio blog e la mia pagina Instagram. La donna mi guarda, annuendo, almeno finché non ribadisco che sarò una sua ospite non pagante: a quel punto, mi è impossibile non notare che l’espressione del suo volto diventa più dura, meno conciliante, sebbene immagino sia una reazione inconscia. «Il mio blog ha più di duemila contatti ogni giorno…» l’assicuro, «a luglio e agosto arrivano anche a picchi di cinquemila. Su Instagram, poi, ho sessantamila follower». Allo sguardo bovino della donna a quelle parole, aggiungo, spiegando: «Sessantamila persone vedranno il suo bed & breakfast».
La donna annuisce, adesso, probabilmente pensando che tutte quelle sessantamila persone verranno qui a soggiornare, compresi i bot che cercano di convincerti ad iscriverti a qualche sito di incontri commentando ogni foto pubblicata e che non ho mai avuto il tempo o la voglia di bloccare. Dopotutto, non sono certo l’unica che ne approfitta per fare numero, al pari di persone famose ben più potenti di me.
In quel momento dei rumori in cucina attirano la nostra attenzione. Un ragazzo, probabilmente un ventenne come me o con un paio di anni in più, esce dalla porta da cui la donna aveva portato la teiera.
«Mamma, ho fatto la…» sta dicendo, quando si blocca, notandomi. Così come lo noto io: è alto un metro e ottanta, forse qualcosa di più, gli occhi scuri e i capelli castani, tagliati corti. Ha un fisico possente, spalle larghe e gambe che sembrano stare a malapena nei pantaloni. Ha qualcosa nel suo muoversi che è… non lo so, strafottente. Il suo modo di guardarmi mi turba: mi fissa come se volesse possedermi sul divano, aprirmi le gambe, sollevarmele e mettermelo dentro fino in fondo, e non so se solo davanti o anche dietro, spingendo con rabbia, con violenza mentre io sto…
«Oh, sì,» interrompe la mia fantasia quella stronza, con la sua vocina da zitella ficcanaso. «Nadia, ti presento mio figlio Luca» dice, facendolo avvicinare, e facendomi avvampare. Mi rendo conto da sola che sono arrossita in volto e un senso di umido diventa percepibile nelle mie mutandine. La donna spiega che, dopo che è rimasta vedova l’anno prima, mentre stavano convertendo casa loro in una struttura ricettiva, Luca ha deciso di lasciare il lavoro per aiutarla nella gestione del B&B, così come la sorella Sara che, in quel momento, sta sistemando le camere. «Sono due così cari ragazzi: sono davvero fortunata».
Quelle parole sembrano non intaccare il desiderio ferino che scintilla negli occhi di Luca che si avvicina a me allungando la mano per stringere la mia. Mi sento svuotare da ogni pudore, devo lottare contro di me dall’aprire le gambe e dal mettere meglio in mostra il mio seno mentre lo guardo e sento l’odore della sua pelle carico di feromoni. Il suo erotismo aggressivo mi sta sopraffacendo…
Ma quando è a pochi passi da me, il suo violento erotismo scompare, sostituito da uno sguardo di disprezzo che non riesce a nascondere quando la stronza spiega chi sono. Alle parole “travel influencer” l’atteggiamento del ragazzo cambia completamente. La mano che stringe ma mia sembra stia toccando quella di un’appestata. «Piacere,» dice con il tono di voce di qualcuno che è oppresso dall’odore di una porcilaia.
Se un attimo prima sembrava volesse scoparmi fino a sfinirmi, ora pare voglia fuggire per la sicurezza di tutti in cucina: non aggiunge altro, se non avvisare la madre che ha fatto la spesa e deve andare subito a metterla nei frigoriferi prima che si disgeli, nemmeno sia agosto in piena Sicilia.
Raggiungo la camera pochi minuti dopo, accompagnata dalla madre. Poiché il figlio è sparito poco dopo essere scomparso in cucina, si è offerta di portare i miei bagagli, ma ho cortesemente rifiutato: ho solo uno zainetto con un cambio, il tablet per scrivere i testi degli articoli, la borsa con la fotocamera ed un cellulare per creare una connessione ad Internet, visto che spesso quello fornito nel bed & breakfast fa paura. Giunti a metà del corridoio, però, il telefono della donna squilla e, rispondendo, scopre che è l’autista del camion che porta il metano per il bombolone che permette di scaldare l’acqua e rifornisce la cucina e che sta arrivando a portare in anticipo l’ordine.
«Mi spiace,» dice la donna, contrita. «Devo andare ad aprire il cancello».
Rispondo che non deve preoccuparsi, che non fatico a riconoscere un numero su una porta, e mi faccio indicare la mia stanza: è la quattro. Mentre mi riavvio, penso che la donna mi faccia un po’ compassione, trovandosi di colpo a gestire un piccolo albergo, la cui costruzione ha probabilmente assorbito i risparmi di una vita, un progetto suo e del marito, ma quando quest’ultimo è mancato lei si è trovata con tutte le responsabilità e non solo la metà. In più, per essere piena stagione, non c’è nessuno in tutto il B&B a parte me e, a quanto pare, lei e i suoi due figli.
Al pensiero, non posso evitare alla mia mente di pensare a film thriller o horror con pessime trame con un soggetto simile, e, come in questi, ecco che, mentre mi avvicino alla mia stanza, la porta si apre all’improvviso e ne fuoriesce una ragazza.
