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Il Vecchio Torchio · Cap. 6
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Capitolo 6 di 6 11 min di lettura

Capitolo 6

L'ultimo giorno di Nadia a Il Vecchio Torchio

William Kasanova
1 anno fa · 341 letture · 0

Un dubbio, comunque, è nato nella mia mente, e più cerco di zittirlo, più lui si fa insistente. Mentre Sara sta parlando di com’è gestire un bed & breakfast che non sta andando proprio benissimo e l’impegno di cercare di migliorare la situazione e l’aiuto a cambiare le lenzuola, mettendone altre fresche di bucato, io non posso evitare di porre la domanda.

«Non è la prima volta che… seducete una cliente, giusto?»

Improvvisamente la ragazza smette di parlare e, per qualche motivo che non riuscirei ad immaginare, un angolo della stanza diventa per lei la cosa più interessante al mondo, mentre il lenzuolo sembra restare sospeso nell’aria sopra il materasso che non riesce a celare completamente le macchie della notte appena passata.

«Non c’è… nulla di male…» mi affretto ad aggiungere, comprendendo di aver fatto una gran pessima mossa. «Non importa».

Sara respira profondamente dal naso, quasi stia inalando coraggio. «Non… preferisco non parlarne,» dice, infine. Quelle parole, per me, sono la conferma del mio cruccio.

Comunque, mi basta questo. Ma, al contempo, nuove domande sbocciano da quella risposta, e alcune di queste non vorrei davvero che avessero una soluzione, tra cui se è stato tutto studiato nei minimi particolari per sedurmi.

«Mi è piaciuto fare l’amore con voi,» la rassicuro, e sono sincera come poche volte nella vita, per quanto “amore” sia la versione molto edulcorata della parola che sarebbe più corretto usare descrivendo quanto abbiamo fatto con i nostri corpi nelle ultime dodici ore.

La ragazza si illumina, e io torno ad essere il fulcro della sua attenzione. «Luca scopa bene, è vero?» mi domanda, sebbene suoni più come una constatazione, come l’esporre una Verità universalmente conosciuta.

“Scopa bene” non è il termine che userei io, mentre sento del calore avvampare dentro di me al ricordo del ragazzo che mi fotteva più e più volte, bloccandomi contro il materasso e usando il mio corpo per il suo piacere. Cerco di non far notare alla sorella che mi sto stringendo le cosce nel tentativo di non infilarmi le mani nelle mutandine. Trattengo un sorriso all’idea che potrei chiedere a Sara stessa di farlo, e sono sicura che passerei un altro bel momento nel ruolo della sua puttanella, scambiandoci di nuovo fluidi e baci. In effetti, è solo il fatto che abbiamo passato un’ora a mettere a posto e pulire che mi trattiene dallo sporcare di nuovo.

«Sì, è bravo,» concordo, anche se il tono con cui pronuncio quel “bravo” lascia intendere che è solo un eufemismo. In realtà, non ha più stile di un animale, ma forse proprio questo a renderlo speciale, a riempire di violente emozioni quello che molti altri coprono di una soffocante attenzione. E, quasi contro la mia volontà, aggiungo: «Sei fortunata».

Il sorriso di Sara illumina i suoi occhi.

Il suono di un’auto che parcheggia accanto all’edificio ci riporta alla realtà. «Sono tornati!» afferma la rossa, eccitata.

Prendo il mio zaino, controllo che il tablet e il piccolo vibratore (che non mi sono più ricordata di lavare e che, probabilmente, in ricordo della notte appena trascorsa, non laverò mai più) siano al loro posto, metto a tracolla la sacca della fotocamera e mi avvicino alla porta della stanza. Lancio un’occhiata a Sara, scoprendomi infelice nel constatare che quella è l’ultima volta che la vedrò.

«Ciao Sara, è stato bello conoscerti».

Anche il sorriso della ragazza perde un paio di sfumature. Mi si avvicina e appoggia una mano sul mio fianco.

«Addio, Nadia,» mi saluta. «Scriverai bene di noi?»

Sto per rispondere, ma le mie labbra non fanno in tempo a lasciar sfuggire la prima sillaba che quelle della rossa si appoggiano alle mie e la lingua si insinua di nuovo nella mia bocca. Lascio cadere a terra lo zaino e abbraccio le spalle di Sara, spingendo il suo grosso seno contro il mio e stringendo una sua chiappa, godendomi quel bacio di addio.

Ci lasciamo quando il suono della porta d’ingresso che si apre ci raggiunge attraverso il corridoio.

«Puoi essere certa che scriverò un ottimo articolo sulla vostra struttura,» rispondo, gustandomi ancora il sapore della lingua di Sara ed il calore del suo corpo. «Magari, tralascerò il vostro “servizio speciale”…»

Il sorriso della rossa è abbastanza ambiguo da farmi chiedere per un istante se sia d’accordo o meno alla mia intenzione.

Raggiungiamo il piano terra, dove Luca e sua madre sono nel salotto, aspettandomi.

La donna sorride, ben più sollevata di quando l’ho vista l’ultima volta. «Vuoi davvero già andartene, Nadia?» mi chiede.

Non spiego il motivo di andarmene il giorno prima di quanto avessimo deciso, ma la ringrazio per l’ospitalità e le stringo la mano, promettendo che sul mio sito apparirà una recensione più che benevola per il Vecchio Torchio. Abbraccio Luca, che mantiene il suo atteggiamento da duro. Lui avvicina il volto al mio ma, a differenza di Sara, non mi bacia. Mi sussurra, piuttosto: «Se torni qui con l’intenzione di villeggiare ancora a sbafo, ti prometto che ti rompo il culo».

Dev’essere una minaccia, credo, ma la voce gli si rompe in una sfumatura di piacere.

«Più di questa notte, intendi?» gli domando, a bassa voce.

«Vuoi davvero scoprirlo?»

Sento i miei seni irrigidirsi al pensiero e gli poso un fugace bacio su una guancia, facendogli sollevare appena gli angoli della sua bocca. Vorrei dargli anche una pacca sul sedere, ma non mi sembra il caso davanti a sua madre…

Saluto di nuovo e ringrazio un’altra volta per la splendida vacanza, quindi mi giro per afferrare la maniglia della porta d’ingresso. «Ah, scriverò un ottimo articolo sulla vostra struttura, ve lo prometto,» aggiungo, prima di uscire.

La voce della donna è molto divertita, quando risponde: «Allora i miei due figli hanno fatto un buon lavoro».

«Sì,» mi volto a rispondere, ma le parole mi si bloccano nella gola. Davanti a me trovo Luca e Sara che si stanno baciando… limonando per la precisione, come avevano fatto nei giorni precedenti davanti all’albero del giardino ma, al posto della pianta, c’è la madre, che ha una mano sulla spalla di ciascuno dei rampolli. La donna mi fa un occhiolino, sembra prossima a scoppiare in una risata.

 «Spero non abbiano esagerato come hanno fatto con Fabiana, che se n’è andata sciancata,» dice, sorridendo. «Quella troietta ha comunque lasciato una gran bella recensione sul nostro bed & breakfast su Internet, e sabato prossimo torna a fare un altro giro. Prenoto anche per te, tra un paio di settimane?»

FINE

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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