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Erotika
Telefonate pericolose · Cap. 1
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Capitolo 1 di 817 min di lettura

Telefonate pericolose 1 Luovico e Ginevra

Ludovico e Ginevra, sposati da molti anni, sono ai ferri corti; lei lo tradisce volgarmente; lui ricambia alimentando un grande amore con Gaia, moglie dell'amante di sua moglie; a seguire gli eventi, Loredana, segretaria particolare di lui, che sogna di passare almeno una serata di amore a letto col suo capo.

geniodirazza
1 anno fa · 503 letture · 1

“Davvero te ne vuoi andare?”

“Amica cara, questo lo sei ancora, io sono in procinto di cambiare la mia vita; non puoi sapere come, perché non conosci niente della realtà fuori dello spreco economico che solo il mio lavoro ti consente; sto per svoltare in maniera decisiva e nel mio futuro tu non ci sei; sei stata parassita tutta la vita; se ti convinci di questo, puoi fare in modo da restare da sola e mantenerti da te; se continui a illuderti di tenermi con te con la forza, sappi che con la forza si ottiene solo la ribellione; non dici forse che ti ribelli alla mia prepotenza? Ti prego, cercati un lavoro e preparati all’addio.”

“Se accetto l’idea che mi stai per lasciare, crolla tutto il mio mondo.”

“Anche quello delle copule come ieri mattina?”

“Vai al diavolo; quelle corna pungono solo te.”

“Senti, in tribunale le tue corna e le offese che mi fai non sono motivo di divorzio; ma se io affermo categoricamente che non ti voglio più, nessuno mi può obbligare a vivere con te. Io non ti amo più, non ti desidero più, non ti voglio più; me ne andrò e tu pagherai le conseguenze della tua arroganza, non della mia, come vai dicendo tu. Fai quella domanda.”

“Se decido di farlo, a chi devo rivolgermi? Se cedo su questo, cercherai di parlare con me, prima di andartene?”

“Secondo te, adesso con chi sto parlando?”

“No; io dico parlare per esaminare le motivazioni, le cause, le ragioni, per discutere insomma.”

“Di che? Delle frasi che ieri ho registrato al telefono?”

“Di errori che non sono colpe; di cattiverie che non sono offese, di umiliazioni che nascono dai capricci di una bambina … “

“Quante definizioni opportunistiche hai ancora? Chi sono io? Giobbe? L’angelo custode? Tua madre? Chi ignorerebbe quello che hai fatto e parlerebbe con te secondo le tue intenzioni, vale a dire umiliarmi, obbligarmi ad accettarti e passare uno straccio sulle tue indegnità?”

“Hai proprio deciso che non ne hai più per me? Nemmeno se cambio registro?”

“Che ne dici se ti metto dietro la lavagna per una mezz’ora e poi torni a fare come vuoi?”

“Sei spietato, come sempre; ho sbagliato qualcosa; puoi essere più duttile, più flessibile?”

“Lo capisci che devo andare a lavorare, altrimenti mi licenziano e siamo in due a finire nella cacca?”

“Hai ragione; scusami; ma sono così confusa … “

“Io vado.”

“Ci vediamo stasera?”

“Come? … Non vai al bar come tutti i giovedì?”

“Si, ci vediamo dopo, sul tardi … “

“Ah, intendi stanotte, allora.”

“Va bene, diciamo stanotte.”

“Meglio se ci vediamo domani mattina direttamente; a quanto ho capito, la mia presenza è una turbativa per la vostra leggerezza; divertiti.”

“Aspetta, ho detto una sciocchezza. Va bene, ci vediamo domani mattina.”

Si è sparsa la voce della scenata tra i due; Loredana, la segretaria personale cui Ludovico ha diritto come dirigente, cerca di stuzzicarlo, tra un pratica e l’altra, per approfondire.

“Capo, è vero che sei ai ferri corti con tua moglie?”

“Tra i segreti che una segretaria deve custodire le corna del capo non sono previste.”

“E se si trattasse delle difficoltà di Ludovico, l’uomo da cui sono affascinata da anni?”

“Cosa, intendi dire, segretaria senza segreti?”

“Da quanti anni viviamo gomito a gomito gran parte della giornata’”

“Sette, anzi otto, credo … “

“E in questo tempo, che rapporto si è stabilito tra noi?”

