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Telefonate pericolose · Cap. 3 — Telefonate pericolose 3 Ludovico e Gaia si trasferiscono
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Telefonate pericolose 3 Ludovico e Gaia si trasferiscono

Col pasaggio in Abruzzo, Ludovico e gia iniziano una nuova vita allietata da una figlia; Ginevra deve attaccarsi alla segretaria tuttofare per slavare u poco lela dignità sprecata nell'odio a suo marito; sembra tutto chiuso, ma i giochi non sono ancra fatti.

geniodirazza
1 anno fa · 4.360 parole · 19 min
270 letture

“Voglio solo fargli tutto il male possibile; lo distruggerò, vedrai; e distruggerò anche te che sei la sua complice e la sua amante.”

“Okay; se ti riuscisse di rinsavire, io sono come tuo marito, generosa e disposta a dimenticare. Buon lavoro e non vi aspettate di riuscire a smuovere una felicità che è un dato di fatto; Ludovico e Gaia stanno aspettando in serenità il figlio e vivono per quello; lui è ricco, adesso, perché guadagna dieci volte te ed è il dirigente industriale più ricercato del mondo. Voi sguazzate ancora nel fango e siete continuamente a rischio; posso solo dispiacermi e tornare a consigliarti di ragionare.”

Se ne va a coda ritta, Ginevra, e da quel momento non fa che interpellare avvocati che siano disposti a perorare la sua causa, illudendosi di fare del male al marito secondo lei transfuga; si scontra puntualmente con la verifica razionale che non ha molte frecce al suo arco, anche mistificando molte cose; tutti le suggeriscono di accettare il concordato; ma lei è accecata dalla sua stessa rabbia; Ernesto si è defilato, perso anche dietro la sua personale caccia alle ragazzine, e lei è rimasta sola.

Fa appuntamento con un avvocato di cui sa solo che è un maneggino abile a sconvolgere situazioni e ottenere i suoi interessi; lo incontra a cena ma, dopo un lungo corteggiamento di lui, viene posta di fronte alla richiesta di andarci a letto, se non può pagare neppure quella che lei considera una cena e lui una consulenza legale; decide di scendere l’ultimo gradino della sua aberrazione, illudendosi ancora di poter mettere in conto a suo marito anche quello; lo segue in un motel.

L’avvocato è stato attratto soprattutto e forse solo dalle forme giunoniche e non ha smesso di ammirare il fondoschiena di cui lei va giustamente orgogliosa; non appena in camera, la avvolge in un bacio violento, quasi sadico, con cui la soffoca senza darle il tempo di assorbire la botta; reagisce facendo ricorso ad anni di copule con suo marito che la colmava di affettuosità; è costretta, per subire l’aggressione, a ricorrere al ricordo degli amplessi casalinghi.

Ha Ludovico nella testa, mentre l’altro le sfila il vestito e la lascia nuda ai piedi del letto; ricorda la dolcezza con cui il marito la leccava a lungo e spera almeno in una fase preparatoria; ma il tipo non ha nessuna finezza da proporre, le sbatte letteralmente sul viso un fallo non grande, assolutamente lontano dal ‘drago’ che doveva ammansire a suo marito, quando lo aggrediva con una delle fellazioni che mandavano in delirio tutti e due.

Gli impone di usare un preservativo; lui lo fa e si limita a sbatterle il sesso contro il palato per cercare di affondare al massimo; lo controlla abilmente, facendo scivolare la punta come vuole; è esperta di fellazione e non le ci vuole molto a controllare la mazza che spinge verso l’ugola; si rende conto che deve spomparlo e liberarsene rapidamente, succhia e manipola  con il preciso intento di portarlo all’eiaculazione.

Non le è mai dispiaciuto sentire in bocca il fallo; anche Ernesto era piuttosto sgraziato, ma lo dominava; mette in atto tutta la sua abilità e si manipola la vulva per cercare almeno un orgasmo; ci riesce quando, per qualche momento, è il sesso di Ludovico, nella sua testa, quello che sta succhiando con amore; l’altro si trova ad eiaculare quasi senza accorgersene; è inferocito, contro se stesso soprattutto, perché non ha controllato l’eiaculazione e vuole possederla.

Decide di deriderlo; prende l’asta e la masturba con sapienza; maledetto Ludovico, anche in questo è stato maestro; osserva le smorfie dell’altro preso in una vertigine di piacere che non si aspettava; comincia a temere che quella che ha davanti sia una prostituta esperta che lo sta dominando; blocca la manipolazione e la spinge sul letto; lei spera che la lecchi, non a lungo come suo marito, ma almeno quanto basti a farla godere.

Ma, per raggiungere un orgasmo, è costretta a prenderlo per le tempie e costringerlo a succhiare e leccare il clitoride, finché gli ‘spara’ rabbiosamente sul viso uno squirt che l’altro riceve ma non gradisce; la spinge rozzamente sul letto, le fa spalancare le cosce e le piomba addosso; Ginevra è troppo abituata alle penetrazioni violente e dolorose di Ludovico, di cui si rendeva conto solo quando andava a verificare, dopo, le sue condizioni.

