Telefonate pericolose 2
“Lory, non vuoi mangiare qualcosa per cena, prima di chiuderci a fare l’amore?”
“Vedo che c’è lì una rosticceria; compriamo qualcosa e mangiamo dentro.”
Ludovico sorride e, davanti alla faccia meravigliata di lei, le spiega che in genere quando si rifugiano nel loro ‘nido d’amore’, lui e Gaia mangiano pizza e bevono birra.
“Ritieni offensivo se lo facciamo pari pari?”
“E se mi scappa di chiamarti Gaia?”
“Allora succede che ti chiamo amore e, come ti ho già detto, sarò particolarmente felice di essere con te gaia, di nome e di fatto; dai, andiamo a fare spese e nascondiamoci al mondo.”
Dopo dieci minuti, sono seduti al piccolo tavolo del monolocale, stretti vicini che quasi non si muovono e stanno continuamente a toccarsi, urtarsi, sfiorarsi mentre mangiano tranci di pizza e bevono birra; Loredana si sente particolarmente amorosa, è felice quasi solo di avere quell’uomo, che adora da otto anni soprattutto professionalmente, accanto a sé, per la prima volta umanamente disponibile; si sfiorano con piccoli baci ad ogni occasione, si scambiano bocconi.
“Lory, te lo dirò spesso, stasera; ma tu domani dimenticherai; sento di amarti, in questo momento!”
“Vico, domani torniamo ad essere capo e segretaria; adesso ti amo con tutta me stessa; sono felice di stare qui, in questa nuvola strana, con un uomo che adoro da anni; poi ti chiederò anche sesso, tanto e intenso; per ora, mi godo i cuori e la capanna; lo trovi stupido?”
“No, lo trovo dolcissimo!”
Si alzano in piedi e si baciano, per la prima volta; sentono reciprocamente il corpo dell’altro, lui dal seno sodo e prepotente che si tiene senza reggiseno, in forza dell’età e della conformazione; dal ventre piatto e cedevole che si appoggia a lui languidamente; dal pube duro e compatto che cerca la sensualità del fallo; lei sente il torace forte e muscoloso dell’uomo vigoroso e atletico, il corpo solido e ben tenuto, ma soprattutto il sesso che si irrigidisce contro il ventre.
Abbassa la mano a spostarlo e lo adatta fra le cosce; si accorge che la gonna della divisa da lavoro, troppo stretta, non le consente di sentirlo come vorrebbe, la afferra per le falde e la solleva fino alle anche per consentire alla mazza di appoggiarsi fra le cosce, urtando contro la vulva ancora chiusa anche dallo slip fradicio e ormai inutile; lui le passa delicatamente le mani sulle natiche che accarezza per scivolare fino al bordo dello slip, sopra le autoreggenti, e sentire la pelle viva e vibrante.
Il bacio si trasforma in una languida copula in piedi e vestiti; lei sente la mazza strofinare la vulva, coinvolgendo il clitoride, fino ad un primo orgasmo; lui copula fra le cosce, attraverso pantalone e boxer, con la sensazione del corpo vivo e ardente; lei sgancia il pantalone, fa scorrere la cerniera ed afferra ‘il mostro’ spostando con difficoltà il boxer; lui le abbassa lo slip fino al bordo delle autoreggenti e finalmente il fallo incontra il vivo della vulva senza penetrare.
“Amore, se andiamo avanti, i vestiti saranno inservibili … “
“Vero; meglio spogliarsi; posso farlo io?”
“Se lasci a me spogliare te … “
Sono lente le operazioni, perché Ludovico ama godersi il corpo che emerge dai vestiti come da un grande velario che abbatte pezzo per pezzo; accarezza con desiderio, bacia con amore e lecca lussuriosamente ogni brandello del corpo che emerge, mentre la bacia con furore mulinando in bocca la lingua; sente che lei raggiunge diverse volte l’orgasmo, nell’operazione; e gode mentalmente di quanta devozione lei metta in quel concedersi con amore, con dolcezza.
Lei ha già poggiato il giacchino su una sedia; le resta solo la camicetta, a cui lui si dedica con dolce lentezza; quando il seno esplode fuori dalla stoffa, vi si tuffa voglioso e lo abbranca, lo manipola, lo tortura su tutta la superficie; la bocca si sposta sulle aureole delicate e appena rilevate sul seno; afferra tra le labbra i capezzoli e li succhia avidamente, uno per volta, mentre una mano spinge al pube quello di lei e l’asta si rizza dura e possente tra le cosce.