“Di fiducia, di stima, di ammirazione, forse; probabilmente anche di un piccolo affetto … “

“E della cretinaggine di tua sorella no? Se usassi il termine amore, ti farebbe tanto inorridire?”

“Lory, ti rendi conto del valore delle parole?”

“Cavolo, mi hai chiamato col mio nomignolo, finalmente; Vico, hai per caso rotto i sigilli in cui tenevi segregata la donna che c’è dentro la tua segretaria; posso sperare che prima di abbandonarmi come si dice che farai con tua moglie, a me almeno un abbraccio di addio lo darai?”

“Meravigliosa creatura, perché rovini tutto? Per anni siamo riusciti a rimanere al di qua dei limiti dell’ufficio; tu sapevi perfettamente che ti sarei saltato addosso un milione di volte, specialmente quando arrivavo in ufficio depresso e c’eri tu splendidamente in forma ad aspettarmi; e sai anche quante volte ti avrei stretto con forza per rincuorarti di un disagio. Amica mia, perché rovini tutto in un momento, tirando fuori una passione così bene soffocata?”

“Perché stai per andartene ed io sento già il vuoto, non solo nel lavoro, ma nel cuore; ti chiedo ancora almeno solo un abbraccio.”

“Sei certa che non attivi un fuoco, pensando di spegnerlo?”

“Tu non sai niente della mia vita; sto per sposarmi; ma non mi va di essere abbandonata da te; mi consolerò con mio marito, che amo; ma da te un segnale di intimità lo desidero, anzi, lo voglio, no lo esigo come un diritto per anni di fedeltà e di amore, anche se solo sul lavoro.”

“Ti puoi assentare con me per un paio d’ore?”

“La tua segretaria è in grado di inventare una verifica ad impianti per tutto il pomeriggio; se lo passi a farmi fare l’amore, bada fare l’amore non sesso, io sconvolgo l’azienda per noi.”

“Sai del mio amore segreto?”

“Sì; e so anche chi è la fortunata che prenderà il posto di tua moglie, quando ti trasferirai … “

“Lo immaginavo; sei troppo efficiente … Sappi che per noi due ho un piccolo nido d’amore; per dimostrarti il mio affetto profondo, la stima, il piacere di averti vissuto al mio fianco, ce ne andiamo lì; faccio violenza alla mia fedeltà ad un luogo sacro per me; oggi sarai la vice del mio amore. Ti offende?”

“Vuoi scherzare? Essere per te Gaia, anche solo per poche ore, è il massimo che desideravo!”

“Ti prego di non fare quel nome … “

“Cosa? Non posso dire che sarò lieta di essere felice? Non conosci la tua segretaria; io sono felice, lieta, gaia di essere la tua favorita. Ti va bene così?”

“Si, ti sei risparmiata il verbo pericoloso … “

“Il mio amore te lo farò cercare sul mio corpo; e guai a te se non lavori accuratamente.”

“Torniamo al lavoro, adesso?”

Anche i minuti sono lunghi per Loredana; poi finalmente, nel parcheggio della fabbrica, alla chiusura degli uffici, monta nella macchina di lui e gli accarezza la coscia; sente una reazione e il pantalone si gonfia; insiste nella carezza e non crede ai suoi occhi; tasta, prende le misure e si accorge che eccedono la fantasia.

“Vico, dio mio, ma allora è proprio vero?”

“Cosa?”

“Che hai un drago tra le gambe … “

“Ti fa paura?”

“Sei il mio cavaliere e mi salverai tu; tieni solo presente che non ho molta dimestichezza con la materia; ne conosco solo come quello di Franco, il mio fidanzato che non è così fuori norma.”

“Se non te la senti, facciamo presto a rinunciare … “

“Disse … e si trovò nel coro di voci bianche … Tu mi difendi e mi fai amare il tuo amore. Adesso quel verbo lo uso anche a sproposito, non siamo in ufficio e posso amare te e il tuo sesso, che non mi fa paura, mi attira.”

“Quindi ti aspetti amore, da questo incontro … “

“Solo amore, Vico; se per te il sesso inquina il sentimento, mi basta che mi ami; preferisco sentirti tutto e dappertutto; ma fra amore e sesso voglio amore.”

“E’ qui; siamo arrivati.”

“Un monolocale? Meraviglioso! Il mio integerrimo capo ha una pied a terre per i suoi amori. Adesso è mio, per queste ore!”

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geniodirazza

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