Aveva ipotizzato una seduta di sesso totale, anche con penetrazione anale, nel caso; decide che la giostra si fermerà lì; gli impone un nuovo preservativo e si apre a riceverlo in vagina; lui si sistema fra le sue cosce ed accosta la cappella alla vagina; ma è lei a risucchiare dentro, con foga, il sesso dello sconosciuto che non è stato in grado di provocarle nessuna delle emozioni che si aspettava e che ha trovato solo mentalmente nel ricordo di come copulava il suo ‘nemico’.

Il pisello, così lo considera ormai, di quest’individuo può a malapena solleticarle il canale vaginale; ma lei sa come attivare i muscoli e tenerlo fermo per avere l’orgasmo che desidera, specialmente quando la punta arriva a sfiorare la testa dell’utero; il suo urlo è ferino, quando esplode nel suo orgasmo vero, mentre il corpo ricorda le copule belle dei primi anni di matrimonio; è stato un grave errore concedersi; l’altro invece si ritiene grande amante, di fronte a quell’orgasmo.

Le picchia sul pube col corpo in un movimento di copula persino elementare; lo accetta supina, torturandosi i capezzoli per provare piacere; ancora l’ombra incombente di Ludovico è l’unico appiglio per rendere accettabile un congresso carnale che sembra l’esperienza di una prostituta con un ipodotato vergine; le viene in mentre la barzelletta della massaia che, durante la copula, si interroga sul colore delle pareti e finisce per augurarsi che almeno accetti di rappresentarla contro suo marito.

Anche questa speranza va delusa alla fine, quando, al termine della semplice copula, lui si riveste e la riaccompagna; se avesse certezza di vincere la causa, si rifarebbe su suo marito ricco; poiché teme di perdere, lei dovrebbe corrispondergli l’alto onorario che pretende; Ginevra torna a casa col cuore sanguinante; si è prostituita, stavolta sul serio, inutilmente per combattere un mulino a vento; comincia a sospettare che una resa onorevole potrebbe valere più di una sconfitta dolorosa e distruttiva.

Aspetta ancora prima di arrendersi e fa un ultimo tentativo con un’associazione di tutela delle donne come lei; la fanno parlare con un avvocato donna che è famosa per le battaglie che ha vinto contro personaggi famosi; le espone il suo caso e, su sua richiesta, indica il nome dell’avvocato di suo marito e quello dell’avvocato dello studio legale dell’azienda dove lavora; la professionista telefona ai due, mentre lei attende in anticamera.

Quando la richiama, è l’ennesima persona che le suggerisce di rinunciare a stupide e impossibili vendette per aprire un contenzioso non facile da gestire e il cui esito pende dalla parte di suo marito; le consiglia affettuosamente di scegliere, tra lo scontro e il concordato, la soluzione più pacifica e produttiva; per quello che riguarda i suoi principi, le ricorda che se c’è stata arroganza, non è dalla parte di suo marito; ci rifletta e, nel caso, intenteranno la causa, ma le spese comunque ci saranno.

Sa che non sarebbe in grado di affrontare oneri economici; si rende conto che è sempre vissuta da parassita e passa un’intera notte a piangere sui suoi errori; a mezzanotte chiama Loredana e si scusa per l’arroganza; l’altra si offre di andare a trovarla e di parlare anche tutta la notte se ne ha bisogno; accetta e si trovano in piena notte, stranamente intime e solidali, a riflettere sulla vicenda.

Loredana sa tutto, per filo e per segno, perché ha sempre goduto della massima fiducia di suo marito; saprebbe dirle persino quando copulavano e come; è sbalordita, ma soprattutto perché deve misurare quanta distanza c’era tra le sue amicizie e quelle del marito; anche con Gaia ha costruito una storia che è d’amore, di fiducia, di solidarietà; sono arrivati a decidere di creare una famiglia, fuori di ogni legame legale, e ad avere un figlio per cementare il loro amore.

Lei è costretta a chiedere la spalla asciutta ad una donna che non ha mai nascosto di amare suo marito ma di avere correttamente tenuto le distanze, tranne un momento di grande empito; Ginevra si trova, senza volerlo, a confessare persino l’estrema aberrazione a cui è arrivata; trova, meravigliata, la comprensione e la complicità dell’altra che le consiglia, alla fine, di consultare anche l’avvocato dell’azienda, grande e vecchio amico sia di Ludovico sia di lei come moglie dell’amico.

“Quand’è che smetterai di combattere contro i mulini a vento? Non è solo uno scontro inutile, perché non puoi vincere; è una lotta sbagliata, nei presupposti; tu combatti contro il disamore, non lo capisci? Hai ucciso un sentimento profondissimo che vi legava; ora cerchi vendetta contro colpe che non esistono; nessuno può trovare qualcosa da addebitare a tuo marito, perché non c’è niente da addebitargli; se qualcuno prova a inventarsi delle colpe, si scontra con la lealtà con cui ha fatto le sue cose.

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