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Telefonate pericolose · Cap. 4
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Capitolo 4 di 818 min di lettura

Telefonate pericolose 4 Le scorribande di Lori e di Ginevra

Mentre i 'piccioncini' a Pescara creano la loro vita e il loro benesere, quelli che sono rimasti in sede si sforzano di inventarsi un futuro, scopando, cercando nuovi amori o sempliceemente organizzandosi per diventare sempre più autonomi. Così succede a Ginevra; Loredana è più serena, convinta che prima o pi riavrà l'uomo che ama, mentre intanto sposa il fidanzato garante di benessere.

geniodirazza
1 anno fa · 259 letture · 0

Ormai Ginevra ha scatenato la sua libidine e la sua voglia di sesso con il fantasma del marito; si gira verso l’amica, si sposta col corpo e va a leccarle la vulva con la testa fra le cosce; Loredana ripete la pratica su di lei; i ragazzi le fanno rotolare di fianco e si sistemano alle spalle delle due; le mazze si accostano alle vagine; Ginevra impone i preservativi; quando Marco appoggia la cappella al perineo, lo ferma ancora e preleva dal cassetto il lubrificante che consegna al suo maschietto.

Lui capisce che chiede la penetrazione anale e impiega diversi minuti, mentre le due si succhiano l’anima dalle vulve, per lubrificare ano e canale rettale con dita sottili, da pianista; unge la sua asta e appoggia la cappella; Ginevra fa un lungo sospiro e spinge il sedere indietro, facendosi penetrare fino all’intestino; la memoria delle copule anali con Ludovico la colpisce a tradimento; ma la stessa idea la fa eccitare allo spasimo e accoglie l’asta con gioia.

Sul suo esempio, anche Loredana offre il buchetto all’altro amante; per una ventina di minuti, i due rimangono immersi nelle viscere delle donne a sesso duro; loro hanno una lunga serie di orgasmi che manifestano volentieri con urletti di goduria; intanto, si palpano seni e sederi, si martoriano vulve e clitoridi, godono a non finire; la giostra va avanti sin oltre mezzanotte scambiandosi spesso i partner e facendosi possedere in ogni modo; poi Ginevra decide di averne abbastanza.

Si lavano, uno per volta, nel bagno grande e si rivestono; in meno di mezz’ora li riportano al pub dove si erano incontrati; i ragazzi chiedono se possono rivedersi; Loredana risponde seria, fin quasi ad essere acida, che conservassero nei ricordi più belli una serata di passione e di lussuria che non avrebbero mai dimenticato né più rivissuto; è assai meglio dimenticare di essere mai stati nello stesso pub una sera; tornano a casa di Ginevra.

“Pentita?”

“Neanche un briciolo, neanche un attimo; sono felice di tutto; ho fatto l’amore col fantasma di mio marito ormai perduto, mi sono riappropriata di me stessa dopo essermi sprecata nella storia indegna con Ernesto ed una copula da prostituta; ho trovato un’amica che sa essere amante senza che niente si turbi tra di noi; devo solo aspettare che il cuore mi palpiti per un uomo. Perché adesso voglio liberarmi di Vico e del suo fantasma; ma non so bene come fare.”

“Se vuoi, ti aiuto; organizziamo qualche cena con Franco e qualche ‘candidato’; se funziona, ci marci; se no ti fermi.”

“Non ci capisco molto; ma ormai di te mi fido più che di me.”

“Ginevra, niente di speciale; se tu incontri, poniamo, un cliente, un impiegato, un dirigente che ti sembra possa aderire al modello che hai in testa, lo invitiamo a cena, io tu e il mio fidanzato; durante la cena te lo studi; se ti accorgi che c’è feeling, ti fai accompagnare da lui e ci fai l’amore, se non ti va, torni con noi e lui resta con la bella cena. E’ semplice, mi pare.”

“Certo! E’ semplice, se ‘ce lo studiamo’ perché io ancora non riesco a distinguere i miei palpiti; di errori ne ho fatto già uno grosso; mi aiuti, amore mio?”

