“Sei un cafone; chiamarmi cretina così … “
“Ho solo detto che l’amore di cui parlo io non puoi capirlo; parla con la donna che un tempo amavo e fatti spiegare cosa intendo per amore a letto … “
“Ginevra, che sarebbe questo amore?”
“Enrichetta, quel maledetto è arrogante ma è forte della verità; se lui fosse stato davvero con una donna, ma io non voglio crederci … ho detto che non voglio crederci, Vico, non ho detto che non sia vero; se è stato con una donna stai certa che per due ore le ha fatto visitare le pieghe di tutti i piaceri del mondo con la lingua e con le mani; poi le ha infilato, forse dappertutto, una mazza che non troverai mai uguale, capace di sfondarti il ventre mentre ti da la sensazione di carezzarti con una piuma.”
Ginevra sa perfettamente che suo marito ha una mazza che può essere devastante se non usata con la cura e la delicatezza di cui lui è maestro; sa che adora farla sentire una dea, la sua partner, quando la prepara alla copula; la sua lingua riesce a strappare orgasmi meravigliosi da tutti i punti dell’epidermide, dalle dita dei piedi fino ai capelli; da qualche tempo non la cerca più e non sa, la poverina, che quelle attenzioni estenuanti e dolcissime sono dedicate all’amica e moglie del suo amante.
“Vuoi dire che ha per fallo una mazza di baseball e la usa come una piuma per possederti?”
“Non scherzare su questo; la sua mazza arriva a ventitré centimetri, misurati da me, quando sente il massimo coinvolgimento; te la infila dappertutto, anche nel forellino più stretto, come quello che avevo io dietro, prima che mi sfondasse; ma quando entra ti ha tanto riempito di voglia che ti sembra di essere solleticata da una piuma.”
Nicoletta gli si è accostata e gli sussurra in un orecchio
“Ludovico, adesso mi fai provare il tuo amore.”
“Dovrei innamorarmi; ma non mi è facile; non amo più Ginevra, figurati una sua amica qualsiasi!”
“Però io so chi è la dea che gode del tuo amore; se non mi prendi almeno senza amore faccio scoppiare lo scandalo. Ti aspetto nel bagno.”
Il gelo è caduto sulla combriccola; lui si allontana verso il bagno; appena entra, lei lo prende per la vita e se lo tira addosso.
“Non è bello ricattare così!”
“Se è l’unico mezzo per assaggiare la tua mazza, non esito; io e Gaia siamo molto amiche; mi ha detto tutto; se glielo chiedessi, ti autorizzerebbe a farmi contenta.”
“Se fai il nome di Gaia, ti strozzo!”
“Sta zitto e baciami!”
Decide di saltare il fosso e, sperando che davvero Gaia non se ne debba rammaricare, abbraccia voglioso la donna decisamente ben messa, con fianchi larghi e accoglienti, seno superbo e sodo, bocca giusta per fellazione; le mulina la lingua in bocca e lei si perde nel piacere che lui le provoca non solo in bocca ma sulla vulva dove ha sentito piantarsi un mostro non indifferente, Ginevra aveva detto la verità, e sulle natiche che le mani di lui stanno abilmente esplorando.
“Vico, non abbiamo molto tempo; si vede che sei una forza della natura; ma deve essere una sveltina e ti voglio almeno dentro.”
“Sei protetta?”
“Vai liberamente, fammelo sentire!”
Le sta sollevando la gonna lungo le cosce, infila una mano sul perizoma e un dito si insinua in vagina; il tocco è così dolce e delicato che Nicoletta sente le ginocchia piegarsi per il languore; lui la sostiene afferrandole le tette e il piacere si trasferisce dal ventre ai capezzoli; la mano di lei corre alla patta che apre e tira fuori ‘il mostro’; lo stringe tra le dita, lo masturba delicatamente, lo accosta alla vagina, senza sfilarsi il perizoma; la penetrazione è lenta, per millimetri.
