Telefonate pericolose 3
Ginevra non si è arresa e non ha fatto tesoro delle indicazioni di Loredana, neppure quando tocca con mano che il suo primo stipendio è inferiore alla cifra stampigliata su un paio di scarpe che le piacciono; Ludovico le fa osservare che con quei soldi un giorno potrebbe dover vivere un mese; lei fa spallucce; non ci crede e non si cura delle sue assenze che spesso vanno al di là di qualsiasi loro consuetudine.
Ha saputo al bar, dalle amiche, che passa interi pomeriggi con qualcuna di esse; sembra quasi che debba difendersi dalle malignità che lei ha messo in giro sulla sua potenza sessuale; tutte le rimproverano, quando si parla di suo marito, di nascondere le sue grandi capacità amatorie, che molte hanno sperimentato sulla loro pelle; l’idea di distruggerne anche l’immagine di meraviglioso amante si è fatta più assillante da quando ha scoperto che è oggetto del desiderio di molte che conosce.
La storia con Ernesto continua stancamente; ha cominciato a vedere quanto lui sia sconvolto dalla presenza di altre donne e quanto si dia da fare, anche in ufficio, per fare il galletto specialmente con le più giovani; da quel che dice, ha chiuso ogni contatto con la moglie che è ormai solo un fastidio per la sua fama di casanova; una mattina arriva in ufficio più nero di un cielo in tempesta ed è intrattabile; dopo infiniti tentativi, rivela che secondo lui sua moglie è incinta.
Poiché non ha con lei rapporti, non si spiega quel figlio; lei lo ha cacciato via negando, ma il test di gravidanza che ha trovato nella spazzatura dice che una donna in quella casa è incinta; e di donne c’è solo Gaia; Ginevra suggerisce che forse ha fatto un favore ad un’amica che non vuole apparire; la spiegazione sembra reggere; per contrasto, nell’ufficio di Ludovico, lui e Loredana stanno brindando a chissà quale successo; decide di non curarsene; ma comincia a temere.
E’ un venerdì; all’ora di pranzo, in mensa ci sono tutti e chiacchierano nei capannelli che si sono formati; il tema dominante è il week end che si presenta interessante per molte; Ginevra, che è seduta al tavolo con Loredana ed altre segretarie, si rende conto, ad un tratto, che non vede suo marito; chiede a Loredana se sa dove sia; lei risponde che, per quel che le risulta, dovrebbe essere in viaggio verso l’Abruzzo.
“Che viaggio? Stamane, quando siamo venuti al lavoro, non ha fatto parola di un viaggio … “
“Non hai capito; se n’è andato, si è licenziato qui ed ora sta andando ad occupare il posto che gli hanno offerto in Abruzzo.”
“Ti prego, fammi capire. Mio marito si è licenziato qui ed è andato ad occupare un altro posto di lavoro in Abruzzo?”
“E che posto; porco cane, se non dovessi sposarmi in autunno lo avrei obbligato a portarmi come segretaria personale.”
“Per piacere, sii più chiara; si tratta di mio marito!”
“Mi spiace, Ginevra; non lo è più; non ti ha fatto parola, perché sai da tempo che voleva andarsene; ti avevo avvertita; è diventato Amministratore delegato per conto di una multinazionale, ha uno stipendio a quattro zeri e potrebbe ancora scalare più in alto una carriera folgorante; ha incassato una buonuscita da sogno; i capoccioni, qui, gli avevano proposto uno stipendio più alto di quello in Abruzzo, ma doveva andarsene e ha rinunciato; ho perso l’amico più caro della mia vita.”
“Tu ti arrendi; io no; non può abbandonarmi così, senza un motivo … “
“Non credi che le tue copule con l’ameba siano un motivo valido?”
“No, sono una stupidaggine, un capriccio infantile; lui è la mia famiglia e deve stare con me, come prevede il matrimonio … “
“Il matrimonio prevede innanzitutto la fedeltà; sei stata tu a mettertela sotto i piedi; lui ha solo reagito ad umiliazioni; la famiglia ce l’ha; l’ha portata con sé.”
“Che cosa dici? Io sono qui, da sola … “
“Ma con lui c’è la donna che ama e il figlio che lei aspetta da lui.”
“Un figlio?!? Mio dio, che cosa sta capitando?”
Intanto cerca di connettersi al telefono; la curiosità è tanta; Loredana mette il vivavoce e tutte ascoltano con interesse.
“Ciao, dove sei?”
“In autostrada; tra poco sarò a Bologna dove ci fermiamo a pranzare.”
“Perché non mi hai detto del trasferimento?”