“Sarò con te; ovvio che me lo studierò e ti dirò la mia; ma fermati con quell’amore mio o mi mandi in vacca un matrimonio e dobbiamo chiedere di essere coppia di fatto!”

“Vai a casa a quest’ora, vieni a fare l’amore con me o andiamo a dormire belle distanti?”

“Andiamo a dormire ciascuna per sé; se avverti ancora pruriti, dimmelo che dormo sul divano in salotto.”

“No, vieni, sono così piena d’amore e di sesso che non ne ho bisogno ancora, come spesso mi accade e non te lo dico; ora andiamo a dormire; poi tu mi fai da ruffiana e mi trovi il compagno giusto.”

“A te basta solo una spinta e un modello; poi bisogna chiamare l’esercito, per fermarti.”

“E’ vero; stasera ho imparato a gestirmi una situazione che non avrei mai immaginato.”

“Non pensare di ripeterla spesso; io amo il mio fidanzato e stasera l’ho tradito con tre persone, due maschi e una femmina!”

“E’ stata colpa mia; perdonami; faccio solo danni, come al solito … “

“Senti, stron…g; tu non eri in grado di gestire le cose; io sì; se è successo è perché lo volevo, solo che non lo farò più. Dormiamo, su!”

I mesi successivi le vedono fortemente impegnate sia nel lavoro che nello studio; riescono a fare fronte a tutti gli impegni con grande classe; Loredana è costretta a rinviare il matrimonio alla primavera successiva, per completare il corso universitario, ma il rapporto tra i fidanzati non subisce nessun contraccolpo, visto che fonda su un amore lungo e tenace; qualche volta, la sera vanno a rilassarsi in un bar in centro, diverso da quello delle vecchie amiche.

Incontrano lì il fidanzato di Loredana e la brigata dei suoi amici, gente garbata, simpatica e, qualcuno almeno, assai interessante; fissa nell’idea di spingerla ad uscire dal cul de sac in cui si è chiusa, Loredana prova alcune volte e provocare Ginevra a mettersi in contatto con qualcuno di quei ragazzi, per cercare quel feeling che desidera per trovarsi un nuovo accompagnatore, purtroppo con scarso successo.

Normalmente, provoca un invito a cena in quattro, con Franco, Ginevra e l’amico che ritiene possibile ‘cavia’ del suo esperimento di ruffianeria; a cena, naturalmente, saltano fuori pregi e limiti; ma Ginevra ha in testa un modello difficile da eguagliare; l’intesa è che, se le cose volgono al meglio, lasciano Ginevra con lo sconosciuto e si separano; se non funziona, è Ginevra a chiedere a lei e al fidanzato di riportarla a casa.

Nell’arco di sei mesi, organizzano una decina di cene; ma ogni volta, anche a parere di Loredana, gli invitati rivelano tratti di debolezza che sconsigliano una relazione che costerebbe l’integrazione dello stipendio e la disponibilità della casa; sicché, finiscono per andare via in tre e lasciare l’invitato e digerire la delusione; in compenso, tre o quattro volte Ginevra va in una cittadina vicina, abborda dei ragazzi che le piacciono e si fa passare il ‘prurito di vulva’ che la prende.

Sono sempre incontri senza storia, solo per soddisfare il bisogno fisiologico del sesso, portandosi nella testa e nel cuore il fantasma di Ludovico; quando li licenzia, l’episodio è già dimenticato ed è rimasto il rimpianto per l’amore perduto; ma sono anche le occasioni in cui lei riesce a recuperare tutta la sua femminilità e, dominando lo sconosciuto, si rifà ampiamente degli errori commessi, sia con Ludovico, per non avere capito la sua qualità di amante, sia con il caprone Ernesto.

Nel periodo natalizio, le due possono avvertire il ‘loro’ Vico che hanno concluso brillantemente il corso di laurea e che possono mettersi in lista per il passaggio al ruolo dirigenti; il brindisi avviene a distanza, con i tre da una parte, Ginevra, Loredana e il suo fidanzato, e, dall’altra, Gaia e Ludovico con la neonata che hanno già festeggiato qualche settimana prima; la speranza di rivedersi è legata unicamente alla seduta per la sentenza di divorzio, non molto vicina.

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