Loredana sente gli umori sgorgarle a fiotti dalla vagina e gode infinitamente di sentirsi fusa con lui; gli scioglie la cravatta e gli sfila la camicia; si impossessa del petto non molto peloso e vi fa scorrere le labbra; cerca e raggiunge i capezzoli e li mordicchia, li succhia, li lecca, li accarezza col viso; mormora qualcosa di incomprensibile, ma sono evidenti il desiderio di possesso e la voglia di comunicare che lo sta amando con tutta se stessa.
La spinge delicatamente verso il letto; quando lo sente dietro le gambe, lei si siede sul bordo e si tuffa sul ventre, spinge giù pantaloni e boxer, insieme, e affronta il ‘mostro’ in tutta la sua potenza; lo prende a due mani e se lo passa sul viso e sul petto nudo; scivola con la lingua sui testicoli gonfi e finalmente comincia a leccarlo; lui le prende la testa e le carezza i capelli; si lascia possedere guardando le sue manovre per prendersi il fallo in bocca.
Non è priva di esperienza nella fellazione, Loredana; ma di quella stazza non ne ha mai incontrato; a parte l’amore che sente per quell’uomo, l’idea di godere con quella mascolinità in bocca la esalta; riesce a leccarlo tutto, dalla radice al meato; e si perde in lunghe e laboriose variazioni che ha sperimentato o che coglie dalle reazioni di lui; lo prende in bocca e lo fa scivolare in gola senza sforzo, guidata dolcemente da lui che non forza, accarezza le papille con la mazza.
Lui decide di imporre il suo piacere; si stacca dalla bocca che l’ha catturato, la spinge supina sul letto, fa scivolare a terra gonna e slip, solleva i piedi da terra e spalanca la vulva per averla davanti a sé; si abbassa a baciarla e incontra una vagina stretta, verginale, rorida, che emana un afrore di sesso giovane ed acceso; lo coglie la libidine ed affonda il viso; la lingua va a cercare il clitoride e la bocca lo cattura, le labbra lo succhiano e lei geme a lungo finché urla.
Ha fatto insonorizzare l’ambiente e lascia che lei sfoghi il suo piacere, la sua voglia; divora e succhia il sesso come un affamato, allunga le mani a raccogliere i seni ritti e i capezzoli duri; la ragazza gli scarica in bocca ondate successive di piacere e lui raccoglie tutto amorosamente; sposta le mani dal seno e le afferra le natiche compatte e morbide; lei ormai è al limite; ha voglia di sentirsi presa ed amata come non è mai stata, vuole quel sesso dentro, anche se dovesse straziarla.
“Ti amo, Vico; ti voglio, dentro; fammi fare l’amore fino in fondo; fammi sentire che sei mio e che ti appartengo, solo per questi momenti, per questi minuti. Dammi tutto l’amore che puoi.”
Le sfila le calze e le scarpe; completamente nuda, la fa sollevare di nuovo e la fa sistemare al centro del letto; si libera anche dei calzini e si sdraia sopra di lei; fa coincidere il corpo in tutte le parti, dal petto al ventre, dalle cosce alle mani.
“Dio, quanto ti amo; mi sento completamente fusa con te; ti voglio, tutto, adesso!”
Divarica coi piedi le gambe di lei, si solleva in ginocchio fra le cosce, appoggia la cappella alla vagina e si ferma; è lei a spingere dal basso e a far penetrare il fallo in vagina, solo qualche centimetro per volta, non riesce a spingere più di tanto; lo sa e non favorisce la penetrazione, si limita ad entrare di poco e si ferma ad ascoltare i gemiti di lei, l’ansimare godurioso e gli urli ad ogni piccolo orgasmo.
“Sfondami, maledetto, ti voglio tutto!”
Urla lei; lui si adagia più velocemente e ‘ascolta’ il sesso che dilata il canale vaginale; lei sente il ventre aprirsi, quasi squarciarsi, per lasciarlo entrare; geme e sussurra infiniti sì che sono la sola espressione del godimento che sta provando; come Ginevra aveva detto alle amiche, le pare che un cielo si apra e la faccia entrare, ode suoni celestiali e vede luci psichedeliche ballarle negli occhi; lui urla un ‘ ti amo’ inaspettato e spinge con forza contro l’utero già raggiunto dalla cappella.