“Sono mesi che ti ripeto che me ne sarei andato; ti ho trovato il posto di lavoro proprio perché ti avrei lasciato e non volevo che finissi alla Caritas … “
“Non puoi farmi questo; sono tua moglie da ormai quasi dieci anni … “
“Senti, non è il caso di parlare al telefono; tra qualche giorno ti contatta il mio avvocato; parla con lui e decidi.”
Lui ha riattaccato ed ha inserito il rifiuto di chiamata; Ginevra non è riuscita a trattenere le lacrime e una striscia nera di rimmel le riga le guance; Loredana usa un tovagliolo per pulirla, la accompagna in bagno e l’aiuta a ricomporsi; mormora frasi sconnesse alternando lamentazioni vaghe a minacce confuse; il suo orgoglio è a pezzi.
Mentre tornano al tavolo incrociano Ernesto, con una faccia nera come mai lo si era visto; chiede a Ginevra perché abbia pianto; lei gli racconta della fuga di Ludovico; lui aggiunge che anche sua moglie è sparita non sa dove, si guardano imbambolati.
“Siete proprio la perfetta coppia degli imbecilli. Non riuscite nemmeno a pensare che sono andati via insieme col figlio che lei aspetta da lui?”
“Che cavolo vai dicendo, stupida segretaria?”
“Ti dico subito, da depositaria dei segreti di un uomo assai superiore alla tua e alla sua mediocrità, che voi lo avete definito povero cretino cornuto … Non tentare di negare, amica, ho trascritto io le registrazioni delle vostre copule in cui offendete pesantemente l’uomo e la donna di cui pagherete a caro prezzo le umiliazioni che credevate di imporre; ti sei resa conto, stupida creatura capricciosa, che più andavi dicendo che eri insoddisfatta, più le tue amiche ci copulavano sotto i tuoi occhi?
Egregio superimbecille, non ti sei accorto, in due anni, che per ogni tua copula con sua moglie, Ludovico assicurava a Gaia un amore che nessuna donna ha mai avuto; che lei ha deciso di dargli un figlio perché volevano essere famiglia; che se ne sono andati in Abruzzo dove faranno i signori lasciandovi a rigirarvi nel vostro fango? Ancora credi di avergli fatto le corna mentre ne hai più di una sporta di lumache?”
“Che stai dicendo, Lory?”
“Tutto quello che non hai capito e che non capirai mai. Vuoi distruggerlo? Provaci! Dove vai col tuo stipendiuccio? Abiti una casa che solo la generosità di tuo marito ti lascia usare; non puoi ingaggiare un avvocato perché non sapresti come pagarlo; puoi solo accettare un accordo perché l’uomo che amo, che non è ormai più tuo marito, è ancora stupidamente affezionato al ricordo di una ragazza che ha sposato per amore; se tenti solo una mossa contro di lui, ti distrugge; e sarò io a chiederlo.
Se non lo sai, perché sei stupida, ho tutti gli estratti conto delle spese folli che hai fatto pagando con i conti di tuo marito, senza sborsare un centesimo; ho la registrazione delle corna che credevi di fargli; ho la testimonianza di tutti i vostri amici che sanno come ti rispettava e ti amava anche quando gli facevi le corna e lo offendevi; dimostrerò che si è battuto come un leone per garantire un posto di lavoro a te che non hai mosso una sedia in vita tua.
Per quanto ti riguarda, stupido presuntuoso, se solo dico una parola, sei licenziato da questo momento; capirai così quanto costa fare le corna al collega, a quello che chiamavi amico; saprai che non puoi fare stalking a tutte le ragazze dell’azienda senza pagare un conto assai salato; Gaia è una donna meravigliosa; non la meritavi e non la meriti; stattene zitto e leccati tu le corna, perché il loro figlio sarà la testimonianza eterna che sei solo un povero cornuto imbecille.
Cara Ginevra, sono allieva e figlia ideale di tuo marito; ti voglio bene, mi fai tenerezza e non mi va che soffra tanto per la tua stoltezza; bada a quello che fai; se sbagli un solo passo, sei alla fame, finisci alla pubblica carità o sotto i ponti; Giancarlo, l’avvocato amico di Ludovico, ha due domande già firmate da depositare in tribunale, una per la separazione consensuale con accordo sulle condizioni ed una per la separazione di parte senza accordi.
Rifletti e chiedi consiglio; sei in regime di beni separati e non puoi pretendere niente del suo; abiti una casa che è di sua unica proprietà, hai uno stipendio che non ti basta per sopravvivere; se ti rivolgi a un avvocato, devi anche pagarlo; soprattutto, hai torto marcio per quello che hai fatto e determinato; io ti consiglio di accettare l’accordo; comunque è una scelta tua.”