Sente gli umori precipitare a cascata, mettendo a rischio i pantaloni di lui; si aggrappa al maschio gemendo di goduria; lo bacia con foga per soffocare l’urlo di piacere; lui sembra controllare la penetrazione e farla sviluppare per millimetri; lei sente l’asta dilatare il canale vaginale e aspetta l’urto sull’utero che sembra tardare; quando arriva, deve divorare la bocca del maschio per impedire di far arrivare in piazza l‘avviso che sta godendo.
“Se potessimo giacere almeno per qualche ora insieme, so che mi faresti morire di passione.”
“Perché? Ti senti forse morta?”
“No, hai ragione; mi sento vivissima; scusami se ho dovuto ricattarti; valeva la pena, credimi; non vuoi eiaculare?”
“E’ così importante?”
“Per me no; ho goduto come mai prima!”
“Torniamo con gli altri. E’ stato bello anche se arrabattato.”
Il gruppo degli amici ancora sta dibattendo la questione se lui sia al corrente dell’adulterio di sua moglie con l’amico presente e che abbia già avvertito che se ne andrà; o se, come Ginevra è convinta, lei potrà continuare ad umiliarlo.
“Ginevra, ti rendi conto che tuo marito non parla a vanvera? Il tuo matrimonio è a rischio .. “
“Mi ha sposato che avevo vent’anni; non può lasciarmi; ha fatto l’individuo alfa per troppo tempo, ora tocca a me.”
“Amica cara, sei certa di esserne in grado?”
“Vuoi trattarmi anche tu da cretina?”
“No, ti consiglio solo un poco di prudenza; tutti qui sappiamo e tutti ci conosciamo; per me sei ad alto rischio; poi fai tu. Ragazzi, io vado via; l’aria è pesante .. “
“Lo vedi? Riesci a rovinare tutto quello che amo … “
“Ragazze, scusatemi se vi ho rovinato la festa; mi pare che qualcuno abbia provocato … “
“No, Ludovico, non è tua la colpa; abbiamo voluto ironizzare su poche cose che sapevamo e non ci aspettavamo un mondo diverso dietro; spero che ti passi l’ira e che ti riconcili con tua moglie … “
“Non credo; amo l’altra, adesso; e prima o poi dovrò decidere, se vanno in porto certe cose … “
“Cosa deve andare in porto? Perché non me ne parli?”
“Ginevra, quando mai ti sei interessata al mio lavoro? Non dici sempre che sono un noioso stacanovista?”
“Già, non me ne frega niente; tu non mi lascerai perché io non te lo permetterò.”
“Va bene, hai ragione. Io vado a casa, vieni con me o chiami un tassì?”
“No, vengo via; mi hai rovinato la serata. Diavolo, ma questo non è il tuo profumo!”
“Già, ma non so se è quello del mio amore o quello della mia copula recente; te l’ho detto; sei tu che ti ostini a non credere; sto per lasciarti, cara moglie adultera.”
Quando sono in camera, lei cerca di accostarsi per concupirlo; lui in bagno trae dalla cesta uno slip grondante di sperma e glielo mostra.
“Non ci provare; questa non è roba tua? E la farcitura di chi è?”
Se ne va verso il letto a coda ritta e si distende di spalle al suo posto; lui va nella camera degli ospiti, chiude a chiave, apre il divano letto e piomba di pacca a dormire; si sveglia alle sette, come è solito, e prepara il caffè; la moglie lo raggiunge in cucina, nervosa, scarmigliata, senza trucco; la tensione la rende persino brutta.
“Ginevra, cerca di ragionare con saggezza; io sto per lasciarti; se me ne vado e tu resti così, non avrai un lavoro, non avrai un reddito e non saprai come sopravvivere; c’è un’assunzione di segretarie, in fabbrica; se partecipi, puoi assicurarti la sopravvivenza quando me ne sarò andato; se fai ancora capricci, dovrai trovare un amante che ti mantenga; quello con cui copuli adesso non ti prenderebbe, perché ama solo possederti ma non vuole responsabilità.
Se vuoi essere libera devi essere economicamente in grado di sostenerti; ti suggerisco di pensarci, e bene anche, prima di trovarti a chiedere aiuto alla Caritas e agli enti assistenziali.